Israele, il nuovo Governo di Netanyahu minaccia la democrazia

Dopo aver ricevuto la fiducia della Knesset, il 29 dicembre scorso ha prestato giuramento il nuovo Governo israeliano guidato dalla coalizione dei partiti più di estrema destra e di orientamento religioso ultra-ortodosso della storia del Paese. Le dichiarazioni dei neo ministri sono molto chiare e non lasciano spazio a dubbi sulla volontà del Governo di percorrere la strada della discriminazione, dell’apartheid e dello spregio delle Leggi Fondamentali e dei diritti umani pur di consolidare il proprio potere e affermare la supremazia ebraica in ogni ambito della vita politica e sociale.

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Le donne vanno in guerra ma vengono escluse dai processi di pace

Nel 2000 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità la Risoluzione 1325 sull’impatto che le guerre hanno sulle donne e il loro contributo alla risoluzione dei conflitti armati. Ciononostante, sono numerosi i conflitti svoltisi negli ultimi vent’anni che hanno visto le donne ricoprire ruoli sia sulla linea del fuoco che apicali o ausiliari per poi ritrovarsi escluse dalla ricostruzione nella fase post-bellica. La piena partecipazione delle donne ai vari step del processo di pace è indispensabile per una società funzionale che tenga conto delle differenze di genere.

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Le politiche migratorie dell’Europa limitano la mobilità dall’Africa

Anche alla luce dei fatti più recenti, che hanno visto l’Italia rifiutarsi di autorizzare uno sbarco di migranti, acquisisce particolare rilevanza un’analisi critica delle politiche migratorie dell’UE. Laddove i Governi europei dichiarano di voler “evitare” che le persone intraprendano viaggi migratori lunghi e travagliati, di fatto non mettono in pratica nessuna azione per aprire corridoi umanitari legali e sicuri, soprattutto per chi parte dall’Africa. Il razzismo verso chi ha la pelle di colore scuro sembra proprio plasmare queste politiche per la “gestione” dei flussi migratori.

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Gli afghani nel mirino di truffe online. Visti falsi per lasciare il Paese

Mentre nel mondo occidentale basta adempiere a pochi step burocratici per ottenere il passaporto o un visto, altrove la situazione è diversa. Dopo il ritorno al potere dei Talebani, in Afghanistan i social media sono stati inondati da annunci di privati o sedicenti agenzie che assicuravano visti per poter partire, dietro cospicuo pagamento. Chi è caduto nel tranello si è ritrovato derubato di migliaia di dollari e, nei casi peggiori, obbligato a intraprendere viaggi pericolosi alla mercé dei trafficanti, per poi finire in Paesi esteri, abbandonato al proprio destinato e ricercato dalle autorità locali.

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Africa, i matrimoni precoci che cancellano il futuro delle bambine

Nonostante le campagne per l’abolizione dei matrimoni precoci messe in atto dall’Unicef e altri enti istituzionali, questa usanza – profondamente radicata nelle tradizioni locali – continua a essere praticata in molti Paesi del mondo. Un recente studio ha analizzato i dati relativi a quattro Stati dell’Africa sub-sahariana che detengono i tassi più alti di matrimoni infantili, cercando delle risposte al motivo del perdurare di tale pratica. Ne è emersa una chiara correlazione tra livello d’istruzione ed età delle prime nozze che indica, tra le soluzioni, un percorso scolastico più lungo per le ragazze.

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Russia, la legge contro la “propaganda gay” che lede i diritti umani

Sebbene nel 1993 in Russia l’omosessualità sia stata depenalizzata, da allora si sono susseguite numerosi leggi al riguardo. Nel 2013 il già presidente Vladimir Putin firmò un nuovo decreto che proibiva la diffusione di informazioni sulle “relazioni sessuali non tradizionali” ai minori di 18 anni – con il pretesto del rischio spopolamento – limitando di fatto la vita delle persone LGBTIQ e dei gruppi di sostegno. Nonostante la legge sia stata condannata dalle principali istituzioni europee per la tutela dei diritti umani e dalla comunità internazionale, sono stati proposti di recente emendamenti che ne ampliano il campo di applicazione, ponendo ancora più in pericolo i diritti LGBTIQ e la libertà di espressione.

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Africa, la Francia parla di giustizia decoloniale ma fa i suoi interessi

Sempre più di frequente le ex potenze coloniali dichiarano di voler fare ammenda per i crimini del passato e di voler compensare – con restituzioni e investimenti – i danni arrecati ai Paesi africani (e non solo) in linea con quella che è stata definita “giustizia decoloniale”. Ma, altrettanto spesso, tali dichiarazioni, come quelle di Macron durante le visite di Stato in Africa occidentale, nascondono in realtà il chiaro intento di garantirsi potere di influenza sulle Regioni un tempo colonizzate e possibilità di guadagno grazie a rinnovati accordi commerciali, ben lontani dall’essere equi.

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Nigeria, 14 anni di prigione per aborto e parti a rischio per le madri

Il recente ribaltamento della sentenza Roe vs Wade ha annullato le leggi federali statunitensi che garantivano l’accesso all’aborto. Nonostante il successivo ordine esecutivo firmato da Biden per porvi rimedio, si sta aprendo la strada a nuove norme che limiteranno la possibilità di interrompere una gravidanza in modo legale e sicuro. In Nigeria, vige da tempo una legge che punisce duramente chi ricorre all’aborto in casi diversi da quelli salvavita. Parallelamente si riscontra un alto tasso di mortalità materna, risultato delle leggi “pro-vita” che invece compromettono la salute e la vita stessa delle donne.

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Migrazioni, film e documentari africani che cambiano la narrazione

Se molti viaggi migratori hanno i Paesi africani come punto di partenza, è purtroppo vero che nella narrazione globale sulle migrazioni manca proprio il punto di vista di chi questi viaggi li affronta. Questo è invece l’obiettivo della Ong STEPS che si occupa di portare la prospettiva degli africani sulla scena internazionale, producendo film e documentari su temi d’attualità che siano strumenti di cambiamento sociale e sensibilizzazione. Tramite l’impact producing, è infatti possibile agire concretamente per migliorare la vita degli individui, delle comunità e delle politiche documentate nelle pellicole.

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Integrazione panafricana imperfetta, manca la volontà dei leader

In occasione dell’Africa Day il 25 maggio e del summit straordinario dell’Unione Africana tenutosi nella Guinea Equatoriale, si rende indispensabile una riflessione sull’urgenza di una reale integrazione continentale. Sebbene l’UA abbia stabilito linee guida condivisibili e ammirevoli, vari Stati membri sono riluttanti a trasferire i poteri necessari agli organi dell’Unione. Eppure, rinunciare a una piccola porzione di autonomia, porterebbe alla coesione interna e a maggiori benefici comuni in ambito politico ed economico, e soprattutto a un migliore posizionamento dell’Africa sullo scacchiere internazionale.

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