23 Febbraio 2024

Fermare il cemento, difendere l’acqua; al via il Climate Social Camp

Climate Social Camp
Uno striscione tra le tende del Climate Social Camp, 2022

Dal 26 al 28 luglio, a Torino si terrà la seconda edizione del Climate Social Camp, con lo slogan “Fermare il cemento, difendere l’acqua”. L’iniziativa è nata nel 2022 dalla collaborazione di diverse realtà torinesi attive nella difesa dell’ambiente e dei diritti sociali. Al centro dell’evento di quest’anno ci saranno la crisi idrica e la cementificazione, due temi che riguardano da vicino l’Europa e soprattutto l’Italia.

I Paesi mediterranei stanno subendo forti ripercussioni con fenomeni climatici estremi, siccità e ondate di calore. Il consumo di suolo sfrenato assieme all’inaridimento rende impermeabile il terreno, mettendo a rischio comunità intere. Le alluvioni che hanno devastato l’Emilia Romagna e le ondate di calore delle scorse settimane sono una conseguenza diretta delle scelte politiche della classe dirigente europea e italiana.

Soltanto recentemente, la percezione dell’emergenza climatica ha iniziato a fare breccia nella politica europea e nazionale. Il 12 luglio, a Strasburgo il Parlamento Europeo ha approvato la Legge per il ripristino della natura (Nature Restoration Law). Questo dimostra un lenta presa di coscienza dell’UE sulla necessità di affrontare in maniera concreta il cambiamento climatico. Eppure, la criminalizzazione di attivisti e collettivi ambientalisti continua ad essere l’approccio principale dei Governi europei.

A Lützerath in Germania gli attivisti hanno incontrato una repressione assai dura da parte della polizia tedesca. Lo stesso è accaduto al collettivo francese dei Soulèvement de la Terre. In Italia, sono stati inaspriti i provvedimenti nei confronti di gruppi come Extinction Rebellion. In più, da anni vi è la lotta serrata da parte delle autorità italiane nei confronti del Movimento No-Tav in Val Susa. A unire le varie esperienze di lotta e attivismo ambientalista in tutta Europa vi è anche un forte messaggio politico.

Per fermare la catastrofe climatica vanno ripensati i fondamenti produttivi e sociali della società globale. Il Climate Social Camp accoglie questa idea e la ripropone nel Manifesto del 2023. Qui, vengono citate diverse aree del mondo, tutte accomunate da fenomeni di devastazione ambientale causate dall’azione predatoria di multinazionali e Governi.

Climate Social Camp
Uno dei workshop che si è svolto durante l’edizione 2022

La crisi climatica è sinonimo di disuguaglianze, sfruttamento e neocolonialismo. Ciò accomuna la popolazione palestinese che subisce  l’apartheid dello Stato israeliano e le comunità locali in America del Sud, deprivate delle proprie risorse idriche dalle multinazionali. In più, in Italia come nel resto del mondo, il cambiamento climatico contribuisce ad accrescere le disuguaglianze sociali, ripercuotendosi con maggiore forza sulla popolazione più povera.

Partendo da tali premesse e da un’ampia riflessione sulla condizione attuale dei valori alla base dell’attuale società globale, il Climate Social Camp propone una serie di incontri, momenti di formazione e informazione di ampio respiro.

Voci Globali ha conversato con Lara Aurelie Kopp Isaia, responsabile stampa del CSC. Riguardo alla nascita del progetto e all’idea di fondo che ha portato a convergere varie associazioni, Lara afferma:

Ciò che è fondamentale tenere a mente è che è il Climate Social Camp è in primis un esperimento, frutto del lavoro e della volontà di diverse realtà politiche torinesi e non. L’obiettivo è rompere la bolla che spesso avvolge il dibattito pubblico sulle tematiche ambientali. Troppo spesso la narrazione mainstream dei media tradizionali si limita a prendere in considerazione soltanto i fenomeni più visibili del cambiamento climatico.

In realtà, tale fenomeno affonda nelle contraddizioni e nelle criticità del nostro modello di sviluppo economico e sociale. L’emergenza climatica è frutto dell’atteggiamento predatorio necessario per sostenere la società capitalista occidentale. Ancora oggi, in tutto il mondo questo è considerato l’unico modello accettabile per lo sviluppo umano. Con il CSC abbiamo voluto creare non soltanto un spazio di condivisione ma un vero e proprio laboratorio politico che possa dare delle risposte concrete alle problematiche che stiamo vivendo oggi.

