Africa, Facebook, peccato originale e l’incapacità di comunicare

Se Facebook fosse un’arena di leoni a fine giornata si conterebbero più morti (sbranati) che sopravvissuti. Soprattutto su certi temi che toccano il continente africano o gli africani che vivono in Europa. A volte, invece, bisognerebbe abbassare la guardia e ascoltare. Forse è il caso di smettere di pensare che c’è “un mondo contro” là fuori. Un mondo da combattere. Là fuori, fuori da questo social, c’è gente che apprezza il confronto, apprezza lo scambio e non è automaticamente da accusare se non la pensa come voi e solo perché macchiato dal peccato originale dell’occidentale colonizzatore.

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Africa, donne e poesia. Tra attivismo, denuncia e impegno civile

AfroWomenPoetry, viaggio itinerante alla scoperta della poesia al femminile nel continente africano, è arrivato alla sua quarta tappa. I versi di queste artiste parlano di storie traumatiche, di violenze, ma anche di consapevolezza, smascheramento degli abusi di potere, di affermazione della propria sessualità, di partecipazione attiva al cambiamento. Un cambiamento in corso da tempo in quello che è il più giovane continente al mondo, e che vede le donne protagoniste responsabili delle loro scelte, che siano politiche, sociali o personali.

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Uganda, le periferie del mondo che non interessano a nessuno

Inoltrarsi nelle periferie dei Paesi africani (come in tante altre periferie del mondo) vuol dire lasciare la sfavillante realtà di città in crescita, di sviluppo rapido, di proiezione verso il futuro. Vuol dire rendersi conto che questa crescita, questo sviluppo non toccano (o alcune volte peggiorano) la vita di migliaia, milioni di persone che ancora combattono contro fame, povertà, esclusione. Un viaggio dal Nord all’Est dell’Uganda in campi rifugiati, ghetti e popolazioni che non sono più padrone delle loro scelte e stanno perdendo il contatto con la loro storia, le loro vite, le loro tradizioni.

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Lo strano legame tra HIV, Miss Vergine, ricostruzione dell’imene

Una ricerca compiuta in Togo da una studiosa italiana per l’Università di Aix-Marsiglia, porta a galla l’influenza negativa delle politiche statunitensi pensate per combattere l’AIDS in Africa, che in realtà si sono dimostrate una costrizione sociale e culturale per le donne. I gruppi religiosi evangelici hanno contribuito a creare modelli e comportamenti che si allontanano dalle tradizioni delle popolazioni locali. Tutto ciò sta facendo crescere la tendenza ad usi e abusi sulle donne: tra questi l’uso di sostanze per restringere la vagina e i controlli per verificare che non sia stata violata.

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Uniti nella diversità. Nel tempio Bahá’i in Uganda sentire la vita

Il tempio sulla Kikaya Hill, a Kampala, è unico nel suo genere in Africa, tra gli otto in tutto sparsi per il mondo. In questo luogo speciale le cerimonie sono semplici, più di quanto ci si aspetterebbe soprattutto in questo continente. Brevi, non più di un’ora – auto amministrate, senza prete, senza altare, senza riti. Parole lette da alcuni dei presenti e tratte da differenti libri sacri, all’insegna del sincretismo. Unità nella diversità, uguaglianza tra tutti gli esseri umani, essere a casa dovunque e con chiunque, questi i principi che sintetizzano una religione che in realtà dovrebbe essere la naturale dimensione dell’essere umano.

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LGBTI, in Africa app e siti di appuntamenti usati per ricattare

Se da un lato Internet ha aiutato gli omosessuali a sentirsi meno soli e ad uscire allo scoperto anche nei Paesi del continente africano, dall’altro ha contribuito all’incremento dei casi di estorsione e abusi. Molti i tentativi di arginare tali pericoli: da trasmissioni radiofoniche a campagne online, fino ai consigli su come comportarsi in vista di un incontro “al buio”. Intanto sono ancora molti i Paesi che criminalizzano le relazioni tra persone dello stesso sesso e questo non aiuta certo a tenere sotto controllo la possibilità di ritrovarsi in una spirale di violenza e paura.

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Meglio prostitute che affamate. Report dall’Africa subsahariana

Un’inchiesta, svolta da giornaliste e a cura dell’African Investigative Publishing Collective apre uno scenario disperato ed eloquente sulla vita di migliaia di donne che si vendono per mantenere sé stesse e i figli laddove rimangono senza mezzi di sostegno. Spesso sono ragazze madri e donne con molti figli e il cui marito li ha abbandonati e non si cura di loro. “Se sei donna non c’è lavoro per te” dicono molte delle donne intervistate. Conoscono i rischi che corrono, ma – come dice Emma: “l’HIV ti ucciderà in vent’anni, la fame in due giorni”.

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Ex Africa, in mostra i capolavori universali dell'”arte negra”

Al Museo Civico Archeologico di Bologna fino all’8 settembre 2019, un allestimento che ha il merito di restituire dignità alla produzione artistica di tutti i tempi del continente. Lo chiarisce anche il sottotitolo dell’evento, “Storie e identità di un’arte universale”. Sotto l’occhio – a volte stupito – del visitatore ci sono oltre 270 capolavori provenienti da grandi musei e collezioni internazionali. L’esposizione, divisa in 9 sezioni, sfata pregiudizi e luoghi comuni sul continente, come quello che dall’Africa non sia emersa vera e propria arte ma produzioni di generici saperi collettivi. Emergono invece scuole, stili, manufatti del tutto originali.

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La fotografa bambinaia che fermava la vita ma restò nell’ombra

Si chiamava Vivian Maier (1926-2009), nata da madre francese e padre austriaco nel Bronx di New York. Una vita che definiremmo solitaria la sua. Certamente eccentrica. Per vivere non fece altro che la tata, cambiando case e quartieri. E ogni volta “imponendo” ai datori di lavoro la presenza delle sue scatole, dove poi sono state ritrovate 100.000 fotografie, alcune ancora nei rullini. Ma non pensò mai di utilizzare la fotografia come mestiere. Nonostante libri, mostre e documentari sulla sua arte e vita, non sapremo mai davvero cosa la spingesse. Forse voleva semplicemente fotografare la vita: fermarla, goderne almeno per un attimo, per lasciarla poi al suo destino.

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Alzarsi da soli, un atto di coraggio per sé e per gli altri

Ce ne sono molti di esempi al mondo – in tutte le epoche – di persone che hanno contribuito a mutamenti epocali. Battaglie civili, sociali, politiche, ambientali… Lo hanno fatto senza aspettare gli altri, senza la paura del giudizio o del fallimento. Sono gli uomini e le donne che sono passati alla Storia. Poi, ci sono le “storie di tutti i giorni”, di chiunque prenda in mano il proprio destino, che lotta per la propria “rivoluzione umana”, per quel cambiamento interiore che determinerà il cambiamento dell’ambiente che lo circonda.

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