Siria, è allarme per gli effetti della guerra su ambiente e salute

Nel Paese mediorientale si sta consumando un disastro ecologico sotto lo sguardo indifferente delle istituzioni statali, della comunità internazionale e anche dei mass media. La crisi che imperversa ormai da oltre otto anni ha, infatti, avuto un impatto devastante sugli ecosistemi siriani e sulla biodiversità. E l’inquinamento di aria, acqua e suolo che ne è derivato sta avendo gravi ripercussioni sulla salute pubblica e sulla qualità di vita dei siriani, aggravando l’emergenza umanitaria già di per sé drammatica. Una panoramica dei fattori che hanno determinato la catastrofe ambientale.

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ISIS, la controversa politica dei rimpatri in Asia Centrale

Si stima che tra il 2011 e il 2018 un numero di cittadini asiatici compreso tra 2.000 e 5.000 si siano trasferiti in Siria o in Iraq per sostenere lo Stato Islamico. Alcuni si sono sposati lì e hanno avuto dei figli, altri sono andati via con le famiglie e hanno avuto poi altri bambini. Ora che i gruppi armati estremisti hanno perso gran parte del loro territorio, molti di questi soggetti sono nei campi rifugiati, e si pone la questione di se e in che modo rimpatriare queste persone nei Paesi di origine cercando di reintegrarli nel modo migliore. La questione è importante anche per le molte donne, e i loro bambini, coinvolti.

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Rifugiati siriani e aiuti alimentari, e-voucher e le spese vietate

I programmi di aiuto alimentare attivati dalle Nazioni Unite attraverso l’ausilio di tecnologie quali la blockchain stanno oggi non solo tamponando la situazione di insicurezza alimentare ma anche sostenendo agricoltori locali e negozianti. Per dare maggiore voce in capitolo a coloro che beneficiano di questi progetti, però, i loro input dovrebbero essere presi maggiormente in considerazione durante la fase di sviluppo delle tecnologie introdotte, al fine di conferire autonomia e rafforzare il ruolo delle comunità.

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Se le jihadiste “abiurano” e vogliono tornare a casa

Ingenue e vittime di soprusi, o artefici consapevoli di violenza e terrore? Il ruolo delle donne che avevano scelto di lasciare le proprie case per unirsi allo Stato Islamico e che ora vogliono ritornare al proprio Paese di origine crea confusione e timori nell’opinione pubblica e nei Governi. Un noto caso nel Regno Unito è quello di Shamima Begum. Urgono disposizioni che perseguano in modo imparziale i responsabili di crimini e atrocità senza pregiudizi basati sul genere. Allo stesso tempo però, occorre riflettere e contestualizzare le scelte di queste donne e i diversi ruoli che i gruppi estremisti riservano ai due sessi.

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Isis, opere d’arte, marketing del terrore e consenso sui social

La distruzione di opere d’arte e siti storici rappresenta una delle tattiche di guerra da sempre utilizzate per annientare ulteriormente l’identità e la cultura di un popolo. In un recente studio sono state esaminate le reazioni agli attacchi contro il sito archeologico di Palmira, in Siria. Il metodo usato è quello dell’analisi del sentiment, ovvero lo studio computazionale di sentimenti e opinioni espressi sulle varie piattaforme social (Twitter in questo caso) lungo un arco temporale predefinito. In nove mesi sono stati analizzati un milione e e mezzo di tweet in lingua araba. I risultati sono stati sorprendenti.

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Quando i libri diventano strumento di resistenza durante i conflitti

Leggere può essere talvolta uno strumento terapeutico. Oppure può portare la mente a esplorare mondi fantastici, ma che nondimeno riescono a parlare all’uomo a confronto con le domande e gli interrogativi di sempre. Ma cosa significa leggere quando la nostra sopravvivenza fisica è a rischio? E’ possibile riuscire ad essere trasportati in mondi “altri” attraverso la parola, sfidando la paura e un tremendo senso di precarietà che minaccia persino la propria incolumità? Ecco alcune storie di “letture resistenti” dalla Siria, da Gaza e dall’Iraq.

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Migliaia di bombe e di morti, ma lo Stato Islamico resiste

Lo scorso ottobre il presidente americano Donald Trump dichiarava trionfante la sconfitta del Califfato islamico in seguito alla caduta della sua roccaforte, Raqqa, in Siria. Nonostante le migliaia di bombe e missili sganciati negli ultimi anni, i movimenti estremisti non hanno tuttavia smesso di diffondersi. Visti i precedenti dopo l’11 settembre e le recenti missioni in diversi territori africani, occorre che le forze internazionali si concentrino più sui disagi sociali ed economici che alimentano questi movimenti, piuttosto che su continui interventi militari di ampia portata.

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Siria, le “voci di dentro” delle donne che descrivono la guerra

In mezzo alle notizie che quotidianamente giungono dal Paese in guerra, scrittrici, giornaliste e sopravvissute stanno dando voce alla gente comune tramite storie che raccontano il costo reale del conflitto siriano. Se questo è un corpo di letteratura che, purtroppo, può solo continuare a crescere, questi libri rappresentano un punto di partenza vitale per fornire prove cruciali in tempo di guerra o cronache di cambiamenti sociali e storici che portano alla luce narrazioni reali a volte in contrasto con quelle ufficiali.

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Raccontare la Siria, il ruolo di social, reportage 2.0 e archivi

Dopo lo scoppio della rivoluzione siriana nel 2011, quante sono le testate giornaliere o periodiche che hanno raccontato e raccontano un Paese in sempre più profonda crisi? E’ possibile catalogarle? La Rete è terreno di comunicazione allargata ma facilita anche la dimenticanza. Quale storytelling perseguire per sfruttarne le potenzialità, evitando di cancellare la memoria di quanto sta accadendo? Nell’articolo una rassegna di esperienze provenienti da ambiti diversi della comunicazione e del giornalismo.

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Siria, nessuno sta vincendo una guerra destinata a continuare

Mentre il conflitto sta per entrare nell’ottavo anno molti commentatori, tra cui leader di governo, vogliono far passare il messaggio che la guerra stia volgendo al termine. Queste indicazioni sono fuorvianti. La guerra in Siria – di fatto – continua, nonostante la sconfitta territoriale dello Stato Islamico. Centinaia di migliaia di persone continuano a subire la fame e la guerra e la situazione di questa nazione divisa sembra essere bloccata in una sanguinosa violenza che probabilmente andrà avanti anche nel 2018. Più la situazione cambia più sembra rimanere la stessa.

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