Il pregiudizio di conferma e la gabbia Facebook

Ammettiamolo, siamo tutti un po’ esibizionisti. E il social serve a garantire l’appartenenza a una tribù. Luogo e relazioni incentrate sul pregiudizio di conferma. Atteggiamento profondo e marcato, che ci spinge a riunirci in gruppi che alimentano le nostre vedute, che ci deprime se non immagazziniamo “mi piace” e “sei grande!”, che condiziona la ricerca e l’approfondimento di notizie, che ci limita anziché aprirci la mente. Una gabbia, in cui entriamo volontariamente. Una gabbia, in cui entriamo per rinforzare la nostra visione del mondo, che ci fa da cassa di risonanza. Una comfort zone per sentirci appagati e sicuri.

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Facebook, l’hate speech e la censura contro l’attivismo nero

La pubblicazione di alcuni documenti interni dell’azienda californiana da parte della piattaforma di giornalismo indipendente ProPublica, ha acceso il dibattito sull’hate speech con riferimento al mondo nero. L’autrice dell’articolo – membro del Black First Land First, in Sud Africa – considera le linee guida impiegate dal colosso digitale nella lotta contro l’incitamento all’odio come razziste, discriminatorie e incoerenti. Si sostiene dunque, nonostante il grosso utilizzo di questo social da parte degli attivisti neri, la necessità di una forte mobilitazione a livello globale.

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I social e la dopamina che ci esalta. Riappropriarsi della mente

Le piattaforme online governano sempre di più le nostre vite e la nostra psiche, perché ci conoscono molto bene. Informazioni su di noi, sul nostro orientamento sessuale e su molto altro possono essere evinti dai nostri ‘mi piace’ su Facebook. Le macchine che utilizzano i dati provenienti dalle nostre tracce digitali conoscono la nostra personalità meglio dei nostri amici o dei nostri familiari. Presto l’intelligenza artificiale potrà conoscerci ancora più profondamente. Cosa possiamo fare per riprenderne il controllo e sfruttarne i benefici?

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USA: tutti sui social, anche a due anni, ed è “sindrome da selfie”

I social media sono sempre più un canale privilegiato di accesso alle notizie. Secondo il rapporto del Pew Research Center il 67% della popolazione si informa sui social. Mentre le fake news stanno mettendo in crisi la credibilità dei giornalisti e l’uso della Rete, cresce il pubblico degli over 50 che usa Facebook o Twitter. Insieme agli adolescenti e giovanissimi, sempre più alle prese con una modalità di socializzazione che rende schiavi del mezzo. E si cominciano a stilare classifiche dei social più dannosi alla salute mentale.

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Smartphone a scuola: educativo per alcuni, dannoso per altri

Le tecnologie continuano ad avanzare e la scuola italiana si adatta a una generazione di studenti costantemente collegata a Internet tramite smartphone, tablet e computer. I dati mostrano che l’età in cui bambini e ragazzi accedono ai dispositivi e, di conseguenza si iscrivono ai social media, si abbassa, mentre la loro diffusione aumenta in maniera esponenziale. All’inaugurazione dell’anno scolastico il ministro dell’Istruzione ha detto sì all’uso degli smartphone in aula. Un’arma a doppio taglio. Le opinioni di una docente e di un avvocato.

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Hate speech, le responsabilità di cittadini, Stati e social media

Il Consiglio d’Europa e la UE chiedono con sempre maggior vigore agli Stati europei di agire contro l’hate speech. Contemporaneamente rinviano la gestione del problema alle grandi aziende della Rete come Facebook, Google o Twitter, demandando di fatto il compito di censurare e cancellare i contenuti ritenuti illegali. Tuttavia la mancanza di definizioni giuridiche chiare e la conseguente soggettività dell’azione di censura fa temere che così si vada a ledere la libertà di espressione dei cittadini.

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Tecnologia, strumento di emancipazione per le donne afghane

Nonostante la resistenza della tradizione, sono sempre più ampi gli spazi conquistati su Internet e cellulari. Le donne dell’Afghanistan, così come nel resto dell’Asia meridionale, stanno rapidamente emergendo dalle restrizioni che gli vengono imposte dall’estremismo religioso e da altri fattori socio-economici negativi. Nel quadro di questo processo graduale di acquisizione di maggiore autonomia, le Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), ovvero la telefonia mobile e Internet, stanno giocando un ruolo fondamentale.

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Nigeria, l’influenza crescente dei social media sulla politica

Le recenti elezioni presidenziali, esempio di democrazia per l’intero continente, hanno visto un largo uso delle piattaforme online. In realtà l’ecosistema dei social media in Nigeria sta vivendo un’incredibile trasformazione da alcuni anni. Che si evolva in una piattaforma che spinge o, al contrario, ostacola il cambiamento, è una storia ancora da verificare, tuttavia oggi nessun politico nigeriano può permettersi di correre per le elezioni nazionali senza perfezionare la sua presenza e/o il suo impegno sui social media.

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Facebook e il rischio di danni alla salute mentale

Negli ultimi dieci anni, Facebook ha aggiunto una nuova dimensione alla vita di oltre un miliardo di persone, e insieme ad altri social network come Twitter e Instagram, ha creato una categoria di legami sociali del tutto nuova. Un numero sempre più ampio di studi nell’ambito della psicologia e delle scienze sociali analizzano il fenomeno dei social media e come stanno cambiando le nostre vite, in meglio o in peggio. Ecco alcuni risultati.

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Dall’attivismo su Facebook alla mobilitazione nelle piazze

L’attivismo on line non ha spento la voglia di azioni collettive in spazi pubblici. Al contrario, sembra agire da volano. Da quest’analisi pubblicata su openDemocracy, con cui VG è in collaborazione, risulta che la Rete non ha contribuito a una prevalenza delle azioni virtuali rispetto alle mobilitazioni reali, al contrario è stata uno dei motori di questi movimenti. A cominciare dai movimenti “Occupy”. Ne escono quindi ridimensionate le ragioni della critica al click-activism.

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