Amazigh, i berberi che in Libia rivendicano diritti e libertà

La comunità berbera insediata nel territorio Gebel Nefusa e nella città di Zuara, in Libia, avanza richieste di legittimo riconoscimento nel Paese. Dopo la violenta repressione negli anni del regime di Gheddafi, questa minoranza si è impegnata nel movimento rivoluzionario e di lotta contro il Rais. L’obiettivo è di conquistarsi un posto nella società libica dove poter esprimere la propria cultura ed identità. La strada, però, sembra ancora in salita.

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Giovani africani: disoccupazione, schiavismo e leader silenziosi

I leader africani e occidentali condividono le responsabilità per la pratiche di schiavitù e tratta particolarmente deplorevoli e degradanti che stanno avvenendo in Libia. I giovani africani subiscono più in generale la violazione dei propri diritti: dal diritto al lavoro al diritto alla vita, dalla dignità alla sicurezza. L’Unione Africana e l’Unione Europea non stanno affrontando con la dovuta serietà una pianificazione strategica del futuro economico e sociale del continente, che non può basarsi solo su misure di controllo e confinamento.

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Dal Sinai alla Libia stessa vergogna: uomini in vendita e torture

Oggi nel Paese del Nord Africa i rifugiati sono venduti all’asta come merce e vittime di terribili violenze. Il dramma della violazione dei diritti umani si ripete. Dopo gli abusi subiti dai migranti africani in Sinai qualche anno fa ed emersi anche grazie alle testimonianze di Associazioni e ONG, la Storia ci presenta di nuovo esseri umani ridotti in stato di schiavitù. Questo è anche il risultato delle recenti politiche internazionali e degli accordi con alcuni Paesi africani di uscita o di transito dei migranti. L’intervista con Alganesh Fessaha, di origine eritrea e presidente di Gandhi Charity ci aiuta a capire alcuni aspetti di queste vicende vergognose.

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Migranti, “l’Europa sta finanziando la schiavitù in Libia”

Il regista Michelangelo Severgnini, intervistato da Voci Globali, getta luce sulle condizioni in cui sono costretti a vivere i migranti intrappolati in Libia. Con il documentario “Schiavi di riserva” denuncia il “sistema” schiavitù, sostenuto anche grazie agli ingenti finanziamenti stanziati dall’Italia e dall’Unione Europea per arginare il fenomeno migratorio. Il prezzo da pagare per il blocco degli sbarchi non è soltanto la prassi di tortura, violenze e stupri già denunciata più volte da ONG e giornalisti, ma anche la connivenza rispetto a un fenomeno, come la schiavitù, abolita da decenni. Il regista pone, dunque, una domanda: accettando che tutto ciò accada in Libia, non gettiamo le basi per una nuova schiavitù anche in Europa?

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Voglia di colonialismo, “non fu poi tanto male, molti i benefici”

Un pericoloso revisionismo è in atto da tempo. Gente comune ma anche accademici e intellettuali che non solo parlano di quel periodo storico tessendone le lodi, ma auspicano una sorta di “soft colonialism” addirittura messo in atto con la collaborazione e il benestare dei Governi africani. L’ultimo caso in ordine di tempo è il saggio “The case for colonialism”, ritirato dalla rivista che lo aveva pubblicato ma ancora visibile sul web. In questo articolo ricordiamo brevemente i più grandi orrori della Storia da parte degli imperialisti europei nei confronti dei popoli africani. L’Italia ha registrato la sua parte di crimini di guerra in Etiopia e in Libia.

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Immigrazione, il ritorno dei tunisini che “bruciano la frontiera”

Dopo un’estate quasi a “zero sbarchi”, riprendono le partenze dei migranti dal Nord Africa e cresce anche il numero di morti nei naufragi. Per alcune associazioni e attivisti è la prova del fallimento della strategia del ministro dell’Interno Minniti fondata sul Codice di condotta per le ONG e e sugli accordi con la Libia. Nel frattempo, tra il mese di settembre e quello di ottobre si è riaperta una rotta per arrivare alle coste della Sicilia che era rimasta a lungo silente: quella da Tunisi. Sono i giovani a provare a lasciare il Paese illegalmente, in risposta ad una crescente tensione sociale e alla crescita del tasso di disoccupazione.

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L’Africa accoglie i suoi rifugiati, l’Europa fa accordi con i dittatori

Mentre l’Europa e altre nazioni ricche vorrebbero voltare le spalle all’emergenza dei migranti, l’Uganda, ma non solo, si presenta come Paese esemplare che ne accoglie moltissimi. Poiché sono sempre di più i profughi che cercano una sistemazione, i suoi campi stanno tuttavia raggiungendo il limite di sopportazione. Quale sarebbe la cosa giusta da fare affinché tutti si facciano carico di questo problema? L’autore di questo articolo dà alcune risposte, dal punto di vista di un’Africa che condanna i suoi dittatori ma anche gli accordi che l’Europa fa con questi ultimi.

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Mappa della jihad in Africa: chi sono e dove seminano terrore

Secondo un recente Report gli attacchi terroristici nel continente africano nell’ultimo decennio sono aumentati del 1000%. E cresce anche il numero delle vittime tra i civili. Le organizzazioni più violente si confermano Boko Haram e al-Shabaab, ma non sono le uniche. In sostanza è in corso una battaglia per guadagnarsi i cuori e le menti dei fondamentalisti islamici. Una battaglia combattuta tra l’ISIS (attivo soprattutto in Nigeria, Niger, Egitto, Libia e Tunisia) e Al Qaeda (che mantiene salda la sua presenza in Somalia, Kenya, Uganda, Costa d’Avorio, Burkina Faso e Mali).

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CIE e accordi con la Libia, il déjà-vu della politica migratoria

Il piano immigrazione promosso dal ministro Minniti e avallato dal governo Gentiloni si focalizza sul controllo frontaliero e su una stretta riguardo ai rimpatri. Di fatto, nei provvedimenti echeggiano politiche passate che hanno già dimostrato di essere fallimentari e lesive dei diritti umani. Il Memorandum firmato con il governo libico demanda la tutela del diritto d’asilo ad un Paese minato da una profonda crisi interna che, per altro, non riconosce la Convenzione di Ginevra. L’avvocato Guido Savio dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione commenta per Voci Globali le nuove politiche.

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Quegli sporchi finanziamenti europei per fermare le migrazioni

I recenti accordi bilaterali promossi dall’Unione Europea con Turchia, Afghanistan e alcuni Paesi del Corno d’Africa vanno a configurare un approccio alla cooperazione e ai fenomeni migratori fondato sulla sicurezza. La priorità dei Governi europei sembra essere l’esternalizzazione delle frontiere, demandando a regimi autocratici, Paesi instabili e polizie altrui la gestione dei confini. In particolare, attraverso il “Processo di Khartoum”, regimi in aperta violazione dei diritti umani si trasformano in interlocutori credibili e alleati per tenere richiedenti asilo e profughi lontani dai confini dell’Europa. Gli fa eco il “Migration Compact” italiano.

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