Se le jihadiste “abiurano” e vogliono tornare a casa

Ingenue e vittime di soprusi, o artefici consapevoli di violenza e terrore? Il ruolo delle donne che avevano scelto di lasciare le proprie case per unirsi allo Stato Islamico e che ora vogliono ritornare al proprio Paese di origine crea confusione e timori nell’opinione pubblica e nei Governi. Urgono disposizioni che perseguano in modo imparziale i responsabili di crimini e atrocità senza pregiudizi basati sul genere. Allo stesso tempo però, occorre riflettere e contestualizzare le scelte di queste donne e i diversi ruoli che i gruppi estremisti riservano ai due sessi.

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Burkina Faso, dove l’assenza dello Stato contribuisce alla jihad

Testimonianze dal Soum, una delle province più settentrionali del Paese situato nella regione del Sahel. La pesante carenza di infrastrutture (acqua, strade, sanità, scuole), servizi e sicurezza, e la frustrazione di una regione povera nonostante la presenza di risorse naturali importanti, aumentano il rischio di radicalizzazione, motivato anche da alcune tensioni etniche. Così nascono nuovi gruppi jihadisti quali Ansaroul Islam, nato a fine del 2016 e che agisce nel territorio saheliano, compreso il Mali, con crescente violenza. Una lettura articolata, dalla quale si evince l’urgente necessità di sviluppo dell’area.

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Terrorismo, tattica di guerra che offre solo risultati parziali

La strategia terroristica è davvero efficace nel conseguimento di determinati obiettivi politici? Da uno studio condotto su 90 gruppi e organizzazioni in tutto il mondo emerge che, secondo una prospettiva a lungo termine, l’utilizzo di tattiche non violente si rivela più efficace. Se da un lato infatti gli attacchi terroristici suscitano clamore e timore, dall’altro, alla lunga, non sembrano poi garantire una vera alternativa politica allo Stato vigente, e sembrano godere dell’appoggio pubblico solo dopo aver abbandonato il loro estremismo.

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Isis, in Iraq restano impuniti i crimini verso le donne Yazide

In territorio iracheno la guerra contro l’ISIS è finita, ma non le conseguenze devastanti per il popolo degli Yazidi, in particolare per le donne, da anni vittime di violenze atroci da parte dei membri dello Stato Islamico. Ora è necessario che il Governo iracheno garantisca tutela adeguata a queste vittime e un sistema giudiziario appropriato e in linea con la comunità internazionale, che punisca i responsabili di questi crimini contro l’umanità. Solo allora, per questo popolo sarà possibile andare oltre gli orrori della guerra e sperare in un futuro migliore.

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Migliaia di bombe e di morti, ma lo Stato Islamico resiste

Lo scorso ottobre il presidente americano Donald Trump dichiarava trionfante la sconfitta del Califfato islamico in seguito alla caduta della sua roccaforte, Raqqa, in Siria. Nonostante le migliaia di bombe e missili sganciati negli ultimi anni, i movimenti estremisti non hanno tuttavia smesso di diffondersi. Visti i precedenti dopo l’11 settembre e le recenti missioni in diversi territori africani, occorre che le forze internazionali si concentrino più sui disagi sociali ed economici che alimentano questi movimenti, piuttosto che su continui interventi militari di ampia portata.

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Mali, capire i motivi dell’estremismo per costruire la pace

La recente ondata di attacchi estremisti in Mali ha riportato alla luce la necessità di rivedere l’approccio alla sicurezza militare, unico mezzo impiegato come risposta al terrorismo nel Sahel. Per poter condurre il Paese verso una maggiore stabilità, è invece necessario capire quali siano i motivi che spingono così tanti giovani a unirsi a gruppi armati. Solo affrontando le cause profonde del conflitto e riacquistando la fiducia di un popolo disilluso, questa nazione potrà finalmente intraprendere il cammino tanto sognato quanto sofferto verso la pace.

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Bambini strumento di propaganda nelle mani del terrorismo

L’idea che i giovanissimi possano essere in qualche modo coinvolti nelle azioni terroristiche è agghiacciante. Eppure con sempre maggior frequenza i più piccoli non solo subiscono inermi gli orrori dei conflitti, ma spesso vengono utilizzati da una parte e dall’altra per le proprie strategie. Non si tratta esclusivamente delle piccole vittime dello Stato islamico ma di quelle che l’Occidente usa come pedine nella sua lotta contro il terrorismo. D’altro canto, per trovare e motivare nuovi adepti, IS e Al Qaeda usano social media e riviste online dove le immagini di bambini uccisi dai bombardamenti da parte dei Paesi occidentali sono strumentalizzati al servizio della causa.

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Mappa della jihad in Africa: chi sono e dove seminano terrore

Secondo un recente Report gli attacchi terroristici nel continente africano nell’ultimo decennio sono aumentati del 1000%. E cresce anche il numero delle vittime tra i civili. Le organizzazioni più violente si confermano Boko Haram e al-Shabaab, ma non sono le uniche. In sostanza è in corso una battaglia per guadagnarsi i cuori e le menti dei fondamentalisti islamici. Una battaglia combattuta tra l’ISIS (attivo soprattutto in Nigeria, Niger, Egitto, Libia e Tunisia) e Al Qaeda (che mantiene salda la sua presenza in Somalia, Kenya, Uganda, Costa d’Avorio, Burkina Faso e Mali).

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Rifugiati, falso che siano il ‘cavallo di Troia’ del terrorismo

I leader UE e USA sono restii ad ammettere che la principale minaccia proviene da estremisti nati e cresciuti sul proprio territorio. Da quando Trump, lo scorso gennaio, ha firmato l’Ordine Esecutivo sull’immigrazione, il mondo politico ha iniziato a segnalare lo stretto legame tra i profughi e l’insorgenza di attacchi terroristici. Tuttavia, recenti studi hanno dimostrato che tra il 1975 e il 2015, a fronte di 3,2 milioni di profughi accolti negli USA, sono stati solo tre i cittadini americani uccisi dai cd. “terroristi rifugiati”.

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Pregiudizi e falsi miti, chi migra verso l’Europa e perché

Sui giornali italiani non si parla mai dei Paesi d’origine di rifugiati e richiedenti asilo, né trova spazio l’analisi concreta di alcuni fenomeni che i populisti impiegano nella loro retorica anti-immigrati. I fatti, però, smentiscono alcuni dei principali luoghi comuni sull’immigrazione, dalle operazioni per il salvataggio dei migranti in mare al fatto che i migranti sarebbero vettori di malattie, oppure l’equazione tra terrorismo, Islam e migrazione insieme all’idea dell’ “invasione” islamica in Italia, fino al classico slogan “Aiutiamoli a casa loro”. Mentre recenti studi indicano come la legalizzazione dei permessi di soggiorno farebbe calare il tasso di criminalità. Rendere l’Europa un luogo poco ospitale per lo straniero non solo non fermerà la migrazione, ma rischia di minare la stabilità sociale europea.

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