Pratiche artistiche di resistenza alla politica di invisibilizzazione

Resistenza attraverso pratiche artistiche capaci di creare, rigenerare e riappropriarsi dello spazio pubblico. Questo il nodo centrale intorno a cui si è sviluppata Performing Resistance, piattaforma discorsiva digitale, promossa da Atlas of Transitions Biennale, che ha visto coinvolti artisti, accademici, curatori, attivisti e ricercatori internazionali. Nei giorni tra il 16 ed il 20 giugno hanno avuto luogo incontri e dialoghi, in streaming su Facebook e YouTube, a cui hanno partecipato più di 1200 persone provenienti da tutto il mondo. Ora queste testimonianze rimangono disponibili online sul sito web di Atlas of Transitions.

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Exarchia, anatomia del quartiere ribelle nel cuore di Atene

Un viaggio fra il passato e il presente del luogo in cui la controcultura politica greca ha dato vita a esperienze di autogesione e solidarietà uniche, offrendo risposte originali sia ai bisogni della comunità locale che a quelli della popolazione migrante giunta ad Atene a partire dal 2015. Il risultato è un modello sociale meticcio, alternativo e funzionale estremamente interessante. Oggi tutto questo rischia di scomparire sotto i colpi del Governo di ultradestra di Kyriakos Mitsotakis, che agisce in nome dello slogan “ordine e sicurezza”, ma anche in nome del cieco profitto economico.

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Yemen, la lotta per la vita di un popolo fiaccato dalla guerra

Nel Paese mediorientale si sta consumando la più grave crisi umanitaria dalla Seconda guerra mondiale. La popolazione yemenita si trova in una situazione di massima fragilità sotto diversi punti di vista. In un contesto così articolato, i migranti africani vivono una situazione di ancor più grave discriminazione rispetto al passato. La morte per Covid-19 del “paziente zero” – un rifugiato somalo – ha scatenato infatti episodi di razzismo e violazioni dei diritti fondamentali. Gli sforzi dell’OIM sul territorio, da sempre finalizzati a garantire assistenza umanitaria, incontrano adesso maggiori ostacoli anche in ragione del lockdown.

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Hate speech, tra vuoto giuridico e impegno della società civile

Sebbene la comunità internazionale sia consapevole – alla luce di esperienze passate – che il passo dai discorsi ai crimini d’odio può essere assai breve, non esiste ad oggi una definizione giuridica univoca della fattispecie. Il vuoto normativo determina una serie di conseguenze pratiche, soprattutto nell’elaborazione di valide risposte di contrasto in ambito digitale. In detto contesto, la società civile ha assunto un ruolo fondamentale. Amnesty International Italia ha istituito un’apposita Task Force, che opera online. Voci Globali ha intervistato la dottoressa Maria Rosa Sora, membro del coordinamento della TF.

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Migranti e rifugiati, il loro numero potrebbe restare molto alto

Quante persone si sposteranno nei prossimi anni? Tante le stime, ma la risposta più sicura è una: saranno pochi rispetto chi vorrebbe davvero emigrare e tanti, in confronto a quelli che gli Stati desiderano ospitare. L’articolo – che però non prende in considerazione la situazione creata dai lockdown dovuta al Covid-19 – sottolinea che gli spostamenti sono dovuti non solo a ingiustizie e conflitti, ma anche ai cambiamenti climatici. I Paesi sono messi in guardia: le misure restrittive sono inutili. Adottare piani adeguati per gestire gli aumenti dei flussi migratori è l’unica strada.

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Se il tuo passaporto è inutile e smette di essere un privilegio

L’emergenza coronavirus e le misure di quarantena estrema ci stanno anche mettendo di fronte ad una riflessione: l’indeterminatezza a cui non siamo abituati. Siamo invece inclini all’abitudine di poter viaggiare senza particolari problemi, di poter richiedere e ottenere un visto senza che questo ci venga negato, di poter decidere quando e come partire. Ora no, ora anche noi abbiamo perso questo privilegio. Sarà una cosa temporanea, ma per altri le barriere continueranno ad esistere e a frenare i loro diritti e i loro sogni.

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Pesticidi, colosso della chimica rinuncia al velenoso Clorpirifos

La statunitense Corteva Inc. entro l’anno smetterà di produrre un insetticida tossico per l’ambiente e la salute umana. La Croazia, invece, apre alle “adozioni gay” grazie a una storica sentenza della Corte costituzionale. Intanto, l’Autorità Nazionale Palestinese boccia il cosiddetto “Deal of the Century” proposto dagli USA. E la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si pronuncia a favore della Spagna in un caso di “respingimento” di migranti verso il Marocco. In Camerun, massacro di civili nel corso di un’operazione antiterrorismo ad opera delle forze di sicurezza, che però parlano di “sfortunato incidente”.

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Migranti, in Grecia il Governo vuole un muro in mezzo al mare

Il primo gennaio scorso è entrata in vigore la riforma del sistema di accoglienza, che prevede lo smantellamento degli hotspot e la creazione dei cosiddetti centri chiusi pre-partenza. La nuova politica ellenica è stata fortemente criticata sia dall’UE che dalle organizzazioni internazionali, preoccupate di ulteriori violazioni dei diritti fondamentali dei migranti. Intanto, la situazione umanitaria sulle isole dell’Egeo continua a essere drammatica, gli sbarchi proseguono e le traversate spesso si trasformano in tragedia. Mentre il governo greco ha previsto la creazione di un muro in mezzo al Mediterraneo.

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Europa, migranti: Stati screditano e rallentano lavoro delle ONG

Si è così espresso il Consiglio di Esperti del CoE sul diritto delle ONG in uno studio tematico pubblicato lo scorso 8 gennaio. Intanto, il presidente senegalese ha promulgato la legge in materia di “stupro e pedofilia”, che costituisce un ulteriore passo in avanti nella lotta globale contro la violenza di genere. Mentre la Colombia vede minacciato il proprio processo di pace ad opera di gruppi armati irregolari che hanno ripreso le armi, la disoccupazione cresce in modo allarmante in ogni parte del mondo mettendo a rischio la coesione sociale. E la non profit CDP Global rende nota la sua “A List” 2019 sulle imprese più eco-friendly del pianeta.

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Crisi climatiche ostacolo al progresso verso la parità di genere

Agricoltori e pescatori che per la loro sussistenza dipendono direttamente dal mondo naturale, saranno tra le principali vittime dell’emergenza climatica. Con l’accumularsi dei problemi ambientali si disgregano infatti le reti di sostegno delle comunità. E a causa della disparità di genere, nelle regioni del mondo che sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici, le donne rischiano di soffrire più degli uomini. Occorre sempre più il concreto sostegno delle comunità internazionale sia nel superamento degli stereotipi di genere che nella ricerca di nuove soluzioni.

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