Il business del dolore, il mercato e l’uso degli strumenti di tortura

Praticamente ovunque, sono banditi i trattamenti inumani o degradanti; produrre, comprare e vendere gli oggetti che servono per maltrattare le persone invece è legale. In prigione, nelle caserme o alle manifestazioni, pubblici ufficiali ne fanno uso in nome dell’ordine e della sicurezza. Contro il business che cresce insieme alle fiere di armi e alimenta l’abuso della forza, gli Stati europei raggiungono un nuovo traguardo. Segue anche l’ONU, lasciando aperta la porta alla speranza di un mercato globale libero dalla crudeltà.

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Land grabbing, ONU denuncia progetto turistico in Indonesia

Comunità locali cacciate dalle proprie case, territori e corsi d’acqua distrutti per la realizzazione di un mega progetto che trasformerà “Mandalika in una nuova Bali”. Il Consiglio d’Europa invita i suoi Stati membri a vietare il commercio di strumenti di tortura. L’Angola commemora il 19esimo anniversario della fine della guerra civile. Il Congresso USA inizia l’esame della Legge sulle riparazioni per la schiavitù. Il gruppo Tehreek-E-Kashmir chiede al Governo britannico di escludere il premier indiano Modi dal G7 per la grave situazione dei diritti umani in Kashmir.

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Ciad, varata prima legge sull’accoglienza dei richiedenti asilo

La normativa adottata dal Paese africano interverrà a tutelare gli oltre 480.000 rifugiati attualmente presenti sul suo territorio, ricevendo il plauso dell’UNHCR. L’India intende istituire una nuova “Università sulla disabilità” per meglio supportare le problematiche dei disabili. Legambiente critica le recenti intese istituzionali relative agli stabilimenti ex Ilva di Taranto. Mentre la comunità internazionale condanna l’esecuzione capitale da parte dell’Iran del giovane Hassan Rezaiee. Grecia e Israele siglano l’accordo più grande della loro storia in materia di sicurezza.

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Ashraf Fayadh, pena ‘ridotta’ a 8 anni di prigione e 800 frustate

L’Arabia Saudita ha revocato l’esecuzione capitale a cui era stato condannato il poeta di origine palestinese Ashraf Fayadh in seguito alle accuse di apostasia e altri reati legati alla blasfemia, che Fayadh nega di aver commesso, riducendo la condanna a otto anni di prigione e ottocento frustate. La pena corporale mira a costringere Fayadh a dichiarare pubblicamente la sua rinuncia all’attività poetica sui media sauditi. Su Twitter, molti continuano a criticare l’Arabia Saudita e il suo record spaventoso in materia di diritti umani.

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Verso l’abolizione della pena di morte, questione di attivismo

Il punto sulla pena capitale e sui risultati ottenuti da anni di lotte. 40 gli Stati che ancora la applicano, soprattutto nei Paesi asiatici. Nel 2007, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione contenente una moratoria globale sulle esecuzioni. Da allora, simili provvedimenti sono stati presi ad intervalli di due anni, e ogni volta con una maggioranza sempre più estesa.

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