Nel 2022 il CSC aveva ospitato il meeting internazionale di Fridays For Future. Ciò aveva permesso agli organizzatori di ottenere maggiore libertà organizzative e un atteggiamento costruttivo da parte delle autorità locali. L’edizione 2023 si prefigura come un’esperienza del tutto differente e più militante:

L’anno scorso la presenza del meeting globale di FFF aveva spinto le autorità locali, in primis il Comune di Torino, a dialogare con noi. Quest’anno il CSC sarà molto diverso, già a partire dal luogo. Abbiamo scelto il Parco Artiglieri da Montagna in quanto il terreno è stato venduto dal Comune a Esselunga per essere trasformato in un nuovo centro di distribuzione.

Il CSC parte dunque da un’azione di ambientalismo militante, restituendo alla comunità per qualche giorno uno spazio destinato ad essere cementificato. Questo naturalmente ha comportato diverse difficoltà nell’ottenere permessi e autorizzazioni, ma siamo soddisfatti del lavoro fatto fin qui.

Climate Social Camp
Occupazione della “Rotonda della Sfinge” durante il corteo spontaneo di Fridays for Future, 2022

Un’altra differenza poi con l’edizione passata è l’accento sull’aspetto pratico della lotta ambientalista e intersezionale:

Nel 2022 ci siamo focalizzati sull’aspetto teorico e abbiamo voluto dare più spazio alle riflessioni e alle testimonianze dei vari collettivi e degli attivisti. Quest’anno  al centro ci saranno le azioni pratiche. Vogliamo che il CSC sia uno spazio in cui elaborare delle linee guida teoriche su come portare avanti la lotta in maniera concreta.

Questo perché come stiamo vedendo oggi la crisi ambientale è uno dei risvolti negativi di un sistema economico diseguale e predatorio. Volendo prendere un caso vicino a noi, la Francia in questi mesi ci ha dimostrato come ambiente, giustizia sociale e antirazzismo siano cause strettamente legate. L’intersezionalismo delle lotte è fondamentale, è come un grande bilancia: se si toglie un peso tutto si squilibra e a quel punto la lotta non funziona.

Un altro punto fondamentale del CSC sarà la presenza di gruppi e attivisti da tutto il mondo che condivideranno esperienze di resistenza e lotta politica:

Lo scorso anno, grazie a FFF siamo riusciti a ospitare a Torino molti portavoce delle  MAPA (Most Affected People and Areas). Discutendo di sfruttamento delle risorse idriche raduneremo persone da alcune aree che subiscono questo fenomeno quotidianamente. Per noi è fondamentale dare un taglio decolonizzato al CSC, proprio per fornire spazio alle lotte che ci legano in quanto  società umana.

Ospiteremo una delegazione dal Chiapas, la Carovana El Sur Resiste, che si batte contro lo sfruttamento delle risorse idriche da parte delle multinazionali. Dal Kurdistan avremo l’Accademia per la Modernità Democratica (Komun Academy) che porterà la testimonianza di come la Turchia utilizza le dighe come strumento di pressione sulla popolazioni locali assire armene e curde.

Dagli Stati Uniti avremo poi degli attivisti di Stop Cop City, che si oppongono alla distruzione della foresta di Weelaunee da parte del Governo americano per costruire una base militare. In più dall’Europa avremo i rappresentanti di Les Soulèvement de la Terre e degli attivisti dai Paesi Baschi.

Infine il Climate Social Camp vuole essere un evento per la comunità locale, stabilendo un contatto tra i cittadini torinesi e le associazioni impegnate sul territorio.

Uno degli scopi dell’evento è  anche far incontrare le associazioni torinesi e la cittadinanza.  Il CSC sarà nel cuore della città, che in questi anni sta sperimentando siccità e ondate di calore senza precedenti. Vogliamo unire una dimensione locale italiana come Torino con il resto del mondo. La realtà di tutti i giorni ci dimostra come nessuno sia un’isola e come tutti subiamo le ripercussioni di uno sviluppo diseguale e discriminatorio.

[Tutte le foto utilizzate nell’articolo sono state concesse dal Climate Social Camp]

Alessandro Cinciripini

Laureato in Studi dell’Africa e dell’Asia presso l’Università di Pavia, interessato a Vicino Oriente, Balcani e diritti umani. Attualmente a Sarajevo dove si occupa di progetti di promozione sociale e interculturale.

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