Come la pandemia ha cambiato la nostra percezione del tempo

La quotidianità non è più la stessa da quando è scoppiata l’epidemia. A subire profondi cambiamenti non sono state soltanto le abitudini del vivere, ma anche la cognizione del tempo. La nuova dimensione sembra essere quella della “trappola nel presente”, senza più capacità di pianificare il futuro. L’articolo analizza, da una prospettiva antropologica, la crisi economica e sociale innescata dal coronavirus, mettendola a confronto con i ritmi di vita accelerati imposti dal modello capitalista. Si aprono, così, nuove piste di riflessione per cercare di superare questo tempo di “inerzia”.

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Mascherine e niqab, dibattito su una similitudine superficiale

Coprirsi bocca e naso e mantenere le distanze sociali: questi sono i nuovi imperativi in vigore nel mondo ai tempi della pandemia. Una situazione anomala, che ha suscitato anche il seguente interrogativo: una mascherina anti-virus è così diversa da un niqab? La risposta è affermativa e apre un dibattito sull’argomento. Lo scopo di questa breve analisi è riuscire a far comprendere il vero significato del velo indossato dalle donne musulmane e aprire il mondo all’alterità culturale e religiosa. Abbandonando, soprattutto, le motivazioni superficiali e ipocrite che spingono l’Occidente ad assimilare mascherina e velo.

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In Africa la malaria continua ad uccidere, e anche più del Covid

L’arrivo del coronavirus ha catalizzato l’attenzione di politici e sanitari, alle prese con la nuova pandemia. L’emergenza Sars-CoV2 rischia però di spostare risorse preziose per debellare altre malattie come la malaria. Quest’ultima causa ancora 1.100 decessi al giorno, e la battaglia è aperta. Oltre a un maggiore impegno con le diverse comunità, sono necessari finanziamenti e programmi continui di prevenzione. Il movimento panafricano “Zero Malaria Inizia con Me” è un contributo per tenere acceso l’impegno verso una malattia endemica.

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Attenti agli emoji, possono essere elementi di prova in giudizio

Gli emoticon nei messaggi di testo, così diffusi a livello globale, hanno un valore legale? La questione è aperta. Ormai non è insolito, infatti, che le icone grafiche vengano impiegate come prove in giudizio nei Tribunali. Dagli Stati Uniti alla Francia sono già state emesse sentenze nelle quali l’uso improprio di una faccina è stato determinante nell’esito di una causa. Per interpretare gli emoji nelle Corti, però, i giudici hanno bisogno di figure esperte come quelle dei linguisti forensi, in grado di coniugare competenze linguistiche, giuridiche e conoscenze culturali.

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Migranti e rifugiati, il loro numero potrebbe restare molto alto

Quante persone si sposteranno nei prossimi anni? Tante le stime, ma la risposta più sicura è una: saranno pochi rispetto chi vorrebbe davvero emigrare e tanti, in confronto a quelli che gli Stati desiderano ospitare. L’articolo – che però non prende in considerazione la situazione creata dai lockdown dovuta al Covid-19 – sottolinea che gli spostamenti sono dovuti non solo a ingiustizie e conflitti, ma anche ai cambiamenti climatici. I Paesi sono messi in guardia: le misure restrittive sono inutili. Adottare piani adeguati per gestire gli aumenti dei flussi migratori è l’unica strada.

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Non esiste al mondo Paese davvero a misura di bambino

Cambiamenti climatici, fenomeni migratori, conflitti e pratiche commerciali predatorie sono alcune delle minacce per la salute e l’avvenire dei più piccoli in ogni Paese del mondo. A denunciarlo è un nuovo rapporto pubblicato da UNICEF, OMS e Lancet. Secondo gli esperti nessuna nazione sta facendo il minimo indispensabile per garantire ai più vulnerabili sicurezza, salute e un futuro migliore. Il testo fa luce sulla questione, fornendo alcune misure che gli Stati possono adottare da subito per tutelare la crescita della popolazione più giovane.

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Schiavitù, trauma transgenerazionale e diritto alla riparazione

Il Castello di Elmina in Ghana ricorda gli oltre 400 anni di ingiustizie subìte dai popoli africani e indigeni fatti schiavi. Sebbene le violenze e le atrocità avvenute tra le mura di questa Fortezza appartengano a un passato lontano, alcuni studi ci dimostrano la loro continuità con il presente. Infatti, esse hanno ancora oggi un impatto sulla salute delle popolazioni africane e indigene. Per questo, l’articolo passa in rassegna i motivi per i quali la richiesta e l’attuazione di riparazioni per una “giustizia sanitaria” sarebbero fondamentali per risarcire tali atrocità.

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L’Africa e lo sviluppo industriale, porte aperte verso il futuro

Il 20 novembre si celebra la Giornata dell’industrializzazione dell’Africa, ma la narrativa sul continente africano sembra essere sempre la stessa, incentrata su povertà assoluta e mancanza o lentezza nello sviluppo. Eppure l’economista Wim Naudé ci propone un punto di vista diverso. Secondo lo studioso, l’Africa ha tutte le potenzialità per avanzare nello sviluppo grazie a tre tipi di industrializzazione. L’articolo offre un’attenta analisi sulla questione e propone al tempo stesso dei suggerimenti ai governi del continente. Perché di fatto ci sono stati grandi passi in avanti, ma bisogna saperli raccontare.

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Brasile, la denuncia: pulizia etnica contro la popolazione nera

Dopo l’omicidio della piccola Agatha Felix, di soli otto anni, colpita alla schiena da un proiettile mentre rientrava a casa, si comincia a parlare di vero e proprio genocidio nello Stato sudamericano. I cittadini brasiliani, infatti, credono che la violenza impiegata dagli agenti di polizia contro le popolazioni delle favelas di Rio de Janeiro rappresenti un vero e proprio piano per la loro eliminazione. L’articolo offre un’analisi dettagliata del fenomeno, aprendo a nuovi elementi di riflessione e mettendo in evidenza che ciò che sta avvenendo nel Paese è di fatto una discriminazione istituzionalizzata e violenta.

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Filippine, la violenza di Duterte contro droga e prostituzione

Tossicodipendenti e prostitute sono i bersagli, spesso innocenti, della presunta lotta alla criminalità che dal 2016 è in atto nello Stato del Sud-Est asiatico. La polizia arrogante e senza scrupoli e le leggi poco chiare in vigore nel Paese si traducono in abusi di potere, molestie e violazioni gravi dei diritti dei cittadini. Con la conseguenza che soprattutto le donne sono costrette ad accettare ricatti e corruzione per salvarsi dalla violenza. E a volere tutto questo è il presidente in carica. È proprio a partire dalla sua elezione che è cominciata l’aggressiva repressione.

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