Spose bambine, così si infrangono i diritti dell’infanzia

Secondo il recente rapporto di Save the Children la piaga dei matrimoni precoci riguarda circa 40 milioni di minori in tutto il mondo, di fatto bambini, che vedono negato il diritto ad un’infanzia libera. La diffusione di questa pratica è di portata globale e interessa molti Paesi dell’Occidente avanzato compresi gli Stati Uniti. Nonostante la drammaticità del fenomeno, le misure introdotte per arginarlo sono ancora insufficienti. Fattori determinanti che spingono a questa pratica sono principalmente la povertà, i dettami religiosi e la credenza che il matrimonio rafforzi il prestigio e l’onore di una famiglia.

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Bambini strumento di propaganda nelle mani del terrorismo

L’idea che i giovanissimi possano essere in qualche modo coinvolti nelle azioni terroristiche è agghiacciante. Eppure con sempre maggior frequenza proprio i più piccoli non solo subiscono inermi gli orrori dei conflitti, ma spesso vengono utilizzati da una parte e dall’altra per le proprie strategie. Non si tratta, infatti, esclusivamente delle piccole vittime dello Stato islamico, ma di quelle che l’Occidente usa come pedine nella sua lotta contro il terrorismo. Dall’altro lato, per trovare e motivare nuovi adepti, IS e Al Qaeda usano i social media e riviste online, dove le immagini di bambini uccisi dai bombardamenti da parte dei Paesi occidentali sono strumentalizzati al servizio della causa.

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Rifugiati LGBTI, diritti che oscillano tra norme e pregiudizi

Secondo dati di ricerca i richiedenti asilo gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e intersessuali (LGBTI) devono affrontare molteplici forme di discriminazione, sia da parte delle autorità di Paesi ostili da cui fuggono, sia nelle procedure delle richieste d’asilo di Paesi ospitanti non ancora equipaggiati per affrontare questa particolare situazione. Il punto in Europa ma anche in Africa, in un articolo a firma di Tobias Pellicciari, presidente di International Support – Human Rights per i diritti LGBTI con la collaborazione di Paola Villano, docente di Psicologia sociale all’Università di Bologna.

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RDC, un Paese che resta nel caos e nella disperazione

La Repubblica Democratica del Congo sembra ormai al collasso. Lo stallo politico, generato dalla determinazione del presidente Kabila a non lasciare la carica anche se il mandato è scaduto, si affianca ad una realtà che conta varie emergenze. Povertà dilagante, allarme per un’epidemia di ebola, morti brutali di civili in Kivu, sfruttamento nelle ricche miniere congolesi, fosse comuni nella regione Kasai: lo scenario non potrebbe essere più catastrofico. L’inconsistenza delle istituzioni interne e la politica sempre più guidata da interessi geostrategici e di guadagno degli Stati esterni accrescono, giorno per giorno, frustrazioni, odio e violenza tra la popolazione.

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Espellere per fronteggiare l’immigrazione, accordi sui rimpatri

Il numero di migranti e rifugiati che rischiano la vita per raggiungere l’Europa in cerca di protezione internazionale continua a crescere. Intanto, il Governo italiano con l’appoggio dell’Unione Europea continua a stabilire accordi politici con i Governi dei Paesi di provenienza o di transito – primo fra tutti quello con la Libia – nel tentativo di fronteggiare quella che il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha definito “la più grande crisi di migranti e rifugiati in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale”. E la parola chiave delle ultime politiche italiane sulla migrazione è ora espulsione.

