Ciad, un anno di censura, il Governo vieta Internet e dissenso

Dal marzo 2018 è in corso nel Paese una delle più grandi repressioni della libertà di espressione. Blocco di Internet e quindi di Facebook, Whatsapp, Messenger. Anche il sito della BBC è interdetto. Il motivo è ovvio: bloccare il dissenso e le voci non conformi alle decisioni e al volere del Governo. Bloccare voci che vanno verso l’esterno, ma anche quelle che sono critiche nei confronti di ciò che accade nel Paese. Eppure c’è modo di aggirare l’ostacolo utilizzando le VPN, e Internet Senza Frontiere ha avviato una campagna per finanziare i collegamenti.

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“Tutto è politica”. No, “tutto è consenso e tutto si fa per esso”

La mia prof di italiano delle superiori diceva “Tutto è politica”. Quella breve frase sembra quasi un haiku (particolare forma di poesia giapponese). Se non fosse che per essere tale avrebbe bisogno di almeno altre due strofe. Allora magari posso provarci io. “Tutto è politica. Ma la politica è amore. Amore per il prossimo. Amore per il vicino. Amore per il lontano”. Naturalmente è poesia – e anche un po’ improvvisata – e come tale rimane un’emozione personale. Ma partiamo da questo per riflettere su come è ridotta la sacralità della politica oggi in Italia.

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Africa, le aree di crisi che segneranno la stabilità del continente

Se lo Yemen, la Siria, l’Afghanistan sono i Paesi i cui ormai lunghi anni di guerra stanno contribuendo a devastare il sempre precario equilibrio geopolitico in Medio Oriente, è l’Africa che continua ad alimentare il numero di conflitti nel mondo. E il 2019 si annuncia come un periodo alquanto complesso. Sul fronte della sicurezza molti i Paesi in aperto conflitto o che manifestano forte tensioni. Riuscire a ristabilire la pace, che parte soprattutto dallo stato di diritto e dalla giustizia sociale, è la sfida del continente per questo nuovo anno. In questo articolo i Paesi e le situazioni da tenere sotto osservazione.

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Le donne e la filosofia, molte dimenticate tante da riscoprire

Sarà sempre incompleto un elenco delle donne filosofe. Eppure ce ne sono state – e ce ne sono – moltissime. In ogni angolo del pianeta. Spesso attiviste, qualche volta religiose, sempre anche scrittrici o saggiste. Di tanto in tanto iniziative accademiche provano a ridare vigore e risalto alla presenza e al contributo delle donne nell’ambito del pensiero filosofico. Una recente viene dall’Inghilterra. Un lavoro in 21 capitoli, ogni filosofa raccontata da un’altra filosofa o ricercatrice. Un modo per riportare alla luce pensieri e personalità che hanno lasciato il segno.

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L’umanità dilapidata, la speranza sta nei “giusti”

Nel 2018 si sono celebrati i 70 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Ma il verbo celebrare non è adeguato. Questa parola dovrebbe esprimere non solo l’ufficialità di un evento ma anche la gioia e partecipazione che dovrebbe accompagnarlo. E, invece, non c’è molto da gioire. L’erosione dei diritti è costante e sempre più rapida. Se c’è una cosa che accomuna molti Stati, Governi, Istituzioni è oggi la degenerazione della giustizia sociale. È proprio di questi tempi che bisogna alzare la testa. Diventare protagonisti di un cambiamento. Lo hanno fatto i premi Nobel per la Pace Denis Mukwege e Nadia Murad, ma anche uno sconosciuto, Omar Abdel Jabar.

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Il naufragio fantasma che anticipò la tragedia dei migranti

Era la notte tra il 25 e il 26 dicembre 1996. Quella notte sarebbero morte annegate 283 persone. Clandestini, secondo una dicitura che rende a priori i migranti dei criminali. Gente che cercava di raggiungere l’Italia, l’Europa. Ognuno disperato a suo modo. Ognuno con la sua storia. Pakistani, indiani, cingalesi. Molti i ragazzi giovanissimi, dei bambini. Fu la più grande tragedia del Mediterraneo e ne avrebbe anticipato altre analoghe e anche più terribili, come quella di Lampedusa. Ma i trafficanti di uomini continuano ad agire e si nutrono di questo: chiusura delle frontiere, povertà, malaccoglienza, marginalità…

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Diritti Umani, 70 anni fa la promessa di giustizia sociale

La Dichiarazione universale dei diritti umani compie settant’anni. Un tempo enorme, soprattutto perché a cavallo di due secoli. Fatto di cambiamenti, nelle società, ma anche nel modo di pensare. Ma i diritti no, non dovrebbero cambiare, sono universali. Sono stati scritti per essere tali. Anzi, come certa filosofia ci spiegherebbe, sono universali perché sono inerenti all’essere umano. A tutti gli esseri umani. Eppure, specialmente in certe aree del mondo, i diritti “universali” continuano ad essere negati e calpestati. E i principali responsabili sono gli stessi Governi che dovrebbero difendere e tutelare i propri cittadini.

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La natura non ha bisogno dell’uomo. L’uomo sì. Ma la distrugge

Siamo esseri finiti, non infiniti – anche se non ci piace soffermarci a pensarlo. Ma ad essere segnata non è solo la fine della singola vita. Ad avere un tempo – a scadenza non programmabile – è l’intera razza umana. La sola razza in grado di autodistruggersi. È così infatti che sta accadendo. Non un Dio implacabile, non una natura folle, non un insieme di circostanze ineluttabili e imprevedibili. No, semplicemente una serie continua di azioni e scelte ottuse e dettate dall’ansia di potere e dall’avidità. È questo che sta cambiando il pianeta su cui si viviamo e che, presto o tardi, non reggerà più il peso di tanta follia.

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La negritudine concentrata in una foto di protesta

La pornografia della povertà è odiosa e alimenta visioni distorte dell’Africa e degli africani. Poi capita che in un solo gesto di ribellione, dei bambini ti mostrino la loro visione delle cose. E tu rimani lì a interrogarti su quanto fiumi di letture non siano nulla di fronte all’azione concreta di chi ti sbatte in faccia la tua mancanza di rispetto, la tua e quella di tutti coloro per cui le persone non sono esseri umani ma oggetti da condividere, mostrare, raccontare. Dimenticandone le vite reali, dimenticandone le volontà, dimenticandone le storie.

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L’Italia che crolla e diventa il Terzo Mondo

Uno dice Italia, Europa, Occidente. E pensa alla libertà, alle libertà, alla democrazia, ai diritti. Da lontano la percezione del nostro Paese è ancora dorata e accattivante. Un tempo questa parte del mondo – l’Africa Sub-Sahariana – era chiamato Terzo Mondo. Un mondo di divisioni, contrasti, paure, odi tribali, ignoranza, bisogni, povertà, mancanza di stato di diritto. Un mondo da ricostruire. Proprio come da noi oggi. Dove tutto crolla. Dove molto è già andato distrutto. Perso il senso del bello, persa la cultura, la capacità di capire e accogliere, persa l’idea della nazione e persa anche la gioia e l’allegria, l’Italia crolla. E quel Mediterraneo – dove il capriccio popolare ha cominciato a mostrare la sua nullità – diventerà la sua dannazione.

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