USA, rielezione di Trump sarebbe prova fatale per il Paese

Le elezioni presidenziali del 3 novembre potrebbero rappresentare uno degli eventi più significativi e di maggiore portata del XXI secolo. L’umanità sta vivendo una delle sue epoche più difficili, tra crisi climatica, crescente autoritarismo e minaccia nucleare, e una seconda vittoria del presidente uscente sancirebbe una definitiva perdita di visione degli ideali democratici. In tal caso, gli americani dovranno sforzarsi di affrontare una “rivoluzione della coscienza”, attingendo dalla storia per ricreare le condizioni economiche, culturali e politiche necessarie per risollevare USA e resto del mondo.

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West Bank, paradossi e incertezze dell'”accordo del secolo”

Il piano elaborato da Trump prevede misure volte a portare la pace tra Israele e Palestina, con il dichiarato scopo di stabilizzare l’intero scacchiere mediorientale. Presenta però dei contenuti che suscitano perplessità sia fra la controparte palestinese che fra gli osservatori internazionali, perplessità che si acuiscono quando ci si imbatte nel totale silenzio su una delle questioni più complesse e sanguinolente dell’intera Cisgiordania: Hebron, che da oltre vent’anni vive letteralmente spaccata a metà. Abbiamo intervistato il direttore generale del Palestinian Center for Media Research and Development.

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USA, prove di cambiamento nel voto di metà mandato

Molte le candidate donne elette, e alcuni rappresentanti gay, ma per queste elezioni di midterm è impossibile dare un’interpretazione univoca dei risultati. Se i Democrat conquistano la Camera, i Repubblicani si rafforzano al Senato. Non mancano altri segnali di risveglio progressista, e si profila un’opposizione assai più ampia e convinta. Ma non si è concretizzata l’auspicata valanga blu anti-Trump, né il Paese è meno frammentato. E nulla appare scontato o prevedibile, come conferma la (pur attesa) cacciata del Procuratore Generale, Jeff Sessions. E molti sperano nella spinta dei parlamentari-attivisti.

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Rifugiati, falso che siano il ‘cavallo di Troia’ del terrorismo

I leader UE e USA sono restii ad ammettere che la principale minaccia proviene da estremisti nati e cresciuti sul proprio territorio. Da quando Trump, lo scorso gennaio, ha firmato l’Ordine Esecutivo sull’immigrazione, il mondo politico ha iniziato a segnalare lo stretto legame tra i profughi e l’insorgenza di attacchi terroristici. Tuttavia, recenti studi hanno dimostrato che tra il 1975 e il 2015, a fronte di 3,2 milioni di profughi accolti negli USA, sono stati solo tre i cittadini americani uccisi dai cd. “terroristi rifugiati”.

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Brexit e Trump: se fossero solo una simulazione virtuale?

I recenti eventi politici che pare abbiano capovolto il mondo erano inimmaginabili 18 mesi fa. In effetti, sono così straordinari che alcuni hanno iniziato a chiedersi se potrebbero essere un indizio del fatto che in realtà viviamo in una qualche simulazione virtuale o in un esperimento alieno. Questi eventi inattesi potrebbero essere degli esperimenti per vedere come i sistemi politici reagiscono sotto stress. Oppure degli scherzi crudeli fatti a nostre spese dai nostri guardiani alieni. O magari sono soltanto dei bug informatici che non sarebbero mai dovuti accadere.

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USA e rifugiati: ecco gli obblighi giuridici per l’accettazione

Lo scorso 27 gennaio, il neo presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo con il quale viene impedito temporaneamente l’ingresso negli Stati Uniti alla maggior parte dei rifugiati e sospeso il rilascio dei visti per i cittadini che provengono da sette Paesi a maggioranza musulmana. Traduciamo un’intervista di The Conversation a Liam Thornton, professore associato di Diritto all’University College di Dublino, che esprime il proprio giudizio sulla legittimità di questa scelta in rapporto alle norme del diritto internazionale.

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Transizione Trump fra timori, riflessioni e richiami al fascismo

Fra timori e controversie (assai malcelati) per la transizione Trump, non mancano utili editoriali e ponderati interventi dei cittadini. Oltre a certi riferimenti sul rapporto tra media Usa e fascismo/nazismo negli anni ’20-30, onde evitare di ripetere quel medesimo processo di “normalizzazione”. Intanto Sanders mobilita il mondo democrat verso manifestazioni di protesta per il 15 gennaio, e il Project 1461 propone quattro anni di attivismo diffuso e partecipato.

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“Fake news”, perché ci si crede e come frenarne la diffusione

Come possiamo distinguere tra fatti, dibattito legittimo e propaganda? Dopo il voto sulla Brexit e la vittoria di Trump i giornalisti hanno versato fiumi d’inchiostro per discutere la diffusione di notizie false nei social media e il loro impatto sul funzionamento della democrazia e sul giornalismo. Ancora non c’è sufficiente ricerca su queste tematiche ma molto si può imparare dagli studi già esistenti sui comportamenti online e offline. E cominciare ad applicare qualche regola per essere meno ingenui o stroncare le falsità.

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Trump e Sanders: transizione confusa vs. ‘rivoluzione gentile’

Nel passaggio verso la presidenza Trump, il clima politico interno resta opaco e confuso, tra possibili interferenze russe e nomine in corso assai controverse (anche tra gli stessi Repubblicani). Monta intanto il progetto di Bernie Sanders, “Our Revolution”, con l’omonimo libro già bestseller, incontri pubblici e altre iniziative. In preparazione proteste di massa per l’insediamento ufficiale di gennaio, a partire dalla Women’s March on Washington.

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