“Test di verginità”, l’ONU dice basta. Lede la dignità della donna

In molte parti del mondo, ancora oggi, la donna è considerata un oggetto di dominio maschile. L’uomo detta le regole del comportamento sessuale. E la verginità femminile continua ad avere un forte significato etico e sociale. Alcune culture tradizionali, per distinguere le donne “pure” da quelle “impure” utilizzano il “test di verginità”. La comunità medica lo considera privo di validità scientifica e dannoso a livello sia fisico che psicologico. Per le Nazioni Unite la pratica è una violazione dei diritti umani delle donne e una forma di violenza sessuale. Il test, nonostante sia stato condannato da più parti, continua a essere utilizzato in vari Paesi.

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I vertici militari birmani dietro gli stupri etnici delle Rohingya

In Myanmar (ex Birmania) lo stupro delle donne Rohingya – minoranza musulmana in un Paese buddista – viene utilizzato dai militari birmani come strumento di “pulizia etnica”. Donne violate dal nemico e marginalizzate dalla propria comunità di appartenenza. Costrette a vivere nella vergogna e a partorire i figli della violenza nei campi profughi bengalesi. L’ONU accusa i vertici militari birmani di genocidio e crimini contro l’umanità. Il Governo di Naypyidaw nega ogni accusa ma impedisce l’accesso alle organizzazioni internazionali sul territorio interessato e rifiuta la giurisdizione della Corte Penale Internazionale.

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Femminicidio, cancro ‘giustificato’ da società e istituzioni

Ogni anno, in Italia, circa 150 donne perdono la vita per mano di un uomo. Mariti, compagni, ex partner, familiari sfogano la loro violenza assassina come atto ultimo di prevaricazione sulla donna. Il perdurare di una cultura patriarcale che non vuole mettere in discussione il paradigma del “maschio dominante” e lo stereotipo della donna “custode del focolare domestico” non ha finora permesso di affrontare in modo adeguato ed efficace il problema. Vittime secondarie di questo vergognoso fenomeno sono i figli delle vittime di femmincidio. I cosidetti “orfani speciali” sono abbandonati dallo Stato e nulla si sa di dove sono e cosa fanno.

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Migranti, quei 35 euro tra cattiva gestione, propaganda e falsità

In un recente tweet, il ministro Salvini ha affermato: “entro l’estate la cifra per immigrato, scenderà almeno a 25. Quello che risparmieremo in falsa accoglienza lo investiremo in sicurezza”. La dichiarazione, dai toni fortemente propagandistici, è solo l’ennesima fake news in tema di immigrazione tesa ad alimentare distorte convinzioni sulla condizione dei migranti. Ancora oggi parte dell’opinione pubblica è convinta che il Paese trabocchi di immigrati e, che i “poveracci” giunti via mare ricevano dal Governo uno “stipendio” oltre a soggiornare in alberghi di lusso. Ma non è affatto così. Vediamo da dove provengono i soldi per la gestione dei flussi migratori in Italia e come devono essere usati.

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Bambini di Haiti, “figli di un Dio minore” tra violenze e schiavitù

La schiavitù minorile dilaga, esponendo i bambini all’alto rischio di diventare vittime della tratta a scopo di sfruttamento lavorativo e sessuale. La persistente fragilità dell’apparato istituzionale haitiano e le emergenze umanitarie originate dalle catastrofi naturali susseguitesi a partire dal 2010 hanno reso assai complessa, a livello sia nazionale che internazionale, l’elaborazione e l’attuazione di valide politiche a tutela dell’infanzia. Questo Paese costituisce tuttora un posto davvero poco sicuro dove crescere, soprattutto a causa di leggi inadeguate rispetto ai diritti fondamentali dei bambini.

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Africa occidentale, l’impegno degli Stati per eliminare l’apolidia

Secondo le stime dell’UNHCR, in Africa occidentale vivono 1 milione di apolidi e 40 milioni di bambini non registrati alla nascita, quindi a rischio di apolidia. Un apolide è un individuo invisibile agli occhi dei Governi e come tale privo dei diritti più elementari. Negli ultimi anni, grazie soprattutto al lavoro dell’UNHCR, i Paesi membri dell’ECOWAS hanno preso coscienza della gravità del fenomeno e si sono concretamente attivati per contrastarlo. La dichiarazione di Abidjan del 2015 e il Banjul Plan del 2017, hanno reso questa Regione del continente leader mondiale nella lotta contro l’apolidia.

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Traffico di organi, una Convenzione lo vieta. Con scarsi risultati

Un fenomeno transnazionale, che si nutre di situazioni di estrema povertà, da un lato, e carenza di organi da destinare ai trapianti, dall’altro. La lotta a questo fenomeno si è dimostrata finora inefficace perché sono mancate adeguate normative sia sul piano nazionale che internazionale. Nel dibattito giuridico e scientifico c’è stata la tendenza a far coincidere il “traffico di organi” con “la tratta di essere umani a scopo di trapianto”, data l’apparente similitudine tra i due crimini, rendendo così poco agevole il percorso verso la criminalizzazione del commercio di organi.

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Afghanistan, dove la violenza sui minori è una “tradizione”

I Bacha Bazi sono i piccoli schiavi sessuali dei potenti signori della guerra afghani. Sono bambini costretti a soddisfare i più bassi istinti sessuali dei loro “padroni” dopo essersi esibiti, abbigliati da donne, in balli e canti erotici. Si tratta di un’orribile forma di sfruttamento sessuale minorile, che per decenni il Paese ha tollerato in nome della tradizione culturale. Messa al bando dal regime talebano, la pratica è riemersa dopo il noto intervento militare statunitense sotto lo sguardo indifferente della comunità internazionale. Solo di recente, il Parlamento afghano è intervenuto a vietare la pratica, inserendo una specifica norma nel nuovo codice penale.

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Giustizia archiviata per i desaparecidos del franchismo

In Spagna, le vittime del franchismo, dopo oltre 40 anni dalla fine del regime e l’instaurazione della democrazia, non hanno ancora ottenuto giustizia. La ragione principale risiede nella legge sull’amnistia del 1977, che riconosce l’impunità agli autori dei crimini commessi durante la dittatura e vieta lo svolgimento di indagini penali. I governi che si sono finora succeduti, nonostante le pressioni della comunità internazionale, continuano a negare alle famiglie degli “scomparsi” il diritto alla verità. L’unico processo al mondo contro i crimini del franchismo si sta svolgendo in Argentina in applicazione del principio di giurisdizione universale.

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Migranti, gli hotspot italiani: storia di una prassi illecita

Nessuna legge italiana permette il trattenimento dei migranti negli hotspot. Nonostante la sentenza di condanna della CEDU, i richiami del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa e la denuncia di istituzioni e Associazioni, l’Italia persiste in questa prassi illecita. La pronuncia dell’organismo europeo avrebbe dovuto rappresentare un punto di svolta nella tutela dei diritti dei migranti in queste sedi, perché l’illegittimità dei loro trattenimenti veniva accertata, per la prima volta, da un organismo giurisdizionale, per di più a carattere internazionale e con competenza specifica a valutare le violazioni dei diritti umani.

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