Migranti e rifugiati, il loro numero potrebbe restare molto alto

Quante persone si sposteranno verso nuovi Paesi nei prossimi anni? Tante le stime, ma la risposta più sicura è una: saranno pochi rispetto chi vorrebbe davvero emigrare e tanti, in confronto a quelli che gli Stati desiderano ospitare. L’articolo – che però non prende in considerazione la situazione creata dai lockdown dovuta al Covid-19 – sottolinea che gli spostamenti sono dovuti non solo a ingiustizie e conflitti, ma anche ai cambiamenti climatici. I Paesi sono messi in guardia: le misure restrittive sono inutili. Adottare piani adeguati per gestire gli aumenti dei flussi migratori è l’unica strada.

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Repubblica Centrafricana, le invisibili ferite aperte del conflitto

Il conflitto, scoppiato nel 2013 e non ancora del tutto terminato, ha provocato morte, violenza e distruzione. Come spesso accade in queste circostanze, i bambini pagano il prezzo più caro. Le storie di Agnes, Janet, Ali e Daniella raccontano di profondi traumi psicologici, difficili da curare e superare. Le istituzioni, ancora troppo traballanti, non sono in grado di offrire supporto adeguato alle tante vittime. Il lavoro degli operatori umanitari presenti sul territorio – con i loro programmi di educazione, supporto psicologico e sviluppo economico – diventa così essenziale.

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Iran, non si fermano le persecuzioni contro minoranze religiose

Non si fermano le pratiche violente di repressione del Governo iraniano nei confronti di dissidenti e minoranze. Sono ancora tanti, infatti, i gruppi etnici e religiosi non riconosciuti come degni per godere dei principali diritti e non tutelati dai principi costituzionali. In particolare Baha’i e sunniti, sistematicamente perseguitati, arrestati e spesso anche giustiziati solo per aver praticato la propria fede. A capo di tale sistema di disumana repressione ci sono il regime iraniano e il Corpo delle Guardie della Rivoluzione, che eseguono brutali condanne a morte di curdi, minoranze religiose, dissidenti del potere, oppositori in protesta. Compiendo crimini che restano impuniti.

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Covid-19, quando finirà potremmo avere paura di abbracciarci

Stiamo vivendo un periodo eccezionale, di incertezza, paura e limitazione della libertà. Siamo sicuri che torneremo tutti – e la società globale nel suo insieme – a vivere serenamente le nostre vite con la fine dell’epidemia? Al riguardo sorgono diversi dubbi e questo perché il coronavirus probabilmente sta già lasciando segni indelebili nella nostra psiche e nel modo di relazionarci con gli altri. Terminata l’epidemia, ci troveremo, forse, in un mondo cambiato. Ci saranno sfide nuove, che potrebbero però avere anche risvolti positivi.

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Quelle vergognose libertà, così superflue da tenere a mente

È dura fare i conti con la limitazione dei propri diritti. Sentirsi in carcere, e sottomettersi a leggi, disposizioni, decisioni non accettate ma imposte. È dura, sì. Ma ci sono tante persone, milioni di persone al mondo che rinuncerebbero alle loro libertà. Per essere persone normali, come noi, i cui diritti sono scontati, acquisiti, certi. Come noi che potremmo “approfittare” delle limitazioni che stiamo vivendo in questi giorni di emergenza per pensare, una volta tanto, a quelle assurde, ingiuste libertà “concesse” a milioni di persone vulnerabili all’altro capo del mondo.

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Danimarca: paradosso nordico, femminismo e gender gap

Lo stereotipo sud-europeo che vede i Paesi scandinavi come i più avanzati dal punto di vista della parità di genere rispecchia davvero la realtà? Il 52% delle donne danesi tra i 18 e 74 anni è stata vittima di violenza fisica e/o sessuale. Il 32% l’ha subita per mano di un partner. Attraverso uno sguardo su sessismo, violenza di genere e tasso di femminicidio, si scopre come in questo Paese eguaglianza sociale non significhi eguaglianza di genere, come confermano studi per cui “più a Nord” non sta per “più parità”: il panorama è più sfumato e articolato.

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Covid-19, “bisogna tutelare poveri ed emarginati” avverte l’ONU

La diffusione dell’epidemia spinge le Nazioni Unite a evidenziare i possibili effetti negativi del virus sui soggetti più vulnerabili, soprattutto dal punto di vista socio-economico. Intanto, l’ONG Al-Haq lancia una “Twitter storm” a supporto della giurisdizione della CPI sui presunti crimini commessi nei territori palestinesi occupati. La Commissione Europea presenta il Piano d’azione per l’economia circolare con l’obiettivo di ridurre i rifiuti elettronici. Mentre l’Unione Africana viene accusata dai suoi dipendenti di corruzione e clientelismo, il presidente iracheno affida l’incarico di formare un nuovo governo a Adnan al-Zurfi.

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Portezuelo del Viento, la diga che minaccia la Pampa argentina

Un nuovo progetto mette a rischio i diritti dei cittadini e l’ambiente in Argentina. Il tema è l’acqua, elemento naturale prezioso, soprattutto in zone con gravi carenze idriche. Il problema ruota intorno a un’opera idraulica imponente, l’ennesima, voluta soprattutto da governatori e industrie minerarie per il loro bisogno di profitto, oltre che energetico. Stiamo parlando del progetto della diga di Portezuelo del Viento sul fiume Colorado, che sta suscitando proteste e preoccupazione della popolazione locale. Il pericolo è restare senza acqua e danneggiare l’ecosistema per sempre.

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RDC, count-down per la fine dell’Ebola. Così ne stiamo uscendo

All’inizio di marzo, l’ultimo paziente affetto dal virus ha lasciato il centro terapeutico nella città orientale di Beni. Al momento non ci sono nuovi casi nel Paese. Un dato senz’altro incoraggiante anche se dovranno trascorrere 42 giorni senza segnalazioni di nuovi malati prima che l’epidemia possa dirsi davvero conclusa. È stata una crisi sanitaria difficile da affrontare. Yap Boum, rappresentante regionale di Epicenter Africa, racconta in un’intervista quali sono state le azioni cruciali che hanno permesso la gestione dell’emergenza per arrivare a “quasi” debellare la malattia. Prima fra tutte un approccio comune e globale.

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Io, africana in Italia, tra sospetti, imbarazzi e voglia di capire

L’esperienza di una donna africana che in Italia scopre una diversa cultura, un mondo nuovo, nuove occasioni, ma con alcune criticità e problemi uguali a quelli lasciati nel proprio Paese. E poi l’ambito delle relazioni dove oggi si confronta non più come “ospite” e studentessa universitaria, ma come residente, madre, moglie di un italiano e con un lavoro nella pubblica amministrazione. “Da quando sono arrivata, agli inizi del Duemila, i tempi sono cambiati e sono cambiati anche gli sguardi della gente. Ma spero si torni all’apertura e all’inclusività”.

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