1 Marzo 2024

riscaldamento globale

Ambiente: estreme le proteste, estrema la repressione dei Governi

Le contestazioni recenti sulle questioni ambientali hanno scatenato un’aspra risposta delle istituzioni. In tutti i Paesi d’Europa e non solo, le pene che si riservano agli attivisti raccontano una propaganda che fa della contestazione un atto violento e vandalico, spostando di fatto l’attenzione alla forma delle manifestazioni dal loro stesso contenuto. La risposta non traduce quest’esigenza e quest’ansia verso il cambiamento climatico in politiche concrete e attente, ma in repressione e impulsi antidemocratici. Dove la legge non fornisce sostegno alla causa, l’appello è alla giustizia.

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India, le ondate di calore inaspriscono povertà e diseguaglianze

Nei mesi di marzo e aprile sono state registrate temperature molto elevate nel subcontinente indiano. Lo studio presentato nell’articolo illustra come i periodi di caldo rovente abbiano, nell’arco degli ultimi decenni, provocato migliaia e migliaia di decessi e ricoveri, e il deterioramento della qualità della vita di milioni di cittadini indiani. A rischio la disponibilità dei prodotti agricoli e dunque l’accesso al cibo, la salute, i posti di lavoro e l’intera economia del Paese. Per contrastare gli effetti devastanti di tali eventi climatici estremi è necessario implementare efficaci piani d’azione.

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Un anno insostenibile, breve bilancio sull’ambiente e sfide urgenti

Gli ultimi mesi di questo 2022 ci hanno mostrato la più dirompente versione dei cambiamenti climatici in atto. Ogni giorno, gruppi di scienziati ci disegnano la prospettiva, a lungo termine, di quello che ci aspetta sul piano ambientale se non provvediamo ad un cambiamento di rotta. Eppure, possiamo già osservare che l’anno che finisce ci chiama a bilanci più brevi e azioni più immediate. E siamo tutti chiamati in causa, non siamo soltanto spettatori. La soluzione alle questioni ambientali che stiamo vivendo è il primo dei buoni propositi da inserire nella lista per i prossimi tempi.

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Apartheid coloniale, il peggiore alleato del cambiamento climatico

Surriscaldamento globale, migranti climatici e Paesi ricchi in cerca di manodopera a basso costo. Questi gli elementi di una crisi che riguarda ambiente, economia, politica e diritti umani, in cui le frontiere si aprono per i lavoratori stagionali, ma si chiudono di fronte a milioni di sfollati. Si tratta di persone costrette ad abbandonare la propria casa, vittime di disastri ambientali di cui gli Stati occidentali sono spesso responsabili. La riflessione sulla decolonizzazione conduce a una sola soluzione: de-militarizzare i confini aprendo alla libera circolazione delle persone e non solo delle merci.

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Quando l’acqua provoca dei disastri: dalle inondazioni alla siccità

Le piogge torrenziali e devastanti che hanno colpito la Germania a metà luglio hanno impressionato il mondo. Il messaggio è stato chiaro: il cambiamento climatico sta estremizzando qualsiasi evento meteorologico, con l’acqua come elemento distruttivo sempre più in primo piano. Dagli allagamenti fino all’opposta desertificazione, le anomalie legate a questa risorsa hanno causato negli ultimi 20 anni migliaia di vittime. E lo scenario è cupo: più di 2 miliardi di persone rischieranno la vita per piogge violente o carenza d’acqua nei prossimi decenni.

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Covid-19, cambiamento climatico e duplice rottura metabolica

Agroindustria e pandemie: qual è il nesso che le lega? Gli allevamenti intensivi e le filiere della distribuzione globale generano canali per l’evoluzione, la proliferazione e la trasmissione su scala mondiale di virus letali. Da oltre un quarto di secolo gli epidemiologi ci mettono in guardia prospettando l’ipotesi di un’epidemia capace di sopraffare l’umanità. Un’umanità stremata e svilita dalla legge del capitale, impantanata nelle logiche del profitto secondo le quali la prevenzione di una pandemia non viene implementata perché non redditizia.

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#Together4Forests, al via la campagna contro la deforestazione

Oltre 100 associazioni hanno lanciato un appello internazionale per chiedere all’UE l’adozione di norme a tutela delle foreste. Il Consiglio Costituzionale ivoriano ha decretato la legittimità della terza candidatura dell’attuale presidente, Alassane Ouattara. Nel vecchio continente, intanto, l’ILGA-Europe ha presentato un ricorso alla CE contro le “LGBT free zones” istituite in Polonia. Un nuovo report del Turkey Tribunal rileva l’aumento del numero di oppositori politici turchi rapiti al fine di silenziare le loro voci critiche. Prosegue, innanzi alla Corte d’Appello britannica, la “battaglia dell’oro” tra Venezuela e Regno Unito.

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Bacino del Nilo, il surriscaldamento riduce e “agita” le acque

Il fiume più lungo del mondo attraversa un periodo assai complesso. La quantità delle sue acque si sta riducendo in modo sostanziale a causa dei cambiamenti climatici, che hanno determinato il rapido alternarsi di stagioni estremamente umide e secche. Al contempo, le popolazioni rivierasche vivono una fase di enorme crescita demografica accompagnata dalla forte esigenza di sviluppo economico. Un mix pericoloso che rischia di far esplodere, nei prossimi anni, una “guerra dell’acqua”. È più che mai necessaria la cooperazione tra i Paesi interessati al fine di redistribuire in modo equo le risorse idriche, evitando così eventuali risvolti catastrofici sotto il profilo umano ed economico.

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Qualità del cibo, reazioni/adattamenti ai cambiamenti climatici

In che modo gli alimenti mantengono i loro elementi nutrienti al variare del cambiamento climatico? Il cibo riesce a dare lo stesso apporto proteico di un tempo? E in quali zone del mondo l’agricoltura risulta essere più sensibile ai mutamenti atmosferici? Mentre il clima cambia a ritmi sempre più accelerati, si affacciano numerosi interrogativi. L’intervista a Ana Islas Ramos, Nutrition Officer della FAO, e alla prof. Anna Maria Giusti, docente di Biochimica e Biochimica della Nutrizione presso la facoltà di Medicina e Odontoiatria dell’università Sapienza di Roma.

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