Brasile, sono le donne a guidare la resistenza alla repressione

L’elezione di Bolsonaro lo scorso autunno ha dato nuovo impulso al movimento femminista. Se da una parte c’è stata una rappresentanza femminile lievemente migliorata nelle cariche politiche, dall’altra rimangono allarmanti il numero di femminicidi – più di 400 solo dall’inizio dell’anno – e la sordità del Governo. Con le istituzioni che non sembrano intenzionate a intervenire sulle disuguaglianze e le ingiustizie di genere, le attiviste si sono rese conto che i diritti duramente conquistati sono a rischio e hanno deciso di scendere in piazza a difenderli.

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Messico: forza, paure e ribellioni dietro il movimento #MeToo

La lotta contro le molestie sessuali e le altre forme di violenza subite dalle donne si sta diffondendo anche nel territorio centroamericano. Da troppo tempo la popolazione femminile era costretta al silenzio per paura di un sistema che difende più gli aggressori che le vittime. Tutto ha avuto inizio con un tweet che ha provocato un’ondata di segnalazioni in numerosi settori, dal giornalismo al teatro fino all’ambito accademico. Attraverso i social media si è creato uno spazio utile a esprimersi liberamente e denunciare gli abusi.

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Sudan, le donne della rivoluzione che ha deposto al-Bashir

Sono giorni di fondamentale importanza per il futuro del Paese, con la recentissima notizia dell’arresto del presidente al-Bashir. Il Paese è in tumulto da mesi per via di una crisi economica pesante e dell’opposizione a un regime sempre più soffocante. Pochi sanno che alla guida di questa storica rivolta, mai così ampiamente sostenuta, ci sono state soprattutto le donne. Proprio loro, le vittime principali del fondamentalismo religioso e politico, hanno preso il coraggio di organizzarsi e scendere per le strade, rischiando la vita per trascinare un intero Paese verso il cambiamento.

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Arabia Saudita: diritti delle donne, attiviste detenute e torturate

Per quasi un anno, 11 attiviste per i diritti umani sono state detenute arbitrariamente e, secondo diverse fonti, hanno subito torture e abusi sessuali da parte dei loro carcerieri. La loro “colpa” è aver promosso e sostenuto il movimento di protesta nato nel 2016 sotto lo slogan #IamMyOwnGuardian con l’obiettivo di abolire il cosiddetto “sistema di sorveglianza maschile” vigente nel Paese. Un sistema che opprime le donne ponendole sotto l’assoluto controllo del proprio “guardiano”. Tre di loro sono state temporaneamente rilasciate grazie alla forte pressione della comunità internazionale. Ricostruiamo qui la vicenda.

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Zimbabwe in rivolta, il prezzo per le donne: lo stupro

Tra il 2010 e il 2016 le violenze sessuali in questo Paese sono aumentate dell’81%. In pratica, più di venti donne aggredite ogni giorno. In tempi di incertezza, la situazione può peggiorare e così è durante gli attuali tumulti, a causa della crisi economica che ha colpito il Paese. L’aspetto più inquietante è che i colpevoli dei crimini a sfondo sessuale sono quelle stesse autorità che dovrebbero evitarli. Preoccupante è anche il silenzio e il timore di rappresaglie che impediscono alle donne non solo di denunciare i reati, ma di partecipare attivamente ai necessari cambiamenti della società.

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America Latina, quanto costa alle donne difendere la Terra

Isabel Cristina Zuleta, Berta Isabel Cáceres, Macarena Valdés, sono solo alcuni nomi di attiviste minacciate, abusate o uccise in Sudamerica per aver intrapreso una lotta a difesa dell’ambiente e dei diritti umani. Solo nel 2017 sono stati assassinati oltre duecento attivisti ambientali, la maggior parte dei quali si trovava proprio nella regione che ospita alcune delle aree naturali più preziose al mondo e da cui dipende la sopravvivenza di molte comunità locali. Occorrerebbe maggiore attenzione, anche a livello internazionale, e soprattutto l’applicazione di leggi che proteggano queste coraggiose figure.

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Afghanistan, pace difficile senza apporto negoziale delle donne

Dopo anni di conflitto, i colloqui di pace tra il Governo afgano e i Talebani rappresentano un punto di svolta fondamentale nella storia della regione. Un aspetto essenziale per garantire e mantenere la pace è l’inclusione delle donne nei negoziati. Già da tempo esse svolgono un ruolo cruciale a più livelli per raggiungere la stabilità. Non basta però una rappresentazione formale, occorre che svolgano un ruolo attivo e influente all’interno del processo al fine di assicurare una concreta parità di diritti e un vero cambiamento nella futura società afgana.

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Femminicidi, una donna in Messico mappa e ricostruisce i casi

Secondo gli ultimi dati pubblicati dalle Nazioni Unite, nel Paese centroamericano ogni giorno in media vengono uccise 9 donne. Sono tante però le lacune: dai dati ufficiali non efficienti alla diffusa impunità dei responsabili di questi crimini. A colmare alcuni vuoti ci sta pensando María Salguero, che ha creato una mappa interattiva in cui registra tutti i casi segnalati e la maggior quantità di informazioni possibili sulle vittime e sui luoghi dell’omicidio. Un progetto che non solo sta servendo a migliorare la disponibilità di dati, ma rappresenta una presa di coscienza visiva di questa piaga dilagante. Dal 2011 uccise 6.000 donne.

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Isis, in Iraq restano impuniti i crimini verso le donne Yazide

In territorio iracheno la guerra contro l’ISIS è finita, ma non le conseguenze devastanti per il popolo degli Yazidi, in particolare per le donne, da anni vittime di violenze atroci da parte dei membri dello Stato Islamico. Ora è necessario che il Governo iracheno garantisca tutela adeguata a queste vittime e un sistema giudiziario appropriato e in linea con la comunità internazionale, che punisca i responsabili di questi crimini contro l’umanità. Solo allora, per questo popolo sarà possibile andare oltre gli orrori della guerra e sperare in un futuro migliore.

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“Test di verginità”, l’ONU dice basta. Lede la dignità della donna

In molte parti del mondo, ancora oggi, la donna è considerata un oggetto di dominio maschile. L’uomo detta le regole del comportamento sessuale. E la verginità femminile continua ad avere un forte significato etico e sociale. Alcune culture tradizionali, per distinguere le donne “pure” da quelle “impure” utilizzano il “test di verginità”. La comunità medica lo considera privo di validità scientifica e dannoso a livello sia fisico che psicologico. Per le Nazioni Unite la pratica è una violazione dei diritti umani delle donne e una forma di violenza sessuale. Il test, nonostante sia stato condannato da più parti, continua a essere utilizzato in vari Paesi.

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