Malesia, la tolleranza e il rispetto come esempio per il mondo

Un tuffo in questo Paese del Sud-Est asiatico, dove tre grandi gruppi etnici, malay, cinese, e indiano, convivono senza osteggiarsi gli uni con gli altri. Dove le moschee sorgono accanto ai templi indù, e al capodanno cinese seguono i festeggiamenti del Ramadan e del Diwali. Una breve analisi di come la gente gestisce questa storica coesistenza, nell’assenza di violenza da ormai cinquant’anni, dei problemi sociali che tuttavia ne scaturiscono, delle soluzioni adottate dal Governo e soprattutto delle lezioni che se ne possono trarre.

Leggi il seguito

Se le jihadiste “abiurano” e vogliono tornare a casa

Ingenue e vittime di soprusi, o artefici consapevoli di violenza e terrore? Il ruolo delle donne che avevano scelto di lasciare le proprie case per unirsi allo Stato Islamico e che ora vogliono ritornare al proprio Paese di origine crea confusione e timori nell’opinione pubblica e nei Governi. Un noto caso nel Regno Unito è quello di Shamima Begum. Urgono disposizioni che perseguano in modo imparziale i responsabili di crimini e atrocità senza pregiudizi basati sul genere. Allo stesso tempo però, occorre riflettere e contestualizzare le scelte di queste donne e i diversi ruoli che i gruppi estremisti riservano ai due sessi.

Leggi il seguito

A Hebron tutto è diviso, anche la tomba di Abramo

Per comprendere la difficile convivenza tra israeliani e palestinesi bisogna andare in questa città della Cisgiordania. Qui ebrei e musulmani dovrebbero ritrovare l’unità in nome di Abramo, sepolto nel complesso sacro della Tomba dei Patriarchi. Invece, proprio a seguito di un attentato del 1994 nella moschea, è iniziata la storia della città divisa, dove la quotidianità è fatta di checkpoint, militari israeliani schierati, strade interdette alle attività palestinesi, attacchi terroristici. E, naturalmente, rivendicazioni territoriali faziose. E ora che la missione di protezione internazionale TIPH è stata allontanata da Israele, Hebron è ancora più insicura.

Leggi il seguito

Mafia nigeriana, prima il rito di iniziazione, poi gli affari

I riti di affiliazione sono una parte fondamentale della criminalità organizzata made in Africa: una volta entrati nei vari culti, gli iniziati sono sottoposti a un rigido silenzio, un’omertà che fa sì che ancora oggi si sappia molto poco di questo fenomeno. Ma non solo: la mafia di origine nigeriana nel nostro territorio evolve e si trasforma, ed è anche la prima organizzazione criminale ad aver instaurato rapporti con quella italiana, un legame che ha permesso a questi due fenomeni malavitosi di collaborare e creare una rete di attività losche – tra cui prostituzione e traffico di organi – che sono molto difficili da combattere.

Leggi il seguito

Trump e l’ossessione della guerra all’Iran “per stabilire la pace”

La situazione in Medio Oriente si fa sempre più tesa. Dopo il vertice di Varsavia è sempre più netta la posizione del presidente USA e dei suoi falchi rispetto a quello che ora è considerato il Paese più pericoloso, capace di destabilizzare l’intero scacchiere mediorientale. Alla retorica americana la comunità internazionale non sembra riuscire a contrapporsi altrettanto nettamente, anche se appare chiaro che l’ipotesi di un forte fronte anti-iraniano è al momento sempre più lontano. Come uscire da una situazione che per certi versi sembra riproporre quanto già accaduto con la guerra in Iraq?

Leggi il seguito

Repubblica della Macedonia del Nord, il nuovo volto dei Balcani

Il 2019 si è aperto con eventi storici per Skopje. La Grecia ha riconosciuto finalmente il nome ufficiale di quest’area dei Balcani. Per la Macedonia, quindi, si sono succeduti fatti importanti: la ratifica degli Accordi di Prespa, la firma del protocollo con la Nato, l’avvicinamento all’UE. Dopo le tensioni con Atene scoppiate nel 1991 a causa della scelta del nome del neonato Paese indipendente dalla federazione jugoslava, oggi Grecia e Macedonia celebrano la pace. Che per il Governo di Skopje significa entrare ufficialmente nell’influenza euro-atlantica. Con preoccupazione della Russia.

Leggi il seguito

Corea del Sud, la stanca tigre asiatica consumata dallo stress

Benvenuti a Seul, esplosa negli ultimi decenni come un fuoco d’artificio. In città è giorno anche di notte: i mercatini e i centri commerciali rimangono aperti fino all’alba, i cartelloni pubblicitari e le luci al neon brillano come stelle, affiancati dalle insegne della Samsung e della Hyundai, mentre il K-Pop infuria in ogni karaoke bar. Tutto ciò ha però un prezzo: la Corea è il Paese che lavora di più al mondo, anche 14 o 15 ore al giorno. La conseguenza è solitudine e alienazione. Spesso i lavoratori finiscono per isolarsi nella loro sofferenza, o per prendere decisioni drastiche.

Leggi il seguito

Street magazine, i mensili di strada a cui lavorano i senza tetto

Il panorama dei giornali di strada, testate fatte e distribuite dai senzatetto, in Italia non è particolarmente florido, ma resiste. Rappresenta una preziosa opportunità di informazione che racconta storie quasi sempre invisibili, narrate da chi quelle stesse storie le vive dal di dentro. Stefano Lampertico è direttore responsabile dell’unico street magazine italiano a carattere nazionale. A lui abbiamo rivolto alcune domande, per conoscere più da vicino l’interessante realtà editoriale di cui è attualmente al timone.

Leggi il seguito

Afghanistan, pace difficile senza apporto negoziale delle donne

Dopo anni di conflitto, i colloqui di pace tra il Governo afgano e i Talebani rappresentano un punto di svolta fondamentale nella storia della regione. Un aspetto essenziale per garantire e mantenere la pace è l’inclusione delle donne nei negoziati. Già da tempo esse svolgono un ruolo cruciale a più livelli per raggiungere la stabilità. Non basta però una rappresentazione formale, occorre che svolgano un ruolo attivo e influente all’interno del processo al fine di assicurare una concreta parità di diritti e un vero cambiamento nella futura società afgana.

Leggi il seguito

Terrorismo, tattica di guerra che offre solo risultati parziali

La strategia terroristica è davvero efficace nel conseguimento di determinati obiettivi politici? Da uno studio condotto su 90 gruppi e organizzazioni in tutto il mondo emerge che, secondo una prospettiva a lungo termine, l’utilizzo di tattiche non violente si rivela più efficace. Se da un lato infatti gli attacchi terroristici suscitano clamore e timore, dall’altro, alla lunga, non sembrano poi garantire una vera alternativa politica allo Stato vigente, e sembrano godere dell’appoggio pubblico solo dopo aver abbandonato il loro estremismo.

Leggi il seguito