L’Italia che crolla e diventa il Terzo Mondo

Uno dice Italia, Europa, Occidente. E pensa alla libertà, alle libertà, alla democrazia, ai diritti. Da lontano la percezione del nostro Paese è ancora dorata e accattivante. Un tempo questa parte del mondo – l’Africa Sub-Sahariana – era chiamato Terzo Mondo. Un mondo di divisioni, contrasti, paure, odi tribali, ignoranza, bisogni, povertà, mancanza di stato di diritto. Un mondo da ricostruire. Proprio come da noi oggi. Dove tutto crolla. Dove molto è già andato distrutto. Perso il senso del bello, persa la cultura, la capacità di capire e accogliere, persa l’idea della nazione e persa anche la gioia e l’allegria, l’Italia crolla. E quel Mediterraneo – dove il capriccio popolare ha cominciato a mostrare la sua nullità – diventerà la sua dannazione.

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Quei volti anonimi sospesi tra cielo e mare

Questo mese voglio soffermarmi su una fotografia. È datata 1932 ed ha un titolo: Lunch atop a skyscraper. Una delle foto storiche del secolo scorso. Rappresenta 11 uomini mentre consumano il loro pranzo nella pausa di lavoro della costruzione di una delle torri del Rockefeller Center a Manhattan. Sono a 260 metri di altezza, seduti su una struttura d’acciaio larga pochi centimetri. Anonime figure abbracciate al loro destino. Italiani, irlandesi, polacchi. Era quella manovalanza povera e disperata che aveva visto nell’America il futuro. Ma è l’America che grazie a loro ha costruito il suo futuro. Anche loro erano gli altri, quelli che generano odio e paura. Dimenticando che tutti siamo “l’altro”.

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