Giordania, quelle inondazioni che portano morte e paura

Sempre più spesso, eventi metereologici estremi accadono in modo allarmante in tutto il mondo. Solo in Giordania, negli ultimi mesi pesanti alluvioni hanno colpito diverse zone tra cui la famosa antica città di Petra, causando vittime e disagi. L’intensificazione agricola, lo sviluppo incontrollato e la crescita della popolazione, insieme ai fenomeni dei cambiamenti climatici, contribuiscono al verificarsi di questi disastri. Al fine di prevenire ulteriori peggioramenti, è ora fondamentale migliorare la gestione delle risorse e istruire maggiormente le popolazioni, specialmente nelle aree rurali.

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Città del futuro, in Asia e Africa la sfida dei prossimi anni

Nel mondo l’urbanizzazione sarà sempre più massiccia, veloce e impattante. Entro pochi decenni, tra il 2030 e il 2050, molte città asiatiche e africane vedranno crescere in modo esponenziale la propria popolazione. Gli abitanti, giovanissimi in Africa, chiederanno più alloggi, servizi, trasporti, risorse. Le metropoli del futuro saranno in grado di garantirlo? Solo una sostenibile pianificazione urbana salverà le prossime generazioni cittadine dal collasso. Inondazioni e disastri di oggi sono, infatti, spesso causati da città in crescita in modo caotico e insicuro.

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La natura non ha bisogno dell’uomo. L’uomo sì. Ma la distrugge

Siamo esseri finiti, non infiniti – anche se non ci piace soffermarci a pensarlo. Ma ad essere segnata non è solo la fine della singola vita. Ad avere un tempo – a scadenza non programmabile – è l’intera razza umana. La sola razza in grado di autodistruggersi. È così infatti che sta accadendo. Non un Dio implacabile, non una natura folle, non un insieme di circostanze ineluttabili e imprevedibili. No, semplicemente una serie continua di azioni e scelte ottuse e dettate dall’ansia di potere e dall’avidità. È questo che sta cambiando il pianeta su cui si viviamo e che, presto o tardi, non reggerà più il peso di tanta follia.

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Cambogia, schiavi dello sviluppo urbano e mattoni insanguinati

I cambiamenti climatici e gli interessi occidentali nello sviluppo edilizio cambogiano hanno portato il Paese a una situazione dove la schiavitù è sempre più diffusa. I piccoli proprietari terrieri stanno perdendo tutto e si sono indebitati rendendosi così vulnerabili allo sfruttamento nelle fornaci in cui si cuociono quei mattoni su cui si fonda la crescita del Paese a favore degli investitori per lo più stranieri. Dietro quindi l’apparente indignazione verso abusi e violazioni di diritti umani, è proprio l’Occidente a trarre i principali benefici di queste condizioni terribili.

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Rinnovabili, la Svezia capofila del rinnovamento green

Il Paese scandinavo sta producendo buoni risultati in termini di investimenti in energia pulita. Ma sono diversi i Paesi che hanno già raggiunto gli obiettivi 2020. Ora, la Svezia punta a diventare carbon free a partire dal 2045. Sperando che siano molti altri a seguire il suo esempio. L’Italia, anche grazie all’idroelettrico, è nel gruppo di Paesi che risultano più “meritevoli”, insieme ad altri dieci Stati. Ma è opportuno non abbassare la guardia e puntare ancora più in alto. Perché quello del cambiamento climatico è uno dei problemi, non più rinviabile, che affligge il pianeta

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Brasile, la politica che minaccia ambiente e territori

La candidatura del Brasile per ospitare la Conferenza sul clima (COP25) il prossimo anno ha ricevuto un’ulteriore spinta con l’appoggio da parte del GRULAC, il gruppo che rappresenta la regione latino-americana alle Nazioni Unite. Tuttavia, dato il successo del candidato della destra Jair Bolsonaro alle elezioni presidenziali, la situazione brasiliana è tutt’altro che chiara e distesa. Il nuovo presidente aveva infatti dichiarato di volersi ritirare dall’Accordo di Parigi se le condizioni dovessero rimanere immutate. Patria di uno degli ultimi polmoni verdi rimasti sulla Terra, il ritiro brasiliano potrebbe rappresentare un enorme danno per tutto il mondo.

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Qualità del cibo, reazioni/adattamenti ai cambiamenti climatici

In che modo gli alimenti mantengono i loro elementi nutrienti al variare del cambiamento climatico? Il cibo riesce a dare lo stesso apporto proteico di un tempo? E in quali zone del mondo l’agricoltura risulta essere più sensibile ai mutamenti atmosferici? Mentre il clima cambia a ritmi sempre più accelerati, si affacciano numerosi interrogativi. L’intervista a Ana Islas Ramos, Nutrition Officer della FAO, e alla prof. Anna Maria Giusti, docente di Biochimica e Biochimica della Nutrizione presso la facoltà di Medicina e Odontoiatria dell’università Sapienza di Roma.

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Messico, donne e poesia per proteggere le lingue indigene

Impedire la scomparsa di una lingua vuol dire impedire la scomparsa di un’intera cultura. Lo sanno bene le donne messicane che si impegnano ad evitare la scomparsa delle lingue indigene del Messico attraverso la poesia e la narrazione. Il Messico è infatti uno dei Paesi nel mondo con il maggior numero di lingue indigene, in America Latina secondo solo al Brasile. Le lingue sono importanti per capire chi siamo e per comprendere il mondo di cui siamo parte, ed è necessario impegnarsi per preservarle e tramandarle alle generazioni future.

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Estinzione, un processo naturale ma a ritmi fuori controllo

La Terra sta perdendo sempre più biodiversità, con effetti che avvengono in maniera non casuale tra le specie, minacciando la scomparsa di interi rami dell’ “albero della vita”. Minore biodiversità significa inoltre minore capacità di resilienza degli ecosistemi di fronte al cambiamento globale in corso, indotto dalle attività umane. La questione riguarda tutti noi, l’estinzione sta accelerando il passo, e sono necessari un consenso e un’azione urgenti per cercare di controllare le rischiose dinamiche in atto.

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Africa, strategie contro la pericolosa alleanza Monsanto-Bayer

I due colossi, tra le più importanti aziende chimiche al mondo, hanno concluso una storica fusione che cambierà il profilo mondiale dell’agricoltura. In particolare, il settore delle sementi potrebbe comportare cambiamenti fondamentali per gli agricoltori africani che rischiano di diventare sempre più dipendenti dall’estero. Visto l’enorme potenziale del terreno africano, è quindi necessario attuare politiche che puntino al biologico, che coinvolgano maggiormente gli agricoltori locali e permettano di mantenere quella biodiversità tanto necessaria per le future generazioni.

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