La logica del rifiuto e la forza di chi si oppone

È cominciato con una serie di rifiuti questo 2018. No ai migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo e di approdare in Italia, in Europa. Possibilmente vivi. No del Governo israeliano ai migranti che già sono sul suo territorio – ma definiti “infiltrati”. Si rifiutano le persone, ma si rifiuta anche la realtà, la conoscenza. Si chiudono gli occhi su dati di fatto. Sulle ragioni del fenomeno migratorio, ma anche su un tema che dovrebbe affliggerci e preoccuparci ogni singolo momento, come le crisi ambientali. Ma c’è anche anche il rifiuto dei piloti israeliani alla deportazione dei migranti, quello di migliaia di donne che hanno marciato contro la politica di Trump, il rifiuto di cedere al potere travestito da democrazia, al neo-liberismo che vuol dire sfruttamento e arricchimento, alla distruzione dell’ambiente, alla violenza di qualunque genere, all’ignoranza e ai fascismi che ci stanno circondando. Questi NO sono anche i nostri.

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Dimenticare per sopravvivere: i traumi silenti dei migranti

Cristiano Draghi, psicologo e giornalista, racconta a Voci Globali la ricerca realizzata per Psicologo di strada sulle condizioni psicologiche di richiedenti asilo e rifugiati: 1 su 10 ha, fin da subito, bisogno di un tipo di sostegno psicologico personalizzato, la metà degli intervistati accusa sintomi fisici connessi a condizioni di stress, il 60% è considerato a rischio di Disturbo post-traumatico da stress. Esistono delle linee guida ministeriali per far fronte a questo tipo di necessità all’interno del sistema di accoglienza, ma l’emergenzialità dell’intera gestione fa sì che vengano applicate in maniera residuale.

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Israele, la Terra Promessa che respinge i rifugiati africani

Non cede il premier israeliano Netanyahu riguardo al provvedimento di espulsione degli immigrati irregolari eritrei e sudanesi. Secondo un recente report sono quasi 40 mila i richiedenti asilo provenienti dall’Africa. Netanyahu nega però lo status di rifugiato a coloro che definisce “infiltrati”, ovvero migranti che lasciano il proprio Paese per cercare opportunità di lavoro. Si moltiplicano non soltanto le opinioni ma anche le azioni di chi vuole porre fine alle posizioni radicali del Governo israeliano. Una sintesi della mobilitazione delle organizzazioni mondiali, dei giornalisti e dei leader della comunità ebraica.

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Giovani africani: disoccupazione, schiavismo e leader silenziosi

I leader africani e occidentali condividono le responsabilità per la pratiche di schiavitù e tratta particolarmente deplorevoli e degradanti che stanno avvenendo in Libia. I giovani africani subiscono più in generale la violazione dei propri diritti: dal diritto al lavoro al diritto alla vita, dalla dignità alla sicurezza. L’Unione Africana e l’Unione Europea non stanno affrontando con la dovuta serietà una pianificazione strategica del futuro economico e sociale del continente, che non può basarsi solo su misure di controllo e confinamento.

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Esodi, la web map sulle rotte dei migranti e delle loro tragedie

Duemilaseicento testimonianze di persone che dall’Africa subsahariana hanno affrontato – negli ultimi quattro anni – pericoli ed esperienze drammatiche di viaggio pur di sfuggire a situazioni di vita in cui la violazione dei diritti umani è all’ordine del giorno. Purtroppo, per moltissimi di loro l’esito dei tentativi di fuga è stato altrettanto tragico. Come emerge da un progetto interattivo curato da Medici per i diritti umani, che si è incaricata di raccogliere e mettere in Rete le loro storie. Eccone alcune.

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Dal Sinai alla Libia stessa vergogna: uomini in vendita e torture

Oggi nel Paese del Nord Africa i rifugiati sono venduti all’asta come merce e vittime di terribili violenze. Il dramma della violazione dei diritti umani si ripete. Dopo gli abusi subiti dai migranti africani in Sinai qualche anno fa ed emersi anche grazie alle testimonianze di Associazioni e ONG, la Storia ci presenta di nuovo esseri umani ridotti in stato di schiavitù. Questo è anche il risultato delle recenti politiche internazionali e degli accordi con alcuni Paesi africani di uscita o di transito dei migranti. L’intervista con Alganesh Fessaha, di origine eritrea e presidente di Gandhi Charity ci aiuta a capire alcuni aspetti di queste vicende vergognose.

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Migranti, “l’Europa sta finanziando la schiavitù in Libia”

Il regista Michelangelo Severgnini, intervistato da Voci Globali, getta luce sulle condizioni in cui sono costretti a vivere i migranti intrappolati in Libia. Con il documentario “Schiavi di riserva” denuncia il “sistema” schiavitù, sostenuto anche grazie agli ingenti finanziamenti stanziati dall’Italia e dall’Unione Europea per arginare il fenomeno migratorio. Il prezzo da pagare per il blocco degli sbarchi non è soltanto la prassi di tortura, violenze e stupri già denunciata più volte da ONG e giornalisti, ma anche la connivenza rispetto a un fenomeno, come la schiavitù, abolita da decenni. Il regista pone, dunque, una domanda: accettando che tutto ciò accada in Libia, non gettiamo le basi per una nuova schiavitù anche in Europa?

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Migranti, tribunali in tilt e le paure di chi cerca assistenza

In Italia cresce il numero dei rifugiati che fanno ricorso per non avere ottenuto l’asilo, senza che i Tribunali siano in grado di dare risposte in tempi brevi. Il decreto Minniti ha tentato una strada per risolvere il problema, che tuttavia persiste. Una riforma a costo zero che a quattro mesi dall’entrata in vigore sta mostrando tutte le sue criticità. Intanto la situazione di chi cerca protezione e vede fallire la possibilità di una vita migliore si fa sempre più drammatica. Ne abbiamo parlato con due professionisti volontari dell’Associazione Avvocato di strada. “Non c’è nulla di più traumatico, per chi ha speso forze economiche e psicologiche ingenti, del fallimento del proprio progetto migratorio.”

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Lucano, a Riace accoglienza come modello di giustizia sociale

Un esempio di accoglienza dei migranti, quello del paesino calabrese, che è valso a questo luogo e al suo primo cittadino numerosi riconoscimenti a livello mondiale. Mimmo Lucano sarà ospite sabato 11 novembre al Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli. Il sindaco non si spiega il perché di tanto clamore. “Non serve essere chissà chi per fare quello che ho fatto io”, dichiara in questa intervista a Voci Globali. Il suo modello, al di là di manipolazioni politiche, si limitava ad accogliere con spontaneità coloro che approdano sulle nostre coste. Finché non è partita un’inchiesta giudiziaria nei suoi confronti. E anche la miniserie di Rai Fiction ispirata al suo lavoro è stata cancellata dal palinsesto.

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Presentazione della IX edizione, 6 – 11 novembre 2017

Tra le contraddizioni di un’Europa divisa e ferocemente arroccata nei suoi confini e di un Mediterraneo solcato da barche piene di disperati fuggiaschi, “Mari, muri e filo spinato” prova a rilanciare l’idea di una nuova solidarietà con le immagini e le parole del IX Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli.

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