Abiy Ahmed, giovane leader a confronto con vecchi problemi

In un continente dove i vecchi leader faticano a staccarsi dal potere, il nuovo primo ministro etiope è presto diventato un’icona di riferimento per molti africani. Se da un lato sta cercando di far uscire il Paese dal passato liberando i prigionieri politici e mettendo fine al conflitto ventennale con l’Eritrea, dall’altro fronteggia il malcontento di molti gruppi etnici che sono stati a lungo ignorati. Come se non bastasse, nonostante il progresso registrato negli ultimi anni, la società è ancora afflitta da povertà e disuguaglianza. Sono quindi molte le sfide per il nuovo giovane leader.

Leggi il seguito

Adozioni internazionali, in crisi il rispetto delle regole

L’emersione di numerose procedure illecite svolte dagli enti autorizzati fa colare a picco le richieste per diventare genitori adottivi e ad essere violato è sempre l’interesse del bambino, che viene spesso sostituito con gli interessi economici in gioco. In questo articolo i casi di Francia, Congo, Etiopia, Cambogia, Polonia. Irregolarità, abusi e anche vere e proprie frodi che già da tempo hanno gettato ombre su organizzazioni e singoli operatori..

Leggi il seguito

Voglia di colonialismo, “non fu poi tanto male, molti i benefici”

Un pericoloso revisionismo è in atto da tempo. Gente comune ma anche accademici e intellettuali che non solo parlano di quel periodo storico tessendone le lodi, ma auspicano una sorta di “soft colonialism” addirittura messo in atto con la collaborazione e il benestare dei Governi africani. L’ultimo caso in ordine di tempo è il saggio “The case for colonialism”, ritirato dalla rivista che lo aveva pubblicato ma ancora visibile sul web. In questo articolo ricordiamo brevemente i più grandi orrori della Storia da parte degli imperialisti europei nei confronti dei popoli africani. L’Italia ha registrato la sua parte di crimini di guerra in Etiopia e in Libia.

Leggi il seguito

Quando la protesta nasce sui social e i governi li oscurano

Cresce il malcontento contro politiche e governi, e corre veloce sui canali che le persone usano quotidianamente, ormai in tutto il mondo. Ma la risposta, in molti Paesi, dalla Turchia all’Etiopia, dal Brasile al Vietnam, è oscurare i canali social: bloccare Facebook, Twitter, YouTube per far sì che le criticità non emergano, che gli attivisti non si organizzino, che un movimento di protesta non si possa costituire. E non è solo una questione di diritti politici e di espressione, uno studio sottolinea – infatti – come questi blocchi abbiano anche un grave impatto sull’economia dei Paesi in questione.

Leggi il seguito

Profughi e rifugiati, è l’Africa che ne accoglie il numero più alto

Più dell’80% dei rifugiati nel mondo vive in Paesi in via di sviluppo. In particolare, molti Paesi africani come Etiopia, Kenya, Uganda, Ciad e Repubblica Democratica del Congo accolgono milioni di persone in enormi campi profughi ormai trasformati in vere e proprie città dove, però, molti diritti non sono garantiti, a partire dall’accesso al cibo. I problemi sono anche ambientali: da un lato, carestie e siccità stimolano nuovi flussi migratori, dall’altro i campi stessi hanno un violento impatto sugli spazi e territori dove vengono collocati rendendo ancora più difficile la vita dei rifugiati.

Leggi il seguito

Quegli sporchi finanziamenti europei per fermare le migrazioni

I recenti accordi bilaterali promossi dall’Unione Europea con Turchia, Afghanistan e alcuni Paesi del Corno d’Africa vanno a configurare un approccio alla cooperazione e ai fenomeni migratori fondato sulla sicurezza. La priorità dei Governi europei sembra essere l’esternalizzazione delle frontiere, demandando a regimi autocratici, Paesi instabili e polizie altrui la gestione dei confini. In particolare, attraverso il “Processo di Khartoum”, regimi in aperta violazione dei diritti umani si trasformano in interlocutori credibili e alleati per tenere richiedenti asilo e profughi lontani dai confini dell’Europa. Gli fa eco il “Migration Compact” italiano.

Leggi il seguito

Asmarina, un documentario ricostruisce la memoria italo-eritrea

La storia dell’uomo è una storia di movimenti, mutamenti, cambiamenti. È una storia di migrazioni. Quello che oggi le contingenze storiche portano a interpretare come un fenomeno a senso unico, in realtà ha coinvolto persone da tutte le parti del mondo e non solo nell’ultimo secolo. Vi sono poi casi in cui, al netto dei numeri, si può considerare il migrare come uno scambio, condizionato da situazioni storiche e scelte politiche. Uno di questi casi è l’Eritrea, piccolo Stato nella parte orientale del Corno d’Africa, colonia italiana a partire dall’occupazione di Assab nel 1882.

Leggi il seguito

Somalia: il dilemma di al-Shabaab, con al-Qaida o con l’ISIS?

A prima vista, le differenze tra al-Shabaab, il gruppo militante estremista che ha base in Somalia, e lo Stato Islamico potrebbero sembrare irrilevanti. Entrambi i gruppi prosperano sfruttando le diverse sensibilità religiose e le tensioni socio-politiche per giustificare le atrocità commesse. La recente uccisione di membri di al-Shabaab considerati favorevoli all’ISIS ha tuttavia dimostrato che le convinzioni e le tattiche condivise non sono sufficienti a impedire che i militanti jihadisti si combattano l’uno contro l’altro. Anche per le più storiche relazioni tra al-Shabaab e al-Qaida.

Leggi il seguito

Democrazia vs Sviluppo, l’Africa che si interroga

Con quale criterio possiamo meglio analizzare e capire il continente africano? Grazie ai suoi sviluppi nell’ambito della democrazia, del rispetto dei diritti umani, dell’applicazione di quelli civili e sociali? O nell’ambito dello sviluppo economico? Dibattito pubblico ad Accra sull'”africanizzazione della democrazia”. Tra gli ospiti Mo Ibrahim e il ministro degli esteri etiope. Dati elaborati da GeoPoll evidenziano una certa sproporzione, in molti Paesi, tra i “successi” a livello economico e lo sviluppo di servizi e infrastrutture negli ultimi anni e il livello di democrazia.

Leggi il seguito