Afro Women Poetry, la vita delle donne raccontata in poesia

Voci Globali avvia un nuovo progetto il cui obiettivo è far parlare le donne africane attraverso la poesia. Abbiamo cominciato con il Ghana con poetesse note e altre meno conosciute . Violenza domestica, tradizioni oppressive, voglia di autonomia, femminismo, i danni procurati dal colonialismo e dall’arrogante cultura occidentale: sono alcune delle tematiche affrontate, che aprono spaccati di ogni sorta sulle loro esperienze e su quelle di milioni di altre donne del continente sub-sahariano. AWP è quindi un contenitore che diventa una sorta di notiziario in cui il conduttore sono le stesse poete. Sono loro a dire, spiegare, svelare. E noi, per una volta, stiamo in silenzio ad ascoltare come davanti a un tg o a una pagina di giornale in versi.

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Voglia di colonialismo, “non fu poi tanto male, molti i benefici”

Un pericoloso revisionismo è in atto da tempo. Gente comune ma anche accademici e intellettuali che non solo parlano di quel periodo storico tessendone le lodi, ma auspicano una sorta di “soft colonialism” addirittura messo in atto con la collaborazione e il benestare dei Governi africani. L’ultimo caso in ordine di tempo è il saggio “The case for colonialism”, ritirato dalla rivista che lo aveva pubblicato ma ancora visibile sul web. In questo articolo ricordiamo brevemente i più grandi orrori della Storia da parte degli imperialisti europei nei confronti dei popoli africani. L’Italia ha registrato la sua parte di crimini di guerra in Etiopia e in Libia.

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Valogno, il piccolo borgo dei murales e delle porte aperte

Un borgo di 90 abitanti in provincia di Caserta, per tornare a vivere ha puntato su arte e accoglienza senza alcun pregiudizio o barriera. I pochi abitanti aprono le loro case ai visitatori, raccontano la storia del paese, scambiano sogni, idee e progetti. Il 95% delle case è disabitato ma ora si stanno trasformando. Al restauro avviato da vecchi proprietari si è aggiunta l’opera di artisti chiamati a dare una dimensione nuova e originale a vicoli, strade, arcate. L’idea è venuta a uno psicologo romano che insieme alla moglie ha lasciato la capitale e ha avviato un’associazione per il “risveglio” di questo paesino da sogno.

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Chi accoglie e chi no: l’Africa apre le porte, l’Europa respinge

Una sintesi del dibattito sulle migrazioni organizzato nell’ambito del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, che ha preso spunto dal documentario “La terra nuova”. Il lavoro offre uno spaccato della situazione dei rifugiati dal Sud Sudan e dal Congo in Uganda e del modello di accoglienza di questo Paese dell’Africa orientale. Un esempio che si contrappone alla violenza del rifiuto e alle barriere di molti luoghi d’Europa e dell’Itala stessa. Gli interventi dei relatori si concludono con una domanda: noi Italiani possiamo continuare a considerarci un popolo generoso e accogliente? O non si tratta ormai di un stereotipo, un paradigma che ormai dovremmo scrollarci di dosso?

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La guerra sporca dell’uranio impoverito, storie e protagonisti

La strage silente da inquinamento bellico, questo il tema di un incontro organizzato nell’ambito del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli. Sarebbero 7600 fino ad ora i militari ammalatisi a causa dell’uranio impoverito e 340 le vittime, anche se è difficile stabilire il numero esatto dei contaminati. Una strage “silenziosa”, infatti, per la difficoltà di far circolare le notizie e sottoporle all’attenzione dei media. Una carrellata degli interventi tra cui la testimonianza di Mariarosaria Ruggiero, vedova dell’archeologo napoletano Fabio Maniscalco.

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Ghana, una legge per depenalizzare l’uso e possesso di droghe

Il Paese potrebbe essere il primo nel continente, ma anche il primo fuori l’Europa e le Americhe, a depenalizzare il possesso e uso personale di droghe. Questo se sarà approvata la Narcotics Bill, già passata in seconda lettura al Parlamento. La legge prevede anche la creazione di una Commissione di Controllo delle Droghe che avrà l’obiettivo di coordinare il trattamento e la riabilitazione delle persone con problemi di dipendenza e di assicurare che i casi siano trattati come una questione che rientra nella politica della salute pubblica. Intanto ha ripreso vigore il dibattito sulla legalizzazione della marijuana di cui il Paese è il terzo consumatore al mondo.

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L’Africa cresce ma gli africani si impoveriscono. Rimane la fuga

Mentre aumentano gli investimenti esteri nel continente africano, le possibilità di lavoro per i giovani rimangono enormemente insufficienti. Intanto l’Europa, Italia in testa, stringono accordi con i leader dei Paesi di partenza o transito di chi è disperatamente alla ricerca di un futuro diverso, che non sia fatto di indigenza, conflitti sociali, frustrazioni. Cresce la popolazione giovanile, spesso senza prospettive, e crescono anche i rischi legati alle crisi ambientali – dovute anche allo sfruttamento selvaggio delle multinazionali – con tutto ciò che ne consegue. C’è chi suggerisce un Piano Marshall per l’Africa, ma un nuovo afflusso di denaro sarebbe sufficiente senza un reale cambiamento di rotta?

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Venti di secessione in Africa, il caso Camerun e l’Ambazonia

Anche il continente africano ha le sue tensioni separatiste. Una di queste riguarda la Repubblica del Camerun. Anglofoni contro francofoni. Opposizione che è naturalmente molto più che una questione puramente linguistica e affonda le sue radici nelle spartizioni coloniali. I separatisti hanno un sito web una bandiera, un inno nazionale, un leader e già il nome di quello che dovrebbe nelle loro intenzioni essere uno Stato indipendente o federato. Una protesta per dire basta alla marginalizzazione e allo strapotere della parte francofona del Paese e del presidente Paul Biya, al potere da 35 anni. Ma i problemi del Paese riguardano anche Boko Haram e la difficile gestione dei rifugiati.

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La sindrome del leader a vita. In Africa una scelta calcolata

Dal 2000 sono una dozzina i leader africani che le hanno provate tutte (e molti ci sono riusciti) per restare in carica nonostante la scadenza dei termini dettati dalla Costituzione. La metà di loro ci è riuscita, molti sono morti mentre erano ancora i carica. Le strategie per superare il limite dei due mandati sono tante, prima tra tutte gli emendamenti costituzionali. Ma la società civile in alcuni casi ha avuto la meglio sul culto del “big man” e l’uso delle risorse dello Stato come se fossero un bene privato. Infatti, non va sempre bene a chi usa ogni strategia in suo possesso per evitare l’alternanza. Sono sei i Paesi dove tali tentativi sono stati infruttuosi.

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Estremismo in Africa, decide la povertà più che la religione

Lo dice un Rapporto ONU basato su interviste a circa 500 ex affiliati – giovani tra i 17 e i 26 anni – all’ISIS, Boko Haram, Al-Shabaab, Al-Qaeda. I fattori principali a favorire il reclutamento sono povertà, scarsa scolarizzazione, assenza di lavoro e comportamenti dei Governi. Il 57% ha ammesso di “comprendere poco o nulla dell’interpretazione dei testi religiosi”. “Dove c’è ingiustizia e deprivazione le ideologie estremiste si presentano come una scappatoia e una sfida allo status quo” si legge nel Report. Il rischio di azioni violente da parte di gruppi estremisti è alto e va crescendo ulteriormente e i motivi sono dunque evidenti, e stanno meno nell’appartenenza religiosa che nei fattori socio-economici.

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