Sud Sudan, un capo tribù donna contro la violenza sessuale

Di recente è stata eletta a capo dell’etnia Nuer una donna, Rebecca Nyandier Chatim. Potrà realmente contribuire a cambiare la situazione di disuguaglianza di genere e violenza all’interno dello Stato africano? In realtà non si può pretendere che le donne leader cambino da sole un sistema patriarcale violento ben radicato nella società. Tuttavia, con l’aiuto di chi le sostiene possono senz’altro assumere un ruolo guida e contribuire a trasformare questa situazione. In questo articolo alcune ricerche e analisi sul campo.

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Ricrescono le foreste, laddove c’è benessere e sviluppo umano

Uno studio finlandese sostiene che i Paesi con più alto punteggio nell’Indice di sviluppo umano dimostrano anche una crescita nella riforestazione. Per quanto questi dati possano sembri incoraggianti, occorre un’analisi più dettagliata dei motivi che portano all’aumento della copertura forestale. E soprattutto bisogna stare attenti che la crescita non avvenga a danno di altri Paesi. Sono anche necessari studi incrociati con i concetti di sviluppo sostenibile per garantire la salvaguardia del maggior numero possibile di foreste nel mondo.

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Yemen, si entra nel quarto anno di una terribile guerra civile

Il 26 marzo 2018 si è entrati nel quarto anno di conflitto in Yemen. Una terribile tragedia che non ha trovato un’adeguata copertura nei media occidentali e la dovuta attenzione della comunità internazionale. La risoluzione della guerra appare di là da venire, mentre migliaia di civili continuano a pagare per l’avidità dei Paesi interessati a spartirsi le ricchezze del territorio. Anche l’ONU si conferma impotente a intervenire per porre fine ai bombardamenti. Nell’articolo una sintesi della situazione.

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Somalia, un Paese devastato da siccità, carestia e conflitto

Negli ultimi anni quest’area del Corno d’Africa è stata colpita da una terribile siccità che ha causato carestia, fame e morte del bestiame e della popolazione. A peggiorare la situazione si aggiunge l’incessante conflitto che il Paese sta affrontando contro Al Shabaab e il terrorismo e che impedisce agli aiuti di raggiungere le comunità in pericolo. L’articolo ripercorre le cause della carestia e mostra come ancora una volta la comunità internazionale sembri lenta a reagire o addirittura indifferente alla sofferenza delle popolazioni.

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Repubblica Centrafricana, i crimini di chi deve garantire la pace

Ancora la Repubblica Centrafricana. Ancora violenze. Ancora i peacekeeper. Un’inchiesta di Human Rights Watch, pubblicata all’inizio di giugno, rivela notizie scioccanti. Tra il dicembre 2013 e il giugno 2015 soldati della Repubblica del Congo, mentre prestavano servizio come peacekeeper nella Repubblica Centrafricana, hanno ucciso almeno 18 persone. Compresi donne e bambini. Mentre l’ONU sta a guardare, servirebbe un ruolo forte dell’Unione Africana. Aiuterebbe a ridurre le fin troppe interferenze esterne e contribuirebbe a una vera indipendenza del continente.

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Abusi e violenze sotto l’egida delle Nazioni Unite

Ancora costose missioni di peacekeeping sporcate da abusi sessuali. Un continuo aumento di vittime innocenti. Altre inchieste che non portano a nulla. Un’impunità che continua. Immobilità di un sistema ONU ormai a pezzi che non riesce a garantire diritti, protezione, assistenza. Dove i più indifesi vengono lasciati a se stessi. O peggio nelle mani di infami predatori. Criminali che aumentano a macchia d’olio sotto l’egida delle Nazioni Unite. In evidenza oggi soprattutto la Repubblica Centrafricana, dov’è indagato un comandante francese dell’Operazione Sangaris per un rivoltante caso di violenza sessuale su ragazze, che ha causato una vittima.

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Bacino del Congo, legno insanguinato e impunità

Seconda parte dell’inchiesta su un commercio illegale in una delle più grandi foreste pluviali tropicali del mondo, che genera guerre e crimini contro l’umanità sotto lo sguardo (spesso complicità) dei peacekeeper ONU. Tali diverse e gravi, ma impunite, responsabilità internazionali sono esposte in due recenti rapporti dell’organizzazione non governativa britannica Global Witness relativi alla Repubblica Democratica del Congo (prima parte dell’inchiesta) e alla Repubblica Centrafricana (seconda parte). Una situazione in cui la mancanza di rispetto per la natura e per l’essere umano sono strettamente connessi.

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Bacino del Congo, legno insanguinato e impunità

Prima parte di un’inchiesta sullo sfruttamento del legname, molto spesso illegale, in una delle più grandi foreste pluviali tropicali del mondo. Un commercio che genera guerre e crimini contro l’umanità sotto lo sguardo (spesso complicità) dei peacekeeper ONU. Tali diverse e gravi, ma impunite, responsabilità internazionali sono esposte in due recenti rapporti dell’organizzazione non governativa britannica Global Witness relativi alla Repubblica Democratica del Congo (prima parte dell’inchiesta) e alla Repubblica Centrafricana (seconda parte). Una situazione in cui la mancanza di rispetto per la natura e per l’essere umano sono strettamente connessi.

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L’ONU copre gli abusi sessuali di peacekeepers su minori

I soldati dei cosiddetti contingenti di pace continuano ad accumulare record di abusi sessuali. Ultimamente, nella già martoriata Repubblica Centrafricana, ventitré soldati dei corpi di pace provenienti da Francia, Ciad e Guinea Equatoriale sono stati implicati in abusi sessuali su minori.  Ma è solo l’ultimo atto di un lungo e per ora interminabile dramma. L’accusa è terribile, molti i documenti che mostrano insabbiamenti e tentativi di sminuire le violenze: nel post la ricostruzione dei casi.

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“Il Consiglio di Sicurezza ONU ha tradito il suo mandato”

Ben Ferencz, l’ultimo del processo di Norimberga: la legge, non la guerra, deve essere il modello di riferimento. Nell’ultimo incontro pubblico – all’Ikeda Center for Peace, Learning and Dialogue – il giurista ha rilasciato una lunga intervista. Come cambiare uno stato di guerra permanente? Law not War, è il modello di Ferencz che critica il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, quei cinque Paesi a cui “era stata affidata la responsabilità di salvare le future generazioni dal flagello della guerra”.

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