Libia, corridoi umanitari: come funzionano, chi sono i protagonisti

Il 30 giugno scorso, 95 rifugiati provenienti da Africa sub-sahariana e Siria arrivano in Italia con un (raro) volo da Tripoli. Persone che hanno subito “orrori inimmaginabili” all’interno e all’esterno dei campi di detenzione. Proviamo a capirne di più raccontando anche la storia di due di loro, Hasan e Irene, e del loro atipico salvataggio. Lo facciamo grazie alla collaborazione di Morena La Rosa, attivista per i diritti delle persone migranti presenti nel Paese nordafricano, Edmond Tarek Keirallah, coordinatore del progetto SIV di MSF, ed Ezio Savasta, operatore volontario della Comunità di Sant’Egidio.

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Grecia, l’illogica procedura del diritto d’asilo: parlano i protagonisti

Il 7 giugno 2021 la Grecia ha adottato una decisione ministeriale che ha completamente tramutato la legislazione in materia di diritto d’asilo. I richiedenti asilo provenienti da Siria, Afghanistan, Somalia, Pakistan e Bangladesh sono sottoposti ad una procedura di ammissibilità. Tale procedura presuppone che Ankara esamini le richieste d’asilo e che sia ritenuto un Paese terzo sicuro. Ma le partenze verso la Turchia sono sospese da anni e le violazioni dei diritti umani rappresentano un rischio grave per queste popolazioni. Ce ne parlano alcuni giovani migranti, in questo articolo.

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Criminalizzazione della solidarietà, quando è cominciata e perché

Soccorrendo migranti in pericolo in mare o sulle montagne, offrendo loro riparo e cibo, documentando gli abusi delle polizie e opponendosi alle espulsioni, i difensori dei diritti umani hanno svelato la crudeltà causata dalle politiche europee (e italiane) sull’immigrazione e sono diventati essi stessi bersagli delle autorità. Analizziamo, insieme all’avvocato Fulvio Vassallo Paleologo e al capomissione di Mediterranea, Luca Casarini, il fenomeno dell’attacco alle organizzazioni che operano nel sociale, specie nel campo delle migrazioni, soffermandoci tra l’altro sul tipo di linguaggio discriminatorio usato quando si parla di migranti.

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Deportazioni e storie che nessuno ricorderà. Quei rifugiati sbagliati

Un rifugiato non è mai al sicuro in quest’Occidente malato e sbagliato. O meglio, dipende da quale parte del mondo proviene. Ci sono due foto che in questi giorni hanno fatto il giro dei social (e una è stata rimossa in tutta fretta). Quella del diciannovenne del Darfur che oscilla da una trave di un centro di prigionia di Tripoli e quella della ragazza ucraina, più o meno coetanea di Mohamed Aziz (questo il nome del ragazzo), che indossa il suo abito da cerimonia tra le macerie della sua scuola. Foto che incarnano il modo in cui vediamo e interpretiamo medesime sciagure. E intanto si dà il via a operazioni di deportazione dalla GB al Rwanda.

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Migranti criminalizzati: cercano protezione ma finiscono in carcere

Detenzione preventiva ed ergastolo per chi scappa da guerre e persecuzioni. Con la crescente esternalizzazione delle frontiere in Europa, chi intenda fare richiesta di protezione internazionale non può che intraprendere pericolose vie illegali di migrazione. Costretti a guidare un gommone, i migranti sono arrestati al loro arrivo. L’accusa è di omicidio colposo. In Grecia, chi guida un’imbarcazione con a bordo passeggeri di Paesi terzi è accusato di traffico di esseri umani. E così, disperati richiedenti asilo si ritrovano spesso condannati a vita. Sentenze pronunciate in mancanza di prove e in violazione del principio dell’equo processo.

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Apartheid coloniale, il peggiore alleato del cambiamento climatico

Surriscaldamento globale, migranti climatici e Paesi ricchi in cerca di manodopera a basso costo. Questi gli elementi di una crisi che riguarda ambiente, economia, politica e diritti umani, in cui le frontiere si aprono per i lavoratori stagionali, ma si chiudono di fronte a milioni di sfollati. Si tratta di persone costrette ad abbandonare la propria casa, vittime di disastri ambientali di cui gli Stati occidentali sono spesso responsabili. La riflessione sulla decolonizzazione conduce a una sola soluzione: de-militarizzare i confini aprendo alla libera circolazione delle persone e non solo delle merci.

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Gustamundo, dove l’integrazione passa per lo scambio fra cucine

Dal 2017, nel quartiere romano di Valle Aurelia, Pasquale Compagnone e i suoi collaboratori portano avanti un progetto unico nel suo genere: un ristorante multietnico in cui è possibile assaporare piatti provenienti dalle più disparate parti del mondo. I cuochi sono tutti richiedenti asilo e rifugiati, che qui hanno trovato non solo un’occasione di sviluppo professionale, ma anche e soprattutto un modo originale per creare un legame con la comunità e il territorio locali. Un modo inclusivo, basato sulla curiosità reciproca e sulla valorizzazione delle differenze.

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Fortezza Europa, respingimenti illegali e spietata caccia al migrante

La protezione internazionale è un diritto fondamentale concesso a coloro che fuggono da persecuzioni. In assenza di vie legali di migrazione, le persone sono obbligate a fuggire in modo irregolare. Tale condizione è aggravata da un sistema che mira incessantemente all’esternalizzazione delle frontiere in nome di quel nevrotico ideale che è la Fortezza Europa. Un ideale posto in essere a tutti i confini d’Europa attraverso spietati respingimenti, in terra e in mare. Operazioni violente, disumane e che violano i diritti delle persone e le norme giuridiche internazionali.

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Quell’Europa che rifiuta di proteggere i rifugiati dell’Asia Centrale

La consuetudine a una narrazione ostile ai migranti e la diffusa islamofobia stanno generando una gerarchia di diritti nella concessione dell’asilo politico. E, a fronte della crescente complessità che riguarda la gestione dei rifugiati nelle democrazie europee, assistiamo a un’agenda politica che riconosce ad alcuni richiedenti asilo un più urgente diritto di venire accolti. Tutto ciò a discapito di altri, che da varie parti del mondo raggiungono i “nostri” confini. A volte soltanto per aver espresso opposizione al Governo del proprio Paese.

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UE-Turchia, il terribile impatto umano di un accordo illegittimo

Espulsioni collettive verso la Turchia previste per chi scappa da Afghanistan, Siria, Somalia, Bangladesh, Pakistan e arriva – via mare – sulle isole greche del Mar Egeo. Questo è quanto è stabilito da una Dichiarazione tra Unione Europea e Turchia del 2016 e una Decisione ministeriale adottata in Grecia a giugno di quest’anno. Una disciplina che non tiene conto della tutela dei diritti umani e delle violazioni perpetrate in Turchia contro i richiedenti asilo, dettagliatamente documentate da un rapporto pubblicato dalla Commissione europea e riportate in questo articolo.

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