Africa, strade killer che uccidono più della malaria

È davvero sorprendente scoprire quanto le strade, sebbene pericolose di per sé, possano rivelarsi fatali. Oggi, infatti, gli incidenti stradali rappresentano l’ottava causa di morte al mondo. Ad essere particolarmente colpita è la regione sub-sahariana. Qui gli scontri stradali sembrano avere un impatto maggiore rispetto a tante malattie mortali. Sono molte le iniziative promosse per fronteggiare questo problema, il Decennio di Azione per la Sicurezza Stradale e Safe Roads Africa, per citarne due. Tuttavia, attualmente questi sforzi sembrano solo risposte parziali dinanzi a una questione difficile da risolvere.

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Messico: forza, paure e ribellioni dietro il movimento #MeToo

La lotta contro le molestie sessuali e le altre forme di violenza subite dalle donne si sta diffondendo anche nel territorio centroamericano. Da troppo tempo la popolazione femminile era costretta al silenzio per paura di un sistema che difende più gli aggressori che le vittime. Tutto ha avuto inizio con un tweet che ha provocato un’ondata di segnalazioni in numerosi settori, dal giornalismo al teatro fino all’ambito accademico. Attraverso i social media si è creato uno spazio utile a esprimersi liberamente e denunciare gli abusi.

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India, se la campagna elettorale si fa a colpi di whatsapp

I social media e le applicazioni, in particolare quelle di messaggistica istantanea, svolgono ormai un ruolo fondamentale nella vita quotidiana di milioni di persone. Non sorprende quindi che in un Paese che conta oltre 200 milioni di utenti, questi strumenti possano diventare un’arma a doppio taglio, soprattutto con l’avvicinarsi delle prossime elezioni nazionali. Se da un lato infatti i partiti politici indiani stanno cercando di approfittarne per guadagnare sempre più elettori, dall’altro proprio i cittadini sono a rischio di rimanere vittime di disinformazione e pericolose fake news.

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Algeria, basta Bouteflika. Il popolo abbatte il muro della paura

Le attuali proteste pacifiche significano soltanto una cosa per il popolo algerino: l’inizio di un nuovo capitolo nella sua storia. Il Paese, infatti, dopo anni di rivoluzioni e lotte per il potere, si ribella all’annuncio lanciato dal Fronte di Liberazione Nazionale che parla di un quinto mandato del presidente ottantunenne Bouteflika alle votazioni del prossimo 18 aprile. I cittadini scendono in piazza per denunciare l’incapacità dei leader politici di trovare soluzioni volte alla costituzione di una società giovane e creativa. E questa volta non si può ignorare il loro grido.

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Nigeria, con la pesca in crisi a rischio la sicurezza del Paese

Nel giro di qualche anno la popolazione nigeriana conterà circa 200 milioni di persone, diventando entro il 2050 la terza a livello mondiale. Ciò comporta grosse sfide. Milioni di nigeriani dipendono dalle attività ittiche che ora sono minacciate da fenomeni quali cambiamento climatico, inquinamento e pesca illegale. Al fine di migliorare la situazione ed evitare conflitti – alcuni dei quali già emersi – bisogna passare ai fatti. In particolare, serve una chiara strategia nazionale mirata a salvaguardare i cittadini più vulnerabili e la già precaria condizione ambientale.

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Francia, studenti stranieri traditi da Macron, per loro più tasse

La Francia, da sempre un Paese che gode di un sistema d’istruzione gratuito ed efficiente, vede oggi lo stesso versare in condizioni poco favorevoli per il futuro studentesco. La crisi affonda le sue radici non solo negli scarsi finanziamenti ricevuti, ma soprattutto nell’ultima mossa da parte del Primo Ministro, Édouard Philippe che ha annunciato nuovi piani governativi che vedono un aumento astronomico delle tasse universitarie per gli studenti non comunitari. Un’azione questa che si ripercuoterà, senza mezzi termini, sull’avvenire di migliaia di giovani desiderosi di andare a studiare in Francia.

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Fumetti e graphics per raccontare le vite dei migranti in viaggio

Dopo l’esposizione alla biennale di Liverpool dell’opera d’arte The List, sono numerosi gli artisti e i giornalisti ad impiegare le storie grafiche per condividere e raccontare le esperienze di migrazione dei profughi. Welcome to the New World, Threads From the Refugee Crisis, Over Under Sideways Down, sono solo alcuni dei tanti titoli di fumetti di questo genere. L’obiettivo è dar voce alle storie di “coloro che non contano”. Tramite il racconto di viaggi reali, la rappresentazione di ricordi traumatici e una serie di immagini, i comics diventano un potente strumento per far luce sulle singole vite dei profughi oscurate dalla crisi globale.

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Egitto, la violenza di Stato e l’illusione della modernità

Da tempo il regime militare egiziano al potere ha aumentato l’uso della violenza, della repressione e delle sparizioni di massa. La comunità internazionale, così come diverse organizzazioni, hanno denunciato più volte le gravi violazioni di diritti umani perpetrate nel Paese. Dal canto loro, tuttavia, il Governo e i suoi sostenitori, tra cui il ceto medio urbano, continuano a negare l’evidenza. Puntando il dito contro rivali e continuando a proporsi come la sola forza che può garantire stabilità e modernità, il regime cela in realtà gravi reati che alla fine si ripercuotono sulla popolazione.

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India, non basta un registro con i nomi degli stupratori

Lo Stato indiano presenta uno dei più alti tassi al mondo di reati sessuali. Per cercare di ridurre questa piaga, il Governo ha lanciato un registro dei responsabili di violenze a sfondo sessuale. Tuttavia, uno dei principali ostacoli è il bassissimo numero di denunce che vengono effettuate contro questi crimini, principalmente per via di atteggiamenti tradizionali e sessisti nei confronti delle donne che le fanno sentire colpevoli e nel torto, disincentivando quindi una pubblica accusa. Nonostante i buoni propositi, la strada sembra dunque ancora molto lunga.

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Haiti contro Moïse, presidente spalleggiato dagli USA

Da mesi il popolo haitiano è in rivolta, con gli abitanti che si sono riversati nelle strade in massa per chiedere le dimissioni del presidente eletto nel febbraio 2017. A scatenare le proteste è stata la comunicazione del Governo di voler ridurre i sussidi sul carburante, ma in realtà l’insurrezione ha radici molto più profonde. Infatti, nonostante i colpi di Stato orchestrati dagli Stati Uniti contro l’ex capo di Stato Aristide, le successive elezioni caratterizzate da brogli e inganni e, infine, la povertà diffusa tra la maggioranza delle famiglie, il movimento popolare è sopravvissuto e ora chiede giustizia e cambiamenti.

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