Profughi e rifugiati, è l’Africa che ne accoglie il numero più alto

Più dell’80% dei rifugiati nel mondo vive in Paesi in via di sviluppo. In particolare, molti Paesi africani come Etiopia, Kenya, Uganda, Ciad e Repubblica Democratica del Congo accolgono milioni di persone in enormi campi profughi ormai trasformati in vere e proprie città dove, però, molti diritti non sono garantiti, a partire dall’accesso al cibo. I problemi sono anche ambientali: da un lato, carestie e siccità stimolano nuovi flussi migratori, dall’altro i campi stessi hanno un violento impatto sugli spazi e territori dove vengono collocati rendendo ancora più difficile la vita dei rifugiati.

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Dall’orrore alla disperazione: la crisi dei rifugiati in Kenya

La decisione del governo kenyota di chiudere i campi profughi che ospitano centinaia di migliaia di persone provenienti da Paesi limitrofi rappresenta una chiara violazione del diritto internazionale. Il provvedimento non risolve peraltro il problema della sicurezza, minacciata dalla presenza delle milizie di Al Shabaab. Molti profughi costretti a tornare in Somalia saranno facilmente conquistati dai reclutatori del terrorismo.
Il dilemma tra l’accoglienza dei rifugiati e la difesa della sicurezza nazionale affligge il governo. Quale sarà ora il destino di 600.000 profughi che non saranno più ospitati sul suolo del Paese?

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“Rifugiato” non equivale a “vittima”, contro un luogo comune

Con il susseguirsi delle situazioni di crisi nel Mediterraneo o altrove, l’attenzione dell’opinione pubblica viene richiamata dalle sempre più numerose persone in fuga dalla guerra, dalla povertà o dalle persecuzioni. Tuttavia, le rituali manifestazioni di compassione sui media e sulla scena politica svolgono un cattivo servizio alle attività in favore dei rifugiati perché involontariamente – e falsamente – li rappresentano in uno stato di inazione e passività. Descrivere i rifugiati in questa chiave non favorisce cambiamenti sociopolitici significativi.

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Corno d’Africa, catastrofe annunciata

Fuggono dalla guerra, dalla siccità, dalla fame. Percorrono a piedi il deserto, senza cibo né acqua, cercando di raggiungere i campi di accoglienza delle zone di confine. Molti non raggiungono la meta. Un esodo biblico, quello delle popolazioni del Corno d’Africa, intrappolate nella rete degli interessi egoistici tessuta dal ricco Occidente.

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Somalia, un’emergenza che non ha fine

Il flagello di una siccità prolungata che si è abbattuto sul Corno d’Africa ha generato un’emergenza umanitaria di proporzioni gigantesche che sommate a fattori storici e socio-politici mette a rischio la sopravvivenza di 4 milioni di persone. È in questa realtà difficile e complessa che opera Islamic Relief, un’organizzazione umanitaria internazionale cui è consentito l’accesso alle aree degli Al-Shabaad.

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