Palestina, l’interminabile vicolo cieco delle nuove elezioni

A distanza di ben 15 anni dall’ultimo voto, lo scorso gennaio la Commissione Centrale Elettorale palestinese ha annunciato le elezioni legislative e presidenziali, entrambe fissate per quest’anno. In un contesto sociale, politico e geografico caratterizzato dalla polarizzazione fra Hamas e Fatah e da una profonda sfiducia nei confronti di un sistema istituzionale debole e corrotto, gli esiti appaiono più incerti che mai. E la fine dell’occupazione sembra ancora più lontana. Voci Globali ne ha parlato con due attivisti palestinesi rispettivamente residenti a Gaza e nella West Bank.

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Myanmar, cronache di un golpe e di proteste coraggiose

Quello birmano è uno Stato giovane, altamente abitato e per l’88% buddhista. La storia di questa nazione è tornata – negli ultimi giorni – alla ribalta sulla gran parte dei media e canali di informazione a seguito di un colpo di stato militare. Per gli ‘addetti ai lavori’, in realtà, tristemente nulla di nuovo; i militari conservano il loro potere politico già all’indomani della dichiarazione d’indipendenza nel 1948. La gravità sta nel fatto che un tale avvenimento pare cancellare le speranze di una transizione graduale verso la democrazia e la libertà; una transizione che il partito di Aung San Suu Kyi stava faticosamente affrontando.

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Tunisia, la lotta degli LGBT per decriminalizzare l’omosessualità

In seguito alla transizione democratica e alla libertà di associazione, nel Paese nordafricano sono nate diverse associazioni per i diritti LGBT, questione che nel mondo islamico resta aperta e attuale. Alcuni avvenimenti degli anni passati hanno portato la questione all’attenzione della cronaca estera e hanno acceso nuove speranze, prontamente deluse: il nuovo presidente appoggia la linea conservatrice e i rapporti omosessuali restano legalmente perseguiti, mentre l’attenzione dei media, sia nazionali che esteri, ha portato a nuove ondate di omofobia. In questo contesto, continua la lotta delle associazioni.

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Libano, HRW sull’esplosione al porto: “equo processo” violato

A distanza di 6 mesi dalla devastante deflagrazione, che ha causato 200 morti e 6000 feriti, la giustizia libanese rimane ferma. L’Unione Africa chiede alle istituzioni somale il pronto superamento della impasse elettorale e politica persistente nel Paese. La Colombia compie un gesto di grande solidarietà riconoscendo la “protezione temporanea” ai venezuelani privi di documenti presenti sul suo territorio. Sulla “questione cipriota”, la Turchia ribadisce una soluzione a due Stati come unica via percorribile. Intanto, in Italia, le ONG ambientaliste salutano con favore la decisione del ministero dell’Ambiente di chiudere la centrale a carbone di La Spezia entro il 2021.

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Covid-19, cambiamento climatico e duplice rottura metabolica

Agroindustria e pandemie: qual è il nesso che le lega? Gli allevamenti intensivi e le filiere della distribuzione globale generano canali per l’evoluzione, la proliferazione e la trasmissione su scala mondiale di virus letali. Da oltre un quarto di secolo gli epidemiologi ci mettono in guardia prospettando l’ipotesi di un’epidemia capace di sopraffare l’umanità. Un’umanità stremata e svilita dalla legge del capitale, impantanata nelle logiche del profitto secondo le quali la prevenzione di una pandemia non viene implementata perché non redditizia.

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Arabia Saudita, l’ombra degli abusi e violenze sui lavoratori

Lavorare come schiavi, sottoposti a violenze di ogni genere e con la certezza di non potersi muovere liberamente: questo accade nello scintillante Regno saudita arricchito – e protetto – grazie al suo petrolio. Il sistema di reclutamento della manodopera nella monarchia, formata soprattutto da stranieri, è un vergognoso meccanismo che obbliga i lavoratori ad obbedire ai loro padroni e subire ingiustizie e abusi. Ora il principe ereditario saudita ha lanciato un piano di riforme, anche sul lavoro, per dare una nuova immagine alla nazione. Ma i migranti rischiano di restare senza i diritti fondamentali.

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Russia, proteste frutto di conflitto multigenerazionale

Un’intervista alla sociologa Zhanna Chernova accende i riflettori sulle dinamiche generazionali alla base delle proteste in Russia a sostegno dell’oppositore politico Alexey Navalny. L’establishment russo è costituito da una generazione di “nonni”, i cui contestatori non sono i figli ma i nipoti, un gruppo demografico in crescita e sempre più interessato a battaglie civili alle quali i loro genitori hanno rinunciato. Questa generazione di genitori, pur essendo stati politicamente attivi negli anni delle grandi riforme della perestrojka, non sono più disposti a impegnarsi pubblicamente pur di preservare una stabilità socio-economica.

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Asia Pacifica, 2 miliardi di persone affamate dal coronavirus

Lo scoppio della pandemia e la conseguente perdita di posti di lavoro hanno spinto i meno abbienti a rinunciare a diete sane in un crescendo di diseguaglianza sociale. Si aggrava l’instabilità in Darfur mentre Khartum vieta l’accesso ai giornalisti nell’intera area. Cresce il numero di contenziosi climatici in ogni parte del mondo, Europa compresa. Una ONG siriana denuncia alla Corte Penale Internazionale gli abusi commessi dalla Greci contro i profughi, ritenendo si tratti di crimini contro l’umanità. Il nascente connubio economico tra Cina e Israele desta forti preoccupazioni a Washington.

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Media, quel linguaggio che sostiene la politica dell’esclusione

In Italia, la rappresentazione mediatica fortemente politicizzata delle migrazioni globali ha un ruolo cruciale nel definire la nostra percezione di chi viene da fuori. Come ridisegnare i termini in cui vengono problematizzate la questione migratoria e le politiche europee? Serve mettere in atto un processo volto a ri-semantizzare le migrazioni, squalificando un linguaggio improprio e sostituendolo con uno più inclusivo, un approccio critico e non discriminatorio, un’analisi attenta dei dati a disposizione, e una riflessione che non semplifichi la complessità del reale.

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Ghana, i movimenti LGBT+ che sfidano pregiudizi e patriarcato

Religione, patriarcato, leggi punitive e morale di ispirazione coloniale. E quindi pregiudizi, qualche volta violenze. Sembra una corsa ad ostacoli quella affrontata ogni giorno in Ghana da omosessuali, trans e queer. Eppure, in questa società fortemente omofobica i movimenti LGBT+ stanno crescendo e sviluppandosi in modo straordinario. Ad oggi sono circa una ventina i gruppi costituitisi a partire dai primi anni del nuovo secolo. Uno dei principali obiettivi è la cancellazione della legge che criminalizza l’omosessualità. In questo reportage storie e testimonianze di chi non vuole nascondersi.

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