Russia, la legge contro la “propaganda gay” che lede i diritti umani

Sebbene nel 1993 in Russia l’omosessualità sia stata depenalizzata, da allora si sono susseguite numerosi leggi al riguardo. Nel 2013 il già presidente Vladimir Putin firmò un nuovo decreto che proibiva la diffusione di informazioni sulle “relazioni sessuali non tradizionali” ai minori di 18 anni – con il pretesto del rischio spopolamento – limitando di fatto la vita delle persone LGBTIQ e dei gruppi di sostegno. Nonostante la legge sia stata condannata dalle principali istituzioni europee per la tutela dei diritti umani e dalla comunità internazionale, sono stati proposti di recente emendamenti che ne ampliano il campo di applicazione, ponendo ancora più in pericolo i diritti LGBTIQ e la libertà di espressione.

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Africa, la Francia parla di giustizia decoloniale ma fa i suoi interessi

Sempre più di frequente le ex potenze coloniali dichiarano di voler fare ammenda per i crimini del passato e di voler compensare – con restituzioni e investimenti – i danni arrecati ai Paesi africani (e non solo) in linea con quella che è stata definita “giustizia decoloniale”. Ma, altrettanto spesso, tali dichiarazioni, come quelle di Macron durante le visite di Stato in Africa occidentale, nascondono in realtà il chiaro intento di garantirsi potere di influenza sulle Regioni un tempo colonizzate e possibilità di guadagno grazie a rinnovati accordi commerciali, ben lontani dall’essere equi.

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Nigeria, 14 anni di prigione per aborto e parti a rischio per le madri

Il recente ribaltamento della sentenza Roe vs Wade ha annullato le leggi federali statunitensi che garantivano l’accesso all’aborto. Nonostante il successivo ordine esecutivo firmato da Biden per porvi rimedio, si sta aprendo la strada a nuove norme che limiteranno la possibilità di interrompere una gravidanza in modo legale e sicuro. In Nigeria, vige da tempo una legge che punisce duramente chi ricorre all’aborto in casi diversi da quelli salvavita. Parallelamente si riscontra un alto tasso di mortalità materna, risultato delle leggi “pro-vita” che invece compromettono la salute e la vita stessa delle donne.

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Migrazioni, film e documentari africani che cambiano la narrazione

Se molti viaggi migratori hanno i Paesi africani come punto di partenza, è purtroppo vero che nella narrazione globale sulle migrazioni manca proprio il punto di vista di chi questi viaggi li affronta. Questo è invece l’obiettivo della Ong STEPS che si occupa di portare la prospettiva degli africani sulla scena internazionale, producendo film e documentari su temi d’attualità che siano strumenti di cambiamento sociale e sensibilizzazione. Tramite l’impact producing, è infatti possibile agire concretamente per migliorare la vita degli individui, delle comunità e delle politiche documentate nelle pellicole.

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Integrazione panafricana imperfetta, manca la volontà dei leader

In occasione dell’Africa Day il 25 maggio e del summit straordinario dell’Unione Africana tenutosi nella Guinea Equatoriale, si rende indispensabile una riflessione sull’urgenza di una reale integrazione continentale. Sebbene l’UA abbia stabilito linee guida condivisibili e ammirevoli, vari Stati membri sono riluttanti a trasferire i poteri necessari agli organi dell’Unione. Eppure, rinunciare a una piccola porzione di autonomia, porterebbe alla coesione interna e a maggiori benefici comuni in ambito politico ed economico, e soprattutto a un migliore posizionamento dell’Africa sullo scacchiere internazionale.

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Confini e frontiere rimangono espressione della violenza coloniale

Dopo essere stato a lungo discusso e contestato, il Nationality and Borders Bill è diventato legge. Una legge da molti considerata disumana, in base alla quale lo Stato potrà privare gli individui della cittadinanza senza preavviso e la Guardia Costiera dovrà respingere le imbarcazioni che tentino di attraversare la Manica senza autorizzazione. Se la Gran Bretagna continua ad attuare politiche di stampo colonialista, lo stesso si può dire dell’Unione Europea che ha ormai adottato l’esternalizzazione delle frontiere come merce di scambio all’interno degli accordi con i Paesi africani e mediorientali.

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Leggere Dostoevskij e Tolstoj durante la guerra in Ucraina

L’attuale situazione bellica ha innescato dei meccanismi di isolamento nei confronti della Russia: isolamento economico per mezzo delle sanzioni, ma anche culturale, con l’annullamento di eventi in ogni parte del mondo. Anche la letteratura russa, costellata di capolavori, è stata messa in discussione. Ma, le opere d’arte sono tali proprio perché possono essere lette criticamente anche e soprattutto in periodi bui come questo. E le analisi presenti nei romanzi dei grandi scrittori del passato possono fare luce sul presente, perché nella storia dell’uomo la guerra è tristemente uguale a sé stessa.

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Kirghizistan-Tagikistan, il conflitto frontaliero mette in crisi i media

Il confine tra i due Paesi dell’Asia centrale, vagamente delineato, si colloca in una remota zona montuosa ed è diventato oggetto di una disputa pluriennale. Gli scontri tra gli eserciti nelle zone di frontiera si verificano ben lontano dagli occhi dei giornalisti che, per riportare le notizie, devono ricorrere alle sole testimonianze dei residenti locali e farsi strada nel flusso di notizie non verificate che inonda i social media. Inoltre, le testate indipendenti che citano notizie veritiere ma scomode, vanno incontro alla repressione governativa che, in nome del nazionalismo, impone la censura.

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Guerra Russia-Ucraina, debolezza e crisi del diritto internazionale

Mentre l’Ucraina comincia a ricevere i primi aiuti militari da parte di alcuni Stati europei, le norme per il mantenimento della pace internazionale vengono gravemente messe in crisi dalla situazione in corso. L’aggressione perpetrata dalla Russia al territorio ucraino è una chiara e preoccupante minaccia alla pace e come tale è perseguibile per legge. Ma il ruolo della Federazione Russa come membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite fa sì che una reazione sul piano legale da parte degli altri Paesi sia estremamente complessa. Anche se non impossibile.

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Energie rinnovabili alimentano conflitto nell’ultima colonia d’Africa

Un preoccupante caso di “greenwashing” è in atto nel Sahara occidentale, abitato con scarsa densità dal popolo saharawi. Area ricca di fosfati nel sottosuolo, e su una superficie assolata e ventosa, è al centro degli interessi del Marocco che di fatto la occupa, spostando l’attenzione pubblica sugli impianti eolici e solari che lì sta costruendo per aumentare la sua quota di energie sostenibili. Se da una parte il Paese nordafricano sfodera apprezzabili piani d’azione per la lotta all’emergenza climatica, lo fa sfruttando un territorio non suo e impedendo l’autodeterminazione di un popolo.

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