Ambiente: estrazione alluminio, spina nel fianco alla svolta green

La corsa alla produzione di energia rinnovabile è iniziata e, come da copione, il cambiamento potrebbe aggravare la già difficile situazione di comunità in Africa e Asia. Per avere veicoli elettrici, pannelli solari, turbine eoliche servono sempre maggiori quantità di risorse, come la bauxite. Da essa si ricava il tanto richiesto alluminio. La sua estrazione e produzione, però, stanno già distruggendo interi territori e mettendo a rischio la sopravvivenza di tante popolazioni. Evitare lo sfruttamento minerario selvaggio in Guinea o in Indonesia sarà fondamentale per una reale ecosostenibilità.

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Pesticidi illegali, un fiorente mercato che sta avvelenando il mondo

4,4 miliardi di euro all’anno: a tanto ammontano le entrate dalla vendita di prodotti vietati e assai nocivi impiegati nelle coltivazioni. Dagli USA alla Cina, fino al Kenya, al Brasile, alla Turchia e alla stessa Italia, la vendita di contrabbando di questi pericolosi fitofarmaci per l’agricoltura, banditi dalle leggi, si sta diffondendo sempre di più. La situazione rischia di precipitare soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, dove le entrate agricole sostengono spesso l’intera economia nazionale. La salute dell’uomo e dell’ambiente sono in grave pericolo.

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Amazzonia, riforestazione spontanea non compensa aumento CO₂

L’incremento dei terreni agricoli per le coltivazioni intensive è la principale causa del vasto disboscamento in Amazzonia. Non sempre, tuttavia, i bulldozer rappresentano la fine della storia: quasi il 30% della terra disboscata viene abbandonata dopo il suo utilizzo, rigenerando nuova vegetazione. Questi habitat, noti come foreste secondarie, sono in grado di assorbire CO₂ dall’atmosfera ma, come dimostra un recente studio, riescono a compensare solo il 9% delle emissioni generate dal disboscamento. Servono cambiamenti drastici per non fallire gli obiettivi fissati nell’Accordo di Parigi.

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Quando l’acqua provoca dei disastri: dalle inondazioni alla siccità

Le piogge torrenziali e devastanti che hanno colpito la Germania a metà luglio hanno impressionato il mondo. Il messaggio è stato chiaro: il cambiamento climatico sta estremizzando qualsiasi evento meteorologico, con l’acqua come elemento distruttivo sempre più in primo piano. Dagli allagamenti fino all’opposta desertificazione, le anomalie legate a questa risorsa hanno causato negli ultimi 20 anni migliaia di vittime. E lo scenario è cupo: più di 2 miliardi di persone rischieranno la vita per piogge violente o carenza d’acqua nei prossimi decenni.

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Indigeni, 370 mln di persone che vogliono preservare Madre Terra

Sebbene il massacro dei nativi e dei territori da essi abitati continui – spesso alla luce del sole e con l’appoggio degli Stati – oggi in prima linea sono presenti sempre più collettivi, associazioni e movimenti di resistenza, che operano anche attraverso l’arte e la valorizzazione del sapere ancestrale indigeno. Le prospettive indigene, femministe e ambientaliste sono oggi necessarie per ripensare la convivenza sul pianeta. La Casa Comunitaria Itzpapàlotl, collettivo indipendente di arte popolare, cultura indigena e sapere alternativo di Città del Messico, si racconta in un’intervista.

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Climatologi, la lista dei migliori scienziati esclude i Sud del mondo

La ricerca nel campo della scienza del clima subisce l’influenza dominante dei sistemi di pensiero radicati nei Nord del mondo. Ne è un esempio la recente classifica “mondiale” dei migliori scienziati del settore, pubblicata recentemente dall’agenzia Reuters, che presenta gravi squilibri di distribuzione geografica. La scienza prodotta nell’altro emisfero è invece importante, provenendo da quei territori che subiranno le peggiori conseguenze dell’emergenza climatica e potendo fornire soluzioni innovative e maggiormente orientate a contesti più localizzati in un’ottica di risoluzione delle sfide sul campo.

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Ex colonie, uscire dalla povertà rinunciando ai combustibili fossili

Sin dai primi viaggi degli esploratori europei nel 1400, il Sud globale è stato depredato delle sue ricchezze naturali. Tra queste, i combustibili fossili che nel corso dei secoli hanno contribuito nell’emisfero Nord a una crescita economica costante e, nell’altro, a un continuo impoverimento. Come dimostrato dalla scienza, però, l’impiego massiccio di fonti di energia come petrolio, carbone e gas va ridotto se non azzerato, affinché si riesca a contenere l’aumento delle temperature a livello globale. Questi combustibili sono tuttavia attualmente i più economici; come possono, dunque, i Paesi più poveri esercitare il loro diritto allo sviluppo rinunciando all’utilizzo di tali fonti di energia?

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Ecocidio, violentare la natura può diventare crimine internazionale

A chi rispondono coloro – individui, aziende, fabbriche, multinazionali, Stati – che irresponsabilmente hanno causato disastri ambientali irreparabili, distruggendo ecosistemi e compromettendo l’esistenza degli esseri viventi? Si può continuare ad agire nell’impunità? Che ruolo può avere il diritto internazionale nella salvaguardia della Terra? L’Indipendent Expert Panel for the Legal Definition of Ecocide, comitato indipendente avviato nel novembre 2020, dopo svariati confronti pubblici ha redatto la definizione legale di ecocidio, con l’obiettivo di renderlo punibile dalla Corte Penale Internazionale.

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Ambiente: estrazione della sabbia, grido d’allarme per l’ecosistema

Urbanizzazione di massa, industrializzazione, aumento della popolazione e del tenore di vita, tutti questi fenomeni hanno una comune conseguenza: richiedono di costruire e produrre sempre di più. E di avere a disposizione una delle risorse attualmente più preziose: la sabbia. Solo nell’edilizia si stima che ogni anno potrebbero essere impiegate 40 miliardi di tonnellate del materiale. L’impatto sull’ambiente – parliamo anche di estrazione illegale – è devastante; erosione delle coste, abbassamento delle falde acquifere, distruzione di fauna e flora, siccità. Dalla Cina all’India, passando per Singapore e Africa le storie di distruzione dell’ambiente sono già scritte.

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L’estrattivismo verde che non può risolvere l’emergenza climatica

Per fronteggiare l’emergenza ambientale globale cresce il ricorso ai “minerali di transizione”, utilizzati nella produzione di veicoli elettrici, pale eoliche o altre attrezzature. Le industrie minerarie, e i Governi, non possono però applicare all’estrazione di questi materiali le usuali logiche non sostenibili. Serve una “transizione giusta”, che porti a una società veramente circolare, post-estrattiva e allineata con le esigenze di giustizia climatica, nel rispetto di tutti i territori e le comunità coinvolti nei nuovi processi industriali. Lontano dall’illusione dell’ininterrotta “crescita verde”.

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