Egitto, la violenza di Stato e l’illusione della modernità

Da tempo il regime militare egiziano al potere ha aumentato l’uso della violenza, della repressione e delle sparizioni di massa. La comunità internazionale, così come diverse organizzazioni, hanno denunciato più volte le gravi violazioni di diritti umani perpetrate nel Paese. Dal canto loro, tuttavia, il Governo e i suoi sostenitori, tra cui il ceto medio urbano, continuano a negare l’evidenza. Puntando il dito contro rivali e continuando a proporsi come la sola forza che può garantire stabilità e modernità, il regime cela in realtà gravi reati che alla fine si ripercuotono sulla popolazione.

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India, non basta un registro con i nomi degli stupratori

Lo Stato indiano presenta uno dei più alti tassi al mondo di reati sessuali. Per cercare di ridurre questa piaga, il Governo ha lanciato un registro dei responsabili di violenze a sfondo sessuale. Tuttavia, uno dei principali ostacoli è il bassissimo numero di denunce che vengono effettuate contro questi crimini, principalmente per via di atteggiamenti tradizionali e sessisti nei confronti delle donne che le fanno sentire colpevoli e nel torto, disincentivando quindi una pubblica accusa. Nonostante i buoni propositi, la strada sembra dunque ancora molto lunga.

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Haiti contro Moïse, presidente spalleggiato dagli USA

Da mesi il popolo haitiano è in rivolta, con gli abitanti che si sono riversati nelle strade in massa per chiedere le dimissioni del presidente eletto nel febbraio 2017. A scatenare le proteste è stata la comunicazione del Governo di voler ridurre i sussidi sul carburante, ma in realtà l’insurrezione ha radici molto più profonde. Infatti, nonostante i colpi di Stato orchestrati dagli Stati Uniti contro l’ex capo di Stato Aristide, le successive elezioni caratterizzate da brogli e inganni e, infine, la povertà diffusa tra la maggioranza delle famiglie, il movimento popolare è sopravvissuto e ora chiede giustizia e cambiamenti.

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India, donne ai margini di una società maschilista e settaria

In questo Paese tra uomini e donne regna una forte disuguaglianza, una condizione, questa, percepita soprattutto nelle strade delle città. Spesso le donne sono costrette a svolgere lavori che le costringono a rimanere in casa, e sono in poche a poter guidare un veicolo. Inoltre, al fine di garantire loro di potersi spostare liberamente per le strade e utilizzare i trasporti pubblici bisognerebbe realizzare quartieri e infrastrutture in grado di rispondere maggiormente alle loro esigenze. La sfida attuale è quella di provvedere alla sicurezza delle aree urbane attraverso progettazioni su più vasta scala.

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Swaziland, le elezioni politiche all’ombra del potere del re

Un nuovo rapporto pubblicato lo scorso luglio mostra come le ultime elezioni nazionali tenutesi nel 2013 non sono state democratiche. Al contrario, l’intera rappresentazione elettorale sembra essere servita solo a mantenere lo status quo della monarchia assoluta dominante. Il prossimo 21 settembre il Paese sarà chiamato di nuovo alle urne, e le previsioni non preannunciano nulla di buono. Fintanto che i poteri saranno ancora tutti nelle mani del re, non avverranno cambiamenti significativi ma gli elettori sembrano temere troppo le rappresaglie per attuare un vero mutamento.

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Mali, capire i motivi dell’estremismo per costruire la pace

La recente ondata di attacchi estremisti in Mali ha riportato alla luce la necessità di rivedere l’approccio alla sicurezza militare, unico mezzo impiegato come risposta al terrorismo nel Sahel. Per poter condurre il Paese verso una maggiore stabilità, è invece necessario capire quali siano i motivi che spingono così tanti giovani a unirsi a gruppi armati. Solo affrontando le cause profonde del conflitto e riacquistando la fiducia di un popolo disilluso, questa nazione potrà finalmente intraprendere il cammino tanto sognato quanto sofferto verso la pace.

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Gaza, il futuro frenato dall’indifferenza e dalle paure di Israele

Le immagini di uomini, donne, giovani e anziani palestinesi diretti verso il confine israeliano hanno creato una terribile angoscia nell’immaginario collettivo. Non c’è da affrontare solo il recente conflitto esploso sulla Striscia, ma anche far fronte alle sue cause, per dare agli abitanti di Gaza un qualche motivo per credere ancora nel loro avvenire. Ma Israele, in realtà, nutre forti preoccupazioni circa la sua sicurezza. Si preoccupa che il miglioramento delle condizioni, in particolare di quelle economiche, darebbe ad Hamas nuove opportunità per rafforzarsi.

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Messico, non si ferma la lotta dell’indigena Marichuy

Maria de Jesus Patricio, comunemente nota come Marichuy, è una guaritrice indigena designata dal Congresso Nazionale Indigeno come candidata indipendente alle elezioni presidenziali messicane del 2018. Nonostante il gran numero di sostenitori, la donna non è riuscita a raccogliere il numero di firme necessarie per la corsa alla presidenza. Eppure, ciò non rappresenterà un ostacolo per tutti gli abitanti delle comunità indigene, le quali continueranno a combattere per i loro diritti.

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Le armi nucleari, un excursus storico e la situazione attuale

Dopo un breve quadro storico su nascita e sviluppo degli armamenti nucleari, l’esperto di pace e sicurezza internazionale Paul Rogers riassume dove siamo arrivati oggi. L’autore sottolinea anche alcuni fattori di ottimismo, nonostante le recenti tensioni internazionali, la stance belligerante del presidente americano Trump e l’aumento dei rischi collegati al nucleare secondo il Bollettino degli scienzati atomici. Un quadro esaustivo e competente su una questione tanto dibattuta.

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Facebook, l’hate speech e la censura contro l’attivismo nero

La pubblicazione di alcuni documenti interni dell’azienda californiana da parte della piattaforma di giornalismo indipendente ProPublica, ha acceso il dibattito sull’hate speech con riferimento al mondo nero. L’autrice dell’articolo – membro del Black First Land First, in Sud Africa – considera le linee guida impiegate dal colosso digitale nella lotta contro l’incitamento all’odio come razziste, discriminatorie e incoerenti. Si sostiene dunque, nonostante il grosso utilizzo di questo social da parte degli attivisti neri, la necessità di una forte mobilitazione a livello globale.

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