Territori occupati, quell’apartheid che distrugge l’ambiente

Acqua sempre più scarsa e inquinata, rifiuti non trattati gettati in mare, suolo impoverito e tossico, agricoltura devastata: queste sono alcune delle palesi conseguenze della politica di insediamenti e controllo da parte di Israele su Gaza e Cisgiordania. C’è una vera emergenza ambientale, oltre che umanitaria, in questa regione del mondo sempre più lacerata da conflitto e odio. Lo sproporzionato utilizzo di risorse naturali da parte di Tel Aviv per alimentare le sue colonie, spesso illegali, si sta trasformando anche in un’azione contro l’ecosistema.

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Energie rinnovabili alimentano conflitto nell’ultima colonia d’Africa

Un preoccupante caso di “greenwashing” è in atto nel Sahara occidentale, abitato con scarsa densità dal popolo saharawi. Area ricca di fosfati nel sottosuolo, e su una superficie assolata e ventosa, è al centro degli interessi del Marocco che di fatto la occupa, spostando l’attenzione pubblica sugli impianti eolici e solari che lì sta costruendo per aumentare la sua quota di energie sostenibili. Se da una parte il Paese nordafricano sfodera apprezzabili piani d’azione per la lotta all’emergenza climatica, lo fa sfruttando un territorio non suo e impedendo l’autodeterminazione di un popolo.

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Clima: quel disperato bisogno di voci globali, l’assemblea popolare

Alla ricerca di forme più inclusive e partecipative di democrazia, una nuova Assemblea Globale dei Cittadini è stata istituita in occasione della COP26 in corso a Glasgow. L’Assemblea si pone l’obiettivo di affrontare tematiche riguardanti l’attuale crisi climatica ed ecologica da un nuovo punto di vista, che veda coinvolti e rappresentati i cittadini di tutto il mondo. In questo modo, il deficit democratico che coinvolge oggi le istituzioni, potrebbe essere in parte risanato favorendo la partecipazione diretta all’interno di assisi popolari, ma anche il dialogo tra queste e le conferenze globali.

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Combustibili fossili, l’Europa li critica ma poi vince la lobby del gas

Dall’inizio dell’anno il costo del gas naturale sta subendo un forte incremento, ma nonostante ciò, l’Europa continua a investire in nuovi progetti in materia. Alcuni studi hanno messo in evidenza l’enorme divario esistente tra le dichiarazioni rilasciate dai membri della Commissione e quello che realmente avviene nella pratica. Se da un lato ci si rende conto del problema, dall’altro il lobbismo complica ogni possibilità di cambiamento rispetto alle leggi e ai finanziamenti. Di fronte, dunque, a una battaglia economica e politica, la strada verso le energie pulite sembra un miraggio.

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Ambiente: estrazione alluminio, spina nel fianco alla svolta green

La corsa alla produzione di energia rinnovabile è iniziata e, come da copione, il cambiamento potrebbe aggravare la già difficile situazione di comunità in Africa e Asia. Per avere veicoli elettrici, pannelli solari, turbine eoliche servono sempre maggiori quantità di risorse, come la bauxite. Da essa si ricava il tanto richiesto alluminio. La sua estrazione e produzione, però, stanno già distruggendo interi territori e mettendo a rischio la sopravvivenza di tante popolazioni. Evitare lo sfruttamento minerario selvaggio in Guinea o in Indonesia sarà fondamentale per una reale ecosostenibilità.

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Pesticidi illegali, un fiorente mercato che sta avvelenando il mondo

4,4 miliardi di euro all’anno: a tanto ammontano le entrate dalla vendita di prodotti vietati e assai nocivi impiegati nelle coltivazioni. Dagli USA alla Cina, fino al Kenya, al Brasile, alla Turchia e alla stessa Italia, la vendita di contrabbando di questi pericolosi fitofarmaci per l’agricoltura, banditi dalle leggi, si sta diffondendo sempre di più. La situazione rischia di precipitare soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, dove le entrate agricole sostengono spesso l’intera economia nazionale. La salute dell’uomo e dell’ambiente sono in grave pericolo.

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Amazzonia, riforestazione spontanea non compensa aumento CO₂

L’incremento dei terreni agricoli per le coltivazioni intensive è la principale causa del vasto disboscamento in Amazzonia. Non sempre, tuttavia, i bulldozer rappresentano la fine della storia: quasi il 30% della terra disboscata viene abbandonata dopo il suo utilizzo, rigenerando nuova vegetazione. Questi habitat, noti come foreste secondarie, sono in grado di assorbire CO₂ dall’atmosfera ma, come dimostra un recente studio, riescono a compensare solo il 9% delle emissioni generate dal disboscamento. Servono cambiamenti drastici per non fallire gli obiettivi fissati nell’Accordo di Parigi.

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Quando l’acqua provoca dei disastri: dalle inondazioni alla siccità

Le piogge torrenziali e devastanti che hanno colpito la Germania a metà luglio hanno impressionato il mondo. Il messaggio è stato chiaro: il cambiamento climatico sta estremizzando qualsiasi evento meteorologico, con l’acqua come elemento distruttivo sempre più in primo piano. Dagli allagamenti fino all’opposta desertificazione, le anomalie legate a questa risorsa hanno causato negli ultimi 20 anni migliaia di vittime. E lo scenario è cupo: più di 2 miliardi di persone rischieranno la vita per piogge violente o carenza d’acqua nei prossimi decenni.

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Indigeni, 370 mln di persone che vogliono preservare Madre Terra

Sebbene il massacro dei nativi e dei territori da essi abitati continui – spesso alla luce del sole e con l’appoggio degli Stati – oggi in prima linea sono presenti sempre più collettivi, associazioni e movimenti di resistenza, che operano anche attraverso l’arte e la valorizzazione del sapere ancestrale indigeno. Le prospettive indigene, femministe e ambientaliste sono oggi necessarie per ripensare la convivenza sul pianeta. La Casa Comunitaria Itzpapàlotl, collettivo indipendente di arte popolare, cultura indigena e sapere alternativo di Città del Messico, si racconta in un’intervista.

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Climatologi, la lista dei migliori scienziati esclude i Sud del mondo

La ricerca nel campo della scienza del clima subisce l’influenza dominante dei sistemi di pensiero radicati nei Nord del mondo. Ne è un esempio la recente classifica “mondiale” dei migliori scienziati del settore, pubblicata recentemente dall’agenzia Reuters, che presenta gravi squilibri di distribuzione geografica. La scienza prodotta nell’altro emisfero è invece importante, provenendo da quei territori che subiranno le peggiori conseguenze dell’emergenza climatica e potendo fornire soluzioni innovative e maggiormente orientate a contesti più localizzati in un’ottica di risoluzione delle sfide sul campo.

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