Dall’Africa alla Cina, nessun confine per anoressia e bulimia

I disturbi del comportamento alimentare affliggono circa 70 milioni di persone in tutto il mondo. Tuttavia questi dati potrebbero non tener conto di coloro la cui condizione non viene diagnosticata poiché non in linea con i criteri occidentali. O ancora, poiché appartenenti a una categoria diversa da quella “tipicamente” associata a queste patologie – generalmente una donna bianca, magra e occidentale. Studi dimostrano che l’anoressia e gli altri disturbi alimentari sono in realtà presenti anche nei Paesi dell’Africa e dell’Asia e tra gli afro-americani, che spesso non ricevono cure mediche adeguate a cause dei preconcetti della comunità e degli stessi medici.

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Cina, destinazione da record per gli studenti africani anglofoni

Negli ultimi anni il gigante asiatico ha registrato un notevole aumento del numero di studenti provenienti dall’Africa, superando Gran Bretagna e Stati Uniti e diventando la seconda destinazione a livello mondiale. Il corpo studentesco africano è passato da poco meno di 2.000 allievi nel 2003 a quasi 50.000 nel 2015. A parte l’accesso a borse di studio, sono svariate le ragioni che spingono un così gran numero di persone a partire: opportunità linguistiche, commerciali, imprenditoriali, economiche. L’articolo ci offre una visione d’insieme sul fenomeno.

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Corno d’Africa, i rischi di un’espansione della crisi del Golfo

La regione è una delle zone geo-strategiche più importanti al mondo per la sua vicinanza allo stretto di Bab-el-Mandeb che collega il Golfo di Aden con il Mar Rosso, e ha stretti legami con il mondo arabo. Le nazioni del Golfo si sono recentemente schierate con l’Arabia Saudita nella crisi diplomatica con il Qatar, accusato di aver finanziato il terrorismo e sostenuto l’Iran. Da questa crisi potrebbe innescarsi un effetto a catena che sconvolgerebbe anche le nazioni del Corno d’Africa, un territorio già vulnerabile ai conflitti nonché già sull’orlo di una crisi umanitaria.

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La Mina del Diablo, una discesa nell’inferno boliviano

Una visita alla miniera del Rosario, una camminata di 4 chilometri fino a 80 metri di profondità. Qui, grazie a una guida del posto, scopriamo la storia di questo luogo, la disperazione e la vita dei minatori. “Siamo costretti a schiacciarci contro la parete ad ogni passaggio dei minatori piegati sui loro carrelli prima pieni, poi vuoti, poi nuovamente colmi di pietrame estratto con il loro duro lavoro. Un generale senso di stress, malessere e stanchezza, la necessità d’aria fresca e di spazi aperti, la voglia di uscire il prima possibile da questi cunicoli bui e lontani dal mondo, quello là fuori.”

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Trump tra possibile impeachment e isolamento globale

Si sta forse avvicinando l’impeachment per Donald Trump ora che l’indagine sul Russiagate punta perfino sugli affari di famiglia? Questa la domanda che gira nelle strade, sui media e nelle istituzioni Usa a meno di sei mesi dall’insediamento della nuova Amministrazione. Ipotesi tutt’altro che sorprendente, vista la continua erosione di credibilità. Ma anche se non dovessero emergere le prove di reati tanto gravi da rendere inevitabile l’impeachment il danno politico e d’immagine basato su falsità, “leak” e dietro-front continui alla fine potrebbe risultargli comunque fatale.

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Rifugiati, falso che siano il ‘cavallo di Troia’ del terrorismo

I leader UE e USA sono restii ad ammettere che la principale minaccia proviene da estremisti nati e cresciuti sul proprio territorio. Da quando Trump, lo scorso gennaio, ha firmato l’Ordine Esecutivo sull’immigrazione, il mondo politico ha iniziato a segnalare lo stretto legame tra i profughi e l’insorgenza di attacchi terroristici. Tuttavia, recenti studi hanno dimostrato che tra il 1975 e il 2015, a fronte di 3,2 milioni di profughi accolti negli USA, sono stati solo tre i cittadini americani uccisi dai cd. “terroristi rifugiati”.

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Bolivia, la vita di strada dell’infanzia disperata di El Alto

In questo reportage fotografico viene raccontata la vita di strada di bambini, ma anche persone adulte, che vivono ai margini della società boliviana. Il Paese, tra i più problematici del Sud America, negli ultimi anni è stato impegnato in una serie di conflitti con Stati confinanti per questioni territoriali e di gestione delle risorse. Questo ha ulteriormente peggiorato la situazione sociale. Per dare un parametro, non molto tempo fa è stata approvata una legge che legalizza il lavoro dei bambini a partire dai dieci anni di età.

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Storie, voci e volti per raccontare il Kurdistan che resiste

Alcuni documentari ci consentono di conoscere ciò che è successo in quella vasta regione tra Siria, Turchia, Iraq e Iran dall’inizio della guerra civile siriana a oggi, passando per le discriminazioni e i massacri operati dai miliziani dell’ISIS. Il reportage in video è uno strumento molto efficace per mostrare quanto accade nella regione perché ci consente di confrontarci faccia a faccia con un popolo a cui spesso non viene data voce e che, invece, è in prima linea contro la minaccia jihadista che allunga le sue radici fino in Europa.

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Copti in Egitto, non solo pedine politiche per ISIS e al-Sisi

I recenti attacchi non possono essere visti solo come mera resistenza militare all’autoritarismo del Governo egiziano. Quando, lo scorso aprile, l’ISIS ha rivendicato il doppio attentato alle due chiese copte indicando i nomi degli attentatori suicidi, ha anche lanciato un altro avvertimento ai “crociati”. “Il conto tra noi e loro è davvero alto e i miscredenti devono capire che pagheranno ancora con il sangue dei loro figli, che scorrerà a fiumi, se Allah vorrà.” Ma di che “conto” si tratta? Un’analisi tradotta da openDemocracy.

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Genocidio armeno, il vergognoso negazionismo della Turchia

Il 24 aprile ha segnato l’anniversario del genocidio armeno, durante il quale lo Stato ottomano uccise 1,5 milioni di armeni. Anche se tale tragedia è avvenuta 102 anni fa, in un certo senso non si è mai conclusa poiché l’attuale Stato turco ha intrapreso un progetto di negazione. Ciò continua a sovvertire e a ostacolare sia i ricordi dei sopravvissuti che le rivendicazioni dei loro discendenti. Il negazionismo sta alle fondamenta dello Stato turco e rappresenta il pilastro della sua politica estera. E solo 23 nazioni riconoscono ufficialmente il genocidio di questo popolo.

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