Climatologi, la lista dei migliori scienziati esclude i Sud del mondo

La ricerca nel campo della scienza del clima subisce l’influenza dominante dei sistemi di pensiero radicati nei Nord del mondo. Ne è un esempio la recente classifica “mondiale” dei migliori scienziati del settore, pubblicata recentemente dall’agenzia Reuters, che presenta gravi squilibri di distribuzione geografica. La scienza prodotta nell’altro emisfero è invece importante, provenendo da quei territori che subiranno le peggiori conseguenze dell’emergenza climatica e potendo fornire soluzioni innovative e maggiormente orientate a contesti più localizzati in un’ottica di risoluzione delle sfide sul campo.

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Ex colonie, uscire dalla povertà rinunciando ai combustibili fossili

Sin dai primi viaggi degli esploratori europei nel 1400, il Sud globale è stato depredato delle sue ricchezze naturali. Tra queste, i combustibili fossili che nel corso dei secoli hanno contribuito nell’emisfero Nord a una crescita economica costante e, nell’altro, a un continuo impoverimento. Come dimostrato dalla scienza, però, l’impiego massiccio di fonti di energia come petrolio, carbone e gas va ridotto se non azzerato, affinché si riesca a contenere l’aumento delle temperature a livello globale. Questi combustibili sono tuttavia attualmente i più economici; come possono, dunque, i Paesi più poveri esercitare il loro diritto allo sviluppo rinunciando all’utilizzo di tali fonti di energia?

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Ecocidio, violentare la natura può diventare crimine internazionale

A chi rispondono coloro – individui, aziende, fabbriche, multinazionali, Stati – che irresponsabilmente hanno causato disastri ambientali irreparabili, distruggendo ecosistemi e compromettendo l’esistenza degli esseri viventi? Si può continuare ad agire nell’impunità? Che ruolo può avere il diritto internazionale nella salvaguardia della Terra? L’Indipendent Expert Panel for the Legal Definition of Ecocide, comitato indipendente avviato nel novembre 2020, dopo svariati confronti pubblici ha redatto la definizione legale di ecocidio, con l’obiettivo di renderlo punibile dalla Corte Penale Internazionale.

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Ambiente: estrazione della sabbia, grido d’allarme per l’ecosistema

Urbanizzazione di massa, industrializzazione, aumento della popolazione e del tenore di vita, tutti questi fenomeni hanno una comune conseguenza: richiedono di costruire e produrre sempre di più. E di avere a disposizione una delle risorse attualmente più preziose: la sabbia. Solo nell’edilizia si stima che ogni anno potrebbero essere impiegate 40 miliardi di tonnellate del materiale. L’impatto sull’ambiente – parliamo anche di estrazione illegale – è devastante; erosione delle coste, abbassamento delle falde acquifere, distruzione di fauna e flora, siccità. Dalla Cina all’India, passando per Singapore e Africa le storie di distruzione dell’ambiente sono già scritte.

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L’estrattivismo verde che non può risolvere l’emergenza climatica

Per fronteggiare l’emergenza ambientale globale cresce il ricorso ai “minerali di transizione”, utilizzati nella produzione di veicoli elettrici, pale eoliche o altre attrezzature. Le industrie minerarie, e i Governi, non possono però applicare all’estrazione di questi materiali le usuali logiche non sostenibili. Serve una “transizione giusta”, che porti a una società veramente circolare, post-estrattiva e allineata con le esigenze di giustizia climatica, nel rispetto di tutti i territori e le comunità coinvolti nei nuovi processi industriali. Lontano dall’illusione dell’ininterrotta “crescita verde”.

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Ambiente, i danni alla terra delle ‘erbe cattive’ create dall’uomo

Le erbe infestanti stanno minacciando le coltivazioni a livello globale. È il risultato di decenni di agricoltura industriale che ha sempre puntato al miglioramento genetico delle piante in termini di maggiore “efficienza” e “produttività”, e meno sulla resilienza ai cambiamenti ambientali. La selezione di ridottissimi pool genetici per le colture ne ha impoverito inoltre la diversità. Alla luce del fallimento della “Big Agriculture” è sempre più urgente il passaggio a un paradigma agro-ecologico, anche in vista della Conferenza sulla biodiversità (COP15) che verrà ospitata in Cina il prossimo ottobre.

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Sfollati e affamati, sintesi delle crisi socioambientali nel mondo

Per le agenzie delle Nazioni Unite per l’alimentazione è allarme fame acuta in 20 Paesi del mondo: dal Sahel all’Afghanistan, 34 milioni di persone sono già al limite della sopravvivenza, e il rischio carestia è imminente. Su quella lista della fame che è il rapporto Hunger Hotspots sono presenti nove dei dieci Paesi che per UNHCR sono interessati dalle peggiori crisi di sfollamento da conflitti a lungo termine, e tutte le dieci più grandi nuove emergenze. Scatenate dalle violenze, ed esacerbate dai cambiamenti climatici e dalla pandemia, fame e sfollamenti sono tragedie che si tengono per mano.

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Amazzonia, la lotta dei nativi per proteggerla dalla distruzione

Agevolate da politiche che sembrano non preoccuparsi del deterioramento ambientale e dei problemi sociali ad esso legati, le attività di estrazione mineraria e l’industria agro-alimentare minacciano la sopravvivenza della Foresta Amazzonica e dei popoli che la abitano da secoli. I Guardiani della Foresta del popolo Guajajara, nel Nord-Est brasiliano, sono uno tra gli esempi di resistenza quotidiana attuata dalle comunità native nel mondo. Senza alcun supporto dal Governo, si trovano a dover contrastare un sistema criminoso. In gioco c’è la stessa vita degli attivisti, alcuni assassinati nell’impunità.

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Uganda, ecofemministe in lotta contro l’industria petrolifera

In alcune zone del Paese le ricche risorse naturali del territorio, come il petrolio grezzo di recente scoperta, fanno gola alle grandi multinazionali. I Governi stringono accordi con le società per la cessione delle terre senza tenere in considerazione il parere delle comunità che abitano quei territori e che ne traggono sussistenza tramite l’agricoltura. Gli sfratti – senza un’adeguata successiva ricollocazione – sono molto comuni e le donne, principali responsabili del sostentamento dei gruppi famigliari, subiscono in misura maggiore le conseguenze di questi progetti di “sviluppo” senza scrupoli.

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Covid-19, cambiamento climatico e duplice rottura metabolica

Agroindustria e pandemie: qual è il nesso che le lega? Gli allevamenti intensivi e le filiere della distribuzione globale generano canali per l’evoluzione, la proliferazione e la trasmissione su scala mondiale di virus letali. Da oltre un quarto di secolo gli epidemiologi ci mettono in guardia prospettando l’ipotesi di un’epidemia capace di sopraffare l’umanità. Un’umanità stremata e svilita dalla legge del capitale, impantanata nelle logiche del profitto secondo le quali la prevenzione di una pandemia non viene implementata perché non redditizia.

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