Rotte del terrore, nuovi campi di tortura a scopo di estorsione

Nel periodo tra il 2009 e il 2014, nella penisola del Sinai si verifica una nuova forma di tratta: i migranti, principalmente di origine eritrea, vengono rapiti e portati nei cosiddetti “campi di tortura” a scopo di estorsione. La mancanza di interesse internazionale sulle atrocità avvenute nella regione e la violenza sancita dagli Stati in forma di politiche anti-immigrazione hanno impedito di combattere in modo efficace le violenze contro i migranti, quando invece ci sarebbe soprattutto bisogno di vie legali e sicure per l’immigrazione. Oggi questo tipo di rapimenti si verificano anche in altre aree incluse Libia, Sudan e Yemen.

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Agenzia umanitaria africana, sfide e opportunità

Quasi il 30% dei 41 milioni di sfollati e circa il 20% dei rifugiati di tutto il mondo sono in Africa. La causa principale delle migrazioni in tutto il continente sono i conflitti, ma anche altri fattori, come il cambiamento climatico, influiscono. L’Unione africana ha riconosciuto la necessità di una risposta urgente a tale crisi umanitaria. Recentemente è stata avanzata la proposta di un organismo ad hoc, prima però bisogna interrogarsi e risolvere alcune questioni che vanno dalla selezione del personale, alla capacità di collaborazione tra gli Stati; dal finanziamento, alla divisione dei compiti e alla capacità di farsi percepire positivamente dall’opinione pubblica con azioni concrete.

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Relocation, i numeri del fallimento europeo

Da settembre 2015 a luglio 2016, l’Italia è stata coinvolta in 843 ricollocamenti, delle quali 203 solo nello scorso mese di marzo. I posti messi a disposizione, nel complesso, sono 2.428, circa il 7% del totale necessario. Le destinazioni principali sono state Francia, Finlandia, Portogallo e Paesi Bassi. Una briciola o quasi dell’effettivo flusso di arrivi, richieste e necessità cui l’Italia fa fronte quotidianamente. Secondo quanto pubblicato dal Consiglio Italiano Rifugiati nel primo semestre del 2016 sono state esaminate 53.873 domande (nell’intero 2015 erano state 71.117), il 65% delle quali respinte.

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Ouidah, dove i discendenti degli schiavi ti raccontano la Storia

Parlare della tratta degli schiavi può sembrare anacronistico. Non lo è affatto. Non lo è soprattutto in quei luoghi che ne portano prove, segni, simboli e racconti. Non lo è per quelle persone, popoli che ne conservano il ricordo e ne preservano la memoria. Bisogna entrarci dentro in questi luoghi, bisogna parlarci con queste persone. Un viaggio in Benin vuol dire anche questo, ripercorrere i luoghi della memoria. Perché qui non si è affatto dimenticato. La maggior parte di coloro che furono portati via in catene non sarebbero più tornati, non avrebbero riattraversato la “Door of no return”. Ma molti dei loro discendenti sì, e gli eventi vengono tenuti vivi proprio da quelli che hanno deciso di tornare.

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Diritti ambientali e delle donne, due facce della stessa medaglia

Viviamo in un mondo in cui il cambiamento climatico sta avvenendo ad un ritmo molto più veloce del previsto. Non più una minaccia in un lontano futuro, il suo impatto sta già causando devastazione nei confronti di persone ed ecosistemi in tutto il mondo. Viviamo anche in un mondo dove una donna su tre sperimenta violenze fisiche e/o sessuali, e dove, nonostante le donne siano circa il 50% della popolazione mondiale, solo circa un parlamentare su cinque è donna. Esiste un collegamento tra Il diritto delle generazioni future a un pianeta sicuro e i diritti delle donne a vivere libere dalla violenza e dall’oppressione.

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“Pocket Stories”, chi viaggia è a suo modo un migrante

Migranti e viaggiatori, sono davvero così lontani gli uni dagli altra? Dopo gli uccelli, gli uomini sono gli esseri che più di tutti migrano: è un’esigenza naturale che prende diverse forme. Chi si muove per cercare lavoro, chi per studio, chi per tutta la vita, chi per qualche settimana di scoperta. Per poter godere di tutte le sfumature del muoversi umano è però necessario un rovesciamento del proprio punto di vista. Ed è proprio questa l’intuizione di Ingi Mehus, fondatrice del web project Pocket Stories, che vive sulla sua pelle molte delle contraddizioni e pregiudizi sullo straniero.

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Integrazione digitale, iniziative per migranti e rifugiati

App, progetti multimediali, programmi di alfabetizzazione online. Sono molte oggi in Italia le esperienze e le innovazioni che – attraverso le nuove tecnologie – aiutano gli stranieri residenti in Italia ad affrontare la vita nel Paese e l’integrazione. Dai problemi riguardanti la burocrazia all’uso della lingua, dalla produzione di documenti legali all’inserimento nel mondo del lavoro. In questo articolo le esperienze di Fondazione Mondo Digitale e dell’applicazione InfoStranieri, che introducono strumenti di effettiva inclusione partecipativa.

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