Hate speech, le responsabilità di cittadini, Stati e social media

Il Consiglio d’Europa e la UE chiedono con sempre maggior vigore agli Stati europei di agire contro l’hate speech. Contemporaneamente rinviano la gestione del problema alle grandi aziende della Rete come Facebook, Google o Twitter, demandando di fatto il compito di censurare e cancellare i contenuti ritenuti illegali. Tuttavia la mancanza di definizioni giuridiche chiare e la conseguente soggettività dell’azione di censura fa temere che così si vada a ledere la libertà di espressione dei cittadini.

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Tecnologia, strumento di emancipazione per le donne afghane

Nonostante la resistenza della tradizione, sono sempre più ampi gli spazi conquistati su Internet e cellulari. Le donne dell’Afghanistan, così come nel resto dell’Asia meridionale, stanno rapidamente emergendo dalle restrizioni che gli vengono imposte dall’estremismo religioso e da altri fattori socio-economici negativi. Nel quadro di questo processo graduale di acquisizione di maggiore autonomia, le Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), ovvero la telefonia mobile e Internet, stanno giocando un ruolo fondamentale.

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Nigeria, l’influenza crescente dei social media sulla politica

Le recenti elezioni presidenziali, esempio di democrazia per l’intero continente, hanno visto un largo uso delle piattaforme online. In realtà l’ecosistema dei social media in Nigeria sta vivendo un’incredibile trasformazione da alcuni anni. Che si evolva in una piattaforma che spinge o, al contrario, ostacola il cambiamento, è una storia ancora da verificare, tuttavia oggi nessun politico nigeriano può permettersi di correre per le elezioni nazionali senza perfezionare la sua presenza e/o il suo impegno sui social media.

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Facebook e il rischio di danni alla salute mentale

Negli ultimi dieci anni, Facebook ha aggiunto una nuova dimensione alla vita di oltre un miliardo di persone, e insieme ad altri social network come Twitter e Instagram, ha creato una categoria di legami sociali del tutto nuova. Un numero sempre più ampio di studi nell’ambito della psicologia e delle scienze sociali analizzano il fenomeno dei social media e come stanno cambiando le nostre vite, in meglio o in peggio. Ecco alcuni risultati.

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Dall’attivismo su Facebook alla mobilitazione nelle piazze

L’attivismo on line non ha spento la voglia di azioni collettive in spazi pubblici. Al contrario, sembra agire da volano. Da quest’analisi pubblicata su openDemocracy, con cui VG è in collaborazione, risulta che la Rete non ha contribuito a una prevalenza delle azioni virtuali rispetto alle mobilitazioni reali, al contrario è stata uno dei motori di questi movimenti. A cominciare dai movimenti “Occupy”. Ne escono quindi ridimensionate le ragioni della critica al click-activism.

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Internet e la politica: c’è bisogno di una visione nuova

Qual è il ruolo di Internet nella vita politica? Se lo domandano Henrietta Moore e Sabine Selchow su openDemocracy. Si può parlare di Twitter Revolution, o il rapporto tra Rete e politica è più complesso? Secondo le due studiose bisogna guardare le cose da un punto di vista diverso, privilegiando creatività e immaginazione.

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