Kazakistan, è lì che si sta formando il nuovo ordine eurasiatico

Da un punto di vista politico e commerciale, nei prossimi anni gli occhi restano puntati sull’Eurasia, dove stanno avvenendo enormi cambiamenti. Il Kazakistan, in particolare, si trova in una posizione strategica al centro degli interessi delle due superpotenze vicine: Cina e Russia. Entrambe puntano molto sulla regione, i cinesi con la creazione di nuovi corridoi commerciali, i russi con la loro area di influenza. Tuttavia, per quanto promettenti possano sembrare le prospettive, i benefici per i kazaki tardano ad arrivare e il rischio è che il Paese rimanga succube del braccio di ferro tra Pechino e Mosca.

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Liberia, la dittatura delle multinazionali che acuisce la povertà

Nonostante un passato non segnato da una formale dominazione coloniale, lo Stato liberiano da lungo tempo è stretto nella morsa di una contraddizione che vede le grandi società internazionali sfruttare senza ostacoli risorse del terreno e lavoro a basso costo. Il Governo dal canto suo tende ad appoggiare e favorire gli investimenti esteri, condannando così la popolazione a una situazione di stallo caratterizzata da analfabetismo, povertà e disuguaglianza, respingendo con la forza qualsiasi tentativo di protesta.

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Brasile, la politica che minaccia ambiente e territori

La candidatura del Brasile per ospitare la Conferenza sul clima (COP25) il prossimo anno ha ricevuto un’ulteriore spinta con l’appoggio da parte del GRULAC, il gruppo che rappresenta la regione latino-americana alle Nazioni Unite. Tuttavia, dato il successo del candidato della destra Jair Bolsonaro alle elezioni presidenziali, la situazione brasiliana è tutt’altro che chiara e distesa. Il nuovo presidente aveva infatti dichiarato di volersi ritirare dall’Accordo di Parigi se le condizioni dovessero rimanere immutate. Patria di uno degli ultimi polmoni verdi rimasti sulla Terra, il ritiro brasiliano potrebbe rappresentare un enorme danno per tutto il mondo.

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Femminismo in Tunisia: elitarismo, sfruttamento ed esclusione

Nel corso della Storia tunisina, il movimento a favore dei diritti delle donne ha raggiunto traguardi importanti che hanno portato a cambiamenti fondamentali. Tuttavia, un’analisi approfondita del panorama femminista nel Paese mette in luce gravi problematiche. Tra queste, l’emarginazione delle donne nere da una partecipazione concreta e l’indifferenza verso le necessità della popolazione rurale. Sembra quindi ancora lunga la strada verso l’uguaglianza con gli uomini, soprattutto perché prima è necessario andare oltre un atteggiamento elitario diffuso tra le stesse attiviste.

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La violenza nelle università marocchine, una crisi sottovalutata

L’ambiente universitario dovrebbe rappresentare un luogo di crescita, cultura ed esperienza per i ragazzi in modo da prepararli poi ad affrontare il mondo esterno e quello del lavoro. Questo non avviene attualmente in Marocco, dove i campus sono ormai teatro di continui scontri che hanno anche provocato vittime. A parte le ideologie e le opinioni politiche differenti che contraddistinguono i vari gruppi, queste brutalità sono il prodotto in parte di un’istruzione inadeguata ma soprattutto di una società profondamente divisa e di uno Stato assente che non ha ancora compreso la fondamentale importanza dei propri giovani.

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Messico, le controverse strategie di Obrador contro il crimine

Lo scorso luglio il popolo messicano ha votato il suo nuovo capo di Stato, eleggendo in maniera schiacciante Andres Manuel López Obrador. Il nuovo Governo entrerà in carica a dicembre ma già si trova di fronte una situazione allarmante: nel Paese si sono registrati infatti negli ultimi anni i più alti tassi di violenza criminale. Se da un lato la campagna di López Obrador sembra voler affrontare in maniera efficace la criminalità organizzata che pervade l’intera società, dall’altra molte premesse rischiano però di ribadire politiche inadeguate e di appesantire un contesto già estremamente difficile.

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Niger, la radio strumento dell’emancipazione femminile

Matrimoni forzati, spose bambine, poligamia e discriminazioni di genere sono ampiamenti diffusi all’interno della popolazione nigerina, ancora profondamente dominata da una cultura maschilista e patriarcale. Se a questo si aggiunge un grave analfabetismo e la difficoltà di usufruire di elettricità o Internet, la situazione delle donne nel Paese appare seriamente compromessa e relegata alle mura domestiche. Tuttavia rimane la radio, che non solo rappresenta spesso l’unica fonte di informazione, ma si sta anche dimostrando un valido strumento per l’emancipazione e l’indipendenza di queste donne.

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India, il moralismo delle leggi sulla tratta e prostituzione

Una delle piaghe più controverse che colpisce la società indiana è la dilagante tratta degli esseri umani. La legge attualmente in vigore presenta contraddizioni e rischi che mettono in pericolo la vita delle vittime. La nuova proposta legislativa non sembra peraltro promettere di risolvere la già pesante situazione. Nonostante alcuni punti di forza, il testo presenta infatti programmi di intervento simili a quelli già presenti e mal funzionanti, in particolare viene sistematicamente ignorata la volontà delle vittime, che spesso tornano in un contesto di abusi e violenza, come intrappolate in un circolo vizioso infinito.

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Bambini rubati, un processo riapre le ferite del franchismo

Durante la dittatura franchista, migliaia di neonati sono stati tolti ai propri genitori biologici per essere dati illegalmente in adozione ad altre coppie. Basandosi su teorie eugenetiche diffuse ai tempi, al fine di “purificare” il Paese da razze inferiori o dai marxisti, e sfruttando le pressioni sociali di un Paese estremamente cattolico, una rete che includeva medici, suore e preti ha portato avanti per anni questo sistema criminale, anche dopo la morte di Franco. Dopo oltre 50 anni, sembra che le vittime di questi abominevoli reati stiano finalmente iniziando ad ottenere giustizia per quello che è considerato uno degli aspetti più bui della Storia spagnola.

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Migliaia di bombe e di morti, ma lo Stato Islamico resiste

Lo scorso ottobre il presidente americano Donald Trump dichiarava trionfante la sconfitta del Califfato islamico in seguito alla caduta della sua roccaforte, Raqqa, in Siria. Nonostante le migliaia di bombe e missili sganciati negli ultimi anni, i movimenti estremisti non hanno tuttavia smesso di diffondersi. Visti i precedenti dopo l’11 settembre e le recenti missioni in diversi territori africani, occorre che le forze internazionali si concentrino più sui disagi sociali ed economici che alimentano questi movimenti, piuttosto che su continui interventi militari di ampia portata.

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