Migranti, “l’Europa sta finanziando la schiavitù in Libia”

Il regista Michelangelo Severgnini, intervistato da Voci Globali, getta luce sulle condizioni in cui sono costretti a vivere i migranti intrappolati in Libia. Con il documentario “Schiavi di riserva” denuncia il “sistema” schiavitù, sostenuto anche grazie agli ingenti finanziamenti stanziati dall’Italia e dall’Unione Europea per arginare il fenomeno migratorio. Il prezzo da pagare per il blocco degli sbarchi non è soltanto la prassi di tortura, violenze e stupri già denunciata più volte da ONG e giornalisti, ma anche la connivenza rispetto a un fenomeno, come la schiavitù, abolita da decenni. Il regista pone, dunque, una domanda: accettando che tutto ciò accada in Libia, non gettiamo le basi per una nuova schiavitù anche in Europa?

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Immigrazione, il ritorno dei tunisini che “bruciano la frontiera”

Dopo un’estate quasi a “zero sbarchi”, riprendono le partenze dei migranti dal Nord Africa e cresce anche il numero di morti nei naufragi. Per alcune associazioni e attivisti è la prova del fallimento della strategia del ministro dell’Interno Minniti fondata sul Codice di condotta per le ONG e e sugli accordi con la Libia. Nel frattempo, tra il mese di settembre e quello di ottobre si è riaperta una rotta per arrivare alle coste della Sicilia che era rimasta a lungo silente: quella da Tunisi. Sono i giovani a provare a lasciare il Paese illegalmente, in risposta ad una crescente tensione sociale e alla crescita del tasso di disoccupazione.

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La tortura tra prevenzioni, sanzioni e legge “incerta”

L’Italia si è dotata di una legge che introduce il reato di tortura nel codice penale dopo 33 anni dalla firma della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e ogni trattamento crudele, inumano e degradante. Tuttavia il testo non convince appieno chi è in prima linea a tutela dei cittadini da questo tipo di abusi. Ne abbiamo parlato con Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia nell’ambito di un dibattito che si terrà nella cornice del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli.

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Ilaria Cucchi: “Non sono più sola nella battaglia per la verità”

Prenderà avvio il 16 novembre il processo “Cucchi bis”, imputati i carabinieri accusati della morte di Stefano Cucchi, trentenne romano morto il 22 ottobre 2009 all’ospedale Pertini di Roma. In occasione del Festival del Cinema dei diritti umani di Napoli, abbiamo parlato con la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, anima e volto della battaglia per ottenere verità e giustizia. La battaglia non è finita, ma l’impressione è che il vento stia cambiando.

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Quando la protesta nasce sui social e i governi li oscurano

Cresce il malcontento contro politiche e governi, e corre veloce sui canali che le persone usano quotidianamente, ormai in tutto il mondo. Ma la risposta, in molti Paesi, dalla Turchia all’Etiopia, dal Brasile al Vietnam, è oscurare i canali social: bloccare Facebook, Twitter, YouTube per far sì che le criticità non emergano, che gli attivisti non si organizzino, che un movimento di protesta non si possa costituire. E non è solo una questione di diritti politici e di espressione, uno studio sottolinea – infatti – come questi blocchi abbiano anche un grave impatto sull’economia dei Paesi in questione.

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Stupri di guerra in Bosnia, in 20 anni solo scampoli di giustizia

Sono passati 22 anni dalla fine della guerra nei Balcani, ma questo tempo non è stato sufficiente per assicurare una forma di giustizia e risarcimento alle oltre 20.000 donne e ragazze che durante il conflitto hanno subito una forma di violenza sessuale e stupro. In Bosnia Erzegovina in particolare, denuncia Amnesty International, le vittime non hanno accesso alla giustizia in maniera omogenea nelle varie regioni del Paese, non hanno supporto fisico, psicologico, legale ed economico, e la lentezza dei processi spesso pregiudica la reale condanna dei colpevoli.

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I gorilla del Virunga, protetti dalla guerra a costo della vita

Patrimonio dell’UNESCO dal 1973, il parco nazionale del Virunga situato nell’area orientale della Repubblica Democratica del Congo è uno degli ultimi luoghi al mondo dove sopravvivono i gorilla di montagna. La sopravvivenza di questa specie e di molte altre è, tuttavia, messa a repentaglio dai continui attacchi delle violente milizie locali e dai tentativi delle compagnie petrolifere di infiltrarsi nella zona per sfruttarne il sottosuolo. Ultimo baluardo contro queste minacce sono i rangers, congolesi impegnati nella difesa del parco e nel turismo con l’auspicio di preservare questo angolo di natura preziosissimo per il Congo e per il mondo intero.

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Zohra, la musica delle donne afghane che credono nella libertà

Fondata da Ahmad Naser Sarmast, primo afghano ad ottenere un dottorato in musica, la Zohra Afghan Female Orchestra è la prima e unica orchestra del Paese formata interamente da ragazze, tra i 13 e i 20 anni. L’attività concertistica, che è valsa loro anche riconoscimenti internazionali, è un modo per porre l’attenzione sulla condizione tuttora critica in cui vivono le donne afghane, vittime di violenze pubbliche e private. È però anche un segnale di quanto sta accadendo nella società civile che, tra molte difficoltà, alza la voce per affermare diritti ed eguaglianza.

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Profughi e rifugiati, è l’Africa che ne accoglie il numero più alto

Più dell’80% dei rifugiati nel mondo vive in Paesi in via di sviluppo. In particolare, molti Paesi africani come Etiopia, Kenya, Uganda, Ciad e Repubblica Democratica del Congo accolgono milioni di persone in enormi campi profughi ormai trasformati in vere e proprie città dove, però, molti diritti non sono garantiti, a partire dall’accesso al cibo. I problemi sono anche ambientali: da un lato, carestie e siccità stimolano nuovi flussi migratori, dall’altro i campi stessi hanno un violento impatto sugli spazi e territori dove vengono collocati rendendo ancora più difficile la vita dei rifugiati.

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Mappa della jihad in Africa: chi sono e dove seminano terrore

Secondo un recente Report gli attacchi terroristici nel continente africano nell’ultimo decennio sono aumentati del 1000%. E cresce anche il numero delle vittime tra i civili. Le organizzazioni più violente si confermano Boko Haram e al-Shabaab, ma non sono le uniche. In sostanza è in corso una battaglia per guadagnarsi i cuori e le menti dei fondamentalisti islamici. Una battaglia combattuta tra l’ISIS (attivo soprattutto in Nigeria, Niger, Egitto, Libia e Tunisia) e Al Qaeda (che mantiene salda la sua presenza in Somalia, Kenya, Uganda, Costa d’Avorio, Burkina Faso e Mali).

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