19 Aprile 2024

Africani scrittori di resoconti di viaggi attraverso il loro Continente

[Traduzione a cura di Gaia Resta dell’articolo originale di Janet Remmington pubblicato su The Conversation]

La letteratura di viaggio in Africa è spesso associata alle imprese coloniali del passato o alle ricerche avventurose dei bianchi di oggi. Ma gli africani producono da molto tempo appassionanti testi di viaggio in forma sia scritta che orale. È necessario guardare oltre i resoconti degli occidentali o dei bianchi in quanto un’ampia varietà di scrittori in tutto il mondo scrivono romanzi di viaggio. Le ezines letterarie (riviste elettroniche pubblicate online) che si dedicano all’argomento, infatti, prosperano.

Ciò detto, le culture e le letterature di viaggio africane sono state a lungo sottostimate dagli studi sulla mobilità. Rivelare le strutture e le norme che privilegiano i viaggi dei bianchi e mettere al centro le voci di coloro che si spostano ma non sono mai stati considerati come viaggiatori, sono aspetti importanti della decolonizzazione del viaggio.

Il movimento “neri che viaggiano” evidenzia le discriminazioni razziali e i relativi pericoli nell’ambito del viaggio, e contemporaneamente mette in luce le esperienze uniche che derivano dai viaggi delle persone nere. Adottando questo slogan così pregno di significato come titolo, la scrittrice e analista kenyota Nanjala Nyabola esplora nel suo libro rivoluzionario le multiple dimensioni dell’essere una donna africana libera di muoversi.

In quanto studiosa letteraria di queste opere, ho pubblicato di recente uno studio di ricerca che mostra come vari blog di viaggio contemporanei e popolari tenuti da sudafricani neri offrano punti di vista freschi e spesso audaci. Tali blog, che si concentrano soprattutto sull’esplorazione dell’Africa e del Sudafrica stesso, danno nuova vita ai luoghi visitati e celebrano il viaggio in sé mentre riflettono approfonditamente sul significato del viaggiare.

In Sudafrica, il viaggio non è un argomento semplice. Assume un significato molto più vasto alla luce della storia di colonialismo e apartheid che caratterizza il Paese. L’apartheid, il sistema istituzionalizzato per la segregazione, ha cercato di limitare o forzare la mobilità dei neri e di regolamentare i viaggi delle persone nere in maniera serrata.

Nel Sudafrica del post-apartheid, molte cose sono in continua trasformazione. Se le leggi sulla mobilità basate sulla razza non sono più in vigore, le questioni relative agli spostamenti dei neri, all’attraversamento dei confini e all’appartenenza sono invece virali. In molti dei blog di viaggio che ho analizzato, gli scrittori riflettono su come la storia, la razza, la nazionalità, il genere e altri fattori influenzino il viaggio.

1. Vagabond di Lerato Mogoatlhe

La giornalista Lerato Mogoatlhe, seguita sui social media con lo pseudonimo di Madam Afrika, ha condiviso le esperienze ricche di azione accumulate durante i suoi viaggi in 21 Paesi africani nell’arco di cinque anni nel suo romanzo di debutto del 2019 Vagabond: Wandering Through Africa on Faith (Vagabonda: in viaggio per l’Africa per fede).

L’autrice dedica le sue avventure a “coloro che se ne sono andati”, tra cui i suoi nonni “che potevano viaggiare solo nei loro sogni”. A motivarla la “libertà di vagare da un luogo all’altro e la possibilità di conoscere il mondo oltre la strada di casa”. Considera i suoi viaggi nel Continente come qualcosa che le dà “l’opportunità di essere nera e africana senza nascondermi o negare me stessa per integrarmi”.

2. Il blog di Niq Mhlongo

Nel suo vivace blog di viaggio il romanziere Niq Mhlongo riflette su come il passato e il presente siano legati dal viaggio, oltre a raccontare storie di imbrogli, grattacapi per i visti, birre locali e panorami senza eguali. Nel suo viaggio lungo 4.459 km attraverso Tanzania, Zambia e Zimbabwe, evidenzia come il viaggio da parte degli africani consenta di ripercorrere “la storia della nostra gente che non è stata adeguatamente documentata o raccontata”.

3. Hardly Working di Zukiswa Wanner

Un viaggio in più Paesi africani vissuto tra le gioie e i dolori dei mezzi pubblici è al cuore della storia dell’autrice Zukiswa Wanner, Hardly Working: A Travel Memoir of Sorts del 2018 (A malapena funzionante: una specie di memoir di viaggio). Da una parte. Dall’altra si tratta di un viaggio per insegnare al figlio cosa sia il Continente al di là dei libri di testo. In quanto figlia di sudafricani e zimbabweani, si è spostata da un Paese all’altro fin da quando era bambina ma è questo il viaggio a cui attribuisce più importanza. Coincide con il suo 40esimo compleanno e con il quarantennale degli scontri di Soweto del 1976. Attraverso i suoi viaggi, l’autrice collega le pietre miliari personali e storiche per riflettere sulla sua vita e su una nazione che non ha mantenuto le promesse del post-apartheid.

