Smartphone a scuola: educativo per alcuni, dannoso per altri

Le tecnologie continuano ad avanzare e la scuola italiana si adatta a una generazione di studenti costantemente collegata a Internet tramite smartphone, tablet e computer. I dati mostrano che l’età in cui bambini e ragazzi accedono ai dispositivi e, di conseguenza si iscrivono ai social media, si abbassa, mentre la loro diffusione aumenta in maniera esponenziale. All’inaugurazione dell’anno scolastico il ministro dell’Istruzione ha detto sì all’uso degli smartphone in aula. Un’arma a doppio taglio. Le opinioni di una docente e di un avvocato.

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Nativi digitali? Un falso mito. Come quello del multitasking

Il concetto, lanciato nel 2001 da Mark Prensky, è stato smentito da alcune ricerche scientifiche che mettono in discussione le competenze informatiche della generazione nata dopo il 1984. Il sistema scolastico che sembrava doversi adeguare ai nuovi bisogni cognitivi di studenti nati dentro la cultura digitale sta ripensando i suoi metodi educativi, considerando anche limiti e rischi portati dai new media. Non si tratta di essere apocalittici o integrati, ma saper usare con saggezza il meglio che la tecnologia ha da offrire, con curiosità e apertura intergenerazionale.

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Sei più istruito? Non per questo sei più tollerante

È opinione comune che il grado di tolleranza di un individuo auomenti con il suo livello d’istruzione. I recenti avvenimenti politici suggeriscono tuttavia che questa linea di ragionamento è troppo semplicistica. I sentimenti contrari agli immigrati – sia nel voto per la Brexit che nell’elezione di Trump – sono risultati evidenti nonostante i crescenti livelli d’istruzione dei cittadini britannici e americani. Nostra traduzione di un’analisi sociologica da The Conversation, che indaga sugli effetti dell’aumentata competitività nel mercato del lavoro e sull’insicurezza economica.

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Addiopizzo, a scuola di antiracket

“Pago chi non paga”: il fine del comitato antiracket è promuovere il consumo critico per una economia libera dalla mafia. Ma, a giudicare dai numeri, l’attività dell’associazione sembra però ancora una goccia nel mare: appena 1000 circa le imprese e le attività commerciali che fanno parte della rete. La volontaria Alessandra Celesia, intervistata da Voci Globali, sostiene tuttavia che “se si considera anche che alcune denunce sono state fatte pubblicamente, mi sembra che ci siano comunque dei segnali incoraggianti”.

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Studiare con la testa e con le mani

Come si intrecciano i temi dell’apprendimento di un mestiere e l’avanzare di una generazione di origine straniera? Intercultura, cittadinanza e concetti come lo “ius soli” e lo “ius sanguinis” affrontati in un testo dedicato alle seconde generazioni e al loro vissuto nella società post-industriale.

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