Turchia, difendere il giornalismo in un clima di terrore

Negli ultimi anni il numero di giornalisti arrestati con false accuse è cresciuto notevolmente nel Paese e molti media ritenuti critici dalle autorità sono stati chiusi. Per superare questa situazione, il giornalismo turco ha bisogno della solidarietà dei media di tutto il mondo per ribadire che il giornalismo non è un crimine. Questa solidarietà si sta manifestando attraverso la campagna #FreeTurkeyMedia lanciata da alcune delle più importanti organizzazioni per la libertà di espressione. Intanto, dal 2016, 120 giornalisti sono stati imprigionati e 180 organi di stampa sono stati chiusi.

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Siria, nessuno sta vincendo una guerra destinata a continuare

Mentre il conflitto sta per entrare nell’ottavo anno molti commentatori, tra cui leader di governo, vogliono far passare il messaggio che la guerra stia volgendo al termine. Queste indicazioni sono fuorvianti. La guerra in Siria – di fatto – continua, nonostante la sconfitta territoriale dello Stato Islamico. Centinaia di migliaia di persone continuano a subire la fame e la guerra e la situazione di questa nazione divisa sembra essere bloccata in una sanguinosa violenza che probabilmente andrà avanti anche nel 2018. Più la situazione cambia più sembra rimanere la stessa.

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Impegno armato e petrolio, la forza dei curdi indipendentisti

Determinanti nella guerra aI califfato nero, i curdi iracheni e siriani sono al centro della geopolitica del Medio Oriente e il ridisegno dei suoi confini, tra nuove e vecchie alleanze e inveterati interessi economici. Le aspirazioni di autonomia in Siria e il recente referendum in Iraq, sulla scia del sacrificio di tanti miliziani e miliziane, pongono alla comunità internazionale, Italia compresa, una questione di ordine etico. Intanto, negli ultimi anni il loro ruolo nello scacchiere mediorientale si è rinforzato.

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Storie, voci e volti per raccontare il Kurdistan che resiste

Alcuni documentari ci consentono di conoscere ciò che è successo in quella vasta regione tra Siria, Turchia, Iraq e Iran dall’inizio della guerra civile siriana a oggi, passando per le discriminazioni e i massacri operati dai miliziani dell’ISIS. Il reportage in video è uno strumento molto efficace per mostrare quanto accade nella regione perché ci consente di confrontarci faccia a faccia con un popolo a cui spesso non viene data voce e che, invece, è in prima linea contro la minaccia jihadista che allunga le sue radici fino in Europa.

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Genocidio armeno, il vergognoso negazionismo della Turchia

Il 24 aprile ha segnato l’anniversario del genocidio armeno, durante il quale lo Stato ottomano uccise 1,5 milioni di armeni. Anche se tale tragedia è avvenuta 102 anni fa, in un certo senso non si è mai conclusa poiché l’attuale Stato turco ha intrapreso un progetto di negazione. Ciò continua a sovvertire e a ostacolare sia i ricordi dei sopravvissuti che le rivendicazioni dei loro discendenti. Il negazionismo sta alle fondamenta dello Stato turco e rappresenta il pilastro della sua politica estera. E solo 23 nazioni riconoscono ufficialmente il genocidio di questo popolo.

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Turchia, tra dittatura, caos e voglia di scappare

Abbiamo lavorato a questa traduzione da openDemocracy prima del tentato colpo di stato del 15 luglio. La nostra attenzione era già puntata sulla Turchia e riteniamo che le riflessioni contenute in questo articolo aiutino a capire la situazione nel Paese. Un tempo ancora di salvezza della democrazia turca, l’influenza dell’UE sta affondando, mentre il Paese è simbolo di disgregazione. Intanto la popolazione è sempre più isolata, alla mercè degli abusi e delle epurazioni del dittatore Erdogan, con l’Europa – appunto – e il resto del mondo che stanno a guardare.

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L’emigrazione che cambia il volto delle città. Nonostante tutto

Dopo l’accordo stretto il 18 marzo a Bruxelles dai leader dei 28 Stati dell’Ue e dal primo ministro turco Ahmet Davutoğlu – e fortemente caldeggiato dalla Germania – per molti migranti “illegali” è iniziato l’incubo. In questo scenario di fondo  un’approfondita riflessione viene suggerita dall’ultimo report a cura dell’International Organization for Migration che ha per tema “Migranti e città: nuove partnership per gestire la mobilità” e disegna lo scenario del futuro a fronte di una mobilità, soprattutto urbana, in forte crescita. In che modo migrazioni e migranti stanno trasformando le città?  Come incide la vita dei migranti su organizzazioni e regole di un nucleo urbano?

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Radici e dinamiche del conflitto tra governo turco e curdi

Una ricerca rivela che i conflitti politici tra il movimento curdo e lo Stato turco non possono essere limitati e contenuti all’interno dei confini della Turchia dal momento che questo conflitto etnico-politico ha una dimensione fortemente transnazionale e coinvolge i Paesi europei che ospitano le grandi diaspore curde e turche. La violenza durerà fintanto che l’identità politica curda verrà vista come una minaccia e non come quadro di riferimento entro cui i curdi possano rivendicare il diritto di esistere e di avere una presenza normativa politica e reale in Medio Oriente.

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La Turchia colpisce l’ISIS ma il vero obiettivo restano i curdi

“La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”, affermava Clausewitz. In nessun altro luogo questa massima è altrettanto evidente che in Turchia nell’attuale fase di duplice offensiva contro l’ISIS da un lato e il Partito Curdo dei Lavoratori (PKK) dall’altro. Piuttosto che un’inversione a U politica, com’è stata in generale descritta sui giornali, quest’offensiva rappresenta una nuova fase tattica del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) per districarsi, nella sua strategia di radicamento nazionale ed egemonia regionale, da un impasse strutturale che vede al suo centro i progressi della rivoluzione curda in Turchia e Siria.

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