Messico, sull’onda della crisi la lotta per i diritti umani

Il 2014 è stato un anno difficile, ma la scomparsa di 43 studenti ha dato linfa a un movimento di grande coscienza civile. I cittadini chiedono che sia fatta chiarezza sull’accaduto, chiedono le dimissioni del presidente e che si indìcano le elezioni per una nuova assemblea costituzionale nel 2017. Si tratta di una sfiducia nelle istituzioni politiche ormai generalizzata e molto diffusa. Infatti, anche una grande varietà di settori sociali si sta mobilitando e sta chiedendo un cambiamento radicale.

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Yemen, perché il Paese rischia una nuova scissione

Dopo le dimissioni del Presidente Hadi, il 22 gennaio scorso, il processo di transizione mirato a una maggiore stabilità politica sembra fallire. Probabilmente, la minaccia più grande alla stabilità dello Yemen non è la violenza dei ribelli Houthi nel nord e nemmeno l’attività di AQAP nel sud, ma la prospettiva di una nuova divisione del Paese lungo i confini precedenti all’unificazione del 1990. Il destino degli Yemeniti è in bilico, e dipenderà dal continuo impegno diplomatico e sostegno della comunità internazionale.

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Conflitto maoisti e Stato indiano, al centro donne e bambini

Una larga parte delle popolazioni tribali indiane subisce le conseguenze più pesanti del sanguinoso conflitto – in corso da anni, autentico conflitto dimenticato – tra lo Stato indiano e i gruppi di guerriglieri maoisti. Raramente tale conflitto è emerso nell’agenda riguardante programmi di sicurezza globale. Donne e bambini sono intrappolati in questa mortale linea di fuoco, con abusi sessuali dilaganti e i più piccoli usati come scudi umani.

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Facebook e il rischio di danni alla salute mentale

Negli ultimi dieci anni, Facebook ha aggiunto una nuova dimensione alla vita di oltre un miliardo di persone, e insieme ad altri social network come Twitter e Instagram, ha creato una categoria di legami sociali del tutto nuova. Un numero sempre più ampio di studi nell’ambito della psicologia e delle scienze sociali analizzano il fenomeno dei social media e come stanno cambiando le nostre vite, in meglio o in peggio. Ecco alcuni risultati.

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Il francese, le lingue locali e il complesso di inferiorità

Nessun Paese può svilupparsi se la maggioranza della sua popolazione non comprende la lingua ufficiale. Un’analisi concentrata sull’Africa francofona e in particolare sul Senegal, dove il vero problema non è la presenza della lingua francese, compresa dal 29% della popolazione senegalese, ma l’assenza delle lingue nazionali locali nella sfera ufficiale: vita politico-amministrativa, educazione, formazione. Una questione di sviluppo e di democrazia.

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