Samos chiama l’Europa, nell’hotspot emergenza fuori controllo

È trascorso quasi un mese dal terribile incendio che nella notte di lunedì 14 ottobre ha devastato la “giungla”, vasta area dove risiedono i migranti che non hanno beneficiato di una collocazione all’interno dell’hotspot nella piccola isola greca. La realtà è che l’hotspot è al collasso, incapace di tutelare sia i rifugiati, di cui calpesta dignità e diritti, che i locali, che lamentano il forte calo nel turismo, di cui di fatto vive l’isola. Entrambi – rifugiati e popolazione di Samos – sembrano uniti dallo stesso destino: l’impossibilità di un futuro migliore, ed è sempre più urgente la necessità di un intervento da parte della UE.

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Tamil Nadu, i villaggi stretti tra i disastri del clima e industrie

I pescatori dei piccoli villaggi in India lottano ogni giorno contro i danni causati dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici. Nel Tamil Nadu, per esempio, le comunità locali hanno tentato di manifestare contro le pratiche delle industrie che scaricano rifiuti nel mare e nei fiumi. Ma la protesta è finita in tragedia. Oggi, queste stesse persone cercano di sopravvivere all’impatto distruttivo degli scarichi in mare, dell’erosione delle coste, della scarsità di pesce. Attaccamento alle tradizioni e senso di appartenenza uniscono i villaggi in questa sfida quotidiana.

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Afghanistan, l’emigrazione rischiosa di adolescenti senza futuro

Raccontiamo la storia di Adbul e Masoud – nomi di fantasia – che assomiglia a quella di tanti altri ragazzi della loro età. La breve narrazione, riferita a fatti accaduti lo scorso anno, si basa su fatti reali e informazioni di prima mano, e sul profilo, le esperienze e le dinamiche socio-economiche di molti giovanissimi afgani che ogni giorno passano il confine per e dall’Iran con conseguenze estreme nelle loro vite. Costretti a partire dietro la spinta della necessità e con il consenso delle famiglie, subiscono poi violenze di ogni tipo e di alcuni si perderanno completamente le tracce.

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Sudan, le nuove generazioni pronte ad un Paese democratico

Seconda testimonianza dal Sudan dei giovani attivisti impegnati a cambiare il loro Paese. Questa volta incontriamo tre donne, che raccontano un vissuto molto aperto all’internazionalità – una di loro ha vissuto all’estero , però è tornata. Perché nonostante il retaggio del colonialismo e del recente regime di al-Bashir, questo Paese non appare più come una “causa persa”, si è “finalmente aperto al mondo” e si sente quindi il bisogno di “tornare, partecipare, essere presenti”. “Siamo pronti per la democrazia, stiamo cambiando mentalità”. Si guarda al futuro, anche nel tentativo di superare la storica ostilità della parte araba nei confronti dei sudanesi di pelle nera.

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Samos, l’hotspot dove l’Europa calpesta i diritti e l’umanità

Una della più belle isole del mar Egeo (anche Lesvos e Chios) è in realtà un incubo per i molti rifugiati che vivono in condizioni peggiori di una prigione. Le denunce di ONG, giornalisti, attivisti e della stessa UNHCR segnalano una situazione al collasso. Sovraffollamento, servizi igienici inesistenti, scarsità di cibo e trasferimenti coatti senza preavvisi e senza spiegazioni. Voci Globali ha visto cosa accade e ha ascoltato persone che sperano solo di diventare visibili in un luogo in cui la politica europea li tratta come merce usata.

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RDC, il morbillo uccide più dell’ebola. Oltre 3000 morti accertati

Il virus sta uccidendo circa tre volte di più dell’epidemia che fa tanto paura all’Occidente, causando il maggior numero di decessi nel Paese dal 2011. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i casi in Africa nel primo trimestre del 2019 sono aumentati del 700% rispetto all’analogo del 2018. Il Paese maggiormente colpito è la Repubblica Democratica del Congo. L’OMS ha raccolto quasi 114 milioni di dollari per combattere l’ebola nella RDC, mentre appena 2,5 milioni di dollari sono stati raccolti per vaccinare e prevenire il morbillo.

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Hong Kong, ecco i ragazzi che combattono gli abusi del potere

Voci Globali incontra Oscar e Tony, due giovani ragazzi cresciuti nell’ex colonia britannica che oggi si ritrovano a fare i conti con una città indebolita, che cerca di resistere alla repressione cinese. Attraverso i loro occhi si ripercorrono lo scoppio della SARS, la rivoluzione degli ombrelli, la crisi immobiliare, i rapimenti di cinque editori, fino a questa nuova protesta, macchiata da continue violenze da parte di una polizia che abusa del suo potere. In questo braccio di ferro con il Governo di Pechino, la storia dell’ex colonia è ancora tutta da scrivere.

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Gibuti, bambini di strada coperti dall’ombra dell’indifferenza

Vivere alla giornata e senza una casa né una meta precisa è il destino di molta infanzia in tutto il mondo. Qui vi parliamo del caso di uno Stato del Corno d’Africa la cui strategica posizione geografica lo rende luogo di passaggio, partenze e arrivi per adulti e ragazzi che inseguono il sogno di una vita migliore. Spesso etiopi diretti verso lo Yemen, nonostante la guerra in corso e da lì verso l’Oman o la più ricca Arabia Saudita, rimangono invece intrappolati nell’indigenza, senza documenti e senza speranza nel futuro. La testimonianza di una giovane cooperante.

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Nord Corea, l’uomo che credeva di vivere in un Paese normale

Voci Globali ha incontrato a Seul un disertore fuggito dal regime di Pyongyang, dove oggi lo credono morto da tre anni. Nell’intervista, Chung parla della sua infanzia nel Paese, della carestia, e degli eventi che gli hanno aperto gli occhi. Racconta poi della sua fuga, dello shock che fu per lui scoprire il mondo esterno, e della sua condizione di nordcoreano in un posto moderno e occidentalizzato come la Corea del Sud, dove “dai rubinetti esce sempre l’acqua calda e le stanze rimangono illuminate per quanto tempo si desidera” …

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Diamanti e violenza, i rimpatri forzati dei congolesi dall’Angola

L’ex colonia portoghese è caratterizzata da un crescendo di violenza nei confronti degli immigrati congolesi, spesso vittime di attacchi xenofobi e rimpatri forzati verso il loro Paese d’origine a partire dall’ottobre dello scorso anno. Migliaia di donne vittime di abusi, crudeltà e stupro, uomini mutilati e sottoposti a vere e proprie torture umilianti come la cucitura delle labbra con il filo di ferro. Centinaia le famiglie, spesso ben radicate in Angola, che hanno subito azioni punitive contro i propri negozi, case e beni. Sullo sfondo il lucroso traffico di diamanti di cui è ricco il Nord del Paese, unito all’instabilità del confinante territorio congolese.

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