Kinshasa, gli orti nelle discariche e la diossina al posto dell’aria

Un breve reportage da una delle capitali più inquinate e pericolose al mondo. Un cooperante che da anni vive e lavora nella Repubblica Democratica del Congo ed esperto di tematiche ambientali ci porta tra le strade e tra la gente di questo inferno abbandonato a se stesso dove il “progresso” ha portato alla crescita di una sorta di “consumismo di sussistenza”. La nube tossica che avvolge la città è tra le cause di malattie fisiche e mentali. E non si sa neanche il numero esatto degli abitanti, forse addirittura 20 milioni, di questa “megalopoli insaziabile” di disagio e sofferenza.

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L’Africa cresce ma gli africani si impoveriscono. Rimane la fuga

Mentre aumentano gli investimenti esteri nel continente africano, le possibilità di lavoro per i giovani rimangono enormemente insufficienti. Intanto l’Europa, Italia in testa, stringono accordi con i leader dei Paesi di partenza o transito di chi è disperatamente alla ricerca di un futuro diverso, che non sia fatto di indigenza, conflitti sociali, frustrazioni. Cresce la popolazione giovanile, spesso senza prospettive, e crescono anche i rischi legati alle crisi ambientali – dovute anche allo sfruttamento selvaggio delle multinazionali – con tutto ciò che ne consegue. C’è chi suggerisce un Piano Marshall per l’Africa, ma un nuovo afflusso di denaro sarebbe sufficiente senza un reale cambiamento di rotta?

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Estremismo in Africa, decide la povertà più che la religione

Lo dice un Rapporto ONU basato su interviste a circa 500 ex affiliati – giovani tra i 17 e i 26 anni – all’ISIS, Boko Haram, Al-Shabaab, Al-Qaeda. I fattori principali a favorire il reclutamento sono povertà, scarsa scolarizzazione, assenza di lavoro e comportamenti dei Governi. Il 57% ha ammesso di “comprendere poco o nulla dell’interpretazione dei testi religiosi”. “Dove c’è ingiustizia e deprivazione le ideologie estremiste si presentano come una scappatoia e una sfida allo status quo” si legge nel Report. Il rischio di azioni violente da parte di gruppi estremisti è alto e va crescendo ulteriormente e i motivi sono dunque evidenti, e stanno meno nell’appartenenza religiosa che nei fattori socio-economici.

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‘La schiavitù è politica’, una Carta internazionale contro gli abusi

Nel 2012 l’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha stimato che almeno 21 milioni di persone nel mondo vivono in condizioni di schiavitù e che l’11% della popolazione globale dei bambini sia costretta a lavorare. Alla luce di questi dati l’ONG Anti-Slavery International ha redatto una nuova Carta in cui si impegna a porre fine a questo dramma, che si manifesta in varie forme, dal matrimonio forzato ai lavori domestici non tutelati. Con questo documento l’organizzazione britannica si impegna a sconfiggere la schiavitù una volta per tutte, assegnando doveri e responsabilità a Stati, imprese e organizzazioni internazionali.

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Bolivia, la vita di strada dell’infanzia disperata di El Alto

In questo reportage fotografico viene raccontata la vita di strada di bambini, ma anche persone adulte, che vivono ai margini della società boliviana. Il Paese, tra i più problematici del Sud America, negli ultimi anni è stato impegnato in una serie di conflitti con Stati confinanti per questioni territoriali e di gestione delle risorse. Questo ha ulteriormente peggiorato la situazione sociale. Per dare un parametro, non molto tempo fa è stata approvata una legge che legalizza il lavoro dei bambini a partire dai dieci anni di età.

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Fondi pensioni e investimenti, la sfida dell’Africa Sub Sahariana

Per combattere povertà e gap sociali in Africa si potrebbe partire dalle pensioni. Fino a solo un decennio fa si calcolava che appena il 10% della popolazione anziana dell’Africa Sub Sahariana avesse accesso a una pensione contributiva. Oggi, la situazione è migliorata ma non di molto, considerato che nella maggior parte dei Paesi, la sola sicurezza di ricevere un trattamento pensionistico è lavorare per il settore pubblico, per grandi aziende oppure essere parte delle classi agiate che possono permettersi uno schema privato. Riforme e nuovi meccanismi di protezione sociale si rendono necessari, intanto ci sono Paesi che stanno dando l’esempio.

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L’impatto della povertà e stati d’ansia sulla salute delle donne

Da un nuovo studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università di Cambridge è emerso come le donne che abitano in luoghi poveri e deprivati abbiano il 60% di probabilità in più di soffrire di ansia rispetto agli uomini o a coloro che vivono in zone più ricche. Nervosismo, stress, irritabilità, insonnia ed eccessive e incontrollabili preoccupazioni sono tutti sintomi riconducibili al Disturbo d’Ansia Generalizzato, disturbo che colpisce maggiormente il sesso femminile. Tuttavia, alla luce dei risultati ottenuti i due sessi sembrano manifestare gli effetti dello stress in maniera totalmente opposta. Ma quali sono le reali ragioni alla base di questo problema e come può essere affrontato? Questo articolo cerca di dare qualche risposta.

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Bangladesh, tra contrasti economici e conflitti religiosi

Un territorio grande circa la metà dell’Italia con una popolazione di oltre 150 milioni di persone. Tra loro molta gente dedita al lavoro che, nonostante le tante difficoltà, prova a rialzare la testa piegata dagli ultimi conflitti religiosi e dagli attentati. Nell’articolo i contrasti di un Paese in pieno sviluppo dove però “qualcuno ha dimenticato di includere chi rimane per strada, chi rimane immobile e aspetta di trovare qualcosa da mangiare, chi aspetta il suo momento finché questo arriva, il turno del corvo”, nelle parole di un anziano incontrato dall’autore durante il viaggio.

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Nigeria del Nord, il volto femminile del desiderio di pace

I dati pubblicati nel giugno 2016 dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni parlano di 2 milioni di nigeriani costretti ad abbandonare le proprie case. La violenza continua e i disastrosi danni ambientali hanno avuto serie ripercussioni soprattutto sulla popolazione femminile. Nel nord del Paese più della metà degli sfollati – per la precisione il 53% – sono donne. Vi sono poi le sopravvissute alle violenze di Boko Haram, che tornano a casa ma che vengono poi emarginate, assieme ai figli avuti dai ribelli. A tutto ciò si aggiungono gli enormi problemi emotivi per i maltrattamenti, gli abusi fisici e psicologici subiti.

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Evasione fiscale, crimine che alimenta la disuguaglianza

Nel mondo quasi 800 milioni di persone soffrono la fame, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. In questi Paesi, spariscono nei paradisi fiscali almeno 250 miliardi di euro di gettito fiscale ogni anno, si tratta di sei volte la somma annuale necessaria per combattere ed eliminare la fame entro il 2025. Nel Consiglio ONU per i Diritti Umani del marzo scorso era stata adottata una risoluzione sulla necessità di far tornare i patrimoni rubati ai Paesi in via di sviluppo. Nessuna nazione appartenente all’UE ha votato a favore.

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