Migrazioni climatiche, in aumento anche in Centro America

In questa regione l’emigrazione subisce una forte spinta – tra gli altri fattori – dagli effetti del cambiamento climatico. Negli ultimi decenni i coltivatori di caffè, per esempio, si sono ritrovati a dover affrontare condizioni meteorologiche estreme, siccità ed epidemie delle colture. Esasperati, in molti decidono di emigrare ma si ritrovano comunque a fronteggiare realtà difficili, motivate dalla mancanza di normative internazionali che regolino e tutelino lo status di chi emigra per motivi ambientali. Si stima che entro il 2050 circa due milioni di persone emigreranno da questa zona del continente per cause correlate ai cambiamento climatico.

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La Turchia di Erdoğan sta cancellando diritti e libertà

Il più alto numero di giornalisti condannati e in detenzione: questo è il triste ed allarmante primato dello Stato turco. Dopo il fallito golpe del 2016 e lo stato di emergenza fino al 2018, il presidente Erdoğan continua la sua politica di controllo repressivo del Paese. Ad oggi sono ancora molti i difensori di diritti umani, gli attivisti civili e gli operatori della stampa libera a subire ingiusti processi. Il popolo turco sta rischiando di perdere le basilari libertà, subendo persino l’oscuramento di Wikipedia.

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Diamanti e violenza, i rimpatri forzati dei congolesi dall’Angola

L’ex colonia portoghese è caratterizzata da un crescendo di violenza nei confronti degli immigrati congolesi, spesso vittime di attacchi xenofobi e rimpatri forzati verso il loro Paese d’origine a partire dall’ottobre dello scorso anno. Migliaia di donne vittime di abusi, crudeltà e stupro, uomini mutilati e sottoposti a vere e proprie torture umilianti come la cucitura delle labbra con il filo di ferro. Centinaia le famiglie, spesso ben radicate in Angola, che hanno subito azioni punitive contro i propri negozi, case e beni. Sullo sfondo il lucroso traffico di diamanti di cui è ricco il Nord del Paese, unito all’instabilità del confinante territorio congolese.

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LGBTQI, diffuse in tutto il mondo le “terapie di conversione”

Nonostante siano vietate dalla legge in alcuni – pochi – Paesi, le cosiddette “cure” per le persone non eterosessuali sono diffuse a livello globale, dall’America alla Cina, passando per i Paesi africani. Molti tra i soggetti intervistati che sono stati sottoposti a questi “trattamenti” parlano della loro esperienza come di abusi fisici e psicologici, e si scopre che molti di loro sono stati spinti dalle pressioni familiari più che da motivazioni religiose. I numeri estrapolati dallo studio sono solo la punta dell’iceberg di un movimento che aumenta in modo proporzionale alla maggiore consapevolezza globale in merito all’argomento.

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Repubblica Centrafricana, se la giustizia è affidata ai criminali

L’accordo di Khartoum ha segnato, sotto il profilo formale, la fine della guerra civile iniziata nel 2012 ad opera dei ribelli del gruppo di miliziani della Séléka. Il processo di riconciliazione nazionale sembra però inficiato dal persistente clima di impunità verso i gravi crimini perpetrati dalle parti in lotta, anche perché il sistema giudiziario centrafricano è collassato a causa della crisi. Le istituzioni statali avrebbero in realtà a loro disposizione dei validi strumenti di giustizia transitoria che, forse per ragioni politiche, non sono stati ancora utilizzati appieno.

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Tamil Nadu, dove è netto il divario tra Nord e Sud del mondo

Il massacro di Thootukudi dell’agosto 2018 racconta di violenza su pacifici manifestanti e di pericolo che grava sull’ambiente. Proprio in questo distretto del sud dell’India, infatti, industrie estrattive stanno inquinando il fiume Thamirabarani, fonte di sostentamento per la popolazione locale in gran parte dedita all’agricoltura e la pesca. Gli interessi governativi e dei privati, più forti delle voci della gente che vive di pesca e agricoltura, rischiano di prevalere su ogni legge e giustizia ambientale. Aumentando, così, il gap tra ricchi e poveri. Cronaca sulle conseguenze di quell’evento.

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Brucia anche l’Africa, ma si tratta di gestione del territorio

Se durante l’estate gli occhi sono stati puntati soprattutto sul Brasile, la NASA ci avverte che la foresta amazzonica non è la sola a bruciare. Sembra, infatti, che in alcune zone africane si registrino incendi maggiori. Alla luce degli studi condotti in questo campo si scopre però che gli incendi nelle savane possono essere parte di un’attività fondamentale di controllo di molte aree protette del continente. L’analisi degli esperti chiarisce e distingue quando il fuoco è davvero dannoso per l’ambiente.

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Africa e Medio Oriente, la calda estate all’insegna della violenza

Il bilancio dei fatti accaduti nei mesi di luglio ed agosto è drammatico nel continente africano e in alcuni Paesi arabi mediorientali. Il terrorismo radicale jihadista ha fatto vittime in Egitto, Somalia, Nigeria, Burkina Faso, Repubblica Democratica del Congo. Le lunghe e violente guerre civili in Siria e nello Yemen hanno registrato nuovi attacchi ed offensive distruttive, mentre nel territorio libico le truppe di Haftar hanno ripreso l’avanzata. Le proteste in Malawi contro l’irregolare elezione presidenziale e le tensioni mortali tra Israeliani e Palestinesi chiudono un quadro davvero preoccupante.

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Sudan, al club “Mellow” i giovani talenti che guardano al futuro

“Durante il sit-in la gente ha iniziato ad accettarsi a vicenda senza badare all’appartenenza ad un gruppo sociale, al proprio aspetto, alla propria provenienza.” Così ci racconta la giovane Majda sui giorni delle proteste a Khartoum prima della destituzione di Omar Al-Bashir. I suoi sono desideri di libertà, pace, giustizia per il suo Paese, e così per gli altri giovani incontrati. Per loro, democrazia significa una società inclusiva e non classista, il superamento delle forme di pensiero legate a certe tradizioni sociali o religiose, e un impegno per la difesa di tutti diritti. Testimonianze da un Sudan che guarda al futuro con speranza.

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ISIS, la controversa politica dei rimpatri in Asia Centrale

Si stima che tra il 2011 e il 2018 un numero di cittadini asiatici compreso tra 2.000 e 5.000 si siano trasferiti in Siria o in Iraq per sostenere lo Stato Islamico. Alcuni si sono sposati lì e hanno avuto dei figli, altri sono andati via con le famiglie e hanno avuto poi altri bambini. Ora che i gruppi armati estremisti hanno perso gran parte del loro territorio, molti di questi soggetti sono nei campi rifugiati, e si pone la questione di se e in che modo rimpatriare queste persone nei Paesi di origine cercando di reintegrarli nel modo migliore. La questione è importante anche per le molte donne, e i loro bambini, coinvolti.

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