4. Reclaiming Home di Lesego Malepe

Reclaiming Home: Diary of a Journey through Post-Apartheid South Africa del 2018 (Rivendicare casa mia: diario di un viaggio nel Sudafrica del post-apartheid) è dell’autrice e studiosa Lesego Malepe, che ritorna – dopo alcuni decenni negli USA – per attraversare il suo Paese natale nell’arco di oltre 11 mesi.

Durante l’apartheid “le molte leggi discriminatorie rendavano gli spostamenti per le persone nere molto difficili”, motivo per cui lei esplora ogni angolo del Sudafrica per se stessa e in memoria di suo fratello. Prigioniero politico a Robben Island al largo di Table Bay a Città del Capo per 22 anni, il fratello di Malepe si sentiva schernito dalla vista della Table Mountain e di tutto ciò che era fuori dalla sua portata.

5. Rainbow Nation, My Zulu Arse di Sihle Khumalo

Lo scrittore di viaggi Sihle Khumalo fa le valige per scrivere il suo primo libro sul natio Sudafrica, Rainbow Nation, My Zulu Arse nel 2019 (La nazione arcobaleno e il mio culo zulu). Pur essendo conosciuto per il suo approccio scanzonato (basti pensare al suo potente debutto con Dark Continent, My Black Arse nel 2016), Khumalo inizia il suo viaggio nel luogo del massacro di Sharpeville dovuto all’apartheid con un tono contemplativo.

Afferma che “ricordare fa parte dell’andare avanti” e collega i suoi viaggi a luoghi storici, tra gli altri, per cercare di capire in che direzione stia andando il Paese. Il libro di Khumalo, tuttavia, è tutt’altro che solenne. Sbraita e farnetica passando attraverso la terra spettacolare di nove province, animando cittadine polverose, comunità dimenticate, luci scintillanti e orizzonti aperti. L’autore enfatizza il viaggio in quanto “avidità di nuove esperienze che non potranno mai accadere se non muovi la tua triste, ignorante e ingenua persona da un punto all’altro”.

6. Blacks Do Caravan di Fikile Hlatshwayo

Egualmente ambiziosa, ma in modo diverso, è la scrittrice e donna d’affari Fikile Hlatshwayo.

Il suo Blacks Do Caravan del 2016 (I neri vanno in camper) si basa sull’avventura di una famiglia allargata, trasformandosi in una guida – ricca di ispirazione e a colori – a 60 campeggi in Sudafrica e nel confinante Eswatini. Prima di diventare una campionessa del turismo, era cresciuta con l’idea che andare in campeggio fosse “una cosa solo per bianchi”. Il viaggio ha un ruolo vitale nell’ “abbattere barriere e stereotipi”, ha dichiarato Hlatshwayo.

7. Those Who Travel Meet Themselves

In modo simile, la scrittrice Michelle van Onna Green-Thompson ha curato ne 2018 un libretto di racconti intitolato Those Who Travel Meet Themselves (Chi viaggia conosce se stesso).

Nel libro la scrittirce assegna a se stessa e ai suoi colleghi millenial che scrivono di viaggi il ruolo di “apritori di porte” nel Sudafrica del 21esimo secolo. Tessendo una trama con le traiettorie del viaggio e della vita, Thompson incoraggia i giovani sudafricani neri ad afferrare quegli orizzonti negati alle generazioni precedenti. Inoltre, collega l’incontro di nuovi “spazi” alla scoperta di “pagine” di vita.

Rivendicare gli spazi

Questi vibranti e variegati scrittori sudafricani scelgono la strada aperta. Lungi dal necessitare di “giustificare i loro movimenti”, cosa che accade in genere ai viaggiatori neri come evidenziato dalla storica Christabelle Peters, gli autori invece raccontano storie incontenibili di viaggi fini a se stessi. Rivendicano spazi e luoghi in quanto viaggiatori neri, che si spostano e rivoluzionano.

Su un altro piano, questi blogger di viaggio non perdono l’occasione per esplorare la loro mobilità come modo per viaggiare nel tempo ed esprimere la condizione umana. Il passato non è mai molto lontano quando pensano a chi non ha avuto le stesse libertà. Allo stesso modo, valutano quanto il Paese che chiamano casa si sia spostato dal suo passato e verso i futuri post-apartheid che erano stati immaginati. Molti scrittori, inoltre, riflettono su cosa significhi visitare il Sudafrica per una persona nera proveniente da altri Paesi africani, mentre le frontiere si serrano e le mentalità si fanno più taglienti.

Per questi scrittori contemporanei, che conducono loro stessi e i loro lettori in viaggi entusiasmanti, ormai non è possibile tornare indietro.

[Voci Globali non è responsabile delle opinioni contenute negli articoli tradotti]

Gaia Resta

Traduttrice, editor e sottotitolista dall'inglese e dallo spagnolo in ambito culturale, in particolare il cinema e il teatro. L'interesse per un'analisi critica dell'attualità e per i diritti umani l'ha avvicinata al giornalismo di approfondimento e partecipativo.

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