Gli attivisti del clima riportano la contestazione nei luoghi pubblici

Il mondo liquido che abitiamo ha riscritto la geografia dei luoghi in cui ci incontriamo e confrontiamo. Utenti, persone, si scambiano opinioni nelle arene digitali, che sono anche la dimensione privilegiata del dibattito e della comunicazione politica. Ma da Internet arrivano nuovi impulsi che conducono ad una riappropriazione della piazza come spazio di dissenso. Così, gli attivisti ambientali si organizzano in luoghi virtuali ma cambiano, davvero, quelli fisici. Escono dai confini online in cui gli altri attori sembrano essersi rifugiati e chiedono un nuovo modo di abitare questo Pianeta.

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#LetThemFly, una campagna di successo per gli attivisti sauditi

Tra le notizie di questo mese: allarme per la mancanza di tutele sociali nella regione Asia Pacifica. Cresce lo stress idrico nel continente africano con conseguenze disastrose non solo per l’ambiente. Il popolo cileno boccia la nuova Costituzione: resterà in vigore quella di Pinochet. Appello del Consiglio di Cooperazione del Golfo per il processo di pace in Yemen. In India, proseguono le udienze sul noto caso “divieto all’hijab”. Nigeria e Marocco siglano un accordo per la costruzione di un gasdotto transafricano con l’obiettivo di svincolarsi dalla dipendenza energetica dalla Russia.

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Un pianeta che brucia, e sugli incendi il clima e la mano dell’uomo

Ogni estate migliaia di ettari di boschi e foreste vengono distrutti dalle fiamme, con nuovi record. Di origine naturale o, il più delle volte, dolosa, gli incendi mettono a rischio la flora e la fauna di vaste aree in tutto il mondo. Il rastrellamento di delicati ecosistemi, unito alla minaccia per la vita delle popolazioni che abitano i territori interessati, ci riporta al circolo vizioso di cause ed effetti innescato dai cambiamenti climatici. Allora, se l’emergenza annosa degli incendi estivi si veste di nuove criticità, anche le soluzioni devono integrare alle vecchie pratiche nuove strategie.

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In piedi per la Terra, giovani e società civile in lotta per l’ambiente

Storicamente l’opinione pubblica è scesa in strada per difendere i propri diritti e, rivendicandoli, si è vestita anche di istanze in difesa dell’ambiente e di tutte le questioni ad esso legate. L’evoluzione delle proteste ha seguito il corso degli eventi: partendo dalla conservazione della Natura, passando per la paura per l’impatto della crescita economica incontrollata fino alla crisi climatica di oggi. Alcune voci attuali, che si levano per invertire la rotta del disastro, raccontano a Voci Globali l’urgenza dell’azione, il coraggio della disobbedienza, la forza del cambiamento.

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Clima e giustizia sociale, la leadership delle donne del Sud globale

Una vasta documentazione testimonia che la crisi ambientale grava, in misura maggiore, sulle spalle dei Paesi cosiddetti ‘in via di sviluppo’. Per realizzare un miglioramento delle condizioni climatiche, è necessario un cambiamento di narrativa che possa assicurare maggiore giustizia sociale, lasciando spazio alle categorie tradizionalmente oppresse. Per questo motivo, le prospettive e le azioni di alcune leader femministe, provenienti dal Sud del mondo, vengono sottolineate in questo articolo. Queste donne costituiscono la chiave per un’azione collettiva a favore della giustizia climatica.

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A rischio il futuro degli insetti, troppi mutamenti nel clima e habitat

Il cambiamento climatico e la perdita degli ambienti naturali nel nome dell’agricoltura intensiva interagiscono tra loro impattando in maniera fortemente negativa sulla biodiversità degli insetti in tutto il mondo. L’effetto pare più marcato nelle regioni tropicali, tuttavia da un punto di vista scientifico sono ancora insufficienti i dati a disposizione, più spesso disponibili per l’emisfero Nord. Capire cosa sta causando il declino degli insetti, preziosi anche per molte colture alimentari, è fondamentale per contrastare questa tendenza e salvaguardare il futuro del pianeta ma anche il nostro.

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L’innalzamento dei mari minaccia il patrimonio culturale africano

I beni culturali africani sono stati finora un tema secondario nei dibattiti sulle aree potenzialmente a rischio per i cambiamenti climatici. Tuttavia, in attesa del primo white paper IPCC sul tema, previsto per il prossimo luglio, un gruppo internazionale di esperti ha pubblicato uno studio: attualmente sono circa 56 i preziosi siti naturalistici e archeologici nel Continente africano che rischiano di scomparire entro il 2050 a causa dell’innalzamento del livello dei mari e dell’erosione costiera. Senza investimenti adeguati e l’adozione di strategie di adattamento, le aree a rischio potrebbero aumentare.

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“Non lasciare nessuno indietro”, formula che resta priva di risultati

Educazione, salute, economia, società, ambiente. Per il WeWorld Index 2021, il mondo peggiora sotto ogni punto di vista. Crescono vertiginosamente povertà e disuguaglianze in quanto a diritti e inclusione, con donne e bambini ad esserne le maggiori vittime. Pandemia e cambiamenti climatici frenano drammaticamente la corsa già lenta verso gli Obiettivi dell’Agenda 2030 in tutto il pianeta. Entro l’anno 435 milioni di donne saranno sotto la soglia di povertà, il lavoro minorile potrebbe aumentare di 8,9 milioni di casi per fine 2022, e nel 2030 la sopravvivenza di 150 milioni di persone dipenderà dagli aiuti umanitari.

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Clima: quel disperato bisogno di voci globali, l’assemblea popolare

Alla ricerca di forme più inclusive e partecipative di democrazia, una nuova Assemblea Globale dei Cittadini è stata istituita in occasione della COP26 in corso a Glasgow. L’Assemblea si pone l’obiettivo di affrontare tematiche riguardanti l’attuale crisi climatica ed ecologica da un nuovo punto di vista, che veda coinvolti e rappresentati i cittadini di tutto il mondo. In questo modo, il deficit democratico che coinvolge oggi le istituzioni, potrebbe essere in parte risanato favorendo la partecipazione diretta all’interno di assisi popolari, ma anche il dialogo tra queste e le conferenze globali.

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Climatologi, la lista dei migliori scienziati esclude i Sud del mondo

La ricerca nel campo della scienza del clima subisce l’influenza dominante dei sistemi di pensiero radicati nei Nord del mondo. Ne è un esempio la recente classifica “mondiale” dei migliori scienziati del settore, pubblicata recentemente dall’agenzia Reuters, che presenta gravi squilibri di distribuzione geografica. La scienza prodotta nell’altro emisfero è invece importante, provenendo da quei territori che subiranno le peggiori conseguenze dell’emergenza climatica e potendo fornire soluzioni innovative e maggiormente orientate a contesti più localizzati in un’ottica di risoluzione delle sfide sul campo.

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