Dalle rotte dei Balcani storie di violenze e soprusi sui migranti

Respingimenti illegali, violenze fisiche, violazioni continue dei diritti umani: questa è l’accoglienza riservata ai richiedenti asilo che tentano di entrare in Croazia. L’Europa dell’Est continua ad essere teatro di sofferenze e di politiche severe. Dopo la chiusura dei confini ungheresi, chi arriva sulla rotta bosniaca si ritrova ammassato in campi ormai al collasso. Il “gioco” dell’attraversamento di foreste e fiumi verso il territorio croato si trasforma, infatti, in espulsioni coatte illegali e nella negazione della primaria assistenza. Tutto questo nel cuore dell’Unione Europea.

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Nigeria, gli Ogoni contro la Shell. Voglia di giustizia dal 1995

Negli anni Novanta lo Stato nigeriano dell’Ogoniland fu devastato dalle attività petrolifere della multinazionale. Le proteste pacifiche degli abitanti di questa terra, guidate da Ken Saro Wiwa, sfociarono presto in violente repressioni e gravi violazioni dei diritti umani. Da oltre un ventennio quattro donne Ogoni, rimaste vedove dopo l’impiccagione dei loro mariti in quanto sostenitori del Mosop (Movimento per la liberazione degli Ogoni), chiedono giustizia chiamando in causa il colosso petrolifero. Il Tribunale dell’Aja ha accettato la giurisdizione per il caso. Sono trascorsi 24 anni ma non c’è resa nella ricerca delle responsabilità.

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La società dello sfruttamento che genera 40 milioni di schiavi

Nel mondo esiste una significativa quantità di persone costrette a vivere in condizioni di schiavitù. Di queste, il 71% è costituito da donne e il 29% da uomini. Cittadini spesso considerati marionette nelle mani dei potenti e dello stesso Stato, obbligati ad offrire manodopera in modo disumano senza ricevere retribuzione. E tanti sono i bambini legati a sfruttamento e lavoro altamente pericoloso. I casi più emblematici in Corea del Nord, al primo posto di questa triste classifica. Mentre le nazioni sviluppate continuano incuranti ad importare prodotti che provengono dal lavoro coatto.

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Tecnologia e armamenti, nuove minacce alla sicurezza globale

Il mondo sembra essere sempre più sotto minaccia. Ad aggravare lo scenario globale così afflitto dalle guerre, infatti, ci sono gli sviluppi tecnologici e scientifici. Perchè? L’evoluzione biotecnologica, robotica, dell’industria additiva e dell’intelligenza artificiale potrebbe diventare una nuova miscela esplosiva. Studi dimostrano come questi avanzati settori possiedono in potenza la capacità di rendere armi e conflitti sempre più letali e difficili da controllare. Una prospettiva poco rassicurante, che si affianca ad un clima poco incline al disarmo sia nucleare che convenzionale.

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A Hebron tutto è diviso, anche la tomba di Abramo

Per comprendere la difficile convivenza tra israeliani e palestinesi bisogna andare in questa città della Cisgiordania. Qui ebrei e musulmani dovrebbero ritrovare l’unità in nome di Abramo, sepolto nel complesso sacro della Tomba dei Patriarchi. Invece, proprio a seguito di un attentato del 1994 nella moschea, è iniziata la storia della città divisa, dove la quotidianità è fatta di checkpoint, militari israeliani schierati, strade interdette alle attività palestinesi, attacchi terroristici. E, naturalmente, rivendicazioni territoriali faziose. E ora che la missione di protezione internazionale TIPH è stata allontanata da Israele, Hebron è ancora più insicura.

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Repubblica della Macedonia del Nord, il nuovo volto dei Balcani

Il 2019 si è aperto con eventi storici per Skopje. La Grecia ha riconosciuto finalmente il nome ufficiale di quest’area dei Balcani. Per la Macedonia, quindi, si sono succeduti fatti importanti: la ratifica degli Accordi di Prespa, la firma del protocollo con la Nato, l’avvicinamento all’UE. Dopo le tensioni con Atene scoppiate nel 1991 a causa della scelta del nome del neonato Paese indipendente dalla federazione jugoslava, oggi Grecia e Macedonia celebrano la pace. Che per il Governo di Skopje significa entrare ufficialmente nell’influenza euro-atlantica. Con preoccupazione della Russia.

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Iran, la lunga lista di diritti e libertà soppressi con violenza

La repressione del dissenso nel Paese sta diventando sempre più radicale e diffusa. L’anno appena trascorso si è chiuso con il triste bilancio di 7.000 persone arrestate solo per aver manifestato contro politiche economiche inefficaci, povertà, diritti umani negati. L’uso della violenza per fermare scioperi e dimostrazioni di piazza è diventato sistematico, traducendosi in frustate, arresti arbitrari, maltrattamenti, torture in carcere. Ad essere colpiti sono stati – e continuano ad essere – lavoratori, attivisti, avvocati, giornalisti, donne che osano opporsi alle restrizioni.

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Ancora silenzio e più dubbi sul rapimento di Silvia Romano

Silvia Romano, la giovane volontaria rapita in Kenya a novembre, è ancora nelle mani dei suoi sequestratori. Dopo due mesi dall’agguato di uomini armati che l’hanno portata via dal villaggio Chakama, non ci sono sviluppi concreti. Le indagini svolte finora hanno portato all’individuazione di una banda di delinquenti locali e ad alcuni arresti. Di liberazione, però, non si parla. La Farnesina invita al riserbo e le autorità kenyote tengono blindata la foresta di Tana River. Il silenzio, intanto, sembra allontanare la soluzione di questa vicenda.

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Sud Sudan, scaduti termini accordo di pace. Speranza in bilico

Costruire la strada verso la stabilità non è affatto semplice per il più giovane Stato africano, un territorio distrutto da una guerra etnica violenta e lunga. L’intesa raggiunta con l’ultimo accordo tra le parti prevede il ripristino di un equilibrio istituzionale, territoriale ed economico su base etnica e la fine di ogni violenza. Scontri e aggressioni, però, non si placano e il Paese resta impantanato in una grave emergenza umanitaria. Circa 400.000 sono le persone rimaste uccise l 2013, anno di inizio del conflitto. Più di 4 milioni gli sfollati. Sette milioni di persone necessitano di aiuti umanitari urgenti e l’80% vive al di sotto della soglia di povertà assoluta.

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Città del futuro, in Asia e Africa la sfida dei prossimi anni

Nel mondo l’urbanizzazione sarà sempre più massiccia, veloce e impattante. Entro pochi decenni, tra il 2030 e il 2050, molte città asiatiche e africane vedranno crescere in modo esponenziale la propria popolazione. Gli abitanti, giovanissimi in Africa, chiederanno più alloggi, servizi, trasporti, risorse. Le metropoli del futuro saranno in grado di garantirlo? Solo una sostenibile pianificazione urbana salverà le prossime generazioni cittadine dal collasso. Inondazioni e disastri di oggi sono, infatti, spesso causati da città in crescita in modo caotico e insicuro.

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