La società dello sfruttamento che genera 40 milioni di schiavi

Nel mondo esiste una significativa quantità di persone costrette a vivere in condizioni di schiavitù. Di queste, il 71% è costituito da donne e il 29% da uomini. Cittadini spesso considerati marionette nelle mani dei potenti e dello stesso Stato, obbligati ad offrire manodopera in modo disumano senza ricevere retribuzione. Purtroppo, tanti sono i bambini legati a sfruttamento e lavoro altamente pericoloso. I casi più emblematici avvengono in Corea del Nord, al primo posto della triste classifica per quantità di schiavi. Mentre le nazioni sviluppate continuano incuranti ad importare prodotti che provengono dal lavoro coatto e sfruttato.

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Fatimah, l’artista irachena che insegna la libertà alle donne

Come si vive in Iraq nel 2019? Uno sguardo alla vita di tutti i giorni – quella della gente comune – filtrata attraverso gli occhi di un’artista ventiseienne nata in una delle città più conservatrici del Paese. Al di là del conflitto e dello Stato Islamico rimangono altri problemi irrisolti: dispotiche società tribali, oppressione delle donne, settarismo, acqua contaminata, navi che affondano e anarchia generale, situazioni che tengono la vita degli Iracheni continuamente appesa ad un filo.

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Arabia Saudita: diritti delle donne, attiviste detenute e torturate

Per quasi un anno, 11 attiviste per i diritti umani sono state detenute arbitrariamente e, secondo diverse fonti, hanno subito torture e abusi sessuali da parte dei loro carcerieri. La loro “colpa” è aver promosso e sostenuto il movimento di protesta nato nel 2016 sotto lo slogan #IamMyOwnGuardian con l’obiettivo di abolire il cosiddetto “sistema di sorveglianza maschile” vigente nel Paese. Un sistema che opprime le donne ponendole sotto l’assoluto controllo del proprio “guardiano”. Tre di loro sono state temporaneamente rilasciate grazie alla forte pressione della comunità internazionale. Ricostruiamo qui la vicenda.

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Iraq, la vita senza patria degli Yazidi. Voci dal campo di Shari

Tra il 2014 e il 2017, in Iraq l’Isis massacrava migliaia di Yazidi. Senza parlare dell’orrore per centinaia e centinaia di donne, come Nadia Murad, rapite per diventare schiave del sesso. Ma dove sono oggi tutti i sopravvissuti? Come sono scampati al genocidio? Li abbiamo intervistati nei campi profughi e nei luoghi dove sono rifugiati. Ci hanno raccontato le loro storie e come cercano di dimenticare le tragedie vissute. Ma non è facile. La vita nei in questi luoghi è al limite delle condizioni umane e non c’è ancora speranza di tornare a casa. Ammesso che una casa ci sia ancora.

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Kenya, LGBT: cancellare leggi volute da regime coloniale

L’Alta Corte kenyota ha di nuovo rimandato la decisione sull’abrogazione di due sezioni del Codice Penale che criminalizzano i rapporti omosessuali. Le norme in questione sono state introdotte ai tempi della colonizzazione inglese. Ma se da un lato le disposizioni sono retaggio del XIX secolo, dall’altro nel Paese si avvertono segnali importanti di cambiamento per il futuro. I cittadini non temono più di parlare apertamente della questione e anche di criticare una retorica politica che appartiene al passato.

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Tribunale Permanente dei Popoli, 40 anni in difesa dei diritti

Era il 1979 e a Bologna nasceva il TPP per opera del senatore Lelio Basso. Ancora oggi i diritti umani non rivestono un ruolo centrale né in Europa né in Italia. L’anniversario che cade quest’anno è un’occasione infatti per ricordare come sia stata inascoltata la sentenza del suddetto tribunale i cui membri si sono incontrati – un’ultima volta – a Palermo nel dicembre 2017. La sessione affrontava la questione migranti, tanto centrale oggi nella politica italiana ed europea, e il tribunale elencava i responsabili della situazione attuale proponendo già allora azioni risolutive. Il testo della sentenza resta tuttavia lettera morta e rimane inascoltata.

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Iran, la lunga lista di diritti e libertà soppressi con violenza

La repressione del dissenso nel Paese sta diventando sempre più radicale e diffusa. L’anno appena trascorso si è chiuso con il triste bilancio di 7.000 persone arrestate solo per aver manifestato contro politiche economiche inefficaci, povertà, diritti umani negati. L’uso della violenza per fermare scioperi e dimostrazioni di piazza è diventato sistematico, traducendosi in frustate, arresti arbitrari, maltrattamenti, torture in carcere. Ad essere colpiti sono stati – e continuano ad essere – lavoratori, attivisti, avvocati, giornalisti, donne che osano opporsi alle restrizioni.

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Yemen, accordi in corso ma nessuno si aspetta ancora la pace

Lo scorso dicembre è stato raggiunto un accordo, seguito poi da una Risoluzione dell’ONU, sulla situazione nel Paese, da anni lacerato da un sanguinoso conflitto. L’accordo, seppur debole, rappresenta un barlume di speranza per i milioni di yemeniti che stanno affrontando le devastanti conseguenze, a breve e lungo termine, di una guerra apparentemente senza fine. In particolare, la malnutrizione e la quasi totale mancanza di istruzione stanno creando una nuova generazione di traumatizzati e analfabeti, persone quindi che difficilmente saranno in grado di ricostruire il Paese, almeno in tempi brevi.

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Femminicidi, una donna in Messico mappa e ricostruisce i casi

Secondo gli ultimi dati pubblicati dalle Nazioni Unite, nel Paese centroamericano ogni giorno in media vengono uccise 9 donne. Sono tante però le lacune: dai dati ufficiali non efficienti alla diffusa impunità dei responsabili di questi crimini. A colmare alcuni vuoti ci sta pensando María Salguero, che ha creato una mappa interattiva in cui registra tutti i casi segnalati e la maggior quantità di informazioni possibili sulle vittime e sui luoghi dell’omicidio. Un progetto che non solo sta servendo a migliorare la disponibilità di dati, ma rappresenta una presa di coscienza visiva di questa piaga dilagante. Dal 2011 uccise 6.000 donne.

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L’umanità dilapidata, la speranza sta nei “giusti”

Nel 2018 si sono celebrati i 70 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Ma il verbo celebrare non è adeguato. Questa parola dovrebbe esprimere non solo l’ufficialità di un evento ma anche la gioia e partecipazione che dovrebbe accompagnarlo. E, invece, non c’è molto da gioire. L’erosione dei diritti è costante e sempre più rapida. Se c’è una cosa che accomuna molti Stati, Governi, Istituzioni è oggi la degenerazione della giustizia sociale. È proprio di questi tempi che bisogna alzare la testa. Diventare protagonisti di un cambiamento. Lo hanno fatto i premi Nobel per la Pace Denis Mukwege e Nadia Murad, ma anche uno sconosciuto, Omar Abdel Jabar.

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