Festival Internazionale del Giornalismo 2013, una carrellata

Si è conclusa da poco a Perugia la settima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo (IJF13). Dal 24 al 28 aprile, anche quest’anno l’appuntamento è stato seguitissimo da tanti giornalisti, 1.500 quelli accreditati secondo gli organizzatori, oltre agli aspiranti tali, in una girandola di eventi. Una nostra selezione in formato Storify.

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Donne, Iran e Primavera araba tra analogie e differenze

Un’analisi della Primavera araba nella quale si sottolineano con ottimismo le differenze rispetto alla rivoluzione iraniana del 1979: le esperienze delle donne di quel Paese, nel corso degli ultimi tre decenni, ci insegnano non solo quanto siano fragili i diritti acquisiti sotto i regimi autoritari ma anche come le donne siano capaci di affrontare le sfide.

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Quando social media e crowdsourcing fanno più male che bene

L’era del giornalismo condiviso avanza, così come gli errori commessi nel fare informazione: riflessioni (e lezioni) a margine del bailamme mediatico sui tragici fatti di Boston. E’ bene tenere a mente la confusione che c’è nel campo dei social media e che non tutto quello che passa è accurato o verificato evitando, noi stessi netizen, di tenere sempre il dito sul mouse per l’incessante ‘retweet’.

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“Unchildren”, l’infanzia negata: un progetto per le scuole

Unchildren è un’esposizione che racconta per immagini le violazioni dell’infanzia che avvengono ogni giorno nel mondo. L’ideatrice sta lavorando quest’anno con la sua associazione Diritti d’Autore per proporre questa mostra / progetto didattico alle scuole, o ovunque vi siano enti interessati per proporla ai giovani.

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Spese militari, una flessione a “decollo verticale”

Quasi venti punti percentuali di calo nella spesa per gli armamenti nel decennio 2003-2012 e oltre cinque punti in meno nella variazione tendenziale 2011-2012. L’Italia risparmia, pur rimanendo tra i dieci Stati al mondo che spendono di più nell’acquisto di armi. Ma quali sono le vere dinamiche guardando più in dettaglio?

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Imparare la Rivoluzione da una canzone

Un reportage della ricercatrice Sara Verderi sul workshop dedicato alla Rivoluzione egiziana tenutosi lo scorso marzo alla ‘Ayn alShams, una delle università più conservatrici del Cairo: eventi come questo fanno capire il grado di apertura e democratizzazione delle istituzioni accademiche operato dall’ultima rivoluzione egiziana.

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In Cina è possibile una maggiore libertà e partecipazione su Internet?

Daniel Méndez, giornalista spagnolo e direttore della rivista online ZaiChina.net, ha concesso un’intervista a Periodismo Ciudadano sui problemi concernenti la libertà di stampa e informazione in Cina. Secondo Méndez, a causa delle tensioni nel Paese e del difficile contesto economico, i leader cinesi preferiranno mantenere il controllo dei mezzi di comunicazione per garantire una “stabilità” che consenta di portare a termine con successo le riforme economiche e sociali.

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Verso una primavera europea

La crisi europea è stata analizzata nel’ottica delle istituzioni politiche, dell’economia, delle élite, dei governi, del quadro legislativo, ma non dal punto di vista dei cittadini comuni. Che significato assume l’Europa per i suoi cittadini e quali principi si possono formulare sulla base di ciò per la definizione di un contratto sociale che promuova una nuova Europa dal basso?

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Trattato sul commercio delle armi, un completo successo?

Il 2 aprile l’Assemblea generale ONU ha approvato a maggioranza il Trattato multilaterale sul commercio delle armi convenzionali. Secondo diversi analisti, sebbene non ci saranno difficoltà nella ratifica del Trattato, l’accordo non fermerà la vendita di armi perché si presta a clausole di varia interpretazione e punti aleatori. La strada verso il disarmo appare ancora in salita.

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Giornalisti e traduttori, a chi appartiene la notizia?

A un recente convegno svoltosi a Londra si è parlato di come, senza traduzione, lungo la filiera dell’informazione, dal momento della raccolta fino alla produzione del pezzo che sarà letto dal pubblico, non ci sarebbero più notizie dal mondo. E poco importa che a svolgere il difficile compito siano traduttori professionisti, giornalisti bilingui, blogger-ponte o utenti dei social media versati nella propria lingua e in inglese.

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