Ecocidio e rifugiati ambientali, il caso del Delta del Niger

Un terzo dei rifugiati nel mondo proviene dall’Africa, molti scappano dall’orrore ecologico creato da Governi e multinazionali. Da tempo è in atto la distruzione dei mezzi di sussistenza attraverso lo sfruttamento spietato delle materie prime e la politica di sovvenzioni delle nazioni industrializzate dell’Occidente. Un utilizzo “pacifico” delle materie prime da parte della popolazione che vive in tali aree è quasi diventato impossibile, la vita stessa è diventata insostenibile nella maggior parte delle zone ricche di risorse dell’Africa. Si parla di “Crimine contro l’umanità”.

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Grecia, migranti intrappolati e senza via d’uscita

Secondo l’Alto Commissariato UN per i rifugiati sono circa 46.000 i migranti abbandonati in Grecia. Le persone sono bloccate da quando lo scorso 9 marzo la Macedonia ha chiuso ai migranti il suo confine con il Paese. Allo stesso tempo per molte persone risulta impossibile presentare domande d’asilo in Grecia – e perciò non hanno alcuna possibilità di essere trasferiti in un altro Paese europeo. Infatti il piano per trasferire i rifugiati in altri Paesi dell’Unione sembra essersi arenato. Testimonianze dai campi di Idomeni.

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La speranza dei migranti si è fermata a Lesbo

È trascorso un mese da quel 20 marzo.Una domenica come altre per molti, ma per le migliaia di richiedenti asilo, rifugiati e migranti che dalla Turchia erano in viaggio verso l’Europa quella data rappresenta il momento in cui le cose sono cambiate, dal giorno alla notte, creando nuove incertezze, dubbi e violazioni dei diritti umani. Un’analisi delle incongruenze e paradossi dell’accordo UE-Turchia che, di fatto, ha chiuso i confini europei e la rotta balcanica per tutte le persone in transito. Le opinioni raccolte all’United Conference di Torino.

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Emmanuel, vittima dello smuggling, in cerca della salvezza

Mentre l’Europa si riunisce per risolvere la crisi migratoria, centinaia di migranti muoiono nel Mediterraneo e nel deserto. “Ci hanno trattenuto per un mese in un’abitazione a Misurata prima di farci imbarcare nel gommone. Non ci facevano quasi mangiare, e due volte al giorno per 30 giorni venivano a picchiarci. 20 ragazzi sono morti lì dentro, ad alcuni di loro hanno sparato, gli altri uccisi da fame e torture“. Così racconta a Voci Globali un giovane nigeriano scampato alla morte, sbarcato a Palermo insieme ad altre 711 persone a bordo della nave militare norvegese SIEM PILOT.

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Città rifugio, per un decentramento del sistema accoglienza

Il diritto di asilo e la protezione delle persone perseguitate hanno una tradizione antica. Nel corso della storia i templi e le città hanno rappresentato luoghi di protezione. Tale tradizione è iniziata con l’elenco delle sei “città rifugio” del codice sacerdotale e del libro del Deuteronomio del Vecchio Testamento, nonché attraverso i rituali di supplica vigenti nell’Antica Grecia. Si fa quindi appello a sindaci e consiglieri locali delle città europee di partecipare alle iniziative per accogliere i nuovi supplici, e di contribuire a creare una rete di “Città di Asilo internazionali”.

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Udine, la punta estrema dell’Italia che non sa accogliere

Non sarà certo la consueta pioggia friulana a fermare il gruppo di migranti, tutti ragazzi con meno di 30 anni, che aspettano i volontari per mangiare qualche biscotto, bere un tè caldo, raccogliere le coperte per dormire nel sottopassaggio della stazione ferroviaria di Udine. Un copione che si ripete: arrivano i volontari dell’associazione locale Ospiti in Arrivo con le loro pettorine catarifrangenti e, tra le luci al neon che arrivano dall’interno e l’andirivieni dei fari delle automobili, un disordinato gruppo silenzioso di migranti si prepara a dormire in quello che, negli ultimi mesi, è diventato quasi un dormitorio di fortuna.

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Choucha, al confine con la Libia il campo degli uomini fantasma

Secondo le forze dell’ordine tunisine, diversi gruppi jihadisti nel corso dell’ultimo anno sono entrati in Tunisia dalla Libia, contribuendo fortemente alla disseminazione di ideologie estremiste. Per prevenire l’ingresso di ulteriori cellule, e limitare la comunicazione diretta tra militanti, il governo è impegnato nella costruzione di un muro lungo il confine con la Libia. Quello che i media non hanno portato alla luce di questi ultimi scontri è che, tra il confine libico e la città di Ben Gardane, una cinquantina di immigrati provenienti da vari Paesi africani vive sospesa all’interno di un campo profughi ormai abbandonato dalle organizzazioni umanitarie.

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Lampedusa e gli hotspot, metodo che favorisce la clandestinità

Il nuovo sistema degli hotspot resta un esperimento ma comporta l’attuazione di politiche, elaborate a livello europeo, che violano i diritti: questi centri hanno l’obiettivo di dividere i migranti in diverse categorie direttamente dopo il loro arrivo via mare, distinguendo tra potenziali rifugiati e migranti economici. Tuttavia, al momento non mancano le pratiche discriminatorie e di violazione dei diritti umani per tutte le categorie, anche quella attualmente “privilegiata”. Un’analisi della situazione di openDemocracy e da noi tradotta.

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Idomeni, la migrazione delle “anime nere”

Sembrano immagini che vengono dal passato. Immagini di sofferenze superate, sanate. Ma è la realtà con cui dobbiamo fare i conti. La gente preme ai posti di blocco, sui fili spinati, contro i muri e le barricate, costretti a subire le angherie di poliziotti che eseguono ordini e di governanti che quegli ordini li danno. Costretti alla “ritirata” dai gas lacrimogeni. Come si fa con i delinquenti. Ma sono famiglie. Sono bambini. E si dimentica che le migliaia di persone che premono alle frontiere non sono immigrati economici – magari una minima parte – ma scappano dalle guerre e le destabilizzazioni provocate anche dagli interventi e dalle politiche europee.

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Chiudere Guantanamo per sempre, per Obama è la volta buona

Di 783 prigionieri ne rimangono 91. Il presidente USA si dice convinto che si va verso la chiusura. Molte però le voci critiche secondo le quali il periodo pre-elettorale non agevolerà la chiusura della struttura che – si obietta – non ha oggi maggiori chance di essere chiusa di quante ne avesse prima. Va ricordato che nel corso della presidenza Obama molti detenuti sono stati rilasciati e “trasferiti” da uomini liberi in altre nazioni, compresi Paesi africani, provocando non poche polemiche e preoccupazioni da parte delle popolazioni locali e delle Organizzazioni per la difesa dei diritti umani.

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