Amnesty denuncia le condizioni dei migranti nei centri di Melilla

La Sezione spagnola dell’ONG chiede l’immediato trasferimento dei migranti dagli attuali centri di accoglienza siti nell’enclave iberica in “alloggi più dignitosi”. Le loro condizioni sono inaccettabili. Il Relatore Speciale per i diritti delle persone con disabilità ha presentato le prime Linee guida internazionali in materia di accesso alla giustizia per i disabili. Secondo un nuovo report, lo sviluppo di sistemi alimentari sostenibili può ridurre il surriscaldamento globale. Si è svolto a Mosca, l’incontro sino-indiano sulla disputa territoriale in Himalaya. Mentre in Marocco, è iniziato il cosiddetto “dialogo libico” tra le fazioni rivali.

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Esternalizzazione delle frontiere, storia dal carattere ideologico

Il trasferimento del controllo delle proprie frontiere a Paesi terzi per impedire l’accesso delle persone straniere al proprio territorio è da tempo uno strumento strategico con cui l’Europa gestisce i flussi migratori. Una strategia che risale all’inizio del ‘900, alla Conferenza di Evian-les-Bains in Francia, dove gli Stati democratici decisero di chiudere le loro frontiere ai rifugiati ebrei in fuga dalla persecuzione nazista e negoziarono con Hitler il controllo del flusso di migranti. Una strategia che oggi viene riutilizzata nella gestione della migrazione dall’Africa e dal Medio Oriente.

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Stephen Ogongo, sogno un Parlamento dell’Italia multiculturale

Stephen Ogongo, attivista e comunicatore sociale vive in Italia dal 1995. È nato in Kenya. Ha studiato Comunicazione sociale – con successivo dottorato in Scienze sociali – alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Con i siti di servizio – da lui amministrati – Stranieri In Italia e Cara Italia, fornisce informazioni agli immigrati che si trovano in Italia. Lo scopo è facilitare l’integrazione e non lasciare gli immigrati soli sia dal punto di vista delle necessità legislative che da quello dei rapporti e legami umani.

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Centri di detenzione in Libia, dove la vita vale meno di niente

Vendute come merci, costrette ai lavori forzati, picchiate e lasciate morire: questa è la sorte che spetta alle persone in cerca di fortuna in Europa e avvistate dalla Guardia Costiera libica. La loro destinazione sono gli ormai noti centri di detenzione del Paese nordafricano, finanziati anche dall’Italia grazie al controverso Memorandum d’intesa del 2017. Qui si incrociano storie di negazione assoluta della dignità e dei diritti umani, giustificata dall’ipocrita lotta all’immigrazione clandestina e ai traffici di esseri umani.

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Nigeria, il gigante africano con le identità radicate nelle viscere

Un Paese vasto dalle molte peculiarità, gravido di novità e di Storia. La Nigeria ha una popolazione eterogenea, quasi 200 milioni di abitanti e al suo interno convivono diverse religioni e culture tutte fortemente identitarie e millenarie. In Italia l’estrema attenzione dei media ai fenomeni migratori ha colpevolmente contribuito a diffondere pregiudizi su questo Paese, ma è bene che si lasci lo spazio alla curiosità perché esso riserva grandi sorprese e piacevoli scoperte. Abbiamo parlato con la ricercatrice Luisa Casagrande che da italo-nigeriana ci ha offerto un punto di vista privilegiato.

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Abba Mussie Zerai, sacerdote e attivista, migrante tra i migranti

Candidato al Nobel, definito “angelo dei profughi” e “padre dei rifugiati” – ma lui preferisce “migrante tra migranti” – ha dedicato la sua vita non solo alla fede, ma anche all’attivismo e alla lotta per il rispetto dei diritti umani, in special modo quelli dei rifugiati. Di origini eritree è arrivato in Italia a 16 anni. “I diritti – dice – oggi sono un privilegio di alcuni. Ho aiutato i migranti perché non volevo essere tra quelli che hanno omesso di soccorrere chi rischiava di morire in mare. Finché sono in vita il mio obiettivo è quello di essere utile a me stesso e agli altri”.

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Pratiche artistiche di resistenza alla politica di invisibilizzazione

Resistenza attraverso pratiche artistiche capaci di creare, rigenerare e riappropriarsi dello spazio pubblico. Questo il nodo centrale intorno a cui si è sviluppata Performing Resistance, piattaforma discorsiva digitale, promossa da Atlas of Transitions Biennale, che ha visto coinvolti artisti, accademici, curatori, attivisti e ricercatori internazionali. Nei giorni tra il 16 ed il 20 giugno hanno avuto luogo incontri e dialoghi, in streaming su Facebook e YouTube, a cui hanno partecipato più di 1200 persone provenienti da tutto il mondo. Ora queste testimonianze rimangono disponibili online sul sito web di Atlas of Transitions.

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Exarchia, anatomia del quartiere ribelle nel cuore di Atene

Un viaggio fra il passato e il presente del luogo in cui la controcultura politica greca ha dato vita a esperienze di autogestione e solidarietà uniche, offrendo risposte originali sia ai bisogni della comunità locale che a quelli della popolazione migrante giunta ad Atene a partire dal 2015. Il risultato è un modello sociale meticcio, alternativo e funzionale estremamente interessante. Oggi tutto questo rischia di scomparire sotto i colpi del Governo di ultradestra di Kyriakos Mitsotakis, che agisce in nome dello slogan “ordine e sicurezza”. Ma ci sono anche precise ragioni economiche, connesse al processo di gentrificazione e attrazione del turismo attraverso le grosse compagnie estere come Airbnb.

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Yemen, la lotta per la vita di un popolo fiaccato dalla guerra

Nel Paese mediorientale si sta consumando la più grave crisi umanitaria dalla Seconda guerra mondiale. La popolazione yemenita si trova in una situazione di massima fragilità sotto diversi punti di vista. In un contesto così articolato, i migranti africani vivono una situazione di ancor più grave discriminazione rispetto al passato. La morte per Covid-19 del “paziente zero” – un rifugiato somalo – ha scatenato infatti episodi di razzismo e violazioni dei diritti fondamentali. Gli sforzi dell’OIM sul territorio, da sempre finalizzati a garantire assistenza umanitaria, incontrano adesso maggiori ostacoli anche in ragione del lockdown.

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Hate speech, tra vuoto giuridico e impegno della società civile

Sebbene la comunità internazionale sia consapevole – alla luce di esperienze passate – che il passo dai discorsi ai crimini d’odio può essere assai breve, non esiste ad oggi una definizione giuridica univoca della fattispecie. Il vuoto normativo determina una serie di conseguenze pratiche, soprattutto nell’elaborazione di valide risposte di contrasto in ambito digitale. In detto contesto, la società civile ha assunto un ruolo fondamentale. Amnesty International Italia ha istituito un’apposita Task Force, che opera online. Voci Globali ha intervistato la dottoressa Maria Rosa Sora, membro del coordinamento della TF.

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