Tamil Nadu, i villaggi stretti tra i disastri del clima e industrie

I pescatori dei piccoli villaggi in India lottano ogni giorno contro i danni causati dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici. Nella regione del Tamil Nadu, per esempio, le comunità locali hanno tentato di manifestare contro le pratiche delle industrie che scaricano rifiuti nel mare e nei fiumi. Ma la protesta è finita in tragedia con diverse vittime. Oggi, queste stesse persone cercano di sopravvivere all’impatto distruttivo degli scarichi in mare, dell’erosione delle coste, della scarsità di pesce. Attaccamento alle tradizioni e senso di appartenenza uniscono i villaggi in questa sfida quotidiana.

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Africa, Facebook, peccato originale e l’incapacità di comunicare

Se Facebook fosse un’arena di leoni a fine giornata si conterebbero più morti (sbranati) che sopravvissuti. Soprattutto su certi temi che toccano il continente africano o gli africani che vivono in Europa. A volte, invece, bisognerebbe abbassare la guardia e ascoltare. Forse è il caso di smettere di pensare che c’è “un mondo contro” là fuori. Un mondo da combattere. Là fuori, fuori da questo social, c’è gente che apprezza il confronto, apprezza lo scambio e non è automaticamente da accusare se non la pensa come voi e solo perché macchiato dal peccato originale dell’occidentale colonizzatore.

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Aborto non sicuro, così il mondo calpesta i diritti delle donne

Ogni anno, secondo i dati dell’OMS, vengono praticati nel mondo 25 milioni di aborti “pericolosi”. Il fenomeno è dovuto, da un lato, alla presenza di normative statali che vietano tout court l’interruzione di gravidanza. Dall’altro, al modo in cui vengono applicate le leggi laddove lo stesso è libero e legale. Sul piano internazionale, la questione è stata inquadrata nel contesto dei diritti fondamentali delle donne. E sebbene non possa dirsi che esista, nell’ordinamento giuridico internazionale, un diritto all’aborto, la prassi degli organismi a tutela dei diritti umani sembra muoversi proprio in direzione del suo riconoscimento.

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Afghanistan, l’emigrazione rischiosa di adolescenti senza futuro

Raccontiamo la storia di Adbul e Masoud – nomi di fantasia – che assomiglia a quella di tanti altri ragazzi della loro età. La breve narrazione, riferita a fatti accaduti lo scorso anno, si basa su fatti reali e informazioni di prima mano, e sul profilo, le esperienze e le dinamiche socio-economiche di molti giovanissimi afgani che ogni giorno passano il confine per e dall’Iran con conseguenze estreme nelle loro vite. Costretti a partire dietro la spinta della necessità e con il consenso delle famiglie, subiscono poi violenze di ogni tipo e di alcuni si perderanno completamente le tracce.

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Libertà accademica a rischio, quali i confini al pensiero critico

La libertà di ricerca dev’essere il cuore pulsante del sistema universitario. Alla luce delle attuali tendenze politiche, oggi più che mai questa libertà è a rischio, e lo è a livello globale, con preoccupanti sviluppi in particolari Paesi. L’orientamento neoliberale dell’istruzione ha portato a ulteriori più sottili minacce e, per combattere questa tendenza, le istituzioni universitarie hanno bisogno di riformare profondamente le proprie strutture. C’è bisogno di consapevolezza e di pensiero critico, fondamentali mentre il mondo soffre una generale crisi di governance.

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Africa, donne e poesia. Tra attivismo, denuncia e impegno civile

AfroWomenPoetry, viaggio itinerante alla scoperta della poesia al femminile nel continente africano, è arrivato alla sua quarta tappa. I versi di queste artiste parlano di storie traumatiche, di violenze, ma anche di consapevolezza, smascheramento degli abusi di potere, di affermazione della propria sessualità, di partecipazione attiva al cambiamento. Un cambiamento in corso da tempo in quello che è il più giovane continente al mondo, e che vede le donne protagoniste responsabili delle loro scelte, che siano politiche, sociali o personali.

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Sudan, le nuove generazioni pronte ad un Paese democratico

Seconda testimonianza dal Sudan dei giovani attivisti impegnati a cambiare il loro Paese. Questa volta incontriamo tre donne, che raccontano un vissuto molto aperto all’internazionalità – una di loro ha vissuto all’estero , però è tornata. Perché nonostante il retaggio del colonialismo e del recente regime di al-Bashir, questo Paese non appare più come una “causa persa”, si è “finalmente aperto al mondo” e si sente quindi il bisogno di “tornare, partecipare, essere presenti”. “Siamo pronti per la democrazia, stiamo cambiando mentalità”. Si guarda al futuro, anche nel tentativo di superare la storica ostilità della parte araba nei confronti dei sudanesi di pelle nera.

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Brasile, la denuncia: pulizia etnica contro la popolazione nera

Dopo l’omicidio della piccola Agatha Felix, di soli otto anni, colpita alla schiena da un proiettile mentre rientrava a casa, si comincia a parlare di vero e proprio genocidio nello Stato sudamericano. I cittadini brasiliani, infatti, credono che la violenza impiegata dagli agenti di polizia contro le popolazioni delle favelas di Rio de Janeiro rappresenti un vero e proprio piano per la loro eliminazione. L’articolo offre un’analisi dettagliata del fenomeno, aprendo a nuovi elementi di riflessione e mettendo in evidenza che ciò che sta avvenendo nel Paese è di fatto una discriminazione istituzionalizzata e violenta.

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La Russia di Putin, dove oppressione e repressione sono legge

Attivisti politici, difensori dei diritti umani, giornalisti: tutti sono entrati nel mirino della deriva autoritaria russa. Attraverso legislazioni arbitrarie, restrizioni delle libertà di espressione e di informazione, intimidazioni e incarcerazioni illegali, il presidente Putin sta cercando di mettere il bavaglio al suo Paese. Quali conseguenze? Sicuramente in Russia si è meno liberi e non garantiti dinanzi a ingiustizie e controlli governativi, sempre più stringenti. E la lista delle denunce di quanto accade si fa sempre più lunga.

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Samos, l’hotspot dove l’Europa calpesta i diritti e l’umanità

Una della più belle isole del mar Egeo (anche Lesvos e Chios) è in realtà un incubo per i molti rifugiati che vivono in condizioni peggiori di una prigione. Le denunce di ONG, giornalisti, attivisti e della stessa UNHCR segnalano una situazione al collasso. Sovraffollamento, servizi igienici inesistenti, scarsità di cibo e trasferimenti coatti senza preavvisi e senza spiegazioni. Voci Globali ha visto cosa accade e ha ascoltato persone che sperano solo di diventare visibili in un luogo in cui la politica europea li tratta come merce usata.

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