Hate speech, tra vuoto giuridico e impegno della società civile

Sebbene la comunità internazionale sia consapevole – alla luce di esperienze passate – che il passo dai discorsi ai crimini d’odio può essere assai breve, non esiste ad oggi una definizione giuridica univoca della fattispecie. Il vuoto normativo determina una serie di conseguenze pratiche, soprattutto nell’elaborazione di valide risposte di contrasto in ambito digitale. In detto contesto, la società civile ha assunto un ruolo fondamentale. Amnesty International Italia ha istituito un’apposita Task Force, che opera online. Voci Globali ha intervistato la dottoressa Maria Rosa Sora, membro del coordinamento della TF.

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Giamaica, stretta tra il controllo delle élite locali e britanniche

Quando si parla di traffico sessuale, l’isola caraibica da anni rappresenta una delle destinazioni più frequentemente collegate a questo tipo di mercato. Una recente ricerca condotta tra persone coinvolte nel settore, ha mostrato come siano vittime di violenze, discriminazioni e politiche completamente sbagliate. Ma la questione va molto oltre e ha radici nel passato storico: nonostante l’abolizione della schiavitù nel 1838 e l’indipendenza raggiunta nel 1962, permangono i retaggi del colonialismo sia all’interno della società che dal punto di vista internazionale.

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Hate speech, tecniche educative e di controllo del fenomeno

Cresce il volume e l’intensità dei commenti di odio pubblicati in Rete. Si tratta di un fenomeno definito dal Consiglio d’Europa come “hate speech” e che, come tale, va contrastato. Il compito è affidato a giornalisti, social media manager, scuole e cittadini. Cosa possiamo fare, dunque, quando ci imbattiamo in un commento che istiga all’odio e alla discriminazione? Dialogo, rispetto e informazione sono gli strumenti che abbiamo a disposizione. Nell’articolo sono elencati alcuni strumenti utili per combattere un'”abitudine” che sembra diffondersi a macchia d’olio.

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