Israele e Palestina: “pace”, concetto rimasto senza significato

Dal 1993, il concetto di “pace” non ha mai garantito la fine delle uccisioni e degli attentati, delle confische e delle demolizioni. Netanyahu e gli attentatori suicidi rappresentano due facce della stessa medaglia: entrambi letali e inarrestabili. Ma occorre soprattutto concentrare gli sforzi nel contrasto a Netanyahu e al suo governo estremista, che devono affrontare le proprie responsabilità e smetterla di spargere odio. Le loro azioni esprimono chiaramente l’eco della loro indifferenza nei confronti della pace in questi territori, e per questo devono essere fermati.

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Coltelli e forbici, l’Intifada ‘privata’ delle donne palestinesi

Omicidi e attacchi sempre più frequenti con ‘armi’ da cucina fanno ritenere che madri, moglie, figlie sono ormai disperate. Negli ultimi tre mesi, ci sono stati 105 accoltellamenti – e molti degli autori di questi crimini erano donne. Secondo alcuni quest’ondata di violenza rappresenterebbe una terza Intifada. Comunque sia, riconoscere e comprendere l’impegno senza precedenti delle donne palestinesi nell’ultima ondata di violenza in Israele e in Cisgiordania rappresenta un piccolo ma importante passo nel porre fine a questa nuova rivolta.

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Stato islamico, come si è arrivati alla situazione attuale

Agli inizi del 2014, in Occidente il movimento allora conosciuto come Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS o ISIL) e oggi semplicemente come Stato Islamico (IS), non destava particolari preoccupazioni. La cosa è cambiata radicalmente insieme all’avanzamento veloce di questo gruppo attraverso zone dell’Iraq, inclusa la cattura della città di Mosul. Su quali basi poggia la propaganda e il seguito dell’IS? Indietro nei millenni verso i nostri giorni, un’analisi da openDemocracy.

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Gaza, il dilemma sicurezza, i media e i bombardamenti

Israele-Palestina, un conflitto impari alimentato dal potere dominante che vuole mantenere lo status quo. Eppure: “Se ci sono due gruppi, ognuno dei quali percepisce di essere in lotta esistenziale con l’altro, l’idea che uno si reprima volontariamente non ha molto senso. Perché Israele dovrebbe reprimere la propria potenza militare solo perché Hamas non ha accesso alla stessa forza? La guerra non è un duello. Non è una partita di cricket”. Un’analisi da openDemocracy.

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Oltre il muro, storie da Israele e Palestina

Presso Le Gallerie di Piedicastello, suggestivo spazio museale ricavato da due tunnel autostradali in disuso alla periferia di Trento, è in corso fino al 25 maggio prossimo un’articolata e interessante esposizione dal titolo “OLTRE IL MURO – Storie da Israele e Palestina”. Come si può leggere nella presentazione della mostra, l’associazione “Pace per Gerusalemme – il Trentino e la Palestina” ha raccolto 76 storie di giovani israeliani e palestinesi di età compresa tra i 10 e i 16 anni, provenienti da situazioni di vita e culture diverse: gli studenti dell’Istituto delle Arti di Trento e Rovereto le hanno lette e fatte proprie, raffigurandole con varie tecniche espressive.

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Netanyahu e il mancato viaggio a Soweto

Nella vignetta dell’autore israeliano Michel Kichka si fa riferimento a Benyamin Netanyahu, premier israeliano, e a sua moglie Sarah: ufficialmente per motivi di costi, Netanyahu non ha presenziato alla cerimonia per Nelson Mandela a Soweto. Su questa scelta si è espresso in maniera molto dura il collettivo JCALL, comunità di cittadini europei di origine ebraica impegnata per la pace e la soluzione a due Stati, che accusa il Governo israeliano di aver perso un’occasione e di danneggiare in questo modo l’immagine del Paese.

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Elezioni in Israele, tra disincanto e lotta per il cambiamento

Le elezioni del 22 gennaio scorso hanno dimostrato la volontà di cambiamento rispetto alle politiche del governo di Netanyahu, con l’affermazione della nuova formazione centrista Yesh Atid e una certa ripresa dei partiti di centrosinistra. Nel post si riassume quanto disincanto sia in effetti presente entro una buona fetta della popolazione. Al centro del dibattito la questione delle colonie.

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Perché i leader arabi vogliono un cessate il fuoco a Gaza ma non in Siria?

I governi dell’Arabia Saudita e del Qatar continuano a dire che Bashir Assad dovrebbe lasciare il potere o essere rimosso con la forza perchè il popolo siriano vuole che se ne vada. Però trascurano il fatto che i popoli arabi vogliono che anche loro se ne vadano, non solo Assad.

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