Sud America, ripercussioni della pandemia sui flussi migratori

La crisi del Covid-19 ha prodotto gravi ripercussioni ovunque e in ogni ambito della vita, ma tra chi ne ha risentito di più ci sono le persone che a causa di preesistenti condizioni di precarietà sono costrette a fuggire continuamente. Il lockdown e le misure di “securitizzazione” delle frontiere hanno colpito in particolare le comunità di migranti e profughi. Sfrattati dalle loro abitazioni, senza cibo né denaro, sono stati obbligati a ripercorrere a ritroso quegli stessi chilometri fatti alla ricerca di una speranza.

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Algeria, Hirak non demorde. Il suo obiettivo resta la democrazia

Nel Paese maghrebino, la “rivoluzione del sorriso” compie un anno. Ma le proteste non si fermano: i manifestanti continuano a chiedere uno “Stato civile e non militare”. Intanto, le ostetriche dell’Ontario ottengono, dopo una lunga battaglia legale, il riconoscimento della parità salariale. Anche gli ambientalisti australiani hanno qualcosa da festeggiare: la multinazionale Equinor non trivellerà la Great Australian Bight. Sull’isola di Lesbo, invece, è piena emergenza umanitaria in seguito all’apertura delle frontiere turche. In Afghanistan, pochi giorni dopo la firma dell’accordo di pace USA-Talebani, riprendono le ostilità.

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L’Africa e il dramma dell’immigrazione. Che non finirà.

Un flusso di migranti storico quello verso l’Europa ma anche verso l’interno. Le politiche sbagliate dell’UE e il silenzio dell’UA. “È a partire dal 1970 che i flussi migratori verso l’Europa hanno iniziato a intensificarsi. Nel prosperare della loro economia, i Paesi europei avevano bisogno di lavoratori da impiegare in lavori non qualificati. Ed è in questo modo che ha iniziato a farsi strada l’immagine dei lavoratori immigrati nelle catene di montaggio automobilistiche o dei netturbini neri nelle strade di Parigi. Fino alla metà degli anni ’80, un cittadino delle ex colonie francesi non aveva alcun bisogno di avere un visto per entrare in Francia.”

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Movimenti migratori dall’Africa, rivincita sul passato

A lungo è stato celebrato lo straordinario coraggio – che ancora oggi suscita meraviglia – degli esploratori europei, che affrontavano mari e luoghi sconosciuti con pochi strumenti scientifici a disposizione per l’orientamento e la sopravvivenza. Si tratta di una straordinaria evidenza della determinazione umana. Oggi quello stesso coraggio viene dimostrato dai migranti che cercano di raggiungere l’Europa. Ed ecco anche perché, come è stato riconosciuto più volte dalla Commissione Europea, l’Europa che sta invecchiando dovrà affrontare la questione della sua necessità di migranti.

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La Carta di Lampedusa, per un’accoglienza dignitosa

Un Patto per affermare e difendere principi civili e libertà e diritti dei migranti. “La mia casa è dove sono” – titolo del bel romanzo della scrittrice Igiaba Scego – sembra riassumere bene lo spirito di questo documento (il cui testo è integralmente consultabile on line) impegnato a segnare la direzione di marcia di molte “buone pratiche” per gestire al meglio i flussi migratori, e segnalare gli obiettivi da raggiungere per garantire a tutti il diritto di poter scegliere di partire, come di restare.

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