Ambiente: estrazione della sabbia, grido d’allarme per l’ecosistema

Urbanizzazione di massa, industrializzazione, aumento della popolazione e del tenore di vita, tutti questi fenomeni hanno una comune conseguenza: richiedono di costruire e produrre sempre di più. E di avere a disposizione una delle risorse attualmente più preziose: la sabbia. Solo nell’edilizia si stima che ogni anno potrebbe essere impiegate 40 miliardi di tonnellate del materiale. L’impatto sull’ambiente – parliamo anche di estrazione illegale – è devastante; erosione delle coste, abbassamento delle falde acquifere, distruzione di fauna e flora, siccità. Dalla Cina all’India, passando per Singapore e Africa le storie di distruzione dell’ambiente sono già scritte.

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Siria, dalle macerie della guerra emerge il narcostato del Captagon

Con circa 12,4 milioni di persone senza accesso al cibo, un’economia al collasso e prezzi alimentari alle stelle, la nazione siriana è allo stremo. L’unica fonte di guadagno per lo Stato, tornato in gran parte sotto il controllo di Assad, è il commercio illecito di Captagon. Queste pasticche stupefacenti rappresentano la ricchezza del corrotto regime, che consente traffici illegali ma redditizi della droga preferita dalla penisola arabica, e non solo. Il Paese è così caduto nella trappola della dipendenza, vista la capillare diffusione delle pillole tra i disperati cittadini. Mentre lo sviluppo economico è paralizzato.

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Turchia, quel mondo femminile tra maschilismo e patriarcato

Lottare per il riconoscimento dei propri diritti è ancora una priorità per le donne turche. Attiviste e associazioni si battono da anni per garantire indipendenza economica, protezione dalla violenza degli uomini e libertà di decidere della propria vita senza tabù. Ma in un Paese dove solo nel 2020 ci sono stati 300 femminicidi e la retorica di Erdoğan esalta sempre di più la maternità come unica espressione femminile, l’emancipazione è molto difficile. E nell’anno nero della pandemia la situazione è ulteriormente degradata.

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Nel 2020 persi 114 mln di posti di lavoro. E avanza la povertà

Tra le emergenze venute a galla con la pandemia c’è quella dell’occupazione a livello globale. L’esplosione della crisi innescata dal Covid, infatti, ha aggravato la posizione di lavoratori già fragili e di Paesi in lotta costante contro povertà e disuguaglianza. Da impieghi sottopagati e senza tutele, all’incremento di persone senza reddito fino alle disparità di genere sempre più marcate, il quadro mondiale del lavoro è drammatico. Anche in nazioni apparentemente ricche, come gli USA, c’è un crescente allarme legato alla disoccupazione. Troppo spesso le storie dei lavoratori raccontano di indigenza e mancanza di dignità.

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Arabia Saudita, l’ombra degli abusi e violenze sui lavoratori

Lavorare come schiavi, sottoposti a violenze di ogni genere e con la certezza di non potersi muovere liberamente: questo accade nello scintillante Regno saudita arricchito – e protetto – grazie al suo petrolio. Il sistema di reclutamento della manodopera nella monarchia, formata soprattutto da stranieri, è un vergognoso meccanismo che obbliga i lavoratori ad obbedire ai loro padroni e subire ingiustizie e abusi. Ora il principe ereditario saudita ha lanciato un piano di riforme, anche sul lavoro, per dare una nuova immagine alla nazione. Ma i migranti rischiano di restare senza i diritti fondamentali.

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Montenegro, tornano alla ribalta tensioni etniche e identitarie

Le violenze etniche che negli anni ‘90 hanno sconvolto la Penisola balcanica sono tutt’altro che superate: ne è una prova il piccolo Montenegro. Lo Stato, indipendente dalla Serbia dal 2006, fatica nel processo di costruzione di una identità nazionale unitaria. Il nuovo Governo, additato di essere pro-Belgrado, sta riaccendendo ricordi indelebili e drammatici: dal nazionalismo serbo alla persecuzione dei musulmani bosniaci, fino al ritorno nell’orbita russa. La nazione montenegrina racchiude tutti i nodi non sciolti della dissoluzione della ex Jugoslavia.

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Afghanistan, la pace che rischia di riportare i talebani al potere

A Doha, in Qatar, si sta decidendo il futuro della nazione afghana. Sono in corso, infatti, negoziati storici, che mettono uno dinanzi all’altro il gruppo talebano e il Governo eletto di Kabul. Il Paese, però, resta teatro di violenze, come testimonia l’uccisione della giornalista Malalai Maiwand avvenuta probabilmente per mano talebana o delle forze IS. Garantire diritti, libertà, democrazia sono priorità che, molti temono, non saranno nemmeno negoziate a Doha. Con i talebani legittimati partner politici, l’emirato potrebbe riprendere potere. E le donne perdere ogni più piccola speranza di emancipazione.

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Etiopia, quella Grande Diga che mette in conflitto tre Stati

Una guerra dell’acqua potrebbe esplodere tra Etiopia, Egitto e Sudan a causa della Grande Diga Africana. Addis Abeba vuole sfruttare il Nilo Azzurro per diventare un potente produttore di energia elettrica. L’imponente opera, però, sta suscitando l’irritazione soprattutto dell’Egitto, che si sente minacciato dalla possibile carenza idrica indotta dalla diga in funzione. Non c’è accordo fra i tre Stati sul progetto e su come gestire il flusso in caso di siccità. In più, la minaccia dei cambiamenti climatici rischia di compromettere ambiente, agricoltura e funzionamento della stessa diga. Sarà sviluppo o disastro per la regione?

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Thailandia, la gioventù ardita che sfida il reato di lesa maestà

Aria di cambiamento nella nazione thai: le giovani generazioni stanno protestando contro il Governo dei militari e, soprattutto, contro l’istituzione monarchica. La richiesta di abolire alcuni privilegi del re è considerata rivoluzionaria poiché rompe un vero tabù: nessuno si era finora permesso di mettere in discussione il sovrano. In un Paese dove vige ancora il reato di lesa maestà, l’aperta richiesta di limitare i poteri reali è un vero passo in avanti per l’incompleto processo democratico. Gli studenti pretendono istituzioni eque e diritti finora repressi dai militari.

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Infanzia, il vergognoso uso del corpo infantile sessualizzato

Pubblicità, social media, concorsi, sfilate di moda: avanza il mondo dell’apparenza per i bambini, che rischiano di essere travolti dal vortice della sessualizzazione precoce. Un fenomeno ormai radicato che sta trasformando la società globale, dove soprattutto le bambine vengono sin da piccole legate all’immagine stereotipata di bellezza e ossessione per l’apparire e la cura del corpo. L’infanzia violata del suo naturale sviluppo relazionale, cognitivo ed emotivo incontra maggiori rischi di sfruttamento a sfondo pedo-pornografico. Oltre a causare disturbi psicologici irreparabili.

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