India e crisi ambientale, informazione soffocata dalla censura

Se è vero che la democrazia si misura anche attraverso la libertà e l’indipendenza dell’informazione, allora lo Stato indiano è in allarme. Troppo spesso, infatti, i giornalisti vengono messi a tacere e le notizie “scomode” per il Governo non vengono diffuse. Dai gravi problemi ambientali del Tamil Nadu alla carenza di acqua nei piccoli villaggi fino ai casi di suicidi in aumento, molti eventi dell’India sono mal documentati. Diminuisce, così, la qualità della democrazia e la possibilità di avere una popolazione davvero consapevole.

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Hong Kong, suicidi sospetti, morti misteriose. Il coraggio si paga

Voci Globali presenta un inquietante ritratto della situazione nell’ex colonia britannica travolta dalle proteste. Il tasso di suicidi non è mai stato così alto e sono ormai in molti a credere che queste morti nascondano ben altro: giovani trovati in mare con le mani ancora legate, ragazzi che si buttano dai piani alti senza però lasciare segni di sanguinamento sull’asfalto, con tracce di manette ancora sui polsi. Paura e confusione si avvertono dappertutto, mentre la gente chiede la verità ogni giorno, chi scendendo ancora per strada, chi lasciando un fiore bianco alla stazione di Prince Edward.

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Iraq, uniti nella Rivolta di Ottobre al grido “vogliamo una Patria”

Gassid Mohammed, poeta, scrittore, docente universitario, ci porta nelle piazze irachene dove da oltre un mese i cittadini e le cittadine sunniti, sciiti, cristiani, yezidi, curdi, senza alcuna distinzione stanno manifestando contro il Governo, contro i partiti, contro la logica di spartizione e amministrazione del potere che impera da anni. Moltissime le donne scese per le strade. In questo contributo una ricostruzione degli eventi sociali e politici che hanno portato fin qui. Partendo dall’aprile del 2003, quando un carro armato americano ha abbattuto la statua del dittatore Saddam Hussein.

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Benin, perché tradizioni e capi religiosi contano più dello Stato

Un viaggio nei remoti villaggi africani può stupire per l’organizzazione amministrativa e istituzionale delle piccole società. Qui, infatti, spesso si mescolano strutture burocratiche e di gestione del potere imposte dal colonialismo occidentale e sistemi di autorità tradizionali. Il risultato? A Sokpontà (Benin) per esempio, un misto di figure e istituzioni come la gendarmerie, l’ufficio del delegué, il centro di geomanzia, il palazzo del re, il capo religioso. Ecco perché la giustizia tradizionale africana resiste sul diritto occidentale e può essere preziosa per le comunità locali.

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Samos chiama l’Europa, nell’hotspot emergenza fuori controllo

È trascorso quasi un mese dal terribile incendio che nella notte di lunedì 14 ottobre ha devastato la “giungla”, vasta area dove risiedono i migranti che non hanno beneficiato di una collocazione all’interno dell’hotspot nella piccola isola greca. La realtà è che l’hotspot è al collasso, incapace di tutelare sia i rifugiati, di cui calpesta dignità e diritti, che i locali, che lamentano il forte calo nel turismo, di cui di fatto vive l’isola. Entrambi – rifugiati e popolazione di Samos – sembrano uniti dallo stesso destino: l’impossibilità di un futuro migliore, ed è sempre più urgente la necessità di un intervento da parte della UE.

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Tamil Nadu, i villaggi stretti tra i disastri del clima e industrie

I pescatori dei piccoli villaggi in India lottano ogni giorno contro i danni causati dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici. Nella regione del Tamil Nadu, per esempio, le comunità locali hanno tentato di manifestare contro le pratiche delle industrie che scaricano rifiuti nel mare e nei fiumi. Ma la protesta è finita in tragedia con diverse vittime. Oggi, queste stesse persone cercano di sopravvivere all’impatto distruttivo degli scarichi in mare, dell’erosione delle coste, della scarsità di pesce. Attaccamento alle tradizioni e senso di appartenenza uniscono i villaggi in questa sfida quotidiana.

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Afghanistan, l’emigrazione rischiosa di adolescenti senza futuro

Raccontiamo la storia di Adbul e Masoud – nomi di fantasia – che assomiglia a quella di tanti altri ragazzi della loro età. La breve narrazione, riferita a fatti accaduti lo scorso anno, si basa su fatti reali e informazioni di prima mano, e sul profilo, le esperienze e le dinamiche socio-economiche di molti giovanissimi afgani che ogni giorno passano il confine per e dall’Iran con conseguenze estreme nelle loro vite. Costretti a partire dietro la spinta della necessità e con il consenso delle famiglie, subiscono poi violenze di ogni tipo e di alcuni si perderanno completamente le tracce.

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Sudan, le nuove generazioni pronte ad un Paese democratico

Seconda testimonianza dal Sudan dei giovani attivisti impegnati a cambiare il loro Paese. Questa volta incontriamo tre donne, che raccontano un vissuto molto aperto all’internazionalità – una di loro ha vissuto all’estero , però è tornata. Perché nonostante il retaggio del colonialismo e del recente regime di al-Bashir, questo Paese non appare più come una “causa persa”, si è “finalmente aperto al mondo” e si sente quindi il bisogno di “tornare, partecipare, essere presenti”. “Siamo pronti per la democrazia, stiamo cambiando mentalità”. Si guarda al futuro, anche nel tentativo di superare la storica ostilità della parte araba nei confronti dei sudanesi di pelle nera.

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Samos, l’hotspot dove l’Europa calpesta i diritti e l’umanità

Una della più belle isole del mar Egeo (anche Lesvos e Chios) è in realtà un incubo per i molti rifugiati che vivono in condizioni peggiori di una prigione. Le denunce di ONG, giornalisti, attivisti e della stessa UNHCR segnalano una situazione al collasso. Sovraffollamento, servizi igienici inesistenti, scarsità di cibo e trasferimenti coatti senza preavvisi e senza spiegazioni. Voci Globali ha visto cosa accade e ha ascoltato persone che sperano solo di diventare visibili in un luogo in cui la politica europea li tratta come merce usata.

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RDC, il morbillo uccide più dell’ebola. Oltre 3000 morti accertati

Il virus sta uccidendo circa tre volte di più dell’epidemia che fa tanto paura all’Occidente, causando il maggior numero di decessi nel Paese dal 2011. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i casi in Africa nel primo trimestre del 2019 sono aumentati del 700% rispetto all’analogo del 2018. Il Paese maggiormente colpito è la Repubblica Democratica del Congo. L’OMS ha raccolto quasi 114 milioni di dollari per combattere l’ebola nella RDC, mentre appena 2,5 milioni di dollari sono stati raccolti per vaccinare e prevenire il morbillo.

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