Haiti, l’assassinio di Moïse e gli effetti sulla campagna vaccinale

Il recente omicidio avvenuto nell’isola caraibica è un amaro promemoria di come simili azioni possano portare con sé gravi conseguenze. Data la precarietà politica e sociale di Haiti, la cui storia è contrassegnata da crisi continue e conseguente instabilità, si temono nuovi rischi. Ad esempio, a risentirne di più potrebbe essere la campagna vaccinale contro il Covid-19, di per sé già carente. Alla luce di ciò, l’articolo ripercorre le tappe più importanti del Governo di Moïse mettendo in risalto come tutti i problemi dell’isola sembrino essere legati da un filo comune e come ora siano aggravati da questo violento episodio.

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Moschea al-Aqsa, testimonianza dalla Gerusalemme divisa in due

L’autore di questo articolo, ricercatore presso la Lancaster University, si è recato a Gerusalemme per osservare i rapporti tra israeliani e palestinesi in città. Si è trovato a essere testimone diretto dei recenti episodi che sono poi rimbalzati sui media e sui social di tutto il mondo. Nel suo resoconto, sono evidenti da un lato le pressioni e provocazioni delle autorità israeliane durante il mese del Ramadan, dall’altro le proteste pacifiche e creative dei giovani attivisti palestinesi durate fino al cessate il fuoco tra Israele e Hamas, dichiarato il 21 maggio e compromesso poche ore dopo.

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Desaparecidos: l’ambasciatore argentino, 350 ancora senza nome

In occasione del 25 maggio, giornata mondiale dei bambini scomparsi, Voci Globali ha intervistato Roberto Manuel Carlés, ambasciatore in Italia, con cui abbiamo affrontato il tema più scottante della dittatura a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, quella dei bambini strappati alle madri sequestrate e dati in affido a famiglie vicine al potere. Oggi l’Argentina è un Paese moderno che ha saputo fare i conti con il suo passato e ingranare la marcia in direzione della tutela dei diritti civili e sociali della popolazione nonostante la crisi economica incombente.

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Israele e Hamas: quei soliti e strategici cessate il fuoco temporanei

L’articolo, scritto pochi giorni prima dell’ennesimo cessate il fuoco, analizza il conflitto concentrandosi sull’alternanza tra fasi più o meno lunghe di violenza e periodi di tregua, che sembra protrarsi ormai all’infinito. Da un lato, però, Hamas sta acquisendo la capacità di colpire zone più ampie di Israele e per periodi di tempo più lunghi e, parallelamente, le rappresaglie israeliane si fanno più feroci e intense. Il motivo di questa costante escalation sembra risiedere nella volontà di entrambe le parti di restituire un’immagine vittoriosa al proprio popolo, piuttosto che di raggiungere obiettivi concreti rispetto sia al conflitto sia ai negoziati di pace.

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Siria, dalle macerie della guerra emerge il narcostato del Captagon

Con circa 12,4 milioni di persone senza accesso al cibo, un’economia al collasso e prezzi alimentari alle stelle, la nazione siriana è allo stremo. L’unica fonte di guadagno per lo Stato, tornato in gran parte sotto il controllo di Assad, è il commercio illecito di Captagon. Queste pasticche stupefacenti rappresentano la ricchezza del corrotto regime, che consente traffici illegali ma redditizi della droga preferita dalla penisola arabica, e non solo. Il Paese è così caduto nella trappola della dipendenza, vista la capillare diffusione delle pillole tra i disperati cittadini. Mentre lo sviluppo economico è paralizzato.

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Afghanistan, è il momento di investire nella scuola e nelle ragazze

Un’intervista a Rangina Hamidi, la prima ministra afghana all’Istruzione. La donna, da anni impegnata nel processo di ricostruzione del Paese, riflette principalmente sul ruolo svolto dalle giovani nella società afghana e sul loro graduale percorso di emancipazione scolastica. La priorità attuale del Ministero è quella di investire in nuove infrastrutture scolastiche colmando al tempo stesso le carenze di personale docente e di iscrizioni femminili. L’obiettivo di questi sforzi è garantire un’istruzione universale ed equa a tutti gli studenti afghani. Anche se ora il loro futuro è condizionato dal ritiro delle forze Usa e Nato e dalla possibile rivalsa jihadista.

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Turchia, quel mondo femminile tra maschilismo e patriarcato

Lottare per il riconoscimento dei propri diritti è ancora una priorità per le donne turche. Attiviste e associazioni si battono da anni per garantire indipendenza economica, protezione dalla violenza degli uomini e libertà di decidere della propria vita senza tabù. Ma in un Paese dove solo nel 2020 ci sono stati 300 femminicidi e la retorica di Erdoğan esalta sempre di più la maternità come unica espressione femminile, l’emancipazione è molto difficile. E nell’anno nero della pandemia la situazione è ulteriormente degradata.

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Perù: sterilizzazioni forzate, donne indigene esigono giustizia

Negli anni ’90, oltre 250.000 persone sono state sterilizzate forzatamente per ordine del Governo peruviano, guidato dall’ex presidente dittatore Alberto Fujimori. Molte migliaia di queste sterilizzazioni hanno coinvolto donne indigene di umili origini e sono state illecitamente realizzate senza il loro consenso, costituendo un crimine contro l’umanità. A oggi, le vittime e le loro famiglie, che non hanno più timore di raccontare pubblicamente le loro storie, chiedono giustizia contro quella che viene ritenuta una delle più gravi violazioni istituzionalizzate dei diritti riproduttivi avvenute in America Latina.

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Mine anti-uomo, dai pappagalli verdi a quelle costruite in casa

“Ho visto intere famiglie distrutte dalle mine, rovinate da amputazioni di gambe e braccia operate al fine di salvare vite”. Con queste parole Emanuele Nannini – Director Emergency and Development Area di Emergency – ci ha introdotto alla sua lunga esperienza sul campo in Paesi martoriati dalle presenza di mine anti-uomo. Ordigni utilizzati ancora oggi in aree del mondo coinvolte in conflitti interminabili o disseminati in un passato di violenza. Esistono le armi – e le mine – perché esiste la guerra, la guerra va ripudiata come strumento di risoluzione delle controversie. Perché la guerra – per dirla con Erasmo da Rotterdam – “piace solo a chi non la conosce”.

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Nel 2020 persi 114 mln di posti di lavoro. E avanza la povertà

Tra le emergenze venute a galla con la pandemia c’è quella dell’occupazione a livello globale. L’esplosione della crisi innescata dal Covid, infatti, ha aggravato la posizione di lavoratori già fragili e di Paesi in lotta costante contro povertà e disuguaglianza. Da impieghi sottopagati e senza tutele, all’incremento di persone senza reddito fino alle disparità di genere sempre più marcate, il quadro mondiale del lavoro è drammatico. Anche in nazioni apparentemente ricche, come gli USA, c’è un crescente allarme legato alla disoccupazione. Troppo spesso le storie dei lavoratori raccontano di indigenza e mancanza di dignità.

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