‘La schiavitù è politica’, una Carta internazionale contro gli abusi

Nel 2012 l’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha stimato che almeno 21 milioni di persone nel mondo vivono in condizioni di schiavitù e che l’11% della popolazione globale dei bambini sia costretta a lavorare. Alla luce di questi dati l’ONG Anti-Slavery International ha redatto una nuova Carta in cui si impegna a porre fine a questo dramma, che si manifesta in varie forme, dal matrimonio forzato ai lavori domestici non tutelati. Con questo documento l’organizzazione britannica si impegna a sconfiggere la schiavitù una volta per tutte, assegnando doveri e responsabilità a Stati, imprese e organizzazioni internazionali.

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Corno d’Africa, i rischi di un’espansione della crisi del Golfo

La regione è una delle zone geo-strategiche più importanti al mondo per la sua vicinanza allo stretto di Bab-el-Mandeb che collega il Golfo di Aden con il Mar Rosso, e ha stretti legami con il mondo arabo. Le nazioni del Golfo si sono recentemente schierate con l’Arabia Saudita nella crisi diplomatica con il Qatar, accusato di aver finanziato il terrorismo e sostenuto l’Iran. Da questa crisi potrebbe innescarsi un effetto a catena che sconvolgerebbe anche le nazioni del Corno d’Africa, un territorio già vulnerabile ai conflitti nonché già sull’orlo di una crisi umanitaria.

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Iran, le sfide del presente e del futuro. Un libro per raccontarle

In vista delle ormai prossime elezioni presidenziali di maggio sono numerosi gli interrogativi che si affacciano: come sta cambiando il Paese, oggi così centrale nel determinare gli equilibri in Medio Oriente? Ci risponde il giornalista Antonello Sacchetti, che conosce a fondo l’Iran, a cui ha dedicato diversi viaggi e libri, e dal 2012 cura anche il blog “Diruz. L’Iran in italiano” (www.diruz.it), che ha fondato. Con lui proviamo a ragionare sulla posizione del Paese sciita nello scenario internazionale, sulla sua politica e sulla sua economia nel presente e nel futuro.

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Guerre con le armi italiane. Ottavi su dieci nell’export

Cresce il volume d’affari dell’esportazione di armi e armamenti dall’Italia. Nel 2015 ha raggiunto i 7,9 miliardi di euro a fronte dei 2,6 miliardi dell’anno precedente. Ciò che desta preoccupazione, oltre alla questione morale, è il fatto che alcuni tra i principali acquirenti potrebbero utilizzare i prodotti made in Italy per partecipare in conflitti armati e violare i diritti umani, cosa che avviene ad esempio nello Yemen (situazione drammatica che è già costata la vita a più di 6.000 persone) con il sostegno, emblematico da un punto di vista politico e umanitario, all’Arabia Saudita.

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Donne saudite contro il sistema di sorveglianza maschile

Nell’ambito degli sforzi per porre fine alle leggi draconiane contro le donne nell’area del Golfo, le donne saudite hanno lanciato una campagna su Twitter per chiedere la fine della tutela maschile sul lavoro, il diritto di proprietà e la possibilità di viaggiare. La campagna segue la pubblicazione di un corposo rapporto di Human Rights Watch sulla questione. Moltissimi sostenitori da ogni parte del mondo hanno aderito a questa campagna, usando l’hashtag #TogetherToEndMaleGuardianship.

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Ashraf Fayadh, pena ‘ridotta’ a 8 anni di prigione e 800 frustate

L’Arabia Saudita ha revocato l’esecuzione capitale a cui era stato condannato il poeta di origine palestinese Ashraf Fayadh in seguito alle accuse di apostasia e altri reati legati alla blasfemia, che Fayadh nega di aver commesso, riducendo la condanna a otto anni di prigione e ottocento frustate. La pena corporale mira a costringere Fayadh a dichiarare pubblicamente la sua rinuncia all’attività poetica sui media sauditi. Su Twitter, molti continuano a criticare l’Arabia Saudita e il suo record spaventoso in materia di diritti umani.

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Arabia Saudita: poeta condannato a morte, in pericolo chi critica

Il Paese minaccia chiunque osi paragonare il sistema penale del Regno a quello dell’ISIS. 150 esecuzioni nel 2015. La storia di Ashraf Fayadh, accusato di apostasia, reati connessi alla blasfemia e di promuovere l’ateismo nella sua raccolta di poesie del 2008, Instructions Within. La sentenza è stata ampiamente criticata sui social media. Molti hanno confrontato il codice penale e le punizioni eseguite in Arabia Saudita con quelle del cosiddetto Califfato islamico, creato occupando brutalmente fasce di territorio in Siria e in Iraq.

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Yemen, un conflitto destinato a non spegnersi

Mentre si aggrava la crisi umanitaria nel Paese, l’Arabia Saudita ha allentato la pressione militare – almeno per ora. Tuttavia non sembra che sia in vista la fine del conflitto. L’Arabia Saudita difficilmente si tirerà indietro, almeno fino a che la minaccia posta dagli Houthi alla stabilità dello Yemen – e l’intromissione iraniana – sarà respinta. Come ha spiegato il teorico della guerra Carl von Clausewitz, il conflitto potrebbe avere le sue regole, ma la logica di fondo è sempre politica, e nello Yemen, come in Siria, in Iraq e in Libia, è molto evidente.

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La prima Commissione islamica per i diritti umani

Nel giugno 2011, cinquantasette Ministri degli Esteri si sono riuniti in Kazakistan con l’obiettivo di fondare la prima commissione islamica per i diritti umani: il nuovo organismo si riunirà per la prima volta in gennaio. Alla base della commissione c’è l’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), tra le più grandi organizzazioni intergovernative del mondo.

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Amnesty International, meglio la frusta che una punizione peggiore

In Arabia Saudita un uomo rischia di essere paralizzato come forma di “retribuzione” per aver ferito gravemente una persona durante una lite. Amnesty interviene ricordando ai giudici che sarebbe una grave violazione dei diritti umani e che esistono forme di punizione meno devastanti, come il bastone o la frusta.

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