HOLAAfrica, il sito web che racconta l’orgoglio di essere lesbica

Abbattere i tabù, costringere a guardare in faccia la realtà, fornire uno spazio di informazione e riflessione, permettere l’incontro di esperienze. Esiste per questi motivi – e altri ancora – HOLAAfrica, primo sito dedicato alle lesbiche africane. Ma anche alle bisessuali e transgender. L’idea è venuta a Tiffany Kagure Mugo, scrittrice e attivista keniana, residente in Sud Africa. Tutto è cominciato con un blog che aveva raccolto così tanti consensi da farle comprendere quanto fosse importante creare uno spazio condiviso.

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Libia, passa dai blogger la voglia di capire e di cambiare

La blogsfera libica non smette di dire la sua su un Paese da tempo sotto l’occhio dei media internazionali. Sono soprattutto i giovani le voci più presenti navigando in Rete. Una selezione di blog da un Paese inquieto ma ricco di vitalità: il caso di libyablog, All Lybian Blogs, Wake Up Benghazi e Project Silphium sulla parità di genere. E il ricordo di Mohamed Hammuda, che nel 2011 fu fra i fondatori di H20, Organizzazione nata per promuovere campagne indirizzate ad accrescere il livello di consapevolezza e partecipazione nel periodo di transizione politica e democratica.

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Il ruolo dell’Unione europea nel conflitto siriano

Nel documento strategico del 2007 sulla Siria, l’UE considerava il Paese “un fattore chiave per la stabilità della regione che svolge un ruolo fondamentale quale nazione di transito tra l’Ue e il Medio Oriente”. Questo però non ha impedito all’Europa di precipitarsi in misure politiche ed economiche ingiustificate nei primi mesi del conflitto. Ciò l’ha resa incapace di giocare un ruolo significativo nella risoluzione della crisi. Le radici di questo scontro rimangono l’oppressione politica di lunga data e l’ingiustizia che hanno acceso il risentimento nella gente e la maggior parte delle azioni intraprese da potenze esterne non ha aiutato ad alleviare quest’oppressione.

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Rivoluzione digitale, diritti umani e globalizzazione

What’s going on? Già dieci anni fa, prima che comparisse l’iPhone, Giorgio Agamben dichiarò il suo “odio implacabile” per il telefonino, un dispositivo che aveva rimodellato da cima a fondo i comportamenti e anche i gesti degli individui, rendendo “ancora più astratti i rapporti tra le persone”. Oggi è più che mai importante prendere atto che viviamo in un mondo integralmente digitalizzato. Ma siamo veramente in grado di capirlo e di gestirlo? Il ruolo delle digital humanities per comprendere il “cataclisma” che ha cambiato le nostre relazioni con il mondo.

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Limiti e precarietà dei confini, chiusi solo per gli indesiderati

Il costante flusso di migranti e rifugiati nel Mediterraneo ha comportato una crisi nella gestione degli immigrati in Europa. I confini sono considerati come la prima linea difensiva per risolvere il problema, da qui la chiusura della Fortezza. I singoli Stati europei hanno attuato diverse politiche per chiudere i propri confini: L’Ungheria, ad esempio, ha costruito un muro lungo il confine meridionale, l’Austria ha seguito la stessa tendenza erigendo barriere ai valichi di frontiera e il confine tra Grecia e Macedonia è stato chiuso, lasciando più di 50.000 immigrati bloccati nel Paese.

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Passaporti, violenza e controllo delle nazioni europee

Un passaporto sembra qualcosa di naturale e un’esigenza ovvia nel XXI secolo. Tuttavia un breve resoconto storico mostra che questo potente pezzo di carta è il risultato di uno sviluppo piuttosto recente. In questa traduzione da Pambazuka si mostra quanto tale sviluppo sia strettamente collegato al colonialismo e alla creazione degli Stati nazionali. Le alternative sono possibili se si inizia a scardinare la ‘naturalità’ percepita dello status quo. Un numero crescente di intellettuali si esprime a favore dei vantaggi sociali ed economici che si potrebbero ottenere senza l’esistenza dei confini.

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Asmarina, un documentario ricostruisce la memoria italo-eritrea

La storia dell’uomo è una storia di movimenti, mutamenti, cambiamenti. È una storia di migrazioni. Quello che oggi le contingenze storiche portano a interpretare come un fenomeno a senso unico, in realtà ha coinvolto persone da tutte le parti del mondo e non solo nell’ultimo secolo. Vi sono poi casi in cui, al netto dei numeri, si può considerare il migrare come uno scambio, condizionato da situazioni storiche e scelte politiche. Uno di questi casi è l’Eritrea, piccolo Stato nella parte orientale del Corno d’Africa, colonia italiana a partire dall’occupazione di Assab nel 1882.

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Europadreaming, storia visuale delle migrazioni dal ’95 ad oggi

Cosa succede quando il sogno europeo incontra quello dei migranti? Una riflessione tradotta in un progetto di Visual Journalism ideato e promosso da un gruppo di ricercatori della Libera Università di Bolzano. Ce lo racconta uno degli ideatori, Matteo Moretti, designer e ricercatore. Cosa è l’Europa oggi e cosa vuol diventare? Come si pensa o si immagina? Domande impegnative a cui nessuno ancora sa dare una risposta. Da qui l’idea del progetto, mirato a ricostruire fette di Storia e ad aprire un dibattito su un fenomeno sociale complesso.

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Africa day: il giorno dell’orgoglio, il giorno dello sdegno

Il 25 maggio è giorno di festa per l’Africa. Si ricorda la nascita dell’Unione Africana, 25 maggio 1963. Data in cui i primi Paesi ad essersi affrancati dal giogo coloniale facevano voto di unità, sviluppo, progresso. Di un nuovo futuro, libero e indipendente. Ma oggi bisogna fare i conti con la realtà. Una realtà oscena. La rappresentiamo con alcuni dati e immagini concentrandoci sull’Africa Sub-Sahariana, e basta segnalare come il 64% della popolazione viva in aree rurali, che nella stragrande maggioranza dei casi mancano delle infrastrutture di base. Tutto ciò rende ancora lontano il continente dal sogno di unità e sviluppo di Kwame Nkrumah.

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Ecocidio e rifugiati ambientali, il caso del Delta del Niger

Un terzo dei rifugiati nel mondo proviene dall’Africa, molti scappano dall’orrore ecologico creato da Governi e multinazionali. Da tempo è in atto la distruzione dei mezzi di sussistenza attraverso lo sfruttamento spietato delle materie prime e la politica di sovvenzioni delle nazioni industrializzate dell’Occidente. Un utilizzo “pacifico” delle materie prime da parte della popolazione che vive in tali aree è quasi diventato impossibile, la vita stessa è diventata insostenibile nella maggior parte delle zone ricche di risorse dell’Africa. Si parla di “Crimine contro l’umanità”.

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