Ciak si gira. (In)visible cities, ovvero la parola ai migranti

Alla parola “integrazione”, la giornalista italo – congolese Beatrice Kabutakapua, autrice, insieme al videomaker Gianpaolo Bucci, del documentario autofinanziato “(In)visible cities”, preferisce la parola “interazione”. Perché il senso del loro lavoro – il racconto di alcune storie di migranti dei Paesi sub-sahariani in 13 città del mondo, è quello di puntare lo sguardo su quanti – in un altrove scelto e cercato – cominciano a costruire la propria esistenza, una volta superata la fase più dura dell’arrivo, interagendo con nuovi contesti e nuove opportunità.

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Scappare dall’Eritrea, la testimonianza di Abraham Tesfai

Conosciamo davvero fino in fondo le storie di coloro che sono disposti a sfidare il mare e il deserto per approdare in Europa? Gli studenti del Liceo Fermi di Bologna intervistano Abraham Tesfai, un ragazzo eritreo che vive a Bologna e che ha scelto di non rimanere solo una vittima di questa parte della storia contemporanea, ma di fare attivismo e sensibilizzazione sul tema dell’immigrazione e del diritto d’asilo. “Avrei dovuto fare il servizio militare a vita, la dittatura non lascia alcuna libertà. Ho preferito scappare”.

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Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, garanti in guerra e prigioni

“La sua importanza non risiede tanto in quello che fa, quanto in quello che impedisce che ci facciano” [N.Mandela]. Due studenti del Corso in Diritti Umani e Giornalismo Partecipativo di Voci Globali, sono stati a Ginevra al Museo della Croce Rossa. Ne è nato questo articolo in cui si racconta cos’è e come agisce questa associazione umanitaria, il cui compito è portare cure mediche e difendere i diritti fondamentali dell’uomo in un’ottica sovranazionale. Anche se a volte non è possibile a causa degli ostacoli posti dai singoli Governi.

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Guantanamo e la violazione sistematica dei diritti umani

Anche quest’anno Voci Globali ha portato il Corso in Diritti Umani e Giornalismo Partecipativo al liceo E. Fermi di Bologna. Parte del programma è l’elaborazione – da parte degli studenti – di articoli e riflessioni su alcuni dei temi trattati durante gli incontri. In questo post: a 4 anni dalla promessa di Obama di chiuderlo, il centro di detenzione di Guantanamo continua a funzionare. Al momento, secondo HRW, ci sono 149 detenuti. Cosa trattiene il presidente degli Stati Uniti, premio Nobel per la Pace, dal chiudere definitivamente questa struttura inumana?

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Psicoradio, per comunicare il disagio mentale con rispetto

La cultura medica, da qualche anno, è accusata di razionalità tecnocratica e riparativa, che toglie al paziente un diritto fondamentale: il tempo dell’ascolto. Quando poi è di malattia mentale che si sta parlando, il tempo dell’ascolto si pone più che mai al centro di ogni efficace comunicazione medico-paziente. Un concreto esperimento che rimette al centro il diritto all’ascolto di chi soffre è l’esperienza di Psicoradio, testata radiofonica bolognese operativa da marzo 2006 e realizzata in collaborazione con Arte e Salute Onlus e Azienda USL Bologna – Dipartimento di salute mentale.

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Stop alla detenzione di minori che cercano asilo

Anche in Italia arriva End immigration Detention of Children, Campagna ONU a difesa dei diritti dei bambini e adolescenti. Scopo della Campagna è quello di richiamare l’attenzione sui tanti dannosi effetti che la detenzione amministrativa ha sui minori migranti. Ma quesrti bambini e ragazzi – considerati “clandestini” – cercano asilo, riunificazione familiare o semplicemente di fuggire da violenza e povertà. L’iniziativa coordina una serie di eventi che avranno luogo in molte parti del mondo in vista della celebrazione del 25° anniversario della Convenzione sui Diritti del Fanciullo.

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Lampedusa, un anno dopo: cosa è cambiato?

La stigmatizzazione e la criminalizzazione dei migranti continuano e le politiche sulla sicurezza prevalgono sulla protezione.Da Mare Nostrum a Frontex, le iniziative prese finora non si sono dimostrate iniziative efficaci per la salvaguardia delle vite umane e i controlli ad alcune frontiere continuano ad essere caratterizzati da violenze e abusi. Come quelle – per esempio – a Ceuta e Melilla, per arrivare dal Marocco alla Spagna. E anche le coste italiane rimangono una meta pericolosa per chi cerca l’ingresso in Europa.

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“Parlare civile”, progetto per l’uso corretto delle parole

La parola, la madre del pensiero, sentenziava Karl Kraus. Già. Ma quanto è facile oggi “parlare civilmente”? Se la comunicazione è fatta di un arcipelago di vocaboli ambigui e spesso ancorati a significati non corrispondenti a realtà, quanto si riesce a fare corretta informazione, specie su temi sensibili che hanno a che fare con i diritti sociali? Il progetto “Parlare civile” punta a fornire gli attrezzi del mestiere a comunicatori o semplici cittadini per evitare di restare incagliati in frasi fatte o espressioni stereotipate che inquinano la comunicazione.

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“Open defecation”, la campagna ONU per una crisi mondiale

Un miliardo e 100 milioni di persone nel mondo non hanno nessun accesso ai servizi igienici e la fanno all’aperto. Nel 2013 l’ONU ha lanciato il World Toilet Day (19 novembre). Chissà se ne verrà fuori – a parte la conoscenza e la sensibilizzazione – qualcosa di concreto. Il Report 2014 dell’Unicef e dell’ONU – intanto – avverte: nel 2015 ancora 2 miliardi e 500 milioni di persone non avranno accesso ai servizi igienici e 547 milioni di persone sono rimaste fuori dagli Obiettivi del Millennio. E che, mentre 77 Paesi hanno raggiunto tali Obiettivi in termini di sanità, 79 ne sono rimasti fuori.

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A Messina il Forum della cittadinanza mediterranea

Spazio di espressione, creatività, confronto delle mille realtà che compongono i territori del Mediterraneo. Obiettivo di questo momento di incontro è quello di “mettere in comune attivisti e personalità varie in un grande contenitore politico/culturale per costruire un percorso volto a difendere l’idea di una integrazione che nasce dalla volontà di iniziativa cittadina”. Il Forum è dedicato a Paolo Dall’Oglio rapito in Siria nel 2013 e al blogger e attivista politico egiziano Alaa Abdel Fatah, che sta scontando 15 anni di carcere.

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