Il pianeta Terra è a pezzi, all’uomo la parte di carnefice e vittima

Deforestazione illegale, urbanizzazione selvaggia, industrializzazione senza controllo, agricoltura intensiva: lo sfruttamento senza scrupoli del pianeta continua a ritmi intensi. Quale impatto sulla natura e sulla stessa vita, anche quella di noi esseri umani? Grave e irreparabile, se non si interviene subito. Il tempo sta finendo e l’ecosistema sta perdendo il suo equilibrio. Una cattiva notizia soprattutto per gli esseri umani, che sono i primi ad aver provocato disastri ambientali senza precedenti e per i quali non si vedono in atto azioni risolutive.

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Gli animali devono restare selvaggi, a chiederlo è l’ecosistema

Dalla più piccola pianta al minuscolo insetto, fino alle immense foreste e agli animali (cosiddetti) feroci: ogni anello dell’equilibrio naturale è in pericolo. Ne è responsabile l’uomo, il suo egoismo e il suo atteggiamento “amorevole”. Anche verso gli animali selvaggi, non sempre liberi di vivere secondo la loro biologia. Ce lo spiega la giovane etologa Chiara Grasso, che porta avanti la missione di diffondere le buone pratiche di un turismo eco e responsabile. Denunciando lo sfruttamento degli animali ancora troppo diffuso, con il solo scopo di arricchire il business turistico.

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Vadoinafrica, la forza della community: progettare relazioni

Il continente africano è ricco di idee, imprese, giovani intraprendenti nel business, pronti ad interagire con italiani ed europei. Tutti sullo stesso piano, con la voglia di conoscersi e scambiarsi competenze e informazioni in spirito di reciprocità: in questa cornice si muove la community Vadoinafrica. Martino Ghielmi, suo fondatore, racconta a Voci Globali lo scopo di questa rete allargata che viaggia tra i due continenti, africano ed europeo, a caccia di opportunità. Un luogo virtuale dove nascono concrete imprese di successo. Anche oggi, con il mondo bloccato a causa del coronavirus, grazie al web viaggiano esperienze, incontri, idee dall’Africa all’Italia e viceversa.

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Covid-19, quando finirà potremmo avere paura di abbracciarci

Stiamo vivendo un periodo eccezionale, di incertezza, paura e limitazione della libertà. Siamo sicuri che torneremo tutti – e la società globale nel suo insieme – a vivere serenamente le nostre vite con la fine dell’epidemia? Al riguardo sorgono diversi dubbi e questo perché il coronavirus probabilmente sta già lasciando segni indelebili nella nostra psiche e nel modo di relazionarci con gli altri. Terminata l’epidemia, ci troveremo, forse, in un mondo cambiato. Ci saranno sfide nuove, che potrebbero però avere anche risvolti positivi.

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Scuole per l’assimilazione, prigioni per indottrinare gli indigeni

Tra i soprusi subiti dai popoli tribali c’è quello della privazione della propria cultura e libertà attraverso sistemi scolastici imposti da Governi e multinazionali estrattive. Un fenomeno diffuso ancora oggi, soprattutto in India ma non solo, è quello delle scuole per l’assimilazione. Questi istituti, già condannati in Canada nel secolo scorso per aver causato un vero e proprio genocidio culturale, costringono bambini indigeni a ripudiare tradizioni, abitudini, cultura e lingua delle proprie comunità in nome del pensiero dominante. Che tradotto significa diventare servi delle industrie minerarie, subendo lavaggi del cervello, traumi e la stessa morte.

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Egitto, non si ferma la violenza di Stato, il mondo sta a guardare

Lo Stato egiziano versa in pessime condizioni per quanto riguarda il rispetto dei fondamentali diritti umani e delle libertà. Il dissenso è preso di mira attraverso metodi di repressione brutale e violenta, al di fuori di ogni confine di legalità. La lotta al terrorismo è diventata uno strumento per giustificare arresti di massa di attivisti civili, oppositori politici, giornalisti, pacifici manifestanti. al-Sisi ha instaurato un regime di oppressione pericoloso, che non sembra smuovere le reazioni dei capi di Stato del resto del mondo.

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Nel Nagorno Karabakh si cerca ancora la pace dal lontano 1991

Nel Caucaso, un piccolo territorio ancora in cerca delle propria identità potrebbe iniziare un nuovo capitolo della sua travagliata storia. Il Nagorno Karabakh, indipendente ma non riconosciuto, è chiamato alle urne e il risultato delle elezioni potrebbe favorire il rafforzamento della rivendicata autonomia. In questo territorio, infatti, sono ancora tangibili le fratture etniche e di confine risalenti ai tempi dell’URSS. Dopo guerre e persecuzioni a danno di armeni e azeri, la regione del Caucaso vuole liberarsi dalle rivendicazioni di potere di Yerevan e Baku.

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Cile, l’ombra di Pinochet sulla repressione violenta della piazza

Violenza, frustrazione, rabbia: questo sta esprimendo da quasi due mesi la piazza cilena. Quello che finora era considerato lo Stato modello della democrazia capitalista in America Latina , oggi è un Paese a pezzi. Il Cile, attraverso le manifestazioni esplose il 18 ottobre, chiede un cambio di rotta radicale. E, soprattutto, l’eliminazione dei segni della dittatura di Pinochet, ancora troppo evidenti nella Costituzione del 1980 e nel modello economico liberista. Dopo circa 30 anni di vita senza regime, infatti, il Cile primeggia per disuguaglianza sociale e iniqua distribuzione della ricchezza.

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Vivere nella Striscia di Gaza, da 70 anni prigione a cielo aperto

Esiste un territorio nella regione palestinese che è considerato una sorta di prigione per i suoi circa 2 milioni di abitanti. È la Striscia di Gaza, lingua di terra incuneata tra Israele ed Egitto che ogni giorno deve fare i conti con le restrizioni alle libertà imposte nel 2007 dal Governo di Tel Aviv. Persone e beni di prima necessità riescono a transitare nella Striscia solo in base a quote stabilite da Israele. La conseguenza è l’aumento di povertà, frustrazione e violenza tra i suoi abitanti, ancora in cerca di libertà e giustizia. Ce lo racconta Ahmed Masoud, originario di Gaza e autore del romanzo “Scomparso”, edito in Italia da Legeb.

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La Russia di Putin, dove oppressione e repressione sono legge

Attivisti politici, difensori dei diritti umani, giornalisti: tutti sono entrati nel mirino della deriva autoritaria russa. Attraverso legislazioni arbitrarie, restrizioni delle libertà di espressione e di informazione, intimidazioni e incarcerazioni illegali, il presidente Putin sta cercando di mettere il bavaglio al suo Paese. Quali conseguenze? Sicuramente in Russia si è meno liberi e non garantiti dinanzi a ingiustizie e controlli governativi, sempre più stringenti. E la lista delle denunce di quanto accade si fa sempre più lunga.

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