Covid-19, quando finirà potremmo avere paura di abbracciarci

Stiamo vivendo un periodo eccezionale, di incertezza, paura e limitazione della libertà. Siamo sicuri che torneremo tutti – e la società globale nel suo insieme – a vivere serenamente le nostre vite con la fine dell’epidemia? Al riguardo sorgono diversi dubbi e questo perché il coronavirus probabilmente sta già lasciando segni indelebili nella nostra psiche e nel modo di relazionarci con gli altri. Terminata l’epidemia, ci troveremo, forse, in un mondo cambiato. Ci saranno sfide nuove, che potrebbero però avere anche risvolti positivi.

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Portezuelo del Viento, la diga che minaccia la Pampa argentina

Un nuovo progetto mette a rischio i diritti dei cittadini e l’ambiente in Argentina. Il tema è l’acqua, elemento naturale prezioso, soprattutto in zone con gravi carenze idriche. Il problema ruota intorno a un’opera idraulica imponente, l’ennesima, voluta soprattutto da governatori e industrie minerarie per il loro bisogno di profitto, oltre che energetico. Stiamo parlando del progetto della diga di Portezuelo del Viento sul fiume Colorado, che sta suscitando proteste e preoccupazione della popolazione locale. Il pericolo è restare senza acqua e danneggiare l’ecosistema per sempre.

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Non esiste al mondo Paese davvero a misura di bambino

Cambiamenti climatici, fenomeni migratori, conflitti e pratiche commerciali predatorie sono alcune delle minacce per la salute e l’avvenire dei più piccoli in ogni Paese del mondo. A denunciarlo è un nuovo rapporto pubblicato da UNICEF, OMS e Lancet. Secondo gli esperti nessuna nazione sta facendo il minimo indispensabile per garantire ai più vulnerabili sicurezza, salute e un futuro migliore. Il testo fa luce sulla questione, fornendo alcune misure che gli Stati possono adottare da subito per tutelare la crescita della popolazione più giovane.

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Energia rinnovabile, in Africa il suo sviluppo ha radici coloniali

Il futuro del continente africano non è immaginabile senza una diffusione generalizzata delle fonti energetiche alternative. Le condizioni climatiche in questa parte del mondo sono particolarmente favorevoli alle energie rinnovabili, e le soluzioni tecniche disponibili possono consentire l’accesso a fonti economiche di energia a tutti coloro che vi abitano. Sono tuttavia necessarie molte risorse e deve essere superato l’approccio neo-coloniale che l’Occidente pretende ancora di seguire nell’erogazione dei finanziamenti, senza tener conto del punto di vista delle popolazioni locali.

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Bacino del Nilo, il surriscaldamento riduce e “agita” le acque

Il fiume più lungo del mondo attraversa un periodo assai complesso. La quantità delle sue acque si sta riducendo in modo sostanziale a causa dei cambiamenti climatici, che hanno determinato il rapido alternarsi di stagioni estremamente umide e secche. Al contempo, le popolazioni rivierasche vivono una fase di enorme crescita demografica accompagnata dalla forte esigenza di sviluppo economico. Un mix pericoloso che rischia di far esplodere, nei prossimi anni, una “guerra dell’acqua”. È più che mai necessaria la cooperazione tra i Paesi interessati al fine di redistribuire in modo equo le risorse idriche, evitando così eventuali risvolti catastrofici sotto il profilo umano ed economico.

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Parità di genere ed emergenza climatica, le donne si mobilitano

Nell’ambito della COP25 del dicembre scorso, che di per sé non è stato un successo, è stato approvato un importante documento: il Gender Action Plan, GAP. Numerose associazioni per la tutela delle donne, del gender e dell’ambiente hanno sollevato questioni fondamentali come i diritti umani e il rispetto della diversità di genere, la tutela delle donne delle tribù indigene, di quelle disabili e di tutte coloro che non hanno voce per i loro diritti. Agire per il clima in maniera concreta non può escludere l’operare per il progresso nella parità di genere.

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Crisi climatiche ostacolo al progresso verso la parità di genere

Agricoltori e pescatori che per la loro sussistenza dipendono direttamente dal mondo naturale, saranno tra le principali vittime dell’emergenza climatica. Con l’accumularsi dei problemi ambientali si disgregano infatti le reti di sostegno delle comunità. E a causa della disparità di genere, nelle regioni del mondo che sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici, le donne rischiano di soffrire più degli uomini. Occorre sempre più il concreto sostegno delle comunità internazionale sia nel superamento degli stereotipi di genere che nella ricerca di nuove soluzioni.

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Crisi climatica e scomparsa delle specie: le sfide del XXI secolo

Oltre un milione di specie vegetali e animali sono a rischio e i ritmi di estinzione sono almeno 10 volte superiori alla media degli ultimi dieci milioni di anni. La comunità scientifica lancia continuamente allarmi sulle preoccupanti conseguenze dei cambiamenti climatici, in gran parte provocati dall’uomo, ma i Governi stentano ad affrontare l’emergenza. Anche la recente conferenza sul clima di Madrid COP25, importante per l’attuazione delle regole dell’Accordo di Parigi, è da considerarsi fallita, con le questioni rinviate a Glasgow 2020.

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Il legame tra clima, aumento popolazione, distribuzione risorse

Tra i principali punti citati dagli esperti per affrontare la crisi climatica ce n’è uno controverso: la stabilizzazione della popolazione mondiale. Perché non c’è un’equa responsabilità per l’emissione dei gas serra, da attribuire in larga parte ai Paesi più ricchi. Dunque misure di contenimento delle nascite sarebbero molto più efficaci ad esempio negli USA, dove un americano medio emette nove volte più CO2 di un indiano medio. Tuttavia, anche se la ragione è sbagliata, contenere la popolazione a un livello stabile è importante perché gli impatti delle attività umane sono in enorme crescita e vanno oltre il cambiamento nella composizione dell’atmosfera.

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L’Amazzonia piange i suoi “Guardiani”. E la mattanza continua

Nella foresta pluviale prosegue l’escalation di violenza contro i difensori ambientali. Minacce, intimidazioni e omicidi si susseguono in un clima di quasi totale impunità. In un contesto dove patrimonio ambientale, diritti dei popoli indigeni e sviluppo economico sono strettamente interconnessi e imprescindibili gli uni dagli altri, l’attivismo rappresenta un vero e proprio ostacolo per i loschi affari di quanti vedono nell’Amazzonia solo una mucca da mungere per il proprio profitto. Ecco perché attori governativi e societari si adoperano per silenziare gli ambientalisti con metodi definibili mafiosi.

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