Luisa Wizzy Casagrande, quel ponte culturale tra Veneto e Biafra

Antropologa, imprenditrice, mentoring e fondatrice del blog Métissage, sangue misto. Luisa Wizzy Casagrande ci racconta della cultura mixed, di come viene sentita ed espressa in Italia e della necessità di continuare un confronto diretto, e una riflessione scevra da prese di posizione – compreso l’uso del linguaggio – sui temi della “bi-razzialità” e multiculturalità. Nata in Nigeria, cresciuta tra le culture Igbo e Yoruba ha poi trovato in Veneto altre strade di espressione, mettendo sempre al centro la necessità di allargare lo sguardo per superare la “sindrome dell’impostore razziale”.

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Ghana, i movimenti LGBT+ che sfidano pregiudizi e patriarcato

Religione, patriarcato, leggi punitive e morale di ispirazione coloniale. E quindi pregiudizi, qualche volta violenze. Sembra una corsa ad ostacoli quella affrontata ogni giorno in Ghana da omosessuali, trans e queer. Eppure, in questa società fortemente omofobica i movimenti LGBT+ stanno crescendo e sviluppandosi in modo straordinario. Ad oggi sono circa una ventina i gruppi costituitisi a partire dai primi anni del nuovo secolo. Uno dei principali obiettivi è la cancellazione della legge che criminalizza l’omosessualità. In questo reportage storie e testimonianze di chi non vuole nascondersi.

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Aida Aicha Bodian, quando creatività fa rima con comunità

La sua mission è: Afro Women Empower, ed è quello che fa in tutti i suoi progetti: sostenere, dare visibilità, evidenziare i talenti e le attività delle donne afroitaliane. Aida Aicha Bodian è italo-senegalese, vive a Parigi e ha fondato Nebua World, Roots Evolution, The Diversity Network, MelaninNappy… tutte iniziative che mirano a portare alla luce la consapevolezza e i valori della diversità. L’anno scorso ha pubblicato “Le parole dell’umanità“. Il suo blog (che raccoglie le sue idee e progetti) è Afritalgirl.com.

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Armi nucleari proibite, ma non per l’Italia. Il ruolo dell’Africa

Il 22 gennaio 2021 entrerà in vigore il Trattato di proibizione delle Armi Nucleari. Avrà valore però solo per i 50 Paesi che lo hanno ratificato, restano fuori le principali potenza mondiali, che sono anche quelle meglio armate anche per quanto riguarda gli ordigni nucleari. Chi in questi anni ha combattuto, e sta continuando a farlo, contro questo male assoluto, vedono segni di speranza. Fuori dal trattato c’è l’Italia. Brevemente, inoltre, ripercorriamo il ruolo del continente africano nella lotta all’atomica.

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Soumaila Diawara, il poeta rifugiato che denuncia l’ingiustizia

Costretto a lasciare il suo Paese, il Mali, per ragioni politiche e dopo essere passato per Algeria e Libia, arriva in Italia dove ottiene lo status di rifugiato “per forza e per necessità” come dice lui. Attivista, poeta, comunista come la nonna che lo ha cresciuto. Ci racconta della situazione in Mali e di come si è arrivati alla crisi socio-politica che vive da anni. Soumalia accusa l’imperialismo e le ingerenze internazionali e dice che anche l’Italia deve lasciare il Paese. “Dal colonialismo in poi – afferma – non ci hanno mai lasciato fare quello che volevamo. Ecco perché il Paese è in queste condizioni”.

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Nigeria, democrazia di facciata ma i giovani guardano al futuro

Bridget Uche e Oladimeji Mudele, giovani nigeriani che risiedono in Italia, riflettono sulle proteste scoppiate in Nigeria a partire dal 7 ottobre (#EndSARS) per dire basta alla violenza e prevaricazione della Sars. Il dipartimento speciale di polizia, istituito nel 1992 per arginare crimini come rapine e rapimenti, con il tempo si è trasformata in un’unità fuori controllo che negli anni ha perpetrato abusi, esecuzioni extragiudiziali, arresti e detenzioni immotivati. Un’analisi, sintetica ma a tutto campo, sul presente e sul futuro del Paese.

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Rahma Nur, quel corpo nero e tormentato che prende la parola

Rahma, arriva in Italia da Mogadiscio all’età di 5 anni. Insegnante, scrittrice, poeta, trova nella parola il modo per dare forma a emozioni, dolori, traumi. La nerezza e l’invalidità – causata dagli effetti della poliomelite – le fanno conoscere ostilità, discriminazione, ma anche solidarietà, amicizie e le fanno sperimentare quella che chiama “invisibilità”. Per uscire da quell’invisibilità usa la parola. Ed è ancora attraverso la scrittura che riesce a raccontare il dramma della mutilazione genitale. Un evento che ha toccato profondamente la sua vita.

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Stephen Ogongo, sogno un Parlamento dell’Italia multiculturale

Stephen Ogongo, attivista e comunicatore sociale vive in Italia dal 1995. È nato in Kenya. Ha studiato Comunicazione sociale – con successivo dottorato in Scienze sociali – alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Con i siti di servizio – da lui amministrati – Stranieri In Italia e Cara Italia, fornisce informazioni agli immigrati che si trovano in Italia. Lo scopo è facilitare l’integrazione e non lasciare gli immigrati soli sia dal punto di vista delle necessità legislative che da quello dei rapporti e legami umani.

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Safari in poltrona, tour virtuali in Africa tra elefanti, gorilla, leoni

La pandemia impedisce ancora molti spostamenti e, di questi tempi, a risentirne è soprattutto il settore turistico. Solo in Africa, da gennaio ad aprile 2020 il calo di presenze è stato pari al 35% e sono milioni i posti di lavoro persi. Pur se già noti da qualche anno, si stanno diffondendo i tour virtuali. Alcuni sono stati organizzati proprio negli ultimi mesi per reagire alla crisi. Ci sono poi video e immagini che girano in Internet da tempo. In altri casi di tratta invece di nuove iniziative, telecamere fissate in vari Parchi nazionali – Sudafrica, Kenya, RDC – che permettono di osservare gli animali 24 ore su 24.

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“Black Lives Matter” nell’indifferenza sugli abusi sui neri d’Africa

Se il movimento Black Lives Matter ha finalmente solcato i confini degli Stati Uniti, dove è nato, una domanda ora è necessaria: i corpi neri hanno tutti lo stesso valore? Contano davvero in quanto black lives o ce ne sono alcuni (moltissimi) che rimangono nascosti in quella loro oscurità, invisibili, o semplicemente ignorati? Questo è quanto sembra. E allora, quando si comincerà a parlare anche a nome dei milioni di fratelli e sorelle che sul suolo africano subiscono la violenza di Stato tutti i giorni, in un luogo o in un altro, nel silenzio degli attivisti occidentali, compresi gli afro-discendenti?

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