Spagna, proposta di legge per punire i crimini dell’era franchista

Psoe e Unidas Podemos hanno presentato un emendamento alla “Legge sulla Memoria Democratica”, volto a permettere la perseguibilità dei crimini commessi durante la dittatura franchista. In Somalia, il cambiamento climatico sta determinando una gravissima siccità. La CEDU ha chiesto alla Russia di porre fine alla discriminazione verso le donne in materia di affidamento dei figli. Mentre 193 Stati hanno adottato il primo accordo globale sull’etica dell’Intelligenza Artificiale. In Senegal si è svolto il vertice Africa-Cina: commercio e sicurezza i principali temi degli incontri.

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Karim Metref, dall’Algeria ad un’Italia dalle tante voci migranti

Nato in Algeria è in Italia da oltre vent’anni. Karim Metref è educatore, ha lavorato per molti anni come giornalista e animatore radiofonico nella città dove vive, Torino. Continua a scrivere come indipendente ma si dedica anche a diffondere le voci, la scrittura, dei migranti. Karim dà spazio a questa letteratura attraverso un progetto online che si chiama Letterranza. Molto interessante soprattutto per capire l’Algeria, il suo sito Divagazioni. In questa intervista, tra le altre cose, ci avvicina al suo Paese, che negli anni delle lotte per le indipendenze divenne polo di attrazione per i movimenti di liberazione nel mondo.

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Turchia accusata di usare armi chimiche sui curdi. E il mondo tace

Numerose testimonianze da parte di civili curdi hanno portato il PKK a rivolgersi alla comunità internazionale perché vengano avviate indagini ufficiali sull’utilizzo da parte della Turchia di armi non convenzionali. Una serie di rapporti hanno provato a dimostrare l’uso di armi chimiche come causa della morte delle vittime, ma spesso le autorità turche hanno impedito lo svolgimento delle indagini. L’UE e gli Stati Uniti sembrano reticenti a intervenire contro la Turchia, a differenza della Siria contro cui agirono duramente nel 2012 – a dimostrazione del diverso peso sullo scacchiere politico ed economico dei due Paesi.

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Salute mentale infantile, dramma trascurato da Governi e società

La pandemia da Covid-19 ha avuto il “merito” di sdoganare il tema della salute mentale giovanile. Le misure di lockdown adottate dai Governi hanno coinvolto oltre 332 milioni di bambini e adolescenti nel mondo con un impatto devastante sul loro benessere psicologico e psicosociale. La situazione generata dal coronavirus rappresenta però solo la punta dell’iceberg di un fenomeno mondiale da e per troppo tempo sottovalutato, ignorato, come emerge dal primo “studio globale” pubblicato, il 5 ottobre scorso, dall’UNICEF.

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“Non lasciare nessuno indietro”, formula che resta priva di risultati

Educazione, salute, economia, società, ambiente. Per il WeWorld Index 2021, il mondo peggiora sotto ogni punto di vista. Crescono vertiginosamente povertà e disuguaglianze in quanto a diritti e inclusione, con donne e bambini ad esserne le maggiori vittime. Pandemia e cambiamenti climatici frenano drammaticamente la corsa già lenta verso gli Obiettivi dell’Agenda 2030 in tutto il pianeta. Entro l’anno 435 milioni di donne saranno sotto la soglia di povertà, il lavoro minorile potrebbe aumentare di 8,9 milioni di casi per fine 2022, e nel 2030 la sopravvivenza di 150 milioni di persone dipenderà dagli aiuti umanitari.

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Quell’Europa che rifiuta di proteggere i rifugiati dell’Asia Centrale

La consuetudine a una narrazione ostile ai migranti e la diffusa islamofobia stanno generando una gerarchia di diritti nella concessione dell’asilo politico. E, a fronte della crescente complessità che riguarda la gestione dei rifugiati nelle democrazie europee, assistiamo a un’agenda politica che riconosce ad alcuni richiedenti asilo un più urgente diritto di venire accolti. Tutto ciò a discapito di altri, che da varie parti del mondo raggiungono i “nostri” confini. A volte soltanto per aver espresso opposizione al Governo del proprio Paese.

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Malawi, il Parlamento accoglie il primo membro albino del Paese

Overstone Kondowe – consigliere speciale del presidente Lazarus Chakwera per le persone con albinismo e disabilità – ha prestato giuramento nella capitale Lilongwe. I leader indigeni indiani hanno denunciato l’ipocrisia ambientale del premier Modi in occasione della COP26. In Afghanistan è stato registrato un nuovo aumento di “spose bambine” a causa della povertà e della situazione economica. L’ISIS ha rivendicato uno dei tre attentati avvenuti in Pakistan. Mentre i Governi africani hanno preso parte al terzo “African Girls Summit“, volto a rafforzare il diritto all’istruzione delle ragazze.

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Filosofia africana: secoli di negazione, ma la Storia dice il contrario

A un certo momento della Storia, l’essere umano ha iniziato a domandarsi perché i fenomeni esistevano e come funzionavano senza ricorrere a spiegazioni mitico-religiose, ma osservandoli e descrivendoli. Per molti storici questo metodo è divenuto sistematico nelle colonie greche del VI sec. A. C. e così sarebbe nata la filosofia. L’articolo indaga lo sviluppo storico di questo metodo razionale e sistematico in Africa e tra gli intellettuali africani, cercando di testimoniare la millenaria storia della filosofia africana. Nel ‘900 il dibattito sorto tra filosofi intorno alla natura e allo statuto di una filosofia nel continente risulta, in effetti, un nuovo fondamentale capitolo della disciplina africana contemporanea.

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Rumba congolese, da voce di libertà a strumento di propaganda

Nella RDC la storia della musica e della politica si intrecciano fin dai primi giorni di vita del Congo in quanto nazione indipendente. I leader che si sono susseguiti negli anni ben comprendevano il suo potere. Il 27 novembre prossimo si sarebbe dovuto tenere a Parigi un grande concerto che doveva segnare il ritorno del re della rumba lingala, Koffi Olomide, sulla scena europea. Le proteste portate avanti da un gruppo di attivisti congolesi noti come i “combattenti” e che definiscono Koffi il “Griot dei dittatori”, hanno contribuito a far annullare l’evento. Uno di loro, Zorobilele Ingeta, spiega a Voci Globali il motivo del boicottaggio.

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Haiti senz’acqua, poco cibo e nella trappola delle bande armate

Dilaniata da disastri naturali e da un’endemica fragilità politico-economica, la popolazione haitiana è allo stremo. Dopo due terremoti, uragani, colpi di Stato mortali e il controllo del territorio da parte di gang criminali e violente, l’isola caraibica sembra non avere vie di uscita per affrancarsi da un continuo stato di bisogno. I migranti che fuggono dal Paese sono sempre di più, alla ricerca di una sopravvivenza impossibile nella loro patria. Sulle ceneri di una colonizzazione pagata cara e di ingerenze straniere, Haiti fatica a trovare una strada per l’emancipazione e lo sviluppo.

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