Sebastiana Kespi, “tesoro vivente” della cultura Uru Chipaya

Intervista alla protagonista del film ¡Vuelve, Sebastiana! (1953), considerata “Tesoro Humano Viviente”. In riconoscimento del suo lavoro con il regista Jorge Ruiz, e la seguente rivalorizzazione della cultura Uru Chipaya, Sebastiana è tuttora un’autentica rappresentante della comunità Chipaya per il suo pueblo, la Bolivia, per un continente intero. L’icona di questo popolo sudamericano parla dei suoi ricordi del viaggio a Parigi e della memoria del passato confrontata alla vita di oggi e all’approccio dei giovani con la cultura tradizionale.

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‘La schiavitù è politica’, una Carta internazionale contro gli abusi

Nel 2012 l’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha stimato che almeno 21 milioni di persone nel mondo vivono in condizioni di schiavitù e che l’11% della popolazione globale dei bambini sia costretta a lavorare. Alla luce di questi dati l’ONG Anti-Slavery International ha redatto una nuova Carta in cui si impegna a porre fine a questo dramma, che si manifesta in varie forme, dal matrimonio forzato ai lavori domestici non tutelati. Con questo documento l’organizzazione britannica si impegna a sconfiggere la schiavitù una volta per tutte, assegnando doveri e responsabilità a Stati, imprese e organizzazioni internazionali.

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Diritti ambientali, se le leggi sono inapplicate o insufficienti

Il Piano Strategico delle Biodiversità risponde alle richieste di tutela dell’ecosistema dagli incendi boschivi. Il Codice dell’ambiente invece, rivela quali sono le responsabilità degli enti locali e cosa si intende per reati come il disastro ambientale. Come è possibile limitare e ridurre i danni degli incendi locali? In Slovenia si sperimentano nuovi metodi per combattere in maniera preventiva i rischi degli incendi, utilizzando progetti di ricerca all’avanguardia e personale qualificato. Ma occorre più coscienza civile per evitare problemi ulteriori legati alla noncuranza o anche alla volontà di distruzione.

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Dall’Africa alla Cina, nessun confine per anoressia e bulimia

I disturbi del comportamento alimentare affliggono circa 70 milioni di persone in tutto il mondo. Questi dati potrebbero però non tenere conto di chi non è in linea con i criteri occidentali. Ad esempio perché appartenenti a una categoria diversa da quella “tipicamente” associata a queste patologie – generalmente una donna bianca, magra e occidentale. L’anoressia e gli altri disturbi alimentari sono invece presenti anche nei Paesi dell’Africa e dell’Asia e tra gli afro-americani, che spesso non ricevono cure adeguate per i preconcetti della comunità e degli stessi medici.

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Cina, destinazione da record per gli studenti africani anglofoni

Negli ultimi anni il gigante asiatico ha registrato un notevole aumento del numero di studenti provenienti dall’Africa, superando Gran Bretagna e Stati Uniti e diventando la seconda destinazione a livello mondiale. Il corpo studentesco africano è passato da poco meno di 2.000 allievi nel 2003 a quasi 50.000 nel 2015. A parte l’accesso a borse di studio, sono svariate le ragioni che spingono un così gran numero di persone a partire: opportunità linguistiche, commerciali, imprenditoriali, economiche. L’articolo ci offre una visione d’insieme sul fenomeno.

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Corno d’Africa, i rischi di un’espansione della crisi del Golfo

La regione è una delle zone geo-strategiche più importanti al mondo per la sua vicinanza allo stretto di Bab-el-Mandeb che collega il Golfo di Aden con il Mar Rosso, e ha stretti legami con il mondo arabo. Le nazioni del Golfo si sono recentemente schierate con l’Arabia Saudita nella crisi diplomatica con il Qatar, accusato di aver finanziato il terrorismo e sostenuto l’Iran. Da questa crisi potrebbe innescarsi un effetto a catena che sconvolgerebbe anche le nazioni del Corno d’Africa, un territorio già vulnerabile ai conflitti nonché già sull’orlo di una crisi umanitaria.

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Spose bambine, così si infrangono i diritti dell’infanzia

Secondo il recente rapporto di Save the Children la piaga dei matrimoni precoci riguarda circa 40 milioni di minori in tutto il mondo, di fatto bambini, che vedono negato il diritto ad un’infanzia libera. La diffusione di questa pratica è di portata globale e interessa molti Paesi dell’Occidente avanzato compresi gli Stati Uniti. Nonostante la drammaticità del fenomeno, le misure introdotte per arginarlo sono ancora insufficienti. Fattori determinanti che spingono a questa pratica sono principalmente la povertà, i dettami religiosi e la credenza che il matrimonio rafforzi il prestigio e l’onore di una famiglia.

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Bambini strumento di propaganda nelle mani del terrorismo

L’idea che i giovanissimi possano essere in qualche modo coinvolti nelle azioni terroristiche è agghiacciante. Eppure con sempre maggior frequenza i più piccoli non solo subiscono inermi gli orrori dei conflitti, ma spesso vengono utilizzati da una parte e dall’altra per le proprie strategie. Non si tratta esclusivamente delle piccole vittime dello Stato islamico ma di quelle che l’Occidente usa come pedine nella sua lotta contro il terrorismo. D’altro canto, per trovare e motivare nuovi adepti, IS e Al Qaeda usano social media e riviste online dove le immagini di bambini uccisi dai bombardamenti da parte dei Paesi occidentali sono strumentalizzati al servizio della causa.

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Profughi e rifugiati, è l’Africa che ne accoglie il numero più alto

Più dell’80% dei rifugiati nel mondo vive in Paesi in via di sviluppo. In particolare, molti Paesi africani come Etiopia, Kenya, Uganda, Ciad e Repubblica Democratica del Congo accolgono milioni di persone in enormi campi profughi ormai trasformati in vere e proprie città dove, però, molti diritti non sono garantiti, a partire dall’accesso al cibo. I problemi sono anche ambientali: da un lato, carestie e siccità stimolano nuovi flussi migratori, dall’altro i campi stessi hanno un violento impatto sugli spazi e territori dove vengono collocati rendendo ancora più difficile la vita dei rifugiati.

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La Mina del Diablo, una discesa nell’inferno boliviano

Una visita alla miniera del Rosario, una camminata di 4 chilometri fino a 80 metri di profondità. Qui, grazie a una guida del posto, scopriamo la storia di questo luogo, la disperazione e la vita dei minatori. “Siamo costretti a schiacciarci contro la parete ad ogni passaggio dei minatori piegati sui loro carrelli prima pieni, poi vuoti, poi nuovamente colmi di pietrame estratto con il loro duro lavoro. Un generale senso di stress, malessere e stanchezza, la necessità d’aria fresca e di spazi aperti, la voglia di uscire il prima possibile da questi cunicoli bui e lontani dal mondo, quello là fuori.”

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