Razzismo istituzionale, quelle leggi che rifiutano e discriminano

Una panoramica su come le leggi possano ledere i diritti delle minoranze e contribuire alla creazione di un clima discriminatorio nel nostro Paese. Il razzismo sistemico italiano è forte e può essere individuato sia a livello nazionale che locale. Leggi, ordinanze e atteggiamenti discriminatori, da parte di attori istituzionali, contribuiscono ad alimentare il clima d’odio e l’intolleranza nei confronti delle persone straniere che vivono in Italia. Ciò provoca una marginalizzazione sociale degli immigrati e rende loro difficile l’accesso ai servizi del welfare.

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Esternalizzazione delle frontiere, storia dal carattere ideologico

Il trasferimento del controllo delle proprie frontiere a Paesi terzi per impedire l’accesso delle persone straniere al proprio territorio è da tempo uno strumento strategico con cui l’Europa gestisce i flussi migratori. Una strategia che risale all’inizio del ‘900, alla Conferenza di Evian-les-Bains in Francia, dove gli Stati democratici decisero di chiudere le loro frontiere ai rifugiati ebrei in fuga dalla persecuzione nazista e negoziarono con Hitler il controllo del flusso di migranti. Una strategia che oggi viene riutilizzata nella gestione della migrazione dall’Africa e dal Medio Oriente.

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Centri di detenzione in Libia, dove la vita vale meno di niente

Vendute come merci, costrette ai lavori forzati, picchiate e lasciate morire: questa è la sorte che spetta alle persone in cerca di fortuna in Europa e avvistate dalla Guardia Costiera libica. La loro destinazione sono gli ormai noti centri di detenzione del Paese nordafricano, finanziati anche dall’Italia grazie al controverso Memorandum d’intesa del 2017. Qui si incrociano storie di negazione assoluta della dignità e dei diritti umani, giustificata dall’ipocrita lotta all’immigrazione clandestina e ai traffici di esseri umani.

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75 anni dall’atomica, lezioni da due giganti del panafricanismo

Ricordare Hiroshima e Nagasaki è anche l’occasione di ripensare l’approccio africano agli armamenti atomici che si rifà ai contributi di Kwame Nkrumah, primo presidente del Ghana post-coloniale, e Ali Mazrui, eminente studioso keniota. Il primo sposava l’approccio abolizionista non violento, il secondo non escludeva il ricorso agli armamenti per la sua diffidenza verso il Trattato di non-proliferazione (1968), che riteneva strumento razzista e orientato allo status quo dei rapporti di potere. Conciliare i due apporti vuol dire aderire al Trattato per la proibizione delle armi nucleari (2017) puntando decisamente al disarmo nucleare globale.

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Yemen: storie di una lunga crisi, di donne e di flebili speranze

Dallo Stato yemenita arrivano solo cattive notizie negli ultimi anni: guerra civile, ragazzi soldato, spose bambine, catastrofe umanitaria. Per capire in modo più approfondito cosa sta realmente succedendo nel Paese, Voci Globali ha intervistato la giornalista Laura Silvia Battaglia. Con lei il racconto della disperata situazione dello Yemen diventa autentico e narra di diritti violati, di futuro negato per molte giovani generazioni, di condizioni disperate, ma anche di donne che lottano per la dignità, la sopravvivenza e la pace.

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Rifugiati LGBTI, Paesi di accoglienza e centri di aiuto e sostegno

Sono passati 51 anni da quel primo Pride della storia che furono i moti di Stonewall. Ancora oggi, però, la condizione degli omosessuali nel mondo è ancora molto difficile. I rifugiati e i migranti con SOGIESC diversificato sono esposti a rischi nel proprio Paese di origine ma anche in quelli di transito e di asilo. La maggior parte delle legislazioni in Africa e Asia sono punitive e discriminatorie e la società è decisamente ostile. In Italia esistono esperienze dedicate ai rifugiati LGBTI ma il coming out per la comunità nera resta un passo difficile. In U.S.A. le esperienze dei black pride accelerano il processo di “venuta allo scoperto”.

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ONU, avviare dibattito per demolire razzismo e discriminazione

Per giorni sono andate avanti le proteste innescate dall’uccisione di George Floyd. Ora, anche le Nazioni Unite si interrogano su come debellare la piaga del razzismo. In un discorso allo staff, il segretario generale Antonio Guterres ha affermato: il primo passo, inderogabile, è avviare un discussione onesta. La questione va affrontata in tutte le sue componenti: ideologica, sociale ed economica. Infine, bisogna acquisire consapevolezza del fatto che la battaglia contro la discriminazione razziale comincia da ciascuno di noi. Con il rifiuto di qualsiasi forma di abuso e di negazione del diritto. Interessante notare che il primo rappresentante dell’ONU dica che il razzismo esiste anche all’interno dell’organismo.

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Diritti delle donne, ovunque nel mondo una lontana chimera

Dal report annuale di Amnesty International si ricava che la parità di genere costituisce un obiettivo ancora lontano da raggiungere. I diritti delle donne continuano a essere calpestati. Discriminazione, emarginazione e violenza, vengono perpetrate, attraverso varie modalità e con diversi livelli di gravità, ai danni di donne e ragazze in ogni regione del mondo. Voci Globali ha approfondito alcune questioni critiche con Riccardo Noury, portavoce di AI Italia.

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Iran, dove le donne combattono tra pregiudizi e contraddizioni

La Repubblica islamica è un Paese fatto di tante storie, identità, contraddizioni, movimenti più o meno palesi che invocano il cambiamento. Tiziana Ciavardini, giornalista e antropologa, racconta la grande e complessa nazione persiana con uno sguardo particolare sul mondo femminile. La loro lotta contro l’imposizione del velo islamico è diventata il simbolo di un Iran dinamico, che rivendica diritti e libertà civili soffocate dal regime, e da retaggi culturali e religiosi. Nelle personali e drammatiche storie di alcune coraggiose iraniane si nasconde tutta la complessità dell’Iran odierno.

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Hate speech, tra vuoto giuridico e impegno della società civile

Sebbene la comunità internazionale sia consapevole – alla luce di esperienze passate – che il passo dai discorsi ai crimini d’odio può essere assai breve, non esiste ad oggi una definizione giuridica univoca della fattispecie. Il vuoto normativo determina una serie di conseguenze pratiche, soprattutto nell’elaborazione di valide risposte di contrasto in ambito digitale. In detto contesto, la società civile ha assunto un ruolo fondamentale. Amnesty International Italia ha istituito un’apposita Task Force, che opera online. Voci Globali ha intervistato la dottoressa Maria Rosa Sora, membro del coordinamento della TF.

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