Guerre con le armi italiane. Ottavi su dieci nell’export

Cresce il volume d’affari dell’esportazione di armi e armamenti dall’Italia. Nel 2015 ha raggiunto i 7,9 miliardi di euro a fronte dei 2,6 miliardi dell’anno precedente. Ciò che desta preoccupazione, oltre alla questione morale, è il fatto che alcuni tra i principali acquirenti potrebbero utilizzare i prodotti made in Italy per partecipare in conflitti armati e violare i diritti umani, cosa che avviene ad esempio nello Yemen (situazione drammatica che è già costata la vita a più di 6.000 persone) con il sostegno, emblematico da un punto di vista politico e umanitario, all’Arabia Saudita.

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Spionaggio di Stato sui diritti umani, ONG nel mirino

Il caso di Amnesty International è solo l’ultimo di una lunga serie. Accade sulla base di accordi segreti internazionali che permettono alle varie agenzie governative di condividere informazioni. In particolare l’accordo UKUSA che include 5 nazioni (Five Eyes), con la statunitense NSA, la Britannica GCHQ, la canadese CSEC, l’australiana ASD e la neozelandese GCSB. L’alleanza è cominciata dopo la Seconda guerra mondiale e ha costruito una solida infrastruttura di sorveglianza globale delle comunicazioni. Collaborano in diversi compiti e sviluppano molti programmi di raccolta dati e analisi.

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Dalla Nigeria alla Corea, dalla Cina alla Russia: i diritti negati

Esempi di tali violazioni si possono ritrovare in diverse nazioni quali Cina e Corea dove non vengono rispettati i diritti di parola, pensiero, libertà, circolazione. Ma la società civile e le ONG rimangono vigili a dispetto degli ostacoli e delle interferenze posti persino dall’ONU. Questo articolo è stato scritto da alcuni dei ragazzi delle classi quinte del Liceo Polivalente Orsoline di S.Carlo di Saronno, che hanno partecipato al Seminario su “Diritti Umani e Giornalismo Partecipativo” tenuto da Voci Globali.

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Trattato sul commercio delle armi, un completo successo?

Il 2 aprile l’Assemblea generale ONU ha approvato a maggioranza il Trattato multilaterale sul commercio delle armi convenzionali. Secondo diversi analisti, sebbene non ci saranno difficoltà nella ratifica del Trattato, l’accordo non fermerà la vendita di armi perché si presta a clausole di varia interpretazione e punti aleatori. La strada verso il disarmo appare ancora in salita.

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ONG a difesa dei diritti umani

Studenti del Fermi (Bologna) analizzano le attività e i campi di intervento di Amnesty International e Human Rights Watch. Lavoro realizzato nell’ambito del corso in “Diritti Umani e Giornalismo Partecipativo – Per una Comunicazione Umanitaria”. Un corso per sensibilizzare i giovani sui temi e le tecniche del citizen journalism legati alla tematica dei diritti umani.

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Addio 2012, quale eredità per i diritti umani?

Cosa rimane del 2012? Quali insegnamenti, quali battaglie, quali eredità? Parliamo di diritti umani e del percorso fatto in quest’anno che presto ci lasceremo alle spalle. I report della maggiori organizzazioni internazionali (non governative) impegnate su questo tema ci aiutano a fare ordine e a capire un po’ meglio dove sta andando questa umanità.

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Mai più respinti! No ai respingimenti dei migranti

Pubblichiamo questo comunicatio di ZaLab che, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato – e in collaborazione con Open Society Foundations e Amnesty International – chiede che il 20 giugno diventi quest’anno il giorno in cui l’Italia si impegna ufficialmente a non fare “Mai più respingimenti”.

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Siria, la lunga rivolta per la libertà

La “Primavera siriana” è una stagione che sembra non aver fine. Cifre, probabilmente sottostimate, parlano di 10.000 morti, 20.000 scomparsi, 100.00 profughi. Negli ultimi dodici mesi Amnesty International ha pubblicato cinque Rapporti che forniscono un quadro drammatico, ma le persone non si arrendono e gli attivisti locali chiedono di tenere viva l’attenzione

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Amnesty International, meglio la frusta che una punizione peggiore

In Arabia Saudita un uomo rischia di essere paralizzato come forma di “retribuzione” per aver ferito gravemente una persona durante una lite. Amnesty interviene ricordando ai giudici che sarebbe una grave violazione dei diritti umani e che esistono forme di punizione meno devastanti, come il bastone o la frusta.

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