Il ruolo delle donne nei conflitti armati e nei processi di pace

L’anniversario della Risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ricorda il valore della pace, prerequisito fondamentale per la salute, l’uguaglianza e la sicurezza umana. In questi ultimi vent’anni, dieci risoluzioni sono state dedicate dall’ONU al tema delle donne, connesso alla pace e alla sicurezza. L’imperativo categorico sembra proprio essere quello dell’inclusione. Il ventesimo anniversario della risoluzione si svolge in un mondo in cui due miliardi di persone vivono in Paesi dove sono in atto conflitti. Che ruolo hanno le donne oggi nei contesti di guerra e pace?

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Sud America, ripercussioni della pandemia sui flussi migratori

La crisi del Covid-19 ha prodotto gravi ripercussioni ovunque e in ogni ambito della vita, ma tra chi ne ha risentito di più ci sono le persone che a causa di preesistenti condizioni di precarietà sono costrette a fuggire continuamente. Il lockdown e le misure di “securitizzazione” delle frontiere hanno colpito in particolare le comunità di migranti e profughi provenienti dal Venezuela. Sfrattati dalle loro abitazioni, senza cibo né denaro, sono stati obbligati a ripercorrere a ritroso quegli stessi chilometri fatti alla ricerca di una speranza.

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Brasile, la “sicurezza” di Bolsonaro che mette a rischio le donne

Già durante la sua campagna elettorale, il presidente brasiliano era stato chiaro su quale fosse la sua posizione riguardo le armi. Una volta eletto, ha infatti subito firmato un decreto per renderne il possesso e il trasporto più flessibili. Il Congresso è inoltre al lavoro su un pacchetto anticrimine che potrebbe alleggerire le pene per le violenze commesse durante il servizio da parte delle forze dello Stato. Tutte queste misure sono potenzialmente pericolose per la popolazione femminile, in particolare per quella di colore e residente nelle favelas, già la più vulnerabile di tutto il Paese.

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Messico, le controverse strategie di Obrador contro il crimine

Lo scorso luglio il popolo messicano ha votato il suo nuovo capo di Stato, eleggendo in maniera schiacciante Andres Manuel López Obrador. Il nuovo Governo entrerà in carica a dicembre ma già si trova di fronte una situazione allarmante: nel Paese si sono registrati infatti negli ultimi anni i più alti tassi di violenza criminale. Se da un lato la campagna di López Obrador sembra voler affrontare in maniera efficace la criminalità organizzata che pervade l’intera società, dall’altra molte premesse rischiano però di ribadire politiche inadeguate e di appesantire un contesto già estremamente difficile.

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I gorilla del Virunga, protetti dalla guerra a costo della vita

Patrimonio dell’UNESCO dal 1973, il parco nazionale del Virunga situato nell’area orientale della Repubblica Democratica del Congo è uno degli ultimi luoghi al mondo dove sopravvivono i gorilla di montagna. La sopravvivenza di questa specie e di molte altre è, tuttavia, messa a repentaglio dai continui attacchi delle violente milizie locali e dai tentativi delle compagnie petrolifere di infiltrarsi nella zona per sfruttarne il sottosuolo. Ultimo baluardo contro queste minacce sono i rangers, congolesi impegnati nella difesa del parco e nel turismo con l’auspicio di preservare questo angolo di natura preziosissimo per il Congo e per il mondo intero.

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Diritti ambientali e delle donne, due facce della stessa medaglia

Viviamo in un mondo in cui il cambiamento climatico sta avvenendo ad un ritmo molto più veloce del previsto. Non più una minaccia in un lontano futuro, il suo impatto sta già causando devastazione nei confronti di persone ed ecosistemi in tutto il mondo. Viviamo anche in un mondo dove una donna su tre sperimenta violenze fisiche e/o sessuali, e dove, nonostante le donne siano circa il 50% della popolazione mondiale, solo circa un parlamentare su cinque è donna. Esiste un collegamento tra Il diritto delle generazioni future a un pianeta sicuro e i diritti delle donne a vivere libere dalla violenza e dall’oppressione.

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Europa Centrale, politiche anti-immigrati e degrado dei diritti

Un recente Rapporto di Freedom House esplora l’evoluzione del sentimento xenofobico tra i Paesi appartenenti al gruppo di Visegrad, ovvero Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria.

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Il sistema ‘Big intelligence’ è il ‘Grande fratello’ della Cina

Il regime cinese spia ogni cittadino della Cina, inclusi i funzionari di alto rango del Pcc, lo riporta Creaders.net, sito web cinese di notizie con sede a Vancouver. Il programma segreto, gestito dal Ministero della Pubblica Sicurezza del regime cinese, si chiama ‘Big intelligence’: in 12 minuti esamina l’intera popolazione di un miliardo e trecento milioni di cinesi, in quattro minuti controlla ogni persona della lista dei ricercati della Cina e impiega tre minuti e mezzo per il controllo della patente di guida di chiunque nel Paese.

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