Napoli capitale dei Diritti Umani attraverso il cinema

Il cinema dalle gambe lunghe”, è questo lo slogan del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, giunto alla sua IX edizione, che si terrà dal 6 all’11 novembre 2017. Quest’anno Voci Globali farà da media partner all’evento.

Con lunghe falcate, dal 2008, la rassegna raggiunge i luoghi dove il cinema non arriva, facendosi strada tra le vie del centro storico, tra le periferie e i quartieri popolari della città. Attraverso pellicole, documentari e testimonianze dirette, per sei giorni Napoli parlerà la lingua dei diritti umani e della loro tutela. Il festival fa parte dello Human Rights Film Festival Network, patrocinato da Amnesty International.

Una manifestazione di respiro internazionale quindi, che ha visto il contributo di 40 Paesi di tutto il mondo, la maggior parte con problemi di libertà e democrazia, e che trae le sue origini dall’incontro con il giornalista argentino Julio Santucho, direttore del Festival Internazionale del Cinema dei Diritti Umani di Buenos Aires.

Il festival di Napoli però “guarda molto anche all’Italia”, ci spiega il coordinatore Maurizio Del Bufalo, fondatore dell’associazione culturale “Cinema e diritti”. I temi affrontati quest’anno saranno infatti quelli più urgenti e scottanti sul territorio nazionale: il fenomeno migratorio, la situazione sempre più critica delle carceri, la salute mentale, le stragi dimenticate, oltre ai conflitti e ai processi di pace in Bosnia.

Ognuna di queste tematiche avrà una giornata dedicata, in cui le proiezioni di lungometraggi, cortometraggi, film d’animazione e VR 360 – la nuova categoria del video panoramico è stata introdotta proprio quest’anno – si alterneranno a incontri e interviste con i protagonisti.

Una foto dell’edizione del 2014. / Fonte: cinenapolidiritti.it

Tra i tantissimi appuntamenti segnaliamo quello inaugurale di lunedì 6 in cui il carcere di Poggioreale sarà teatro d’eccezione con la proiezione del film “Ni un pibe menos”, testimonianza del regista Antonio Manco durante la sua permanenza di tre anni nel barrio Zavaleta, una delle favelas più povere di Buenos Aires.

In serata, Erri de Luca traccerà i punti di incontro fra arte, letteratura e diritti umani. Il giorno seguente, martedì 7, Ilaria Cucchi e Riccardo Noury, portavoce italiano di Amnesty International, incontreranno il pubblico presso il collettivo Ex OPG “Je so pazzo”, nella giornata dedicata alla legge contro la tortura.

Mercoledì 8 sarà invece interamente focalizzato sulla salute mentale e in Piazza Forcella verranno proiettate le immagini inedite della festa di Carnevale dell’ex ospedale psichiatrico “Leonardo Bianchi”, catturate nel 1990 da Tony de Vito.

La giornata delle stragi silenti, giovedì 9, darà voce alle vittime uccise dall’inquinamento delle armi radioattive; durante la serata, i riflettori saranno invece puntati sulle sparizioni forzate, come quella di Giulio Regeni in Egitto e del desaparecido Santiago Maldonado in Argentina.

Durante la giornata delle migrazioni, venerdì 10, verrà dedicato uno spazio alle vite delle donne migranti residenti a Napoli, e ai loro desideri e ambizioni.

Infine, la mattinata di sabato 11 vedrà l’omaggio a Domenico Lucano, sindaco di Riace, il piccolo comune della Calabria che con un piano d’integrazione dei migranti ha arginato il drastico spopolamento che il paese stava vivendo. “Un esempio virtuoso di come un piccolo paese del Sud possa essere rivitalizzato da questa ondata migratoria, momento inevitabile della storia dell’umanità”, commenta Del Bufalo.

I 20 film in concorso verranno presentati in quattro tornate da lunedì 6 a giovedì 9, nella sede principale di Piazza Forcella.

Per il coordinatore e per l’intero team organizzativo del festival, l’obiettivo primario è quello di parlare dei diritti umani, farli conoscere e difenderli, coinvolgendo e sensibilizzando la comunità locale e i cittadini. E in questa missione la cornice partenopea rappresenta un luogo strategico: “Abbiamo pensato che la città giusta fosse proprio Napoli perché è una città di frontiera, la prima in cui si verificano casi estremi di sofferenza e di violazione; una città che ben conosce il peso della criminalità organizzata ed è in prima fila nelle migrazioni”, spiega Del Bufalo.

Il degrado delle vele di Scampia, foto di pubblico dominio.
Il degrado delle vele di Scampia, foto di pubblico dominio.

La formula generale resta la stessa di sempre: ingresso gratuito per consentire l’accesso a tutti, e massima sobrietà sia nell’organizzazione che nell’accoglienza degli ospiti. Due costanti che Del Bufalo ritiene indispensabili per affrontare e proporre un certo tipo di contenuti. “Dobbiamo essere noi per primi a dare un esempio di come questi temi vengono affrontati”. Nessun tappeto rosso, dunque, poiché “sarebbe veramente contraddittorio sprecare danaro quando poi proiettiamo i film nelle carceri, nelle chiese, nelle periferie o in altri luoghi segnati dalla povertà e dal bisogno”.

Agli ingredienti fissi, quest’anno si aggiunge la novità della proiezione dei film in contemporanea da due diversi punti della città, come nella tradizione delle kermesse del Nord Europa. Alcune delle pellicole in concorso saranno infatti trasmesse nella stessa fascia oraria sia dal teatro di Piazza Forcella che dalla libreria “Io ci sto” nel quartiere Vomero e dalla sede di una cooperativa sociale. Un esperimento che nelle prossime edizioni potrebbe portare a molteplici punti di visione sparsi per la città. Inoltre, di mattina i film verranno presentati nelle scuole superiori, dove il festival dura tutto l’anno e coinvolge i circuiti giovanili con attività e cineforum improntati sul tema dei diritti.

La cerimonia di premiazione dei film in concorso avrà luogo nella serata di sabato 11, in cui verranno assegnati 5 premi: per i lungometraggi, i cortometraggi, i film d’animazione oltre ai premi Vittorio Arrigoni e della Giuria Popolare.

Il titolo della presente edizione è evocativo: “Mari, Muri e Filo Spinato”, elementi che non sono soltanto simboli di diseguaglianza sociale, ma che rappresentano per l’uomo una sfida e un limite da superare per raggiungere la libertà.

Fare e diffondere il cinema dei diritti umani è sicuramente un passo in avanti nello sgretolamento di queste barriere.

Carolina Carta

Carolina Carta ha recentemente acquisito il Master in Giornalismo all’Università di Groningen (Olanda) e ha da poco concluso un tirocinio presso Voci Globali. Con le radici in Sardegna ma lo sguardo sul mondo, ha deciso di dare una svolta alla sua carriera accademica e professionale attraverso il tirocinio in Ghana. I suoi interessi spaziano dai diritti umani alla salute mentale; ha sempre un occhio di riguardo per le questioni di genere e i diritti delle donne.

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