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Pregiudizi e falsi miti, chi migra verso l’Europa e perché

Sui giornali italiani non si parla mai dei Paesi d’origine di rifugiati e richiedenti asilo, né trova spazio l’analisi concreta di alcuni fenomeni che i populisti impiegano nella loro retorica anti-immigrati. I fatti, però, smentiscono alcuni dei principali luoghi comuni sull’immigrazione, dalle operazioni per il salvataggio dei migranti in mare al fatto che i migranti sarebbero vettori di malattie, oppure l’equazione tra terrorismo, Islam e migrazione insieme all’idea dell’ “invasione” islamica in Italia, fino al classico slogan “Aiutiamoli a casa loro”. Mentre recenti studi indicano come la legalizzazione dei permessi di soggiorno farebbe calare il tasso di criminalità. Rendere l’Europa un luogo poco ospitale per lo straniero non solo non fermerà la migrazione, ma rischia di minare la stabilità sociale europea.

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Fake news e accoglienza: cosa sappiamo (o no) sui migranti

Media, politici e social network sono, in concerto, responsabili della diffusione di decine di bufale e notizie false sui migranti. In questo lavoro (I parte) analizziamo le principali falsità riguardo all’accoglienza con l’obiettivo di fornire al lettore gli strumenti per riavvicinarsi alla verità. Non è vero, dunque, che l’Italia e l’Europa sono sotto assedio da parte dei migranti, così come è falso che per i richiedenti asilo l’ospitalità in Italia è una vacanza all-inclusive in un gradevole hotel a 5 stelle. Inoltre, i richiedenti asilo non ricevono 35 euro al giorno dai contribuenti, così come non rubano il lavoro o le case popolari agli italiani. Infine, ci siamo abituati ad associare il rifugiato al povero, ma si tratta di un corto circuito cognitivo falso. Lo smartphone che quasi tutti hanno in tasca è l’unico canale aperto verso le proprie famiglie, oltre che un prezioso strumento una volta arrivati in Europa.

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Migranti, quando il lavoro è la strada verso la normalità

Se promosso in maniera coerente con le capacità individuali e finalizzato all’inserimento nella società, il “lavoro socialmente utile” per i richiedenti asilo può rappresentare una concreta opportunità e la chiave di volta per uscire dalla perenne politica dell’emergenza con cui si affronta l’immigrazione. Inoltre permette da un lato di superare alcuni dei traumi subiti durante la migrazione che spesso emergono durante l’accoglienza; dall’altro di abbattere le barriere fondate su pregiudizi ed etichette che separano il migrante dal suo vicino di casa. Ecco alcune esperienze e storie concrete che dimostrano come offrire un’occupazione al richiedente asilo aiuta tutti: il rifugiato, il datore di lavoro, la comunità, lo Stato.

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Crimea, penisola della tortura. Nuove e sconfortanti rivelazioni

A tre anni dall’annessione, i metodi delle forze speciali russe ricalcano quelli che anni addietro le hanno rese tristemente famose nel Caucaso del Nord. I tatari di Crimea e gli attivisti pro-Ucraina spariscono senza lasciare traccia; chi contesta le autorità viene arrestato; i musulmani salafiti sono perseguitati. In Crimea, come un tempo nel Caucaso, giornalisti, attivisti e avvocati non hanno certo vita facile. Alcune storie fanno capire lo stato di paura e di controllo che vige nell’area. Dai resoconti, tra gli svariati metodi di tortura a disposizione delle forze speciali russe il più popolare sembra essere la scarica elettrica, come ad esempio nel caso del regista ucraino Sentsov, condannato poi a 20 anni di carcere sotto l’accusa di terrorismo.

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Lavoro e migranti, “sfruttamento di Stato” vs integrazione

Il Piano immigrazione promosso dal ministro dell’Interno Minniti prevede “lavori socialmente utili” e senza paga per i richiedenti asilo in attesa del riconoscimento dello status di protezione internazionale. Secondo alcuni, il provvedimento favorisce lo sfruttamento di persone private dei diritti fondamentali e non mira all’effettiva integrazione dei migranti. Intanto, già esistono alcune best practice di tipo privato come “Calcioxenia” che promuove l’integrazione attraverso il calcio e “Radio Alta Frequenza” che permette ai richiedenti asilo di esprimersi ai microfoni. Abbiamo incontrato alcuni dei partecipanti e chiesto loro cosa significa il lavoro e quanto sia importante.

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