Seychelles, quando un paradiso tropicale nasconde l’inferno

Sono circa 350.000 i turisti d’élite che ogni anno atterrano a Mahé – perlopiù francesi, tedeschi, italiani e russi – pronti a crogiolarsi nel torpore tropicale. L’articolo porta il lettore in un viaggio oltre le mura dei resort, a scoprire come vivono gli abitanti delle isole, facendo emergere le verità scomode che non si leggono di certo sui dépliant. Tra bancarelle, spiagge, mercati e strade, i Seychellois si raccontano con semplicità, rivelando una realtà tutt’altro che rosea: eroina, furti e apatia generale sembrano immobilizzare il Paese, impedendogli di sviluppare le proprie risorse e capacità.

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Terrorismo, tattica di guerra che offre solo risultati parziali

La strategia terroristica è davvero efficace nel conseguimento di determinati obiettivi politici? Da uno studio condotto su 90 gruppi e organizzazioni in tutto il mondo emerge che, secondo una prospettiva a lungo termine, l’utilizzo di tattiche non violente si rivela più efficace. Se da un lato infatti gli attacchi terroristici suscitano clamore e timore, dall’altro, alla lunga, non sembrano poi garantire una vera alternativa politica allo Stato vigente, e sembrano godere dell’appoggio pubblico solo dopo aver abbandonato il loro estremismo.

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Yemen, accordi in corso ma nessuno si aspetta ancora la pace

Lo scorso dicembre è stato raggiunto un accordo, seguito poi da una Risoluzione dell’ONU, sulla situazione nel Paese, da anni lacerato da un sanguinoso conflitto. L’accordo, seppur debole, rappresenta un barlume di speranza per i milioni di yemeniti che stanno affrontando le devastanti conseguenze, a breve e lungo termine, di una guerra apparentemente senza fine. In particolare, la malnutrizione e la quasi totale mancanza di istruzione stanno creando una nuova generazione di traumatizzati e analfabeti, persone quindi che difficilmente saranno in grado di ricostruire il Paese, almeno in tempi brevi.

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Afghanistan, Maryam Sama: dalla politica in tv al Parlamento

Emersi i risultati elettorali del voto parlamentare in Afghanistan dove i cittadini sono andati al voto per eleggere i candidati della Wolesi Jirga, la Camera bassa del Parlamento. Tra loro anche una donna, la più giovane che siederà sugli scranni dell’istituzione del Paese. Si chiama Maryam Sama, è una giornalista e conduce le tribune elettorali di un’emittente televisiva. Il suo messaggio all’Occidente: “Non soffermatevi sulla questione velo. Qui i problemi veri sono evitare gli stupri, evitare le violenze, non essere declassate o discriminate sul lavoro solo per il fatto di essere una donna”.

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Ancora silenzio e più dubbi sul rapimento di Silvia Romano

Silvia Romano, la giovane volontaria rapita in Kenya a novembre, è ancora nelle mani dei suoi sequestratori. Dopo due mesi dall’agguato di uomini armati che l’hanno portata via dal villaggio Chakama, non ci sono sviluppi concreti. Le indagini svolte finora hanno portato all’individuazione di una banda di delinquenti locali e ad alcuni arresti. Di liberazione, però, non si parla. La Farnesina invita al riserbo e le autorità kenyote tengono blindata la foresta di Tana River. Il silenzio, intanto, sembra allontanare la soluzione di questa vicenda.

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Africa, le aree di crisi che segneranno la stabilità del continente

Se lo Yemen, la Siria, l’Afghanistan sono i Paesi i cui ormai lunghi anni di guerra stanno contribuendo a devastare il sempre precario equilibrio geopolitico in Medio Oriente, è l’Africa che continua ad alimentare il numero di conflitti nel mondo. E il 2019 si annuncia come un periodo alquanto complesso. Sul fronte della sicurezza molti i Paesi in aperto conflitto o che manifestano forte tensioni. Riuscire a ristabilire la pace, che parte soprattutto dallo stato di diritto e dalla giustizia sociale, è la sfida del continente per questo nuovo anno. In questo articolo i Paesi e le situazioni da tenere sotto osservazione.

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Le donne e la filosofia, molte dimenticate tante da riscoprire

Sarà sempre incompleto un elenco delle donne filosofe. Eppure ce ne sono state – e ce ne sono – moltissime. In ogni angolo del pianeta. Spesso attiviste, qualche volta religiose, sempre anche scrittrici o saggiste. Di tanto in tanto iniziative accademiche provano a ridare vigore e risalto alla presenza e al contributo delle donne nell’ambito del pensiero filosofico. Una recente viene dall’Inghilterra. Un lavoro in 21 capitoli, ogni filosofa raccontata da un’altra filosofa o ricercatrice. Un modo per riportare alla luce pensieri e personalità che hanno lasciato il segno.

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Isis, opere d’arte, marketing del terrore e consenso sui social

La distruzione di opere d’arte e siti storici rappresenta una delle tattiche di guerra da sempre utilizzate per annientare ulteriormente l’identità e la cultura di un popolo. In un recente studio sono state esaminate le reazioni agli attacchi contro il sito archeologico di Palmira, in Siria. Il metodo usato è quello dell’analisi del sentiment, ovvero lo studio computazionale di sentimenti e opinioni espressi sulle varie piattaforme social (Twitter in questo caso) lungo un arco temporale predefinito. In nove mesi sono stati analizzati un milione e e mezzo di tweet in lingua araba. I risultati sono stati sorprendenti.

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Femminicidi, una donna in Messico mappa e ricostruisce i casi

Secondo gli ultimi dati pubblicati dalle Nazioni Unite, nel Paese centroamericano ogni giorno in media vengono uccise 9 donne. Sono tante però le lacune: dai dati ufficiali non efficienti alla diffusa impunità dei responsabili di questi crimini. A colmare alcuni vuoti ci sta pensando María Salguero, che ha creato una mappa interattiva in cui registra tutti i casi segnalati e la maggior quantità di informazioni possibili sulle vittime e sui luoghi dell’omicidio. Un progetto che non solo sta servendo a migliorare la disponibilità di dati, ma rappresenta una presa di coscienza visiva di questa piaga dilagante. Dal 2011 uccise 6.000 donne.

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Sud Sudan, scaduti termini accordo di pace. Speranza in bilico

Costruire la strada verso la stabilità non è affatto semplice per il più giovane Stato africano, un territorio distrutto da una guerra etnica violenta e lunga. L’intesa raggiunta con l’ultimo accordo tra le parti prevede il ripristino di un equilibrio istituzionale, territoriale ed economico su base etnica e la fine di ogni violenza. Scontri e aggressioni, però, non si placano e il Paese resta impantanato in una grave emergenza umanitaria. Circa 400.000 sono le persone rimaste uccise l 2013, anno di inizio del conflitto. Più di 4 milioni gli sfollati. Sette milioni di persone necessitano di aiuti umanitari urgenti e l’80% vive al di sotto della soglia di povertà assoluta.

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