Quando la protesta nasce sui social e i governi li oscurano

Cresce il malcontento contro politiche e governi, e corre veloce sui canali che le persone usano quotidianamente, ormai in tutto il mondo. Ma la risposta, in molti Paesi, dalla Turchia all’Etiopia, dal Brasile al Vietnam, è oscurare i canali social: bloccare Facebook, Twitter, YouTube per far sì che le criticità non emergano, che gli attivisti non si organizzino, che un movimento di protesta non si possa costituire. E non è solo una questione di diritti politici e di espressione, uno studio sottolinea – infatti – come questi blocchi abbiano anche un grave impatto sull’economia dei Paesi in questione.

Leggi il seguito

Profughi e rifugiati, è l’Africa che ne accoglie il numero più alto

Più dell’80% dei rifugiati nel mondo vive in Paesi in via di sviluppo. In particolare, molti Paesi africani come Etiopia, Kenya, Uganda, Ciad e Repubblica Democratica del Congo accolgono milioni di persone in enormi campi profughi ormai trasformati in vere e proprie città dove, però, molti diritti non sono garantiti, a partire dall’accesso al cibo. I problemi sono anche ambientali: da un lato, carestie e siccità stimolano nuovi flussi migratori, dall’altro i campi stessi hanno un violento impatto sugli spazi e territori dove vengono collocati rendendo ancora più difficile la vita dei rifugiati.

Leggi il seguito

Quegli sporchi finanziamenti europei per fermare le migrazioni

I recenti accordi bilaterali promossi dall’Unione Europea con Turchia, Afghanistan e alcuni Paesi del Corno d’Africa vanno a configurare un approccio alla cooperazione e ai fenomeni migratori fondato sulla sicurezza. La priorità dei Governi europei sembra essere l’esternalizzazione delle frontiere, demandando a regimi autocratici, Paesi instabili e polizie altrui la gestione dei confini. In particolare, attraverso il “Processo di Khartoum”, regimi in aperta violazione dei diritti umani si trasformano in interlocutori credibili e alleati per tenere richiedenti asilo e profughi lontani dai confini dell’Europa. Gli fa eco il “Migration Compact” italiano.

Leggi il seguito

Asmarina, un documentario ricostruisce la memoria italo-eritrea

La storia dell’uomo è una storia di movimenti, mutamenti, cambiamenti. È una storia di migrazioni. Quello che oggi le contingenze storiche portano a interpretare come un fenomeno a senso unico, in realtà ha coinvolto persone da tutte le parti del mondo e non solo nell’ultimo secolo. Vi sono poi casi in cui, al netto dei numeri, si può considerare il migrare come uno scambio, condizionato da situazioni storiche e scelte politiche. Uno di questi casi è l’Eritrea, piccolo Stato nella parte orientale del Corno d’Africa, colonia italiana a partire dall’occupazione di Assab nel 1882.

Leggi il seguito

Somalia: il dilemma di al-Shabaab, con al-Qaida o con l’ISIS?

A prima vista, le differenze tra al-Shabaab, il gruppo militante estremista che ha base in Somalia, e lo Stato Islamico potrebbero sembrare irrilevanti. Entrambi i gruppi prosperano sfruttando le diverse sensibilità religiose e le tensioni socio-politiche per giustificare le atrocità commesse. La recente uccisione di membri di al-Shabaab considerati favorevoli all’ISIS ha tuttavia dimostrato che le convinzioni e le tattiche condivise non sono sufficienti a impedire che i militanti jihadisti si combattano l’uno contro l’altro. Anche per le più storiche relazioni tra al-Shabaab e al-Qaida.

Leggi il seguito

Democrazia vs Sviluppo, l’Africa che si interroga

Con quale criterio possiamo meglio analizzare e capire il continente africano? Grazie ai suoi sviluppi nell’ambito della democrazia, del rispetto dei diritti umani, dell’applicazione di quelli civili e sociali? O nell’ambito dello sviluppo economico? Dibattito pubblico ad Accra sull'”africanizzazione della democrazia”. Tra gli ospiti Mo Ibrahim e il ministro degli esteri etiope. Dati elaborati da GeoPoll evidenziano una certa sproporzione, in molti Paesi, tra i “successi” a livello economico e lo sviluppo di servizi e infrastrutture negli ultimi anni e il livello di democrazia.

Leggi il seguito

Etiopia, liberi gli attivisti del blog collettivo Zone9

È notizia di pochi giorni fa l’assoluzione di quattro membri del blog collettivo in lingua amarica Zone9, nonché collaboratori del network Global Voices, rimasti in carcere per 18 mesi sotto l’accusa – infondata – di terrorismo. Il blog copre le questioni sociali e politiche in Etiopia e promuove i diritti umani e la responsabilità di governo. Nonostante questa buona notizia, la situazione del Paese in termini di libertà di stampa e di parola, sia online che offline, resta particolarmente critica. È noto, e confermato dalle classifiche di Freedom House 2015, che l’Etiopia è uno dei Paesi meno liberi al mondo in questo senso.

Leggi il seguito

La crisi dei rifugiati, i diritti digitali e le censure dei governi

Le storie di rifugiati che si allontanano in massa dalla Siria e da altri Paesi teatro di conflitti per cercare di raggiungere l’Europa occidentale si trasferiscono nel territorio parallelo dei diritti digitali, dato che l’accesso alle reti di comunicazione è diventato davvero vitale per chi si muove a piedi in territori sconosciuti, e dovendo anche affrontare una crescente pressione da parte delle autorità di frontiera nell’Europa meridionale e centrale. Questa e altre storie in Rete da una sintesi del Netizen Report, bollettino settimanale a cura di Global Voices Advocacy.

Leggi il seguito

Hacking Team e le rivelazioni sull’Etiopia

La scorsa settimana è stata pubblicata una vasta raccolta di email che dimostra come l’azienda di sorveglianza italiana Hacking Team abbia venduto le proprie tecnologie a governi di tutto il mondo. Tra i vari governi coinvolti c’è anche quello dell’Etiopia: le informazioni trapelate hanno mostrato che l’obbiettivo erano i giornalisti etiopi residenti negli Stati Uniti. Il governo etiope ha un record deplorevole riguardo alla libertà di stampa, e la diaspora dei giornalisti etiopi è di vitale importanza per presentare la situazione reale all’interno del Paese. Perché un Paese così dipendente dagli aiuti esteri spende milioni di dollari per spiare i propri giornalisti in esilio?

Leggi il seguito
Pagina 1 di 212