Frontiere USA, quella trappola mortale per migliaia di migranti

L’amministrazione Biden sta facendo i conti con le critiche per la gestione dei migranti al confine meridionale degli States, la più difficile da 21 anni. Mentre sulla Casa Bianca già pesavano le immagini dei migranti presi al laccio dagli agenti di frontiera sulla riva del Rio Grande, si decideva per l’espulsione sommaria ad Haiti di migliaia dei migranti rimasti accampati per giorni, in condizioni al limite della disumanità, sotto al ponte che collega il Messico al Texas. A coprire la faccenda, la trumpiana politica del Titolo 42, che ha già colpito oltre 1 milione di richiedenti asilo negli USA dall’inizio della pandemia.

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Afghanistan, le rotte circolari che i migranti preferiscono all’Europa

Alla luce degli ultimi sviluppi in Afghanistan, il mondo intero teme un nuovo flusso migratorio di massa. Tuttavia, un’analisi più approfondita dimostra come questa sia solo una concezione erronea della situazione e che le origini della migrazione – sia interna che esterna – siano da lungo tempo radicate nella cultura e nell’economia afghana. L’autore ripercorre le tappe e le motivazioni che hanno portato alcuni giovani di lingua turkmena, da lui intervistati, a emigrare in Turchia – destinazione d’elezione – offrendo una visione della questione slegata dagli avvenimenti recenti.

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Le donne africane, dalla politica al giornalismo, contro il Covid-19

Nonostante le sfide presentate dalla pandemia di Covid-19, tra questi il declino nell’economia di molti Paesi africani e un aumento drastico della violenza di genere dovuto al confinamento, le donne africane sono rimaste tenaci e si sono assicurate che anche loro occupassero un ruolo centrale nei processi decisionali per la lotta contro il virus. In questa giornata della donna panafricana ricordiamo quelle donne che si sono impegnate per cambiare la narrativa nella lotta contro il coronavirus in Africa e per includere le voci di tutte le donne africane, spesso sottorappresentate.

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Haiti, l’assassinio di Moïse e gli effetti sulla campagna vaccinale

Il recente omicidio avvenuto nell’isola caraibica è un amaro promemoria di come simili azioni possano portare con sé gravi conseguenze. Data la precarietà politica e sociale di Haiti, la cui storia è contrassegnata da crisi continue e conseguente instabilità, si temono nuovi rischi. A risentirne di più potrebbe essere la campagna vaccinale contro il Covid-19, di per sé già carente. Alla luce di ciò, l’articolo ripercorre le tappe più importanti del Governo di Moïse mettendo in risalto come tutti i problemi dell’isola sembrino essere legati da un filo comune e come ora siano aggravati da questo violento episodio.

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L’estrattivismo verde che non può risolvere l’emergenza climatica

Per fronteggiare l’emergenza ambientale globale cresce il ricorso ai “minerali di transizione”, utilizzati nella produzione di veicoli elettrici, pale eoliche o altre attrezzature. Le industrie minerarie, e i Governi, non possono però applicare all’estrazione di questi materiali le usuali logiche non sostenibili. Serve una “transizione giusta”, che porti a una società veramente circolare, post-estrattiva e allineata con le esigenze di giustizia climatica, nel rispetto di tutti i territori e le comunità coinvolti nei nuovi processi industriali. Lontano dall’illusione dell’ininterrotta “crescita verde”.

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Sfollati e affamati, sintesi delle crisi socioambientali nel mondo

Per le agenzie delle Nazioni Unite per l’alimentazione è allarme fame acuta in 20 Paesi del mondo: dal Sahel all’Afghanistan, 34 milioni di persone sono già al limite della sopravvivenza, e il rischio carestia è imminente. Su quella lista della fame che è il rapporto Hunger Hotspots sono presenti nove dei dieci Paesi che per UNHCR sono interessati dalle peggiori crisi di sfollamento da conflitti a lungo termine, e tutte le dieci più grandi nuove emergenze. Scatenate dalle violenze, ed esacerbate dai cambiamenti climatici e dalla pandemia, fame e sfollamenti sono tragedie che si tengono per mano.

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Nel 2020 persi 114 mln di posti di lavoro. E avanza la povertà

Tra le emergenze venute a galla con la pandemia c’è quella dell’occupazione a livello globale. L’esplosione della crisi innescata dal Covid, infatti, ha aggravato la posizione di lavoratori già fragili e di Paesi in lotta costante contro povertà e disuguaglianza. Da impieghi sottopagati e senza tutele, all’incremento di persone senza reddito fino alle disparità di genere sempre più marcate, il quadro mondiale del lavoro è drammatico. Anche in nazioni apparentemente ricche, come gli USA, c’è un crescente allarme legato alla disoccupazione. Troppo spesso le storie dei lavoratori raccontano di indigenza e mancanza di dignità.

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Covid-19, cambiamento climatico e duplice rottura metabolica

Agroindustria e pandemie: qual è il nesso che le lega? Gli allevamenti intensivi e le filiere della distribuzione globale generano canali per l’evoluzione, la proliferazione e la trasmissione su scala mondiale di virus letali. Da oltre un quarto di secolo gli epidemiologi ci mettono in guardia prospettando l’ipotesi di un’epidemia capace di sopraffare l’umanità. Un’umanità stremata e svilita dalla legge del capitale, impantanata nelle logiche del profitto secondo le quali la prevenzione di una pandemia non viene implementata perché non redditizia.

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Morie di massa, il Covid diventa dramma anche per la fauna

Segnalazioni da tutto il mondo stanno dimostrando la suscettibilità di diverse specie animali al coronavirus. Secondo i risultati di studi sperimentali effettuati dall’OIE, più sensibili al virus sono i furetti, i conigli e i gatti. Particolarmente colpiti i visoni la cui particolare suscettibilità al Covid-19 sta obbligando vari Stati a decretare l’abbattimento di milioni di mustelidi. Allargando lo sguardo, l’aumento delle morie di massa negli ultimi anni potrebbe portare all’estinzione varie specie animali, contribuire a sconvolgere ulteriormente l’ecosistema del pianeta e mettere in pericolo diverse attività umane.

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Le origini della xenofobia anti-africana in Cina, da Mao al Covid

In Cina, il coronavirus è diventato motivo per alimentare atteggiamenti razzisti nei confronti della comunità africana. Molti cittadini africani sono stati sfrattati da hotel e abitazioni, sottoposti forzatamente a test ed è stato rifiutato loro l’accesso a servizi essenziali. La xenofobia anti-africana in Cina risale agli anni ’70 quando proteste studentesche contro la crescente presenza di studenti africani nel Paese si diffusero in varie città, tra queste Nanchino e Shanghai. Come in Cina, anche in Africa negli ultimi anni sono nati forti sentimenti contro la “predatoria” presenza economica cinese nel continente